{"id":7290,"date":"2023-05-29T12:32:14","date_gmt":"2023-05-29T10:32:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/?p=7290"},"modified":"2023-05-29T15:30:40","modified_gmt":"2023-05-29T13:30:40","slug":"santa-maria-capua-vetere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/santa-maria-capua-vetere\/","title":{"rendered":"Santa Maria Capua Vetere"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>di Gaia Tessitore<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.4) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Santa Maria Capua Vetere&u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7290\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"whatsapp\" class=\"ssba_whatsapp_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7290\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/whatsapp.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"whatsapp\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on whatsapp\" \/><div title=\"Whatsapp\" class=\"ssbp-text\">Whatsapp<\/div><\/a><a data-site=\"twitter\" class=\"ssba_twitter_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=Santa Maria Capua Vetere&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7290&via=\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><a data-site=\"linkedin\" class=\"ssba_linkedin_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/shareArticle?title=Santa Maria Capua Vetere&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7290\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/linkedin.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"linkedin\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on linkedin\" \/><div title=\"Linkedin\" class=\"ssbp-text\">Linkedin<\/div><\/a><\/div><\/div>\u00a0    [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 titolo\" style=\"\"><span>Santa Maria Capua Vetere: Il pi\u00f9 grande dei processi<\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]\u201cUno dei processi per imputazioni di tortura pi\u00f9 grandi e importanti della storia della nostra Repubblica\u201d. Potrebbe essere questa una sintesi semplificatoria del dibattimento in corso in questi mesi davanti alla Corte d\u2019Assise di Santa Maria Capua Vetere.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]\u201cUno dei processi per imputazioni di tortura pi\u00f9 grandi e importanti della storia della nostra Repubblica\u201d. Potrebbe essere questa una sintesi semplificatoria del dibattimento in corso in questi mesi davanti alla Corte d\u2019Assise di Santa Maria Capua Vetere. Sul banco degli imputati ci sono dirigenti dell\u2019amministrazione penitenziaria e agenti che nell\u2019aprile 2020 pianificarono e misero in atto condotte ferocemente violente ai danni di detenuti che avevano protestato nel carcere campano. [\/vc_column_text][vc_column_text]Non \u00e8 la prima volta che la piccola citt\u00e0 in provincia di Caserta \u00e8 sede di procedimenti di grande importanza per la vita giudiziaria del paese: si pensi al processo Spartacus contro il clan dei Casalesi, svoltosi tra il 1998 e il 2005, che ha rappresentato un <em>unicum<\/em> in Italia sia per numero di imputati che per durata del dibattimento. Una situazione in un certo senso paragonabile a quella sembra riproporsi per le vicende di cui trattiamo: il <em>pool<\/em> dei pubblici ministeri (formato dal procuratore aggiunto Alessandro Milita e dai sostituti procuratori Alessandra Pinto e Daniela Pannone) ha infatti esercitato, ad oggi, l\u2019azione penale per 107 imputati, tra cui i vertici della catena di comando che il 6 aprile del 2020 ide\u00f2, organizz\u00f2 e autorizz\u00f2 lo svolgimento della perquisizione generale, definita poi \u201cstraordinaria\u201d, all\u2019interno del carcere \u201cF. Uccella\u201d. Tra gli imputati ci sono importanti figure istituzionali e vertici di polizia, come l\u2019allora provveditore regionale dell\u2019amministrazione penitenziaria, il commissario coordinatore della polizia penitenziaria di Santa Maria Capua Vetere e il comandante del nucleo traduzioni e piantonamenti del centro penitenziario di Secondigliano (nel frattempo indicato, dallo stesso provveditore, come comandante del gruppo di supporto agli interventi, creato <em>ad hoc<\/em> il 9 marzo 2020).<br \/>\nCoinvolti in quella che il g.i.p. che dispose le misure cautelari ha definito una \u201cmattanza\u201d sono per\u00f2 anche numerosi agenti di stanza in altre carceri campane (come ad Avellino e Secondigliano, e molti ancora da identificare), inseriti in quel \u201cgruppo di supporto\u201d che il 6 aprile fu inviato nel carcere casertano per \u201cripristinare l\u2019ordine\u201d, a qualsiasi costo.