{"id":7177,"date":"2023-05-24T11:06:58","date_gmt":"2023-05-24T09:06:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/un-anno-da-difensore-civico-2\/"},"modified":"2023-05-29T14:26:30","modified_gmt":"2023-05-29T12:26:30","slug":"i-trasferimenti-delle-persone-detenute-e-il-lavoro-del-difensore-civico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/i-trasferimenti-delle-persone-detenute-e-il-lavoro-del-difensore-civico\/","title":{"rendered":"Sradicati. I trasferimenti delle persone detenute"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>di Edoardo Paoletti e Maria Serena Costantini<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.5) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Sradicati. 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Inoltre, per ogni segnalazione ricevuta, i volontari del Difensore Civico possono elaborare anche pi\u00f9 di una risposta, in quanto talvolta la situazione di specie impone la necessit\u00e0 di valutare diverse strade e di interloquire con istituzioni diverse.<\/p>\n<p>A fronte di queste 88 segnalazioni, i volontari, nel corso dell\u2019anno precedente, hanno redatto e inviato alle persone detenute 26 istanze di trasferimento; sono stati invece redatti e inoltrati al Dipartimento dell\u2019Amministrazione Penitenziaria &#8211; e, in taluni casi, al competente Provveditorato Regionale &#8211; 11 solleciti per richieste di trasferimento rimaste inevase. Le restanti segnalazioni sono state invece affrontate in altro modo, ad esempio rispondendo ai quesiti delle persone ristrette oppure fornendo supporto ai loro avvocati.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]La compressione del diritto all\u2019affettivit\u00e0 \u00e8 senz\u2019altro una delle conseguenze pi\u00f9 afflittive dello stato di detenzione[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Effettivamente, la problematica inerente i trasferimenti risulta essere la pi\u00f9 frequente nell\u2019attivit\u00e0 del Difensore Civico proprio perch\u00e8 la necessit\u00e0 di ottenere un trasferimento da un istituto ad un altro risponde spesso ad esigenze vitali per le persone detenute, prima fra tutte quella di essere trasferite in istituti pi\u00f9 vicini alla residenza dei loro cari, in quanto la compressione del diritto all\u2019affettivit\u00e0 \u00e8 senz\u2019altro una delle conseguenze pi\u00f9 afflittive dello stato di detenzione. Circa i contatti con i propri cari, alle persone detenute &#8211; salvo l\u2019applicazione di regimi detentivi speciali che prevedono ulteriori limitazioni &#8211; sono garantiti a livello normativo 6 colloqui visivi al mese, della durata di un\u2019ora (prorogabile fino a un massimo di due) e un colloquio telefonico a settimana della durata di soli 10 minuti.[\/vc_column_text][vc_column_text]In pi\u00f9, spesso accade che molte delle persone detenute si trovino a scontare la pena in istituti distanti dal luogo di residenza proprio e della famiglia, cosa che impedisce anche quei pochi contatti visivi garantiti mensilmente, non solo realizzando uno sradicamento della persona dal proprio contesto di riferimento, ma anche e soprattutto separandola dagli affetti pi\u00f9 cari, con inevitabili ripercussioni negative che, in un contesto quale quello penitenziario, sono destinate ad amplificarsi.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]La maggior parte delle richieste di trasferimento hanno alla base l\u2019esigenza di riavvicinarsi alla propria famiglia[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Quanto appena detto trova conferma nell\u2019attivit\u00e0 quotidiana dell\u2019ufficio del Difensore Civico, in quanto la maggior parte delle richieste di trasferimento hanno alla base l\u2019esigenza di riavvicinarsi alla propria famiglia. La stragrande maggioranza delle istanze predisposte dai volontari sono state infatti motivate richiamando le norme poste a tutela del diritto all\u2019affettivit\u00e0, le quali trovano il loro presupposto applicativo proprio nel principio di territorialit\u00e0 della pena di cui all\u2019articolo 42, co. 2 O.P., il quale sancisce che \u201c<em>Nel disporre i trasferimenti i soggetti sono comunque destinati agli istituti pi\u00f9 vicini alla loro dimora o a quella della loro famiglia ovvero al loro centro di riferimento sociale, da individuarsi tenuto conto delle ragioni di studio, di formazione, di lavoro o salute<\/em>\u201d.