{"id":7282,"date":"2023-05-29T11:52:53","date_gmt":"2023-05-29T09:52:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/si-e-punita-la-tortura-non-faremo-passi-indietro-2\/"},"modified":"2023-05-30T08:52:29","modified_gmt":"2023-05-30T06:52:29","slug":"monza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/monza\/","title":{"rendered":"Monza"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>di Carlotta Cherchi e Valeria Verdolini<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.4) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Monza&u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7282\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"whatsapp\" class=\"ssba_whatsapp_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7282\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/whatsapp.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"whatsapp\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on whatsapp\" \/><div title=\"Whatsapp\" class=\"ssbp-text\">Whatsapp<\/div><\/a><a data-site=\"twitter\" class=\"ssba_twitter_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=Monza&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7282&via=\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><a data-site=\"linkedin\" class=\"ssba_linkedin_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/shareArticle?title=Monza&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7282\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/linkedin.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"linkedin\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on linkedin\" \/><div title=\"Linkedin\" class=\"ssbp-text\">Linkedin<\/div><\/a><\/div><\/div>\u00a0    [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 titolo\" style=\"\"><span>Monza, tra violenza strutturale e gestione della vita quotidiana: note sparse a partire dal processo<\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Quella persona viene scaricata, come fosse una cosa \u00e8 quello che noi diciamo \u00e8 una cosificazione[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h5><strong>I fatti : Le immagini della violenza quotidiana<\/strong><\/h5>\n<p>Il 12 agosto 2021 viene trasmesso in esclusiva su RAI 1 un estratto di un video ripreso dalle telecamere di sorveglianza di un istituto penitenziario. La voce del cronista colloca le immagini nel tempo e nello spazio: si tratta del pestaggio di un detenuto avvenuto nel carcere di Monza, che ha portato al rinvio a giudizio di due agenti, due ispettori e della vicecomandante alla fine del mese di luglio 2021 per fatti avvenuti due anni prima. La voce del cronista annuncia che si svolge nel reparto di infermeria. Il video non ha audio. C\u2019\u00e8 un detenuto in mutande, su una barella, accompagnato da 4 agenti, tre lo circondano attorno alla barella, ai lati delle braccia e dietro la testa. Il reparto \u00e8 vuoto, tutti i blindi sono chiusi. Gli agenti indossano guanti di lattice. Lo immobilizzano tenendolo per le braccia. Due si posizionano sul lato destro della barella. Uno torce il braccio destro del detenuto. L\u2019altro schiaccia il petto. Un terzo agente guarda, in piedi. Il quarto agente, sulla sinistra, inizia a colpirlo con degli schiaffi in faccia ripetuti. Il filmato stacca e riprende dall\u2019altra parte del corridoio. Il detenuto, sempre riverso sulla barella, viene portato nell\u2019ultima cella in fondo al corridoio. Ora gli agenti sono cinque. Il garante nazionale, intervistato durante il servizio, commenta cos\u00ec: \u201cQuella persona viene scaricata, come fosse una cosa \u00e8 quello che noi diciamo \u00e8 una cosificazione. C&#8217;\u00e8 stato anche un tentativo di coprire ci\u00f2 che era avvenuto\u201d. E prosegue: \u201c<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=CsPkpDwl1as\">ci sono settori che all\u2019interno del corpo di polizia penitenziaria hanno questo tipo di cultura che va estirpata proprio per il bene del corpo della polizia penitenziaria<\/a>\u201d.