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h5><strong>I fatti<\/strong><\/h5>\n<p>Le ricostruzioni dei fatti allo stato disponibili, in realt\u00e0, mostrano la pianificazione e l\u2019attuazione di una vera e propria rappresaglia ai danni dei detenuti che avevano protestato (con pestaggi e umiliazioni che diventarono poi indiscriminati, anche su chi non aveva partecipato alle rimostranze): un\u2019esplosione brutale e incontrollata di violenza su uomini inermi che avevano manifestato inquietudini e paure, che ognuno di noi ha conosciuto in quei giorni, e perplessit\u00e0 rispetto alla discutibile gestione della pandemia all\u2019interno del carcere, della quale avevano peraltro pochissime informazioni.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Quelle feroci violenze sono state rese note con grande clamore a livello internazionale dalla diffusione delle immagini del circuito di video sorveglianza, e \u2013 si \u00e8 scoperto, poi \u2013 furono seguite da una lunga sequela di calunnie, tentativi di falsi ideologici, applicazione immotivata di sanzioni disciplinari nei confronti dei detenuti, redazione di atti postumi e depistanti, come la refertazione di lesioni inesistenti agli agenti penitenziari.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Quelle feroci violenze sono state rese note con grande clamore a livello internazionale dalla diffusione delle immagini del circuito di video sorveglianza, e \u2013 si \u00e8 scoperto, poi \u2013 furono seguite da una lunga sequela di calunnie, tentativi di falsi ideologici, applicazione immotivata di sanzioni disciplinari nei confronti dei detenuti, redazione di atti postumi e depistanti, come la refertazione di lesioni inesistenti agli agenti penitenziari.<br \/>\nI capi di imputazione sono, per tutti, gravissimi.<br \/>\nDa un punto di vista processuale \u00e8 apparso evidente, fin dalla prima data dell\u2019udienza preliminare (celebrata il 15 dicembre 2021) che \u2013 nonostante l\u2019enorme lavoro investigativo \u2013 non sarebbe stato facile arrivare al cuore della vicenda e all\u2019accertamento dei fatti. Gi\u00e0 da quando una parte delle persone offese ha deciso di costituirsi parte civile sono cominciate le prime \u201cschermaglie\u201d con i difensori degli imputati che si sono opposti, con particolare veemenza, a queste costituzioni, cos\u00ec come a quelle delle associazioni e degli enti che hanno richiesto di prendere parte al processo. Un elemento, questo, che non deve essere trascurato, dal momento che sugli equilibri del dibattimento influisce ed influir\u00e0 inevitabilmente il livello di attenzione mediatica che associazioni come Antigone e tutte le altre sensibili a queste questioni riusciranno a mantenere intorno agli avvenimenti di quei giorni. Come troppo spesso accade, infatti, con il passare dei mesi, il clamore suscitato dalla gravit\u00e0 degli avvenimenti, le considerazioni politiche (e non) che ne sarebbero potute (e dovute) derivare, nonch\u00e9 l\u2019attenzione generale sul processo, si sono lentamente affievolite, sciogliendosi nello sterile racconto della cronaca giudiziaria. Il piano della riflessione e del dibattito pubblico si \u00e8 via via appiattito sul livello del tecnicismo giuridico, lasciando da parte ogni considerazione politica che \u2013 prescindendo dalle singole condotte materiali \u2013 avrebbe dovuto porre le basi per una seria messa in discussione, per esempio, della gestione del mondo penitenziario durante pandemia, della capacit\u00e0 del sistema di reggere gli equilibri ordinari e straordinari, delle condizioni critiche in termini di strutture, sovraffollamento, gestione sanitaria, e del fallimento di un circuito penale e carcerario diventato contenitore del disagio, della marginalit\u00e0 sociale, della sofferenza.<br \/>\nIl piano processuale, in sostanza, pu\u00f2 essere e, anzi, deve essere utilizzato per aprire e stimolare riflessioni pi\u00f9 ampie.<br \/>\nNello specifico, la complessa documentazione investigativa, le ore di registrazioni del circuito di videosorveglianza, le intercettazioni telefoniche, il contenuto delle denunce e dei successivi riconoscimenti fatti dai detenuti, non potevano che spingere il g.u.p.verso l\u2019inizio di un dibattimento che consentisse di stabilire, con chiarezza, quanto accaduto e attribuire le relative responsabilit\u00e0. Dopo il prevedibile rinvio a giudizio per gli imputati che non hanno scelto la strada di un rito premiale alternativo, le difese degli imputati si sono misurate, ciascuna con una diversa strategia, nel tentativo di indebolire l\u2019impianto accusatorio.