[\/vc_column_text][vc_column_text]In forza di detto principio, le persone che entrano in carcere dalla libert\u00e0, in un primo momento \u2013 per esigenze di sicurezza ed investigative \u2013 vengono destinate all\u2019istituto pi\u00f9 vicino al locus commissi delicti (il luogo in cui \u00e8 stato commesso il reato), anche se lontano dal luogo di residenza. Successivamente, il detenuto deve essere trasferito in un istituto che sia il pi\u00f9 possibile vicino al luogo di residenza suo o dei suoi cari, oppure \u2013 se trattasi di stranieri o soggetti senza appoggi familiari all\u2019esterno \u2013 si cerca di individuare il centro di riferimento sociale, seguendo i criteri indicati dal comma 2. Purtroppo, nella prassi penitenziaria ci\u00f2 non sempre avviene, con inevitabile sofferenza sia per i ristretti &#8211; che si ritrovano a vivere un forte senso di abbandono nei primi mesi di detenzione &#8211; sia per i loro cari.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]La problematica dell\u2019allontanamento dai propri nuclei familiari, infatti, non riguarda soltanto i detenuti in prima persona, ma investe anche le famiglie stesse che subiscono la separazione[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]La problematica dell\u2019allontanamento dai propri nuclei familiari, infatti, non riguarda soltanto i detenuti in prima persona, ma investe anche le famiglie stesse che subiscono la separazione. A soffrire la lontananza, infatti, sono anche i numerosissimi figli e\/o partners di chi \u00e8 privato della libert\u00e0, amputati assieme ai detenuti del diritto all\u2019intimit\u00e0 affettiva; questo comporta non soltanto una sofferenza talvolta ingiustificata per i familiari e per i figli, a maggior ragione se minori, ma soprattutto compromette il percorso risocializzante delle persone ristrette, le quali, senza una valida prospettiva di rientro nel proprio contesto sociale e senza il supporto costante delle persone care, sono fortemente disincentivate ad intraprendere con successo i percorsi trattamentali.[\/vc_column_text][vc_column_text]Rispettando il principio di territorialit\u00e0 della pena si eviterebbe, tra l\u2019altro, la separazione traumatica di molti condannati dal resto della societ\u00e0, con inevitabile aumento del tasso di recidiva soprattutto quando, al termine di una pena scontata prevalentemente intra moenia, il soggetto viene rimesso in libert\u00e0 e si ritrova in un luogo che non conosce e con cui non ha nessun tipo di legame. Tale aspetto \u00e8 invece fondamentale per le persone detenute, le quali dovrebbero essere assistite e accompagnate nel difficile percorso di reinserimento sociale, soprattutto nel periodo pi\u00f9 vicino al fine pena, durante il quale andrebbero avviati gli opportuni contatti con le realt\u00e0 assistenziali presenti sul territorio e con coloro che all\u2019esterno possono offrire un valido supporto alla risocializzazione, inclusi i familiari.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Oltre alle esigenze familiari, la normativa penitenziaria richiamata tutela anche le c.d. esigenze \u201ctrattamentali\u201d, ossia quelle di studio e\/o lavoro, che sono anch\u2019esse alla base di molte istanze di trasferimento[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Oltre alle esigenze familiari, la normativa penitenziaria richiamata tutela anche le c.d. esigenze \u201ctrattamentali\u201d, ossia quelle di studio e\/o lavoro, che sono anch\u2019esse alla base di molte istanze di trasferimento: non di rado, chi si ritrova a dover scontare una pena detentiva decide di impiegare il tempo a disposizione lavorando oppure frequentando corsi scolastici o di formazione professionale, che peraltro costituiscono i principali elementi del trattamento risocializzante, in quanto offrono alternative concrete e opportunit\u00e0 spendibili all\u2019esterno.[\/vc_column_text][vc_column_text]Tuttavia, non tutti gli istituti penitenziari offrono le stesse possibilit\u00e0 lavorative e scolastiche: vi sono istituti in cui sono previsti solo corsi di alfabetizzazione o corsi scolastici fino alla terza media, e istituti in cui sono attivi corsi scolastici di vario grado, inclusi i Poli Universitari, cos\u00ec come vi sono carceri in cui \u00e8 possibile svolgere diverse attivit\u00e0 lavorative &#8211; anche alle dipendenze di datori di lavoro esterni convenzionati &#8211; ed altri ove invece i lavori possibili sono solo quelli alle dipendenze dell\u2019Amministrazione Penitenziaria, che peraltro il pi\u00f9 delle volte prevedono mansioni che non sono richieste nel mondo del lavoro.