[\/vc_column_text][vc_column_text]In questo caso il video prodotto non aiuta a comprendere i fattori individuali, ma restituisce una consapevolezza della presenza della telecamera (la maggior parte delle azioni avviene infatti nel \u201ccono d\u2019ombra\u201d della registrazione). Possiamo intuire la rapidit\u00e0 dei gesti ma anche la convinzione che quegli stessi gesti non siano visibili n\u00e9 tracciabili, a differenza delle immagini di Santa Maria Capua Vetere, in cui &#8211; seppur supposte &#8211; le telecamere non vengono considerate. In quest\u2019ultimo caso l\u2019azione avviene in differenti spazi del penitenziario, con un\u2019organizzazione collettiva che non si sottrae alla visione dei livelli apicali. Nella vicenda monzese, invece, il centro dell\u2019azione avviene fuori dall\u2019occhio di chi guarda, il corpo \u00e8 sottratto alla vista, cos\u00ec come i gesti. Anche in questo caso, per\u00f2, ritorna la dimensione collettiva dell\u2019azione. Indipendentemente dalle motivazioni sottese, con le immagini ritorna anche la possibilit\u00e0 di far emergere un episodio di violenza in un contesto di custodia in cui, come rivela la prassi anche del processo monzese, predominano meccanismi a volte opachi di occultamento e inquinamento degli elementi di prova. [\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<h5>Antefatti: il carcere di Monza, 10 anni di note da una struttura complessa<\/h5>\n<p>Cosa accade se allarghiamo lo sguardo e proviamo a ricostruire il contesto attorno alla videocamere di registrazione? La casa circondariale e di reclusione San Quirico di Monza (MB) \u00e8 una casa circondariale di medie dimensioni, con caratteristiche peculiari che la rendono unica nello scenario lombardo. L\u2019istituto, infatti, ha da sempre un alto tasso di sovraffollamento (superiore al 150%) che, salvo pochissimi momenti di deflusso, negli ultimi 17 anni ha portato alla presenza costante della brandina pieghevole. Inoltre, l\u2019istituto si distingue per una popolazione caratterizzata da alti tassi di tossicodipendenza (oltre il 50%), una presenza straniera costante e significativa (oltre il 50%) e una significativa incidenza del disagio psichico.<br \/>\nCome riporta il CPT nel report della sua ultima visita presso l\u2019istituto (2022) \u201cnel carcere di Monza, circa il 50% della popolazione carceraria aveva una doppia diagnosi di disturbo mentale e da uso di sostanze e il 5% dei detenuti (da 30 a 40) soffriva di una forma grave di psicosi e disturbi dell&#8217;umore\u201d. Questo dato si spiega per la storica collocazione presso l\u2019istituto di 5 celle ROP e un contiguo e connesso reparto di infermeria (il lato D). Il carcere di Monza possiede l&#8217;unica unit\u00e0 ATSM (5 celle) in Lombardia dedicata alle persone collocate ai sensi dell&#8217;articolo 112 del \u201cRegolamento penitenziario per l&#8217;osservazione psichiatrica\u201d (solo diagnostica). In teoria, i detenuti gravemente malati di mente, gi\u00e0 diagnosticati, dovrebbero essere inviati negli ospedali di comunit\u00e0 per essere curati. Tuttavia, in molte occasioni, persone a cui erano gi\u00e0 stati diagnosticati disturbi mentali sono state inviate da altre carceri della regione per essere curate nei locali dell&#8217; ATSM di Monza. Da gennaio 2019 a dicembre 2021, 114 persone sono state ospitate nell&#8217;ATSM, 18 delle quali sono state inviate negli ospedali psichiatrici civili per essere curate (ricoveri urgenti) in quanto gravemente malate. Nello stesso periodo il carcere di Monza ha trasferito 117 pazienti in SPDC per il trattamento (di cui 47 hanno ricevuto un TSO in ambito psichiatrico civile) e 12 pazienti sono stati inviati in REMS.<br \/>\nE ancora, il CPT evidenzia l\u2019alta frequenza dell&#8217;isolamento come punizione disciplinare (\u00e8 stato emesso pi\u00f9 frequentemente, anche se non eccessivamente: ad esempio, 15 volte nel 2022 (1\u00b0 trimestre) e 80 volte nel 2021 e nel ribadire l\u2019illegittimit\u00e0 di qualsiasi forma di maltrattamento, compreso l\u2019uso eccessivo della forza e l\u2019abuso verbale, riporta la denuncia di un detenuto del carcere di Monza che \u201cquando aveva rifiutato l&#8217;ordine di recarsi nella sua cella, un agente penitenziario lo aveva spinto violentemente da dietro facendogli sbattere la testa contro la porta della cella. La cartella clinica riportava che aveva subito un trauma cranico nella sua cella, che aveva una profonda lacerazione nella regione frontale superiore e che gli erano stati applicati dei punti di sutura. Il detenuto ha dichiarato di non aver sporto denuncia perch\u00e9 pensava che ci\u00f2 avrebbe comportato difficolt\u00e0 con gli agenti penitenziari\u201d.