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<h5><strong>Il processo<\/strong><\/h5>\n<p>Il processo si \u00e8 aperto il 7 novembre 2022 con la prospettazione di una lunga serie di questioni di legittimit\u00e0 costituzionale relative, tra l\u2019altro, alla nullit\u00e0 della richiesta di rinvio a giudizio \u2013 e il conseguente decreto del g.u.p. \u2013 per mancato deposito, imputabile alla procura, di alcuni atti delle indagini. L\u2019eventuale rilevanza della questione avrebbe potuto comportare una paralisi del dibattimento e, se accolta dalla Consulta, la regressione del procedimento alla fase precedente, con la possibile ma concreta conseguenza, tra l\u2019altro, di prescrizione di alcuni dei reati contestati. I pubblici ministeri hanno per\u00f2 prodotto, in due diverse udienze, le prove del deposito integrale della documentazione investigativa, compresa quella audiovisiva, e la Corte ha ritenuto che non vi fosse alcuna rilevanza della questione sollevata.<br \/>\nI problemi, per\u00f2, sono continuati: nel dichiarato intento di non \u2018politicizzare\u2019 il processo, \u00e8 stata richiesta l\u2019esclusione di alcuni testimoni \u2013 principalmente indicati nelle liste delle associazioni costituitesi parte civile \u2013 accolta dalla Corte d\u2019Assise: non sono stati ritenuti rilevanti, tra gli altri pure esclusi, gli ex ministri della Giustizia, Alfonso Bonafede e Marta Cartabia, il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, il sottosegretario alla giustizia Vittorio Ferraresi, cos\u00ec come gli ex capi del D.a.p. Bernardo Petralia e Carlo Renoldi, subentrati nel ruolo dopo gli avvenimenti di cui a processo.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Per esempio, c\u2019\u00e8 stata opposizione alla trasmissione integrale di Radio Radicale delle udienze di escussione dei testimoni, sulla considerazione che l\u2019assunzione della prova avrebbe potuto essere influenzata \u2013 per chi dovr\u00e0 essere esaminato come teste \u2013 da quanto gi\u00e0 dichiarato dalla polizia giudiziaria che ha svolto le indagini.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]L\u2019istruttoria \u00e8 cos\u00ec faticosamente iniziata l\u20198 marzo 2023, non senza alcune obiezioni sollevate dai difensori. Per esempio, c\u2019\u00e8 stata opposizione alla trasmissione integrale di Radio Radicale delle udienze di escussione dei testimoni, sulla considerazione che l\u2019assunzione della prova avrebbe potuto essere influenzata \u2013 per chi dovr\u00e0 essere esaminato come teste \u2013 da quanto gi\u00e0 dichiarato dalla polizia giudiziaria che ha svolto le indagini. La trasmissione, pertanto, avrebbe dovuto, secondo quest\u2019impostazione, essere possibile solo al termine del dibattimento (la Corte ha ritenuto infondata questa obiezione e ha autorizzato Radio Radicale alla pubblicazione integrale ed immediata delle dirette delle attivit\u00e0 di udienza). Da un punto di vista organizzativo, invece, in considerazione della complessit\u00e0 e probabilmente della delicatezza della vicenda, la Corte d\u2019Assise ha pronunciato un\u2019ordinanza nella quale ha ritenuto (facendo riferimento anche alla recente riforma operata con la legge delega 134 del 2021, attuata con il d.lgs. n. 150 del 2022) che una sola udienza a settimana potrebbe non essere sufficiente a garantire una celere e concentrata celebrazione del dibattimento, tantopi\u00f9 alla luce del fatto che la sola lista testimoniale depositata dalla procura elenca circa duecentocinquanta testi.[\/vc_column_text][vc_column_text]Come si \u00e8 evidenziato, tuttavia, il piano processuale si \u00e8 andato spesso intersecando con quello politico; sarebbe pertanto una grave leggerezza, come pure sta accadendo, tenere separati i due livelli, sganciando quello delle responsabilit\u00e0 individuali dalla gestione complessiva, quotidiana e sistemica dell\u2019istituzione penitenziaria. \u00c8 importante sottolineare, per esempio, che il 25 marzo scorso si \u00e8 diffusa la notizia della presentazione alla Camera dei deputati di una proposta di legge per l\u2019abrogazione del reato di tortura, introdotto, dopo lunghi anni di discussioni e un tortuoso iter parlamentare, nel 2017. \u00c8 evidente come il processo di Santa Maria Capua Vetere rischierebbe di venir pesantemente condizionato se la proposta dovesse trovare seguito legislativo, sebbene ad oggi, per fortuna, la <em>bagarre<\/em> parlamentare sembra essersi spostata su questioni pi\u00f9 elettoralmente appetibili.