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Le persone detenute che richiedono il trasferimento per motivi di studio o di lavoro, di solito, sono persone che si trovano in situazioni diverse rispetto a coloro che chiedono il trasferimento per avvicinamento familiare[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Dalle lettere ricevute dall\u2019ufficio del Difensore Civico, emerge un aspetto in particolare: le persone detenute che richiedono il trasferimento per motivi di studio o di lavoro, di solito, sono persone che si trovano in situazioni diverse rispetto a coloro che chiedono il trasferimento per avvicinamento familiare. Ad esempio, chi avanza questo tipo di richiesta spesso si trova a scontare lunghe pene detentive o condanne a vita, ragione per cui l\u2019elemento trattamentale diventa prioritario, anche in vista di un possibile accesso alle misure alternative; altre volte, invece, trattasi di persone che non hanno alcun riferimento stabile all\u2019esterno dell\u2019istituto; oppure, in taluni casi le persone detenute arrivano addirittura a chiedere di essere trasferite in istituti lontani dalle proprie famiglie pur di poter svolgere delle attivit\u00e0 lavorative che da un lato consentano di impiegare utilmente il tempo della pena e dall\u2019altro di contribuire, almeno in parte, alle necessit\u00e0 economiche delle proprie famiglie.[\/vc_column_text][vc_column_text]Infine, circa le istanze di trasferimento per motivi di studio e\/o lavoro, \u00e8 bene precisare che i tempi di risposta da parte dell\u2019Amministrazione Penitenziaria sono generalmente pi\u00f9 lunghi, in quanto per questo genere di istanze la normativa penitenziaria prevede un previo parere favorevole da parte della Direzione dell\u2019istituto in cui si chiede di essere trasferiti, oltre all\u2019assenso dell\u2019istituto di provenienza, il che comporta altres\u00ec una maggiore difficolt\u00e0 nell\u2019ottenere l\u2019accoglimento dell\u2019istanza.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Una delle problematiche prevalenti afferisce alla mancata risposta da parte dell\u2019Amministrazione Penitenziaria[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Invero, una delle problematiche prevalenti afferisce alla mancata risposta da parte dell\u2019Amministrazione Penitenziaria, la quale ai sensi dell\u2019art. 42, ultimo comma L. 354\/1975, ha l\u2019obbligo di provvedere con atto motivato sulle istanze di trasferimento dei detenuti ed internati entro sessanta giorni dalla data della loro ricezione, cosa che molto spesso invece non accade.[\/vc_column_text][vc_column_text]L\u2019ultimo comma del richiamato articolo \u00e8 stato introdotto con d.lgs n. 123\/2018, ed \u00e8 particolarmente importante poich\u00e9, nel solco delle riforme del 2018, ha cercato di arginare la prassi penitenziaria di provvedere sulle istanze di trasferimento dopo diversi mesi dalla loro presentazione, dal momento che fino al 2018 non vi era nessuna norma di legge che imponesse un termine di risposta all\u2019Amministrazione Penitenziaria. Trattasi comunque di un termine ordinatorio e non perentorio.<\/p>\n<p>Per questo motivo, non di rado capita che il detenuto non ottenga alcuna risposta entro sessanta giorni dalla data di invio. In questi casi, a fronte di una palese inerzia dell\u2019Amministrazione, il detenuto pu\u00f2 presentare un sollecito scritto alla stessa autorit\u00e0 competente a provvedere sull\u2019istanza. Occorre per\u00f2 tenere a mente che, in assenza di espresse previsioni normative, il sollecito rimane un rimedio estremamente informale e privo di tutela giurisdizionale, dal momento che l\u2019organo o amministrazione sollecitata non ha nessun obbligo di rispondere entro un termine di legge, perci\u00f2 anche questo potrebbe non produrre riscontri.<\/p>\n<p>Data la quantit\u00e0 di istanze di trasferimento rimaste inevase nel corso del 2021, l\u2019ufficio del Difensore Civico ha deciso di farsi portavoce delle numerose richieste e, anzich\u00e9 predisporre tanti solleciti singoli, si \u00e8 ritenuto preferibile inviare all\u2019Amministrazione Penitenziaria una nota in cui venivano segnalate le situazioni di diverse persone che, nel corso dell\u2019anno, avevano richiesto pi\u00f9 volte il trasferimento, senza mai ricevere riscontri.