{"id":7306,"date":"2023-05-29T12:58:05","date_gmt":"2023-05-29T10:58:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/i-diritti-lgbtqi-in-carcere-2\/"},"modified":"2023-05-29T14:29:23","modified_gmt":"2023-05-29T12:29:23","slug":"il-carcere-diffuso-la-violenza-urbana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/il-carcere-diffuso-la-violenza-urbana\/","title":{"rendered":"Il carcere diffuso. La violenza urbana"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>di Valeria Verdolini <\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.4) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Il carcere diffuso. La violenza urbana&u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7306\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"whatsapp\" class=\"ssba_whatsapp_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7306\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/whatsapp.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"whatsapp\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on whatsapp\" \/><div title=\"Whatsapp\" class=\"ssbp-text\">Whatsapp<\/div><\/a><a data-site=\"twitter\" class=\"ssba_twitter_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=Il carcere diffuso. La violenza urbana&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7306&via=\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><a data-site=\"linkedin\" class=\"ssba_linkedin_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/shareArticle?title=Il carcere diffuso. La violenza urbana&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7306\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/linkedin.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"linkedin\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on linkedin\" \/><div title=\"Linkedin\" class=\"ssbp-text\">Linkedin<\/div><\/a><\/div><\/div>\u00a0    [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 titolo\" style=\"\"><span>Il carcere diffuso. La violenza urbana<\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Nelle loro esemplificazioni, i classici permettono di vedere chiaramente ci\u00f2 che la modernit\u00e0 confonde. Gli antichi greci facevano discendere il concetto di tortura da \u1f00\u03bd\u1f71\u03b3\u03ba\u03b7 \/an\u00e0nk\u0113, ossia la necessit\u00e0, che condivideva il tempio con \u03b2\u03af\u03b1, la violenza, non a caso sorella di \u039a\u03c1\u03ac\u03c4\u03bf\u03c2, il potere che soggioga. In questa polarizzazione a tre, possiamo vedere come si pu\u00f2 distinguere una violenza strumentale (politica, spesso tesa all\u2019urgenza della confessione) e una violenza che il diritto chiama \u2018inumana e degradante\u2019 e che viene dalle relazioni strutturali tra potere e forza, non indirizzate alla giustizia ma all\u2019umiliazione. Se la prima \u00e8 la violenza che si scaglia contro Prometeo, che sfida gli dei e ruba il fuoco per darlo agli uomini, gli antichi greci prevedevano anche una forma di violenza che \u00e8 pi\u00f9 quotidiana e strutturale, applicata nei confronti dei non cittadini. Quest\u2019ultima era chiamata basanos, un termine che originariamente indicava la \u201cpietra di paragone\u201d, usata per testare l\u2019oro, e che da questo pass\u00f2 a indicare qualunque strumento o procedimento utile a \u201cmettere alla prova\u201d. Una prova di tenuta e di fiducia, a cui venivano sottoposti gli esclusi. La societ\u00e0 ateniese, infatti, aveva previsto una forma specifica di tortura e sevizia \u201cpubblica\u201d, ampiamente applicata, sempre e solo a una condizione: che a subirla non fosse un cittadino ateniese. Come racconta Cantarella (2012) nel De Mysteriis di Andocide, infatti, un decreto detto \u201cdi Scamandrio\u201d (secondo alcuni, tardo VI secolo a.C.) vietava di sottoporre a tortura i cittadini. Non solo: l\u2019Atene periclea prevedeva un\u2019ulteriore forma di tortura, la c.d. \u201ctortura giudiziale\u201d. Nel corso di un processo, se una delle parti chiedeva che venisse chiamato a testimoniare uno schiavo, era applicata una procedura poich\u00e9 la testimonianza di uno schiavo era considerata credibile solo dopo che questo era stato sottoposto alla violenza. L\u2019onere di compiere l\u2019atto iniziale di questa procedura, detta proklesis eis basanon, toccava a chi chiedeva la testimonianza e consisteva, a seconda dei casi, nell\u2019offrire un proprio schiavo perch\u00e9 venisse torturato, o nel chiedere alla controparte che consegnasse a questo scopo uno dei suoi schiavi.