<br \/>\nAltra questione significativa riguarda la scelta di due, tra gli imputati, di procedere nelle forme del giudizio abbreviato, seppure le loro posizioni non siano meno gravi: si tratta, infatti, di imputazioni per reati di abuso di autorit\u00e0 contro arrestati o detenuti, lesioni e tortura, e per aver \u2013 nel corso della ormai nota \u201cperquisizione straordinaria\u201d, personale, arbitraria e illegittima \u2013 sottoposto le persone recluse a misure di rigore non consentite dalla legge, tra il 6 aprile 2020 e i giorni successivi. Gli agenti, in particolar modo, sono accusati di aver, in concorso con altri, percosso, pestato e provocato lesioni ai detenuti con colpi di manganello, calci, schiaffi, pugni e ginocchiate; di averli costretti a inginocchiamento e prostrazione o a restare in piedi per un tempo prolungato con la faccia rivolta verso il muro, o ancora inginocchiati, imponendo condotte umilianti, come la rasatura forzata di barba e capelli.<br \/>\nAll\u2019udienza dello scorso 14 febbraio, il pubblico ministero ha fatto le sue richieste di condanna: sei anni di reclusione per un agente e tre anni e otto mesi per l\u2019altro. In ogni caso, su quanto accaduto fuori e dentro i reparti del carcere di Santa Maria c\u2019\u00e8 ancora necessit\u00e0 di fare luce. A ottobre scorso la procura ha chiesto, e ottenuto, la proroga del termine per indagare su altri (oltre cinquanta) agenti che, inizialmente, a causa del fatto che indossassero caschi, e perch\u00e9 non c\u2019erano ulteriori elementi utili in tal senso, non erano stati individuati.<br \/>\nA tal proposito, vale la pena riflettere sulle modalit\u00e0 con le quali sono state svolte le indagini.<br \/>\nNon pu\u00f2 nascondersi, infatti, che per l\u2019efficacia dell\u2019attivit\u00e0 investigativa sia stata decisiva la scelta della procura di delegarne lo svolgimento a un corpo di polizia diverso da quella penitenziaria.<br \/>\nSul punto, non essendo prevista alcuna deroga in tema di competenza per territorio, sulla falsariga di quella dell\u2019art. 11 c.p.p. per i magistrati, \u00e8 possibile che si instauri un procedimento presso l\u2019ufficio giudiziario in cui gli indagati svolgano la loro attivit\u00e0 di polizia; allo stesso modo \u00e8 pure possibile, in mancanza di norme organizzative interne che precludano quest\u2019opzione al pubblico ministero, che questi scelga di attribuire la conduzione delle indagini allo stesso corpo di polizia cui appartiene il soggetto sottoposto alle indagini. Non sarebbe, viene da chiedersi, quest\u2019occasione propizia per introdurre, come gi\u00e0 proposto da tempo anche da parte della dottrina, una disposizione che possa disciplinare queste ipotesi?<br \/>\nD\u2019altronde, proprio in questo processo sono numerose le imputazioni che fanno riferimento a false informative di reato redatte, proprio dagli agenti della polizia penitenziaria, per \u201cgiustificare\u201d il trasferimento dei \u201crivoltosi\u201d del reparto Nilo in regime di isolamento al reparto Danubio, dove uno di loro \u2013 Hakimi Lamine \u2013, morir\u00e0 il 4 maggio 2020.<br \/>\nEccoci di nuovo sul campo dell\u2019intersezione tra piani: questa e altre questioni che il procedimento di Santa Maria Capua Vetere sembra aver svelato non possono trovare risposta e approfondimento nella sede giudiziaria, che non ha questo compito; devono piuttosto interrogarci seriamente sulle azioni che concretamente \u00e8 necessario portare avanti, su altri livelli.<br \/>\nQuella, ormai trascurata, per esempio, dei numeri identificativi sulle divise del personale di polizia.<br \/>\nIn questo scenario cos\u00ec complesso il processo continuer\u00e0 nei prossimi mesi, e lo far\u00e0 nell\u2019aula bunker del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, all\u2019interno dell\u2019enorme struttura in cui si trova il carcere dove sono avvenuti i fatti, e dove, nel frattempo, permane il regime cosiddetto \u201ca celle chiuse\u201d per tutti i reparti, ad eccezione del Volturno (dove sono ristretti i detenuti a trattamento avanzato).<br \/>\nQuanto ai luoghi in cui sono avvenute le vicende oggetto del processo, il Danubio, dove furono spostati i detenuti che \u201cavevano protestato\u201d e che, per questo, dovevano essere puniti \u2013 reparto che ospitava la sezione ex art. 32 e le celle di isolamento \u2013 \u00e8 stato di recente ristrutturato.<br \/>\nNon potr\u00e0 bastare una ritinteggiata per cancellare quanto successo, n\u00e9 servir\u00e0 a far dimenticare, soprattutto a chi le ha subite, le feroci violenze di quel giorno.<br \/>\nTocca, allora, a tutti gli altri, lavorare collettivamente sul processo per preservare la memoria di quanto accaduto.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]\u201cUno dei processi per imputazioni di tortura pi\u00f9 grandi e importanti della storia della nostra Repubblica\u201d. 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