{"id":7252,"date":"2023-05-29T08:53:24","date_gmt":"2023-05-29T06:53:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/un-anno-da-difensore-civico-2\/"},"modified":"2023-09-06T11:17:32","modified_gmt":"2023-09-06T09:17:32","slug":"carcere-e-salute-mentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/carcere-e-salute-mentale\/","title":{"rendered":"Carcere e salute mentale"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>di Michele Miravalle<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.5) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Carcere e salute mentale&u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7252\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"whatsapp\" class=\"ssba_whatsapp_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7252\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/whatsapp.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"whatsapp\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on whatsapp\" \/><div title=\"Whatsapp\" class=\"ssbp-text\">Whatsapp<\/div><\/a><a data-site=\"twitter\" class=\"ssba_twitter_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=Carcere e salute mentale&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7252&via=\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><a data-site=\"linkedin\" class=\"ssba_linkedin_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/shareArticle?title=Carcere e salute mentale&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7252\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/linkedin.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"linkedin\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on linkedin\" \/><div title=\"Linkedin\" class=\"ssbp-text\">Linkedin<\/div><\/a><\/div><\/div>\u00a0    [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 titolo\" style=\"\"><span>Carcere e salute mentale<\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<em>\u201cSta\u2019 diventando un carcere di matti\u201d<\/em>. A dircelo, appena varcata la soglia della ATSM (Articolazione per la tutela della salute mentale) \u00e8 un ispettore di polizia penitenziaria con tanti anni di servizio alle spalle. Con parole diverse, ma dallo stesso significato, ce lo hanno ripetuto in tanti in questi mesi, nelle molte visite fatte da Antigone nelle carceri del Paese. Poco cambia se si tratti di un grande carcere metropolitano o di una piccola struttura in provincia. In Sicilia o in Trentino. La percezione diffusa tra gli operatori \u00e8 che le patologie psichiche tra la popolazione detenuta siano in continuo ed esponenziale aumento e che gli strumenti e le risorse a disposizione per trattarla siano sempre pi\u00f9 scarse e inadeguate.<br \/>\nQualcuno, strumentalmente, imputa tale aumento alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari avvenuta per legge nel 2014 e nei fatti dal 2017 e il passaggio alle Residenze per l\u2019Esecuzione delle misure di sicurezza.<br \/>\nIn mancanza di ricerche epidemiologiche serie e su larga scala, \u00e8 molto difficile affermare con certezza che vi sia una correlazione significativa tra la chiusura dell\u2019Opg e il disagio psichico in carcere.<br \/>\nAntigone, come sempre, non pu\u00f2 accontentarsi di verit\u00e0 di comodo e di soluzioni semplici a problemi complessi. E cos\u00ec, con lo sguardo critico che la contraddistingue, ha chiesto ai suoi Osservatori di provare a guardare e capire quali sono davvero i contorni del disagio psichico in carcere.