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Indipendentemente degli usi necessitati, quello che colpisce \u00e8 la coerenza nelle forme di coercizione istituzionale e di abuso indirizzate a due categorie specifiche di soggetti: coloro che sfidano la sovranit\u00e0 (oggi diremmo i soggetti coinvolti da processi politici) e coloro che non rientrano davvero in una pienezza della cittadinanza[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Indipendentemente degli usi necessitati, quello che colpisce \u00e8 la coerenza nelle forme di coercizione istituzionale e di abuso indirizzate a due categorie specifiche di soggetti: coloro che sfidano la sovranit\u00e0 (oggi diremmo i soggetti coinvolti da processi politici) e coloro che non rientrano davvero in una pienezza della cittadinanza.<br \/>\nUn tratto che accomuna l\u2019Atene periclea e le metropoli odierne, sia per la violenza con cui si criminalizzano i movimenti (Ultima generazione tra tuttti) sia per due vicende recentissime di abusi delle forze dell\u2019ordine, agite nei confronti di due differenti outsiders della pol\u00ecs contemporanea.<br \/>\nIl 24 maggio 2023, alle 8.30 del mattino, una donna transgender di origine brasiliana \u00e8 stata immobilizzata da quattro agenti della polizia locale di Milano e colpita con violente bastonate da uno di loro. La scena \u00e8 visibile, poich\u00e9 una persona affacciata alla finestra ha ripreso l\u2019accaduto, diffondendolo online. Nel video si vede la donna che viene buttata a terra e colpita con alcune bastonate da un agente. Un altro agente, successivamente le spruzza dello spray al peperoncino prima di immobilizzarla e colpirla con un calcio. La donna non oppone apparentemente resistenza in modo violento: alza le braccia. Nella fase finale del video un agente le sferra un\u2019altra bastonata alla testa mentre un collega cerca di ammanettarla.<br \/>\nUn tratto che accomuna l\u2019Atene periclea e le metropoli odierne, sia per la violenza con cui si criminalizzano i movimenti (Ultima generazione tra tuttti) sia per due vicende recentissime di abusi delle forze dell\u2019ordine, agite nei confronti di due differenti outsiders della pol\u00ecs contemporanea.<br \/>\nIl 24 maggio 2023, alle 8.30 del mattino, una donna transgender di origine brasiliana \u00e8 stata immobilizzata da quattro agenti della polizia locale di Milano e colpita con violente bastonate da uno di loro. La scena \u00e8 visibile, poich\u00e9 una persona affacciata alla finestra ha ripreso l\u2019accaduto, diffondendolo online. Nel video si vede la donna che viene buttata a terra e colpita con alcune bastonate da un agente. Un altro agente, successivamente le spruzza dello spray al peperoncino prima di immobilizzarla e colpirla con un calcio. La donna non oppone apparentemente resistenza in modo violento: alza le braccia. Nella fase finale del video un agente le sferra un\u2019altra bastonata alla testa mentre un collega cerca di ammanettarla.<br \/>\nDi poche ore successiva \u00e8 una seconda ripresa, effettuata a Livorno. Le immagini mostrano un carabiniere che colpisce con un calcio al volto un giovane. Quest\u2019ultimo, secondo le ricostruzioni, avrebbe rubato poco prima della colluttazione delle cuffie per il cellulare e del cibo per cani. Dopo essere fuggito, alla vista dei militari, che lo hanno individuato subito dopo il fatto, il ragazzo non si \u00e8 fermato e ha continuato a scappare, ignorando l&#8217;alt. &#8220;Raggiunto da uno dei due militari \u2013 prosegue una nota dei carabinieri \u2013 ha continuato ad opporsi con veemenza al tentativo di arresto colpendo anche il carabiniere che nel frattempo aveva richiesto l&#8217;intervento del compagno di pattuglia. I due carabinieri ripetono pi\u00f9 volte la parola \u00abfermo\u00bb, nonostante il giovane sia gi\u00e0 immobilizzato a terra. Mentre il ragazzo viene ammanettato, uno dei due militari lo tiene per il collo. \u00abMi fa male la gamba!