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]A fronte di 26 posizioni sollecitate, l\u2019Amministrazione ha provveduto a trasferire 11 detenuti ristretti in Media Sicurezza e 3 ristretti in regime di Alta Sicurezza[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]La scelta di riunire pi\u00f9 situazioni omogenee in un\u2019unica segnalazione \u00e8 stata assunta proprio alla luce del fatto che, essendo il sollecito un rimedio privo di carattere giurisdizionale, non sempre risulta produttivo di risultato quando riguarda una sola persona, mentre un sollecito relativo alla posizione di pi\u00f9 soggetti impone quantomeno una dovuta valutazione. A fronte di 26 posizioni sollecitate, l\u2019Amministrazione ha provveduto a trasferire 11 detenuti ristretti in Media Sicurezza e 3 ristretti in regime di Alta Sicurezza, mentre per le restanti posizioni ci comunicava il rigetto motivato delle loro istanze.[\/vc_column_text][vc_column_text]Anche lo scorso anno si \u00e8 presentata una situazione analoga, in quanto come detto le problematiche legate ai trasferimenti e alle mancate risposte alle istanze costituiscono quelle che il Difensore Civico affronta con maggiore frequenza. Pertanto, si \u00e8 provveduto nuovamente a sollecitare l\u2019Amministrazione con un\u2019unica segnalazione comprendente pi\u00f9 questioni singole, preso atto che lo strumento del sollecito \u201ccollettivo\u201d si \u00e8 rivelato particolarmente efficace.<\/p>\n<p>Tuttavia, il sollecito non \u00e8 l\u2019unico strumento che i detenuti hanno a disposizione al fine di veder tutelato il proprio diritto alla territorialit\u00e0 della pena. Nei casi in cui i detenuti segnalino mancati riscontri anche a pi\u00f9 solleciti scritti, un rimedio esperibile \u00e8 senz\u2019altro il reclamo giurisdizionale di cui all\u2019art. 35 \u2013 <em>bis<\/em> O.P.; detto reclamo viene proposto dal detenuto (personalmente o tramite il suo difensore) al magistrato di sorveglianza, il quale \u00e8 competente a decidere sui reclami concernenti l&#8217;inosservanza da parte dell&#8217;Amministrazione di disposizioni previste dalla normativa penitenziaria, qualora ne derivi per il detenuto o internato un attuale e grave pregiudizio all&#8217;esercizio dei diritti.<\/p>\n<p>Nel caso di accoglimento, il magistrato impone all\u2019Amministrazione di porre rimedio al pregiudizio, intimando alla stessa un termine entro cui adempiere. Tale forma di tutela risulta particolarmente importante in quanto il procedimento che scaturisce dal reclamo \u00e8 di natura giurisdizionale, poich\u00e9 disciplinato dagli articoli 666 e 678 c.p.p. e dunque si svolge nelle forme tipiche del procedimento penale, nel rispetto del principio del contraddittorio.<\/p>\n<p>Fra i tanti casi che ci sono stati segnalati nell\u2019ultimo anno, ve ne sono alcuni di particolare rilievo, in quanto da un lato mettono in luce le problematiche di coloro che vorrebbero essere trasferiti in altri istituti, dall\u2019altro evidenziano come il lavoro del Difensore Civico possa in taluni casi essere determinante per l\u2019attivazione di alcuni diritti che altrimenti resterebbero privi di effettiva tutela.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Emblematico in tal senso \u00e8 il caso di C., il quale ci ha contattato la prima volta nel 2021 quando era detenuto nella Casa Circondariale di Cagliari &#8211; Uta. Lo stesso ci riferiva di trovarsi in quell\u2019istituto da Maggio 2019, per cui non vedeva i suoi figli minori da oltre due anni[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Emblematico in tal senso \u00e8 il caso di C., il quale ci ha contattato la prima volta nel 2021 quando era detenuto nella Casa Circondariale di Cagliari &#8211; Uta. Lo stesso ci riferiva di trovarsi in quell\u2019istituto da Maggio 2019, per cui non vedeva i suoi figli minori da oltre due anni, in quanto troppo piccoli per fruire delle videochiamate Whatsapp ed impossibilitati a sostenere lunghi viaggi dal luogo di residenza (Calabria) fino a Cagliari. A fronte di questa prima richiesta, i volontari dell\u2019Ufficio del Difensore Civico procedevano con la redazione di un\u2019istanza di trasferimento per il sig. C., la quale tuttavia rimaneva inevasa. Proprio a causa di tale mancato riscontro da parte dell\u2019Amministrazione, il caso di C. veniva segnalato nel sollecito collettivo inoltrato a Novembre 2021 e, anche grazie a questo, il ristretto otteneva un primo trasferimento provvisorio per la durata di due mesi presso la Casa Circondariale di Catanzaro.