<br \/>\nAlcuni fatti, incontrovertibili, vanno richiamati. Il principale, con la chiusura degli Opg (a partire dalle l. 9\/2012 e, poi, definitivamente, con la l. 81\/2014) per le persone con disagio psichico che gi\u00e0 si trovano in carcere (i \u201crei-folli\u201d, come li definisce, ancora, il gergo penalistico) devono essere trovati gli strumenti di cura esclusivamente all\u2019interno del sistema penitenziario. Si \u00e8 dunque, finalmente, superato il meccanismo dell\u2019 &#8220;istituzione di scarico\u201d ben noto agli studiosi delle istituzioni totali. Se non fosse arrivato quel divieto normativo per il sistema penitenziario di \u201cscaricare\u201d sulle nuove Rems la persona detenuta con patologia psichica (nelle forme dell\u2019 \u201cosservazione psichiatrica\u201d, della infermit\u00e0 psichica sopravvenuta o nelle ipotesi previste dagli artt. 111 e 112 del Regolamento penitenziario) il carcere avrebbe continuato a (sovra)affollare le Rems, come prima faceva degli Opg, usando l\u2019etichetta di malattia mentale, come \u201cscusa\u201d per delegare ad altri la gestione di quell&#8217;individuo \u201cproblematico\u201d. L\u2019unico modo di rompere questo meccanismo, era distinguere la risposta sanzionatoria, precludendo, per legge, la possibilita\u0300 di ricorrere al ricovero in Rems e riaffermando una tanto netta quanto criticabile divisione tra pene per gli imputabili e misure di sicurezza per i non imputabili.[\/vc_column_text][vc_column_text]Oggi dunque, per la persona detenuta con disagio psichico dichiarata capace di intendere e volere esistono due principali soluzioni. Una \u00e8 <em>fuori<\/em> dal carcere, qualora la patologia psichica lo renda \u201cincompatibile\u201d con l\u2019ambiente carcerario. E\u2019 questa una strada percorribile, da quando nel 2019 \u00e8 intervenuta la Corte Costituzionale (sent. n. 99\/2019). Investita della questione dalla Corte di Cassazione (Cassazione Penale, Sez. I, Ordinanza n. 13382, 22 marzo 2018) sulla compatibilita\u0300 costituzionale della differenza tra grave patologia fisica e psichica. Fino ad allora la legge distingueva tra grave infermit\u00e0 fisica e psichica, precludendo ai malati psichici di usufruire delle possibilita\u0300 date ai malati fisici e, principalmente, del rinvio della pena ex art. 147 c.p. e della detenzione domiciliare ex art. 47, terzo comma, 1-ter (la c.d detenzione domiciliare \u201cin deroga\u201d o \u201cumanitaria\u201d).<\/p>\n<p>L\u2019altra strada &#8211; che \u00e8 anche la pi\u00f9 frequente &#8211; \u00e8 che la patologia psichica venga \u201ctrattata\u201d <em>dentro<\/em> al carcere. In quel carcere, psicopatogeno e \u201cfabbrica di handicap\u201d (Gallo e Ruggiero, 1989; Ronco, 2018; Sterchele, 2021), che si deve trovare al proprio interno luoghi e strumenti adatti a curare e controllare, allo stesso tempo, il reo-folle.<br \/>\nUn\u2019ulteriore possibilit\u00e0, auspicata da molti, ma mai accolta dal legislatore, sarebbe quella di prevedere una misura \u201calternativa\u201d specificamente pensata per le persone detenute con una patologia psichiatrica diagnosticata nella detenzione domiciliare, sulla scorta dell\u2019affidamento \u201cterapeutico\u201d immaginato per le persone tossicodipendenti.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]E cos\u00ec, secondo i dati del Garante nazionale delle Persone private della libert\u00e0 nel 2022 sono 247 persone, 232 uomini e 15 donne, le persone ospitate nelle 32 Atsm italiane, collocate in 17 istituti penitenziari. Un numero in lieve calo rispetto al 2021, quando nelle Atsm erano detenute 261 uomini e 31 donne.<br \/>\nLe pi\u00f9 grandi sono a Barcellona Pozzo di Gotto (50 persone) e Reggio Emilia (43 persone), certamente non a caso quei due istituti erano Opg, oggi diventati case circondariali.