\u00bb, si sente urlare. E poi ancora: \u00abLa gente mi guarda, cos\u00ec mi fanno le foto\u00bb. I vertici dell\u2019Arma dei Carabinieri affermano che \u00abtale condotta non \u00e8 assolutamente in linea con i valori dell\u2019Arma\u00bb e \u00abil comportamento del militare verr\u00e0 giudicato immediatamente con il massimo rigore sotto ogni aspetto, a partire dal trasferimento istantaneo ad un incarico non operativo\u00bb.<br \/>\nLe due vicende rappresentano solo gli ultimi episodi in ordine di tempo di una lunga serie di eventi (almeno una ventina quelli noti, a processo o archiviati negli ultimi 20 anni) che hanno visto coinvolte le forze dell\u2019ordine (in modo trasversale, sia dal punto di vista del tipo di corpo che di ruolo) e registrato forme di abuso.<br \/>\nLa frequenza, cos\u00ec come la ricorrenza di alcune variabili, sono lo spunto per provare a sistematizzare alcune riflessioni sulle forme estese della custodia e del potere disciplinare fuori dalle mura del penitenziario, ma anche le linee di continuit\u00e0 tra il margine del carcere e quello della cittadinanza, ossia tra l\u2019esclusione e la reclusione. Una linea continua gi\u00e0 individuata da Stanley Cohen (1985) che, parlando di net widening, aveva dimostrato come l\u2019investimento di risorse nell\u2019ambito delle community-based sanctions non avesse agito la sostituzione tra stato sociale e stato penale, bens\u00ec un aumento parallelo del numero di persone sottoposte a sanzione penale di natura non carceraria e un conseguente ampliamento dell\u2019area del controllo penale, come confermano i lavori sulla transcarceration (Lowman, Menzies, Palys, 1987).<br \/>\nA fronte di questa espansione del penale e del controllo, chi \u00e8 oggetto di abuso? Avvengono in modalit\u00e0 indiscriminata o esistono dei pattern ricorrenti nelle soggettivit\u00e0 abusate? Se ripercorriamo i casi (cos\u00ec come riportati dalle cronache e sistematizzati da Acad) c\u2019\u00e8 una ricorsivit\u00e0 nelle situazioni: gli interventi di TSO, il fermo urbano o ferroviario per il controllo di identificazione e lo stazionamento nelle celle di sicurezza. Oltre alla ricorsivit\u00e0 dei luoghi, c\u2019\u00e8 un\u2019altrettanta affinit\u00e0 nelle soggettivit\u00e0 vittime di abuso. Si tratta di persone portatrici di una o pi\u00f9 caratteristiche di vulnerabilit\u00e0 giuridica\/vulnerabilit\u00e0 sociale: migrante, LGBTQIA+, tossicodipendente, malato psichiatrico, disabile, spesso combinate. Sono persone che versano di sovente in stati di alterazione e agitazione al momento dell\u2019incontro con le forze dell\u2019ordine. Se alcuni casi sono difformi per biografia, lo sono perch\u00e9 le forme di profilazione applicate hanno attribuito tali caratteristiche a soggettivit\u00e0 meno vulnerabili<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_7306_1('footnote_plugin_reference_7306_1_1');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_7306_1('footnote_plugin_reference_7306_1_1');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_7306_1_1\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">1)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_7306_1_1\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>. Le vittime degli abusi sono soggettivit\u00e0 in una frequente relazione di dipendenza\/presa in carico da parte del servizio pubblico e con i servizi sociali. Una relazione di asimmetria che coinvolge modelli di inclusione attuata non tanto attraverso l\u2019attivazione, l\u2019empowerment delle capacit\u00e0, le forme di agentivit\u00e0, ma solo attraverso l\u2019assistenza e l\u2019infantilizzazione.