<br \/>\nA compensazione, o forse proprio per la conformazione, l\u2019istituto ha un organico di polizia penitenziaria consistente, con una media di 2 detenuti per ogni agente, ma nelle parole e nei racconti degli altri agenti \u201ccon moltissimi ispettori\u201d. [\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]La storia dell\u2019istituto \u00e8 puntellata da eventi dolorosi: 23 suicidi in 20 anni, con alcuni picchi (3 solo nel 2021) e in generale un numero significativo di eventi critici. La vocazione sanitaria dell\u2019istituto rimane stabile nel tempo[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]La storia dell\u2019istituto \u00e8 puntellata da eventi dolorosi: 23 suicidi in 20 anni, con alcuni picchi (3 solo nel 2021) e in generale un numero significativo di eventi critici. La vocazione sanitaria dell\u2019istituto rimane stabile nel tempo. Gi\u00e0 nel corso delle visite del 2013 (precedenti alla chiusura degli OPG) l\u2019organizzazione della struttura e la composizione sociale erano molto simili alle attuali. In quell\u2019anno, inoltre, erano giunte una serie di segnalazioni sul trattamento piuttosto aggressivo e intimidatorio riservato a certi detenuti e una richiesta della famiglia di un ragazzo di ventidue anni (F. S.), entrato in carcere il 1 maggio 2013 e deceduto il 9 giugno dello stesso anno, dopo aver perso 16 chilogrammi. Il referto medico aveva parlato di un arresto cardiocircolatorio. L&#8217;autopsia aveva escluso l\u2019intossicazione da farmaci e droghe o per cause violente. Anche allora i dati sugli eventi critici erano particolarmente allarmanti: 98 atti di autolesionismo nel 2012 al netto di una popolazione detenuta di c.ca 670 unit\u00e0, 40 aggressioni tra detenuti, 87 digiuni o rifiuto del vitto, 40 invii urgenti in ospedale, 3 manifestazioni di protesta.[\/vc_column_text][vc_column_text]Nel corso del 2021 si sono registrati inoltre 93 violazioni di norme penali, 137 invii urgenti in un luogo esterno di cura, 216 manifestazioni di protesta, 43 danneggiamenti di beni, 27 incendi, 192 inosservanze degli obblighi da parte dei detenuti. Un numero ancora pi\u00f9 alto nel 2022, dove nei primi 4 mesi si sono registrati 360 eventi critici, numero comprensivo anche degli episodi reiterati dallo stesso soggetto. Gli eventi sono spesso conseguenti al diniego di richieste di terapie e farmaci. Rispetto al 2021, si sono registrati due casi di suicidi, nonch\u00e9 due decessi per inalazione di gas per scopo stupefacente, mentre nel 2022 si sono verificati tre suicidi. [\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<h5><strong>Il processo. Cronologia e storia di un processo delicato.<\/strong><\/h5>\n<p>E&#8217; nel contesto sopra tracciato che si inscrive il violento pestaggio subito da un detenuto il 3 agosto del 2019 nel percorso dell\u2019infermeria. A partire dall\u2019acquisizione delle immagini del circuito di videosorveglianza, dall\u2019esposto presentato dall\u2019Associazione Antigone e dalle dichiarazioni della persona offesa che, solo una volta trasferita in altro istituto, riusciva a sporgere querela ripercorrendo nel dettaglio le violenze subite, la Procura di Monza veniva informata di quanto accaduto. Dopo un anno di complessa attivit\u00e0 investigativa, nell\u2019ottobre del 2020, si chiudevano le indagini e i Pubblici Ministeri ipotizzavano il coinvolgimento di due agenti, due ispettori e della vicecomandante nei reati di lesioni aggravate, falso, calunnia, violenza privata, abuso d\u2019ufficio e omessa denuncia di reato.<br \/>\nEra infatti emerso che il detenuto, oltre ad essere stato vittima di una violenta aggressione, era stato costretto a firmare una dichiarazione in cui affermava di essersi fatto male da solo ed era stato sottoposto dapprima ad un procedimento disciplinare, al cui esito gli veniva applicata la sanzione dell\u2019isolamento nella sua massima estensione, e subito dopo ad un procedimento penale per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Tutto ci\u00f2 sulla base dei rapporti redatti dagli stessi agenti indagati che, senza mai fare riferimento all\u2019uso (illegittimo) della forza, restituivano una dinamica dei fatti del tutto incompatibile con quanto invece successivamente emerso dalla visione delle immagini del circuito di videosorveglianza, .