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Cos\u00ec, in carcere si sono organizzate, per via amministrativa e regolamentare, senza precisa copertura normativa, le <em>Articolazioni per la tutela della salute mentale<\/em> (c.d. <em>Atsm<\/em>), sezioni a prevalente gestione sanitaria, concentrate in pochi istituti, almeno uno per regione, con un compito quasi impossibile: curare il disagio psichico, soprattutto nelle forme pi\u00f9 acute, in un luogo di espiazione di pena. Un ossimoro, che ha prodotto sistematiche violazioni dei diritti individuali e gravi problemi gestionali, piu\u0300 volte sottolineati dalla rete dei Garanti delle persone private della liberta\u0300, dalle associazione per la tutela dei diritti umani e dal Comitato Europeo per la Prevenzione della Torture durante le visite ispettive svolte nel nostro Paese.<br \/>\nQuelle Articolazioni rispondono per\u00f2 ad un \u201cbisogno\u201d profondo e radicato della cultura psichiatrica e penitenziaria, soprattutto in epoca di risorse scarse. \u201cDove lo metto?\u201d \u00e8 la domanda che cela infatti l\u2019urgenza e la continua necessit\u00e0 di trovare una collocazione fisica dove la persona \u201cnon rechi danno a s\u00e8 e agli altri\u201d, un <em>luogo sicuro<\/em>. Una domanda che mette in secondo e terzo piano, i bisogni della persona, la sua storia clinica e personale, i suoi vissuti, la rete di famigliari e rapporti sociali che quella persona ha fuori dal carcere.<br \/>\nE cos\u00ec, secondo i dati del Garante nazionale delle Persone private della libert\u00e0 nel 2022 sono 247 persone, 232 uomini e 15 donne, le persone ospitate nelle 32 Atsm italiane, collocate in 17 istituti penitenziari. Un numero in lieve calo rispetto al 2021, quando nelle Atsm erano detenute 261 uomini e 31 donne.<br \/>\nLe pi\u00f9 grandi sono a Barcellona Pozzo di Gotto (50 persone) e Reggio Emilia (43 persone), certamente non a caso quei due istituti erano Opg, oggi diventati case circondariali.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Si tratta di numeri molto rilevanti, che non trovano minimamente corrispettivo nella popolazione libera e che indicano che la strada verso \u201ccarceri psichiatrizzate&#8221; sembra ormai senza ritorno.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h5>Non solo Articolazioni. Il disagio psichico diffuso<\/h5>\n<p>Ingenuamente ci si potrebbe chiedere perch\u00e9 se questi sono i numeri dei pazienti psichiatrici acuti in carcere (meno di 300 persone su oltre 55 mila detenuti), il tema della salute mentale in carcere \u00e8 cos\u00ec sentito e diffuso. I numeri non giustificherebbero quelle preoccupazioni, pi\u00f9 o meno velate, espresse dagli operatori nel corso delle visite. La risposta \u00e8 che in realt\u00e0 le Atsm affrontano solo una piccola parte del problema, ma non fotografano affatto il disagio mentale diffuso nelle \u201caltre\u201d sezioni detentive, n\u00e9 l&#8217;evidente tendenza alla <em>psichiatrizzazione<\/em> degli spazi detentivi.<br \/>\nDalla nostra diretta rilevazione nel corso del 2022 emerge che le diagnosi psichiatriche gravi ogni 100 detenuti erano 9,2 (quasi il 10%).<br \/>\nAccanto ai numeri delle persone con una diagnosi medicalmente definita, vi sono il 20% (percentuale doppia ai detenuti con diagnosi) dei detenuti assumeva stabilizzanti dell\u2019umore, antipsicotici o antidepressivi ed addirittura il 40,3% sedativi o ipnotici. A fronte di questo le ore di servizio degli psichiatri erano in media 8,75 ogni 100 detenuti, quelle degli psicologi 18,5 ogni 100 detenuti.<br \/>\nScorporando i numeri per genere, si scopre che il disagio psichico sia maggiore tra le donne detenute piuttosto che tra gli uomini. Le donne con diagnosi psichiatriche gravi rappresentavano, negli istituti visitati, il 12,4% delle presenti, contro il 9,2% della rilevazione complessiva; le donne che facevano regolarmente uso di psicofarmaci rappresentavano invece il 63,8% delle presenti, contro il 41,6% complessivo.<br \/>\nSi tratta di numeri molto rilevanti, che non trovano minimamente corrispettivo nella popolazione libera e che indicano che la strada verso \u201ccarceri psichiatrizzate&#8221; sembra ormai senza ritorno.