[\/vc_column_text][vc_column_text]All\u2019esito di detto periodo, lo stesso tornava nell\u2019istituto di pena sardo, ove per\u00f2 iniziava a manifestare uno stato depressivo sempre pi\u00f9 acuto, accompagnato dall\u2019insorgere di propositi suicidari causati da un grave lutto familiare avvenuto proprio mentre rientrava nella Casa Circondariale di Cagliari. Pertanto, vista questa sopravvenuta condizione, l\u2019ufficio del Difensore Civico prendeva nuovamente in carico il caso nel 2022, elaborando una nuova istanza di trasferimento e sollecitando pi\u00f9 volte il riavvicinamento del sig. C. al luogo di residenza dei suoi familiari, in quanto dalle relazioni mediche si evinceva che la causa principale di questo stato depressivo era proprio la lontananza dagli affetti e l\u2019impossibilit\u00e0 di essere loro vicino in un momento di lutto. Grazie ai numerosi istanze e solleciti inviati, l\u2019Amministrazione Penitenziaria prendeva atto dello stato psicofisico di C. e disponeva il suo trasferimento definitivo presso la Casa Circondariale di Catanzaro.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Un altro caso emblematico, afferente invece il diritto allo studio, riguarda la storia di P., il quale ci ha contattato la prima volta nel Novembre 2020, quando era detenuto nella Casa di Reclusione di Asti[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Un altro caso emblematico, afferente invece il diritto allo studio, riguarda la storia di P., il quale ci ha contattato la prima volta nel Novembre 2020, quando era detenuto nella Casa di Reclusione di Asti. Lo stesso ci inviava dei documenti attestanti la sua iscrizione alla Facolt\u00e0 di Scienze Politiche &#8211; avvenuta pochi anni prima quando era detenuto nella Casa Circondariale di Torino &#8211; e ci chiedeva aiuto per ottenere il trasferimento presso la Casa di Reclusione di Padova, in quanto ad Asti non c\u2019era alcuna possibilit\u00e0 di frequentare le lezioni e sostenere gli esami universitari, con evidente pregiudizio per lo studente che, in ogni caso, pagava regolarmente le tasse di iscrizione.[\/vc_column_text][vc_column_text]Veniva quindi redatta una prima istanza di trasferimento, a cui per\u00f2 non seguiva alcuna risposta; pertanto, ad Ottobre del 2021 veniva inviato un sollecito al Dipartimento dell\u2019Amministrazione Penitenziaria. Infine, stante l\u2019inerzia dell\u2019Amministrazione, nel 2022 il sig. P. tornava a contattarci, chiedendo di predisporre un modello di reclamo ai sensi dell\u2019art. 35 &#8211; <em>bis<\/em> O.P. al fine di lamentare al Magistrato di Sorveglianza il mancato rispetto del suo diritto all\u2019istruzione. Tuttavia, nelle more della predisposizione del reclamo, l\u2019Amministrazione disponeva il trasferimento di P. presso l\u2019istituto di Saluzzo, ove \u00e8 attivo il Polo Universitario, sicch\u00e9 in questo modo &#8211; in parziale accoglimento della sua istanza &#8211; lo stesso ha potuto riprendere il suo percorso accademico.<\/p>\n<p>La storia di P. in particolare mette in luce un aspetto poco considerato: il diritto allo studio intramurario non \u00e8 solo uno degli elementi del trattamento rieducativo come previsto dalla normativa vigente, ma costituisce un valido strumento di reinserimento e proprio per questo, tra coloro che si ritrovano a dover scontare una pena detentiva, vi \u00e8 chi decide di investire sulla propria istruzione, conscio del fatto che questo pu\u00f2 rappresentare un\u2019alternativa rispetto allo stile di vita precedente.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Ci\u00f2 che maggiormente colpisce di tali richieste \u00e8 l\u2019incredibile aspettativa che i detenuti ripongono nell\u2019accoglimento delle loro istanze, in quanto cambiare istituto pu\u00f2 rappresentare una possibilit\u00e0 di radicale cambiamento delle proprie condizioni di vita[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Nel corso di questi anni, i volontari del Difensore Civico si sono fatti carico di centinaia di istanze di trasferimento provenienti dagli istituti penitenziari di tutta Italia: ci\u00f2 che maggiormente colpisce di tali richieste \u00e8 l\u2019incredibile aspettativa che i detenuti ripongono nell\u2019accoglimento delle loro istanze, in quanto cambiare istituto pu\u00f2 rappresentare una possibilit\u00e0 di radicale cambiamento delle proprie condizioni di vita, anche semplicemente recuperando i rapporti con i propri cari o partecipando ad attivit\u00e0 che offrono una concreta prospettiva di reinserimento sociale.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Nel 2022, su 573 segnalazioni ricevute, 88 riguardavano questioni inerenti i trasferimenti[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Fra le varie problematiche che vengono quotidianamente segnalate all\u2019ufficio del Difensore Civico, quella dei trasferimenti da istituto a istituto \u00e8 senz\u2019altro la pi\u00f9 frequente. 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