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]La crisi del welfare e della sanit\u00e0 territoriale hanno prodotto, nei fatti, un ampliamento di questa popolazione che abita il margine, non titolare di un vero e proprio diritto alla citt\u00e0, e per questo in bal\u00eca tanto delle forme di esclusione quanto di reclusione[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]La crisi del welfare e della sanit\u00e0 territoriale hanno prodotto, nei fatti, un ampliamento di questa popolazione che abita il margine, non titolare di un vero e proprio diritto alla citt\u00e0, e per questo in bal\u00eca tanto delle forme di esclusione quanto di reclusione.<br \/>\nTanto il manicomio, quanto il carcere, e pi\u00f9 recentemente i Centri per il Rimpatrio e gli hotspot sono da sempre stati spazi di sottrazione (il carcere sottrae il reo allo spazio sociale e protegge la comunit\u00e0 dalla minaccia) e spazi-margine, proprio perch\u00e9 producono e differenziano il corpo sociale, che quindi segue forme e strutture diverse di potere e territorialit\u00e0. Nella prefazione al libro di Bruce Jackson Leurs prisons, Foucault descrive chiaramente il carcere come margine, evidenziando tuttavia le porosit\u00e0 e sostenendo che \u201ci margini in cui circolano non sono segnati dai confini dell\u2019esclusione; sono gli spazi discreti e silenziosi che permettono al profilo pi\u00f9 onorevole di diffondersi, alla legge pi\u00f9 austera di applicarsi. Ci\u00f2 che un certo lirismo chiama i \u201cmargini\u201d della societ\u00e0, e che noi immaginiamo come un \u201cfuori\u201d, sono le lacune interne, le piccole distanze interstiziali che permettono il funzionamento. (Foucault, 1975, p. 1).<br \/>\nCullen e Pretes (2000) distinguono due forme di concettualizzazione della marginalit\u00e0: la marginalit\u00e0 come influenzata da determinanti economiche e una marginalit\u00e0 vista come costruzione sociale, effetto di un sistema di potere, per cui la marginalit\u00e0 \u00e8 intesa come relazione di potere tra un gruppo che si percepisce come centro e le minoranze e i non membri percepiti come &#8220;altri&#8221;. Come afferma Ferguson, &#8220;quando diciamo marginale, dobbiamo sempre chiederci: marginale rispetto a cosa? Ma \u00e8 difficile rispondere a questa domanda. Il luogo da cui si esercita il potere \u00e8 spesso un luogo nascosto. Quando cerchiamo di individuarlo, il centro sembra sempre essere altrove. Eppure sappiamo che questo centro fantasma, per quanto sfuggente, esercita un potere reale e innegabile sull&#8217;intera struttura sociale della nostra cultura e sui modi in cui la pensiamo&#8221; (Ferguson, 1990: 9).<br \/>\nNell\u2019ultimo anno, complice la pandemia e l\u2019aumento delle forme di povert\u00e0 assoluta, assistiamo ad un\u2019estensione degli spazi margine anche nello spazio pubblico, e parallelismi nella gestione -disciplinare- del margine e nella continuit\u00e0 tra esclusione e reclusione, una continuit\u00e0 che spesso rappresenta l\u2019humus fertile per le forme di violenza sistemica e strutturale. Una definizione del &#8220;diritto alla citt\u00e0&#8221; \u00e8 offerta da Lefebvre, quando scrive: &#8220;il diritto alla citt\u00e0 si manifesta come una forma superiore di diritti: diritto alla libert\u00e0, all&#8217;individualizzazione nella socializzazione, all&#8217;habitat e all&#8217;abitare (Lefebvre, 1996: 173-174). E, oggi pi\u00f9 che mai, si infoltiscono le schiere di coloro che non godono di tale diritto. Una spiegazione interessante si trova nelle riflessioni di Webber (1964, pp. 108-109): &#8220;l&#8217;idea di comunit\u00e0 \u00e8 stata legata all&#8217;idea di luogo. Sebbene altre condizioni siano associate alla comunit\u00e0 &#8211; tra cui il &#8220;senso di appartenenza&#8221;, un corpo di valori condivisi, un sistema di organizzazione sociale e l&#8217;interdipendenza &#8211; la prossimit\u00e0 spaziale continua a essere considerata una condizione necessaria. Ma sta diventando evidente che \u00e8 l&#8217;accessibilit\u00e0, piuttosto che l&#8217;aspetto di propinquit\u00e0 del &#8220;luogo&#8221;, a essere una condizione necessaria. Man mano che l&#8217;accessibilit\u00e0 si svincola dalla propinquit\u00e0, la coabitazione di un luogo territoriale &#8211; sia esso un quartiere, un sobborgo, una metropoli, una regione o una nazione &#8211; diventa meno importante per il mantenimento delle comunit\u00e0 sociali. E l\u2019appartenenza al luogo \u00e8 da sempre la base delle forme di cittadinanza sociale, rilevanti per poter essere (o non essere) parte dello scambio sociale.