<br \/>\nC\u2019\u00e8 insomma un universo, ben pi\u00f9 consistente, di persone con patologie psichiche anche gravi che vivono in sezioni diverse dalle Atsm, spesso in sezioni \u201ccomuni\u201d delle carceri italiane.<br \/>\nSi tratta di un dato non per forza negativo, anzi, che pu\u00f2 temperare lo \u201cstigma\u201d che accompagna la persona con patologia psichica, purch\u00e8 sia garantito il diritto alla cura e all\u2019assistenza anche in quei luoghi.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h5><strong>Le REMS e le \u201cliste d\u2019attesa\u201d ridimensionate<\/strong><\/h5>\n<p>Se dal punto di vista normativi carceri e Rems sono diventati universi indipendenti, \u00e8 chiaro che per avere un quadro complessivo del disagio psichico tra le persone private della libert\u00e0 occorre allargare lo sguardo anche alle misure di sicurezza \u201cpsichiatriche\u201d, luoghi che ospitano le persone dichiarate incapaci (o semi incapaci) di intendere e volere al momento della commissione del reato, ma ritenute socialmente pericolose.<br \/>\nEbbene s\u00ec, \u00e8 trascorso un altro anno, e categorie quali la \u201cnon imputabilit\u00e0 per vizio di mente\u201d e la &#8220;pericolosit\u00e0 sociale\u201d sono sopravvissute, radicate nell\u2019impianto del codice penale, fin dai tempi della sua approvazione, nel 1930.<br \/>\nNonostante alcune proposte di riforma, tra cui quella avanzata dal Comitato StopOpg nel nome della responsabilizzazione del paziente psichiatrico autore di reato, il legislatore sembra non avere in agenda modifiche al codice penale sul punto.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-map\" data-src=\"visualisation\/13910075\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<h5><strong>Tabella confronto presenze 2021-2022<\/strong><\/h5>\n<p>[\/vc_column_text][vc_table][c#000000;bg#90a5c6]Regione,[c#000000;bg#c3c0a5]Presenti%20in%20Rems%20al%2031.12.21,[bg#c3c0a5;c#000000]Presenti%20al%2031.12.22|[c#000000]ABRUZZO,20,22|[c#000000]BASILICATA,0,0|[c#000000]CALABRIA,9,16|[c#000000]CAMPANIA,42,39|[c#000000]EMILIA%20ROMAGNA,22,25|[c#000000]F.V.GIULIA,0,6|[c#000000]LAZIO,74,84|[c#000000]LIGURIA,18,15|[c#000000]LOMBARDIA,145,133|[c#000000]MARCHE,25,27|[c#000000]MOLISE,0,0|[c#000000]P.A.%20BOLZANO,0,0|[c#000000]P.A.%20TRENTO,10,10|[c#000000]PIEMONTE,39,39|[c#000000]PUGLIA,31,37|[c#000000]SARDEGNA,16,17|[c#000000]SICILIA,54,55|[c#000000]TOSCANA,28,28|[c#000000]UMBRIA,0,0|[c#000000]VALLE%20D&#8217;AOSTA,0,0|[c#000000]VENETO,39,39|,[c#000000;bg#cbb152]572,[c#000000;bg#cbb152]592[\/vc_table][vc_column_text]I numeri dei ricoverati continuano a rimanere inferiori ai 600, corrispondenti alla capienza massima dei posti disponibili in Rems (i ricoverati in Opg, prima della chiusura, avevano sempre oscillato sopra quota 1.000). 131 (il 22%) sono stranieri e 71 donne (il 12%).[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed\" data-src=\"story\/1931284\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]La Lombardia \u00e8 la regione che di gran lunga ricovera pi\u00f9 persone nell\u2019unica Rems, a Castiglione delle Stiviere. Dunque quasi una persona internata su quattro \u201crisiede\u201d nell\u2019unica Rems lombarda. Per i critici, e\u0300 questa una grave stortura del sistema ed un \u201ctradimento\u201d dello spirito della riforma. Non e\u0300 questa la sede per un\u2019attenta disamina sui punti critici e di forza del c.d. \u201cmodello Castiglione\u201d, ne\u0301 sulle ragioni politiche, amministrative e sanitarie che hanno portato Castiglione delle Stiviere ad essere, nel bene e nel male, un \u201cmodello\u201d.<\/p>\n<p>Altro dato significativo riguarda le posizioni giuridiche delle persone ricoverate in Rems. La suddivisione che qui interessa e\u0300 tra ricoveri provvisori (art. 206 c.p.) e definitivi (art. 222 c.p.). Nel primo gruppo rientrano coloro che sono ancora sottoposti a procedimento penale, i c.d. definitivi sono invece coloro che sono gia\u0300 stati prosciolti perche\u0301 non imputabili, ma sottoposti a misura di sicurezza perche\u0301 socialmente pericolosi.