<br \/>\nContestualmente, i Pubblici Ministeri formulavano richiesta di archiviazione per il reato di falso inizialmente ipotizzato nei confronti del medico, ritenendo che mancasse la prova del dolo di falsificazione dei certificati medici da lui redatti, che ancora una volta riportavano esclusivamente gesti autolesivi, nonch\u00e9 per il reato di tortura originariamente contestato nei confronti degli agenti, ritenendo che si fosse trattato di \u201cun episodio occasionale\u201d inidoneo a configurare i presupposti applicativi previsti dalla norma.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]La legittimazione alla costituzione di Antigone veniva inoltre riconosciuta \u201ccon riferimento a tutte le imputazioni, e non solo a quella di lesioni, in quanto le condotte di falso, calunnia, violenza privata, abuso d\u2019ufficio e omessa denuncia ipotizzate, nella prospettiva accusatoria, sono state tutte strumentali a occultare il reato di cui all\u2019art. 582 c.p. contestato agli imputati e dunque i danni lamentati sono causalmente riconducibili anche a tali condotte\u201d[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Nell\u2019aprile del 2021, si celebrava l\u2019udienza preliminare con la costituzione di parte civile, oltre che della persona offesa, dell\u2019Associazione Antigone \u201cpoich\u00e9 \u00e8 indubbio i che, i fatti per cui si procede, se provati all\u2019esito del giudizio, sarebbero tali da frustrare l\u2019attivit\u00e0 e le iniziative svolte da Antigone nel campo della tutela dei diritti dei detenuti\u201d. Tutela che, nel caso specifico, si era tradotta nel ricevere la segnalazione dei familiari della vittima e nel presentare un esposto all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria. La legittimazione alla costituzione di Antigone veniva inoltre riconosciuta \u201ccon riferimento a tutte le imputazioni, e non solo a quella di lesioni, in quanto le condotte di falso, calunnia, violenza privata, abuso d\u2019ufficio e omessa denuncia ipotizzate, nella prospettiva accusatoria, sono state tutte strumentali a occultare il reato di cui all\u2019art. 582 c.p. contestato agli imputati e dunque i danni lamentati sono causalmente riconducibili anche a tali condotte\u201d. [\/vc_column_text][vc_column_text]Al termine dell\u2019udienza il Giudice, rigettando le tesi delle difese degli imputati secondo cui si sarebbe trattato di una lecita azione di contenimento ricostruita dalla Procura in maniera \u201cinverosimile\u201d, disponeva il rinvio a giudizio di tutti gli imputati, cristallizzando cos\u00ec le imputazioni formulate in fase di indagini.<br \/>\nIl 15 novembre dell\u2019anno 2022 si \u00e8 tenuta la prima udienza dibattimentale davanti al Tribunale di Monza in presenza, oltre che di tutte le parti processuali, di un numeroso gruppo di agenti in servizio presso l\u2019istituto penitenziario. Nel corso delle udienze successive sinora celebrate sono stati sentiti alcuni testimoni dell\u2019accusa, i quali hanno sinora ripercorso le fasi di emersione della vicenda, nonch\u00e9 le attivit\u00e0 al tempo svolte per l\u2019acquisizione delle prove e in particolare dei filmati del circuito di videosorveglianza.<br \/>\nNel corso dei prossimi mesi si proceder\u00e0 con l\u2019istruttoria della pubblica accusa, a cui seguiranno quelle delle difese delle parti civili e degli imputati. [\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Il CPT (report 2020) ha individuato alcuni pattern ripetuti nelle segnalazioni e denunce da parte dei detenuti, che trovano un\u2019assonanza anche in questa vicenda e nella storia di questa struttura. In particolare il Comitato di prevenzione della tortura rileva: l\u2019uso eccessivo della forza in reazione al comportamento recalcitrante di un detenuto; l\u2019estrazione di detenuti dalle celle a seguito di un evento critico e l\u2019inflizione di maltrattamenti deliberati da parte di un gruppo di agenti di custodia normalmente in luoghi non coperti da cctv[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h5>Oltre il processo: uno sguardo su vulnerabilit\u00e0 e violenza nel penitenziario<\/h5>\n<p>Sebbene il processo sia in qualche modo ancora tutto da scrivere, gli elementi finora emersi permettono di poter gi\u00e0 avanzare qualche riflessione non tanto sulle responsabilit\u00e0 e sugli esiti, ma sulle forme e sui modi del conflitto nel penitenziario. Il CPT (report 2020) ha individuato alcuni pattern ripetuti nelle segnalazioni e denunce da parte dei detenuti, che trovano un\u2019assonanza anche in questa vicenda e nella storia di questa struttura. In particolare il Comitato di prevenzione della tortura rileva: l\u2019uso eccessivo della forza in reazione al comportamento recalcitrante di un detenuto; l\u2019estrazione di detenuti dalle celle a seguito di un evento critico e l\u2019inflizione di maltrattamenti deliberati da parte di un gruppo di agenti di custodia normalmente in luoghi non coperti da cctv (es. scale e uffici della polizia penitenziaria); l\u2019inflizione di lesioni gravi ai detenuti a causa dell\u2019applicazione non professionale dei mezzi di contenimento da parte del personale penitenziario.