<br \/>\nCome ha affermato Sayad: \u201cQuello di essere immigrato \u00e8 un reato latente, camuffato, di cui il soggetto in questione non ha alcuna responsabilit\u00e0 ma che il reato commesso, oggettivato, e su cui la giustizia deve indagare, permette di portare alla luce. Ogni processo a un immigrato delinquente \u00e8 un processo all\u2019immigrazione, concepita essenzialmente come delinquenza in s. e secondariamente come fonte di delinquenza\u201d (Sayad, 2002, p. 372).<br \/>\nSimili appaiono le parole di Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia parlando della salute mentale: \u201cSe si tralascia, infatti, la malattia come fatto reale e se ne considera soltanto l\u2019aspetto sociale, si possono definire i malati di mente come la presenza di un terzo mondo all\u2019interno del mondo occidentale. [\u2026] L\u2019esclusione \u2013 come fatto sociale \u2013 di cui il negro \u00e8 oggetto in una societ\u00e0 razzista che ha bisogno di sfruttarlo per sopravvivere, \u00e8 ci\u00f2 che determina il negro come inferiore e selvaggio; come l\u2019esclusione (come fatto sociale) di cui il malato mentale \u00e8 oggetto nella nostra societ\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che lo determina come inferiore e pericoloso. (Basaglia, Basaglia, 1968, p. 10).[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Come ha sostenuto Luigi Ferrajoli, c\u2019\u00e8 una corrispondenza tra diseguaglianza e percezione dell\u2019inferiorit\u00e0: \u201cSi \u00e8 trattato di una legittimazione incrociata: dell\u2019idea dei soggetti pi\u00f9 deboli come inferiori ad opera della disuguaglianza giuridica, e della disuguaglianza giuridica ad opera della percezione razzista o classista o maschilista dei soggetti pi\u00f9 deboli come inferiori. Se l\u2019uguaglianza e la comunanza nei diritti sono un fattore di educazione civile, sollecitando la percezione del diverso come uguale, inversamente la disuguaglianza giuridica \u00e8 un fattore di diseducazione, generando l\u2019immagine dell\u2019altro come inferiore naturalmente perch\u00e9 inferiore giuridicamente\u201d[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Come ha sostenuto Luigi Ferrajoli, c\u2019\u00e8 una corrispondenza tra diseguaglianza e percezione dell\u2019inferiorit\u00e0: \u201cSi \u00e8 trattato di una legittimazione incrociata: dell\u2019idea dei soggetti pi\u00f9 deboli come inferiori ad opera della disuguaglianza giuridica, e della disuguaglianza giuridica ad opera della percezione razzista o classista o maschilista dei soggetti pi\u00f9 deboli come inferiori. Se l\u2019uguaglianza e la comunanza nei diritti sono un fattore di educazione civile, sollecitando la percezione del diverso come uguale, inversamente la disuguaglianza giuridica \u00e8 un fattore di diseducazione, generando l\u2019immagine dell\u2019altro come inferiore naturalmente perch\u00e9 inferiore giuridicamente\u201d(Ferrajoli, 2018).<br \/>\nUna simile relazione \u00e8 stata individuata da Emilio Santoro (2010) riflettendo sul contesto italiano ed europeo. Il sociologo riprende Foucault e individua la fine degli anni Settanta come epilogo della cittadinanza inclusiva e inizio della produzione e gestione delle irregolarit\u00e0, ossia l\u2019applicazione della Polizeiwissenschaft, la \u201cscienza del governo della popolazione attraverso la popolazione\u201d (Santoro, 2010, p. 147).