<\/p>\n<p>I pazienti con posizioni \u201cprovvisorie\u201d sono ormai stabilmente sopra il 40% del totale dei ricoverati.<br \/>\n[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/13910583\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h5>Le liste d\u2019attesa<\/h5>\n<p>Una delle questioni pi\u00f9 dibattute intorno alla questione Rems riguarda le \u201cliste d\u2019attesa\u201d, cioe\u0300 di quelle persone che pur destinatarie di un ordine di ricovero in Rems non vi accedono, per mancanza di posti disponibili. E&#8217; forse tra le piu\u0300 intricate questione aperte dalla riforma, sia sul piano giuridico che politico. E\u0300 forse questo il terreno di maggiore attrito tra cultura giuridica e cultura sanitaria. \u201cIn attesa di posto in Rems\u201d era Valerio Guerrieri, morto suicida nel febbraio 2017 nella sua cella del carcere di Regina Coeli a Roma, nonostante il giudice avesse ordinato la misura di sicurezza. L\u2019idea che un ordine legittimamente posto dall\u2019autorita\u0300 non venga eseguito, o meglio non possa essere eseguito per mancanza di posti, e\u0300 una novita\u0300 assoluta nel campo dell\u2019esecuzione penale. Nel contesto italiano, nessun istituto penitenziario si rifiuterebbe di ospitare una persona destinataria di un ordine di carcerazione perche\u0301 e\u0300 stata raggiunta la capienza massima. Nel microcosmo Rems queste \u201cimpossibilita\u0300\u201d rappresentate dalla direzione sanitaria all\u2019autorita\u0300 giudiziaria sono invece prassi quotidiana, fin dai primi giorni di apertura delle nuove Residenze, motivo per il quale nessuna Rems ospita \u2013 ne\u0301 ha mai ospitato &#8211; un numero superiore di persone rispetto ai posti disponibili. Insomma, il sistema delle misure di sicurezza non conosce sovraffollamento, fenomeno invece endemico del contesto penitenziario italiano.<\/p>\n<p>Sul tema e\u0300 tuttavia difficile avere una posizione minimamente oggettiva, basata su dati realistici e verificati. Le \u201cliste d\u2019attesa\u201d sono infatti gestite a livello regionale, senza criteri di priorita\u0300 condivisi e senza una banale condivisione dei numeri. Anche nella Relazione inviata alla Corte Costituzionale nell\u2019ambito dell\u2019istruttoria prodromica alla sentenza n. 22\/2022 i dati comunicati dal Ministero della Salute e quelli provenienti dal Ministero della Giustizia differivano. Proprio quella sentenza, pur richiedendo urgenti interventi normativi, \u201csalvava\u201d il sistema delle liste d\u2019attesa.<\/p>\n<p>Senza una raccolta dati centralizzata e credibile, ogni presa di posizione sulla questione delle liste d\u2019attesa non potra\u0300 che essere ideologica e frutto della percezione individuale. Al netto di questa osservazione, l\u2019allungarsi delle liste d\u2019attesa pone due questioni: sull\u2019 \u201caccuratezza\u201d con cui vengono ordinati i ricoveri in Rems e su dove collocare le persone \u201cin attesa\u201d. Se infatti si analizzano le posizioni giuridiche delle persone in lista d\u2019attesa, si nota come la maggior parte siano \u201cprovvisori\u201d e dunque in attesa della conclusione del giudizio a loro carico. Una delle ipotesi che andrebbe approfondita e\u0300 se esiste, tra la magistratura di cognizione, una minor consapevolezza dell\u2019efficacia delle misure \u201calternative\u201d alla Rems, capaci comunque di rispondere alle esigenze di sicurezza. [\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Va notato che l\u201980% delle persone in lista d\u2019attesa nel corso dell\u2019anno ha trovato una collocazione, in Rems oppure \u00e8 entrata in strutture residenziali comunitarie.