{"id":3549,"date":"2019-05-11T08:42:09","date_gmt":"2019-05-11T06:42:09","guid":{"rendered":"http:\/\/antigone.filarete.it\/?page_id=62"},"modified":"2023-05-29T11:27:40","modified_gmt":"2023-05-29T09:27:40","slug":"editoriale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/editoriale\/","title":{"rendered":"Editoriale"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Patrizio Gonnella<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.4) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Editoriale&u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3549\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"whatsapp\" class=\"ssba_whatsapp_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3549\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/whatsapp.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"whatsapp\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on whatsapp\" \/><div title=\"Whatsapp\" class=\"ssbp-text\">Whatsapp<\/div><\/a><a data-site=\"twitter\" class=\"ssba_twitter_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=Editoriale&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3549&via=\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><a data-site=\"linkedin\" class=\"ssba_linkedin_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/shareArticle?title=Editoriale&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/3549\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/linkedin.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"linkedin\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on linkedin\" \/><div title=\"Linkedin\" class=\"ssbp-text\">Linkedin<\/div><\/a><\/div><\/div>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;fadeIn&#8221;]Siamo al diciannovesimo rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia. Il primo risaliva al cambio di millennio e fu la straordinaria visione di un grande magistrato, Sandro Margara, che si trovava a capo del Dap a quel tempo, a consentirci di svolgere il nostro lavoro di osservazione delle carceri.<\/p>\n<p>\u00abStanchezza penitenziaria\u00bb la definiva Salvatore Mannuzzu, indimenticato scrittore che introdusse il nostro primo rapporto, allora era cartaceo e si titolava \u2018Il carcere trasparente\u2019, nel lontano 2000. Cos\u00ec Mannuzzu stigmatizzava una retorica che non si trasformava mai in riforma e trasformazione sociale. Il carcere \u00e8 un grande pachiderma difficile da spostare in avanti. Per riuscirci \u00e8 necessaria tanta pazienza. I movimenti sono lenti ma non sempre impercettibili. Noi abbiamo provato in questi ventitr\u00e9 anni a raccontare il carcere cos\u00ec come lo abbiamo osservato. In modo sobrio. Il tutto con l\u2019obiettivo di spostarlo verso l\u2019asse costituzionale. L\u2019osservazione pu\u00f2 influenzare l\u2019oggetto osservato? Non \u00e8 facile dirlo e forse non dobbiamo dirlo noi. La nostra ambizione \u00e8 quella di costruire un movimento di pensiero e azione che aiuti i tanti vinti dalla stanchezza penitenziaria. E fra questi a volte ci sono gli stessi operatori penitenziari. Magistrati, direttori, poliziotti, educatori, assistenti sociali, psicologi, medici, infermieri, mediatori culturali, volontari, insegnanti che sono chiusi dentro una routine che stanca, che scandalizza, che si ripete in modo grigio. A loro vorrei dedicare questo rapporto di Antigone. A tutte quelle persone eccezionali che \u2018instancabilmente\u2019, anche nei periodi pi\u00f9 difficili dell\u2019era repubblicana, hanno continuato a dirigersi verso un&#8217;idea di pena che non sia mera sofferenza o pura afflizione. Nello specifico, vorrei dedicarlo a chi come Marco ha lottato per la dignit\u00e0 delle persone detenute. Forza Marco. Senza di te non ci sarebbe stato il pi\u00f9 grande processo per tortura in Europa.<\/p>\n<p>Il carcere non \u00e8 solo questione normativa. Non pu\u00f2 essere compreso se non utilizzando anche categorie estranee alla legge e alle politiche criminali. Il carcere \u00e8 una enorme questione sociale e antropologica. I numeri che noi raccontiamo non sono freddi numeri. A loro corrispondono nomi, storie, biografie, successi, delusioni, fallimenti, morti, figli, genitori, amori, tragedie. Se non capiamo che a ogni numero corrisponde una persona non sar\u00e0 mai possibile spostare l\u2019asse della pena fuori dai confini di una idea di carcerazione intesa come vendetta.<\/p>\n<p>Anche i direttori, poliziotti, educatori, assistenti sociali, psicologi, medici, infermieri, mediatori culturali, volontari, insegnanti non possono essere sintetizzati in numeri. Scriveva un amico che ci ha lasciato qualche anno fa, Nils Christie, che ogni detenuto dovrebbe essere affiancato da un operatore che gli stia vicino, che stia al suo fianco. Non per guardarlo a vista come nella pi\u00f9 antica tradizione calcistica ma per accompagnarlo verso la libert\u00e0. Dunque il prossimo passaggio lento potrebbe avvenire grazie a quei giovani nuovi direttori che entreranno in autunno in carcere dopo un anno di formazione. Loro non sono ancora \u2018stanchi\u2019. Il Dap, che ringraziamo per darci l\u2019opportunit\u00e0 democratica dell\u2019osservazione, speriamo li custodisca nella loro condizione di assenza di cinismo. Il carcere dei prossimi decenni \u00e8 nelle loro mani preziose.<\/p>\n<p>Il rispetto dei diritti delle persone detenute richiede la cooperazione di tutti gli attori pubblici, media compresi. L\u2019articolo 27, terzo comma, della Costituzione, nella sua formulazione nitida, non si rivolge solo a magistrati e staff carcerario. Si rivolge anche ai media i quali non debbono mai trasformarsi nei distruttori del senso costituzionale della pena. Non \u00e8 facile spiegare a chi guarda la tv o legge un articolo, agli spettatori, alla massa degli utenti televisivi o web, il \u201cdover essere\u201d normativo costituzionale penitenziario. Non \u00e8 facile ma va fatto. \u00c8 questa un\u2019epoca, per\u00f2, dove pi\u00f9 che la \u2018stanchezza\u2019 di Mannuzzu subiamo la semplificazione, il populismo penale mascherato nelle forme pi\u00f9 varie e subdole. Ci auguriamo che quel che resta del 2023 sia un anno, giornalisticamente parlando, pi\u00f9 rispettoso di quella ricca antropologia carceraria che invece \u00e8 spesso trattata con l\u2019ascia televisiva o social.<\/p>\n<p>La pena non deve mai consistere in trattamenti contrari al senso di umanit\u00e0. Per tutti e per tutte. Senza eccezioni. Il sistema penale \u00e8 fortemente selettivo. La questione carceraria \u00e8 anche un\u2019enorme questione di classi subalterne e di esclusione sociale. Noi proviamo a raccontarlo con numeri, parole, grafici, storie, approfondimenti. Non dobbiamo e non possiamo \u2018usare\u2019 il carcere per risolvere i conti che non ci piacciono all\u2019esterno. Ogni vita \u00e8 una vita. Ogni persona \u00e8 uno. Piaccia o non piaccia questa \u00e8 la filosofia di Antigone.[\/vc_column_text][vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text animation=&#8221;fadeIn&#8221;]Siamo al diciannovesimo rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia. 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