[\/vc_column_text][vc_column_text]Una serie di fattori presenti nell\u2019istituto oggetto di processo, ma anche ricorrenti nelle molte case circondariali d\u2019Italia. Come gi\u00e0 accennato in Sbraccia, Ronco, Verdolini (2022), il carcere costituisce uno spazio di sovrarappresentazione dei soggetti vulnerabili, sia per le condizioni materiali in cui versano, sia per la vulnerabilit\u00e0 che essi ricoprono in termini di potere, e questo fattore, unito alle variabili proprie del modo con cui si pensa e si amministra la coercizione in custodia, sebbene non siano fattori determinanti, sono spesso fattori predisponenti. Il potere nel penitenziario si manifesta in modalit\u00e0 ambigue e porta con s\u00e9 una componente disciplinare che nelle pratiche sempre pi\u00f9 sovente produce e riproduce forme pi\u00f9 o meno sfumate di abuso. Basti pensare, a titolo esemplificativo, che in vicende come quella qui descritta, il primo elemento di complessit\u00e0 sta proprio nell\u2019emersione degli eventi e nella possibilit\u00e0 da parte delle persone che hanno subito tali abusi di poterli denunciare senza incorrere in ulteriori ripercussioni e di poter portare prove a supporto delle loro versioni dei fatti, cos\u00ec come la possibilit\u00e0 di essere creduti. Un elemento da non trascurare \u00e8 lo squilibrio relazionale dettato da ragioni di sicurezza: tutti gli agenti conoscono i detenuti per cognome, mentre gli agenti sono individuabili per ruolo ma non per cognome, rendendo molto difficile l\u2019accertamento dei fatti e la denuncia circostanziata di eventi di abuso. Inoltre, molti dei possibili denuncianti dovrebbero esercitare adire l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria permanendo in custodia dello Stato, spesso nello stesso istituto.<br \/>\nMa allo stesso modo, c\u2019\u00e8 sovente un percepito di vulnerabilit\u00e0, di esposizione, che riguarda la custodia e che la investe in modo speculare. Chauvenet, Rostaing e Orlic (2015) riportano le riflessioni di alcuni agenti nella loro indagine in Francia, che affermano che la rappresaglia sia al contempo un modo per prevenire le violenze future e per punire quelle precedenti. E ancora, Kauffman (1988), invece, legge il grado di violenza che pu\u00f2 verificarsi nelle lezioni impartite ai detenuti dallo staff come una misura non dell\u2019onnipotenza dei supervisori, ma della loro vulnerabilit\u00e0, oltre che della limitatezza di strumenti alternativi possibili da mettere in campo (vuoi per fattori culturali, vuoi per fattori strutturali, vuoi per le trasformazioni avvenute nelle interazioni penitenziarie).<br \/>\nSebbene compresenti, tali vulnerabilit\u00e0 si mantengono asimmetriche, perch\u00e9 esistono in uno spazio abitato da custodi e custoditi, che ha nella coercizione e nella privazione della libert\u00e0 il suo fondamento.<br \/>\nPer questo \u00e8 utile evocare in questa sede anche il concetto di violenza strutturale, cos\u00ec come definito da P. Bourgois e G. Karandinos (2019), i quali affermano che in medicina, il termine \u201cviolenza\u201d indica le azioni individuali che causano traumi o lesioni; implicito nella nozione di \u201cviolenza strutturale\u201d \u00e8 un parallelo tra tale violenza immediatamente visibile, diretta, interpersonale e le modalit\u00e0 con cui le strutture sociali, politiche, istituzionali ed economiche causano danni, producendo una disuguale esposizione al rischio e disparit\u00e0 nell&#8217;accesso alle risorse.<br \/>\nQuesta concezione della violenza non si riferisce ad atti isolati di singoli individui, ma alle conseguenze sistemiche e durature della disuguaglianza, attraverso le forme e le pratiche che Farmer (1999; 2004) ha definito in modo suggestivo come \u201cPatologie del potere\u201d. Secondo l\u2019autore, la violenza opera lungo un continuum che include dimensioni strutturali, simboliche, quotidiane e intime. Proprio per questo la violenza non pu\u00f2 mai essere intesa solo in termini di fisicit\u00e0 \u2013 forza, aggressione o l\u2019inflizione del dolore. La violenza comprende anche gli assalti alla personalit\u00e0, alla dignit\u00e0, al senso del valore della vittima. Forme e modalit\u00e0 che si manifestano spesso in maniera unidirezionale nello spazio del carcere.