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Secondo i dati parziali, ma rigorosi, raccolti dal sistema Smop a cui aderiscono la maggior parte ma non tutte le regioni italiani, le persone in lista d\u2019attesa a fine 2022 erano 404. Va notato che l\u201980% delle persone in lista d\u2019attesa nel corso dell\u2019anno ha trovato una collocazione, in Rems oppure \u00e8 entrata in strutture residenziali comunitarie.[\/vc_column_text][vc_column_text]Si segnale che, proprio sulle liste d\u2019attesa, \u00e8 stato siglato <a href=\"https:\/\/www.statoregioni.it\/it\/conferenza-unificata\/sedute-2022\/seduta-del-30112022\/atti\/repertorio-atto-n-188cu\/\">l\u2019 Accordo della Conferenza Unificata Stato-Regioni n. 188\/CU del 30 novembre 2022<\/a> che stabilisce criteri per l\u2019ammissione alle Residenze per l\u2019esecuzione delle misure di sicurezza e unificati a livello nazionale, eliminando quelle scelte discrezionali che variavano da Regione a Regione e che, in alcuni casi, vedevano il criterio cronologico come elemento principale per l\u2019assegnazione.<\/p>\n<p>La Conferenza Unificata ha stabilito che i criteri di tenuta delle liste di attesa devono tenere conto della data di applicazione della misura di sicurezza detentiva in Rems, delle caratteristiche sanitarie del paziente e del livello attuale di inappropriatezza della collocazione del paziente cui \u00e8 applicata una misura di sicurezza detentiva immediatamente eseguibile (con particolare riferimento allo stato di detenzione in Istituto penitenziario o al ricovero in SPDC), ma anche dell\u2019adeguatezza, al momento di ogni revisione della lista di attesa, delle soluzioni assistenziali, non solo residenziali, alternative alla Rems per i pazienti assegnati.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/13911788\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h5>Dove sono le alternative? Il nodo delle comunit\u00e0 terapeutiche \u201cfuori\u201d<\/h5>\n<p>Se si intende svolgere un ragionamento compiuto e non strumentale intorno al tema della salute mentale e questione criminale, occorre allargare lo sguardo anche alle misure di sicurezza \u201cnon detentive\u201d, cio\u00e8 a quell\u2019arcipelago di residenze, comunit\u00e0 terapeutiche, gruppi-appartamenti, soluzioni semi-residenziali che hanno storicamente costituito l\u2019architrave del <em>modello non custodiale<\/em>, cos\u00ec come declinato nel contesto italiano post riforma Basaglia e che ha ispirato anche la riforma del superamento degli Opg.<br \/>\nEsso si basa tradizionalmente su strutture residenziali di piccole dimensioni, che possano accogliere persone con medio-bassa pericolosit\u00e0 sociale, capillarmente diffuse sul territorio e in grado di garantire un percorso terapeutico e riabilitativo al paziente. In queste strutture le esigenze di cura dovrebbero prevalere su quelle di sicurezza, grazie anche alla presenza <em>esclusiva<\/em> di personale sociosanitario e a strutture che, anche architettonicamente, assomiglino il meno possibile a luoghi di internamento o detenzione.<\/p>\n<p>Si noti come tutte le proposte di riforma delle misure di sicurezza, sia quelle di stampo abolizionista che revisionista, concordano sul fatto che debbano esistere luoghi a carattere comunitario dove i folli-rei, in particolare quelli con una medio-bassa pericolosit\u00e0 sociale, debbano essere accolti.<br \/>\nGi\u00e0 sul fronte della psichiatria civile, il \u201cmodello Basaglia\u201d, e dunque quell\u2019approccio democratico alla salute mentale, di tendenza anti-psichiatrica, aveva proprio nell\u2019esistenza delle c.d. <em>strutture territoriali intermedie<\/em> uno dei suoi capisaldi. La dismissione dei manicomi civili avrebbe dovuto essere accompagnata da una rete capillare di servizi e luoghi dove curare la malattia mentale prescindendo dalla segregazione e dalla separazione dal \u201cmondo dei sani\u201d, luoghi profondamente connessi con il <em>territorio<\/em>, dove promuovere una <em>psichiatria<\/em> <em>di comunit\u00e0<\/em><span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_7252_1('footnote_plugin_reference_7252_1_1');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_7252_1('footnote_plugin_reference_7252_1_1');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_7252_1_1\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">1)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_7252_1_1\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>. Solo le fasi acute della patologia psichiatrica avrebbero necessitato di interventi pi\u00f9 coercitivi, anche contro la volont\u00e0 del paziente, ma sempre all\u2019interno di strutture sanitarie pubbliche, quali sono, ancora oggi, gli SPDC (Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura) all\u2019interno degli ospedali civili.<\/p>\n<p>Luoghi con queste caratteristiche non sono dunque una novit\u00e0 conseguente alla dismissione degli Opg, anzi da tempo costellano il territorio italiano (sia in aree urbane che rurali), assumendo le denominazioni pi\u00f9 varie (comunit\u00e0 terapeutiche, di recupero, di accoglienza, case famiglia, gruppi appartamento&#8230;) a seconda delle normative locali e trovano cittadinanza giuridica nel nostro ordinamento ex l. 328\/2000, con cui si disciplina il sistema integrato di interventi e servizi sociali.<br \/>\nEssendo infatti quella della salute e dei servizi sociali ai sensi ex art. 117 Cost. una materia a potest\u00e0 legislativa concorrente tra Stato e Regioni, ogni ente regionale ha regolamentato l&#8217;effettivo funzionamento dei servizi sociali territoriali ai sensi dell&#8217;art. 8 l. 328\/2000.<\/p>\n<p>Nel campo della salute mentale, la suddivisione tra tipologie di comunit\u00e0 avviene solitamente sulla base dell\u2019\u201cintensit\u00e0 terapeutica\u201d, cio\u00e8 sui livelli di assistenza che \u00e8 necessario garantire. Ad ogni livello corrisponde una retta giornaliera che, nel caso di pazienti in misura di sicurezza, viene pagata dall&#8217;azienda sanitaria locale competente. Nella quasi totalit\u00e0 dei casi si tratta infatti di comunit\u00e0 gestiste da enti privati (cooperative, societ\u00e0 con scopo di lucro, associazioni\u2026) che superano un processo di \u201caccreditamento\u201d con i servizi sanitari.<\/p>\n<p>Le <em>comunit\u00e0<\/em> dunque non sono certo un\u2019invenzione recente per l&#8217;ordinamento italiano, dove hanno avuto un ruolo fondamentale (e controverso) per quanto riguarda la cura e l&#8217;accoglienza della tossicodipendenza, dell\u2019abbandono e della devianza minorile, della violenza famigliare, cos\u00ec come del disagio psichico.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Nel 2022 in Italia sono 5.587 le persone in libert\u00e0 vigilata, cio\u00e8 fuori dal circuito carcerario, ma con una qualche forma di controllo, per lo pi\u00f9 ospitati in residenze di tipo \u201ccomunitario\u201d. Numeri che suggeriscono l\u2019urgenza di guardare di pi\u00f9 e meglio a ci\u00f2 che succede \u201cintorno\u201d a Rems e carceri[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Limitando l\u2019analisi alle misure di sicurezza non detentive nel 2022 in Italia sono 5.587 le persone in libert\u00e0 vigilata, cio\u00e8 fuori dal circuito carcerario, ma con una qualche forma di controllo, per lo pi\u00f9 ospitati in residenze di tipo \u201ccomunitario\u201d. Numeri che suggeriscono l\u2019urgenza di guardare di pi\u00f9 e meglio a ci\u00f2 che succede \u201cintorno\u201d a Rems e carceri. [\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<div class=\"speaker-mute footnotes_reference_container\"> <div class=\"footnote_container_prepare\"><p><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_label pointer\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_7252_1();\">References<\/span><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_collapse_button\" style=\"display: none;\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_7252_1();\">[<a id=\"footnote_reference_container_collapse_button_7252_1\">+<\/a>]<\/span><\/p><\/div> <div id=\"footnote_references_container_7252_1\" style=\"\"><table class=\"footnotes_table footnote-reference-container\"><caption class=\"accessibility\">References<\/caption> <tbody> \r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_7252_1('footnote_plugin_tooltip_7252_1_1');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_7252_1_1\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>1<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">La bibliografia su ideali e pratiche antipsichiatriche \u00e8 sterminata, in particolare sui rapporti tra psichiatria e territorio e sull\u2019approccio \u201cdi comunit\u00e0\u201d alla psichiatria si segnalano il recente volume di \u201cbuone pratiche\u201d e di attualizzazione del pensiero basagliano P. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Pellegrini et al., <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Soggetto, Persona, Cittadino, <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">Merano, 2019; G. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Gallio e M.G. Cogliati Dezza,<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\"> La<\/span><\/i> <i><span style=\"font-weight: 400;\">citt\u00e0 che cura, <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">Merano, 2018 e <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">P. Carozza, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">La psichiatria di comunit\u00e0 tra scienza e soggettivit\u00e0, <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">Milano, 2010. In senso critico, per un\u2019analisi dei limiti e dei fallimenti della de-istituzionalizzazione cfr. gli editoriali di Elvezio Pirfo (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Psichiatria di comunit\u00e0 e psichiatria sociale in Italia: problemi attuali e futuri) <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">e di Julian Leff (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Nuove sfide per la psichiatria di comunit\u00e0<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">) pubblicati sul primo numero della rivista <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Psichiatria di comunit\u00e0 <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">(2002).<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n <\/tbody> <\/table> <\/div><\/div><script type=\"text\/javascript\"> function footnote_expand_reference_container_7252_1() { jQuery('#footnote_references_container_7252_1').show(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_7252_1').text('\u2212'); } function footnote_collapse_reference_container_7252_1() { jQuery('#footnote_references_container_7252_1').hide(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_7252_1').text('+'); } function footnote_expand_collapse_reference_container_7252_1() { if (jQuery('#footnote_references_container_7252_1').is(':hidden')) { footnote_expand_reference_container_7252_1(); } else { footnote_collapse_reference_container_7252_1(); } } function footnote_moveToReference_7252_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_7252_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } } function footnote_moveToAnchor_7252_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_7252_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } }<\/script>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]\u201cSta\u2019 diventando un carcere di matti\u201d. A dircelo, appena varcata la soglia della ATSM (Articolazione per la tutela della salute mentale) \u00e8 un ispettore di polizia penitenziaria con tanti anni di servizio alle spalle. 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