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Questi concetti restituiscono la dimensione sociale e culturale della violenza, ci\u00f2 che d\u00e0 alla violenza il suo potere e il suo significato, una dimensione difficilmente perseguibile negli spazi tassativi del sistema penale, che opera un accertamento dei fatti, ma non riesce a restituire -spesso- la complessit\u00e0 del contesto[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Questi concetti restituiscono la dimensione sociale e culturale della violenza, ci\u00f2 che d\u00e0 alla violenza il suo potere e il suo significato, una dimensione difficilmente perseguibile negli spazi tassativi del sistema penale, che opera un accertamento dei fatti, ma non riesce a restituire -spesso- la complessit\u00e0 del contesto. Riconoscere il fenomeno della violenza quotidiana e documentare l\u2019intreccio tra violenza intima e violenza strutturale, significa riconoscere la struttura di potere propria del penitenziario, a prescindere dall\u2019esito dei processi. Al punto in cui siamo ora, in attesa di conoscere gli esiti, \u00e8 centrale mantenere l\u2019attenzione sulle forme di vulnerabilit\u00e0 e sulle forme di esercizio del potere, visibili e invisibili.<br \/>\nCome ha affermato Franco Corleone (2000), \u201cil detenuto \u00e8 un soggetto debole per i propri diritti\u201d, e proprio per questo, l\u2019esigibilit\u00e0 e l\u2019inviolabilit\u00e0 degli stessi non pu\u00f2 essere demandata esclusivamente al singolo, ma \u00e8 dipendente dalla struttura e dalle forme di tutela del sistema statale. Proprio per questo sediamo al banco delle parti civili per restituire uno spazio di voce e di diritto a queste vulnerabilit\u00e0. [\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<blockquote>\n<h5>Bibliografia<\/h5>\n<p>Chauvenet A., Rostaing C., Orlic F. (2008), La violence carc\u00e9rale en question, Presses Universitaires de France, Paris.<\/p>\n<p>Corleone F. (2000), I detenuti: un soggetto debole per i propri diritti, in COGLIANO Annibale a cura di, Diritti in carcere, Il difensore civico nella tutela dei detenuti, Quaderni di Antigone, Roma, pp. 153-155.<\/p>\n<p>Farmer P. (1999), Infections and Inequalities: The Modern Plagues, University of California Press, Berkeley.<\/p>\n<p>Farmer P. (2004), An Anthropology of Structural Violence, in \u201cCurrent Anthropology\u201d, 45, 3, pp. 305-25.<\/p>\n<p>Karandinos G,, Bourgois P. (2019), Structural Violence: A 44-Year-Old Uninsured Man with Untreated Diabetes, Back Pain and a Felony Record, in \u201cNew England Journal of Medicine\u201d, 380, 3, pp. 205-9.<\/p>\n<p>Kauffman K. (1988), Prison Officers and Their World, Harvard University Press, Cambridge (ma).<\/p>\n<p>Ronco, D.; Sbraccia, A.; Verdolini, V. (2022) Violenze e rivolte nei penitenziari della pandemia, in Studi sulla questione criminale, 1\/22, pp. 99-123.<\/p><\/blockquote>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Quella persona viene scaricata, come fosse una cosa \u00e8 quello che noi diciamo \u00e8 una cosificazione[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text] I fatti : Le immagini della violenza quotidiana Il 12 agosto 2021 viene trasmesso in esclusiva su RAI 1 un estratto di un video ripreso dalle telecamere di sorveglianza di un istituto penitenziario. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":7113,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0},"categories":[48],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7282"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7282"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7282\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7352,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7282\/revisions\/7352"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7113"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7282"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7282"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7282"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}