<br \/>\nUn principio che si replica quotidianamente nei tentativi di colmare la distanza tra cittadinanza giuridica e cittadinanza sociale nelle citt\u00e0 meticce, ma che si estende a tutti coloro che sono in qualche modo, portatori di una diversit\u00e0, di una vulnerabilit\u00e0, di una differenziazione: gli stranieri, i disabili, i cittadini LGBTQIA+, i portatori di una fragilit\u00e0 psichica. Come ha affermato Franco Rotelli, il progetto triestino prevedeva un passaggio dalla libert\u00e0 da qualcosa (da tutto ci\u00f2 che ha necessitato la chiusura degli ospedali psichiatrici) alla libert\u00e0 per qualcosa (per tutto ci\u00f2 che viene dentro al lavoro del territorio). Per Rotelli, si tratta di due fasi indissolubili, da una parte la decostruzione delle strutture psichiatriche ritenute obsolete (ma anche dei saperi, conoscenze, uso delle risorse etc.) e la costruzione del nuovo lavoro progettuale. I basagliani parlavano infatti di \u201cdiritti di cittadinanza\u201d dei pazienti psichiatrici, un progetto in qualche modo rimasto incompiuto, nella misura in cui \u00e8 mancato un investimento sull\u2019impresa sociale, sul riempimento delle articolazioni materiali e concrete di tale principio. Se gli psichiatri triestini erano ben consapevoli che la legge 180 avrebbe sancito solo un primo passo per il riconoscimento dei diritti negati, il loro sforzo non \u00e8 bastato per colmare lo iato tra cittadinanza formale e cittadinanza materiale.<br \/>\nE tale iato &#8211; o per dirla sempre con le parole di Rotelli- dove si interrompe lo scambio sociale- diventa, nei fatti, la forma di giustificazione delle possibilit\u00e0 di eccesso di forza, di fare il proprio dovere, di utilizzare la coercizione anche dove non necessaria. Si pu\u00f2 quasi parlare di un ritorno ad una condizione pre-moderna, che \u00e8 propria della logica vendicatoria, ma anche un modo per rafforzare (con la forza e non con i diritti) o in casi estremi, costruire il legame del (quasi) cittadino con lo Stato.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Le violazioni dei diritti sono, invece, da considerarsi quali sintomi di patologie pi\u00f9 profonde del potere e sono legate intimamente e matematicamente alle condizioni sociali che cos\u00ec spesso determinano chi subir\u00e0 abusi e chi sar\u00e0 protetto dal danno[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Le patologie del potere<\/strong><\/p>\n<p>La formulazione \u201cpatologie del potere\u201d \u00e8 da attribuire alle riflessioni di Paul Farmer (2004), che afferma che le violazioni dei diritti umani non sono incidenti e non sono casuali nella distribuzione o nell\u2019effetto. Le violazioni dei diritti sono, invece, da considerarsi quali sintomi di patologie pi\u00f9 profonde del potere e sono legate intimamente e matematicamente alle condizioni sociali che cos\u00ec spesso determinano chi subir\u00e0 abusi e chi sar\u00e0 protetto dal danno.<br \/>\nLa concezione di patologie del potere si esplicita nella pratica della \u201cviolenza strutturale\u201d che l\u2019antropologo definisce come un\u2019ampia rubrica che include una serie di offese alla dignit\u00e0 umana: povert\u00e0 estrema e relativa, disuguaglianze sociali che vanno dal razzismo alla disuguaglianza di genere, e le forme pi\u00f9 spettacolari di violenza che sono abusi incontestabili dei diritti umani, alcune delle quali puniscono gli sforzi per sfuggire alla violenza stessa.<br \/>\nSimilmente, si pu\u00f2 scomodare il concetto di violenza quotidiana (Scheper-Hughes, 1996), ossia la produzione sociale di indifferenza a fronte della brutalit\u00e0 istituzionalizzata, non tanto e non solo per la frequenza delle forme di abuso, ma per la continuit\u00e0 tra abuso fisico, psicologico e la normalizzazione delle piccole brutalit\u00e0 e il terrore a livello di comunit\u00e0 che crea un senso comune o un ethos della violenza: sono pratiche quotidiane ed espressioni di violenza interpersonale, domestica e delinquenziale. Proprio per questo la violenza non pu\u00f2 mai essere intesa solo in termini di fisicit\u00e0\u2013 forza, aggressione, o l\u2019inflizione del dolore. La violenza comprende anche gli assalti alla personalit\u00e0, alla dignit\u00e0, al senso del valore della vittima. La dimensione sociale e culturale della violenza \u00e8 ci\u00f2 che d\u00e0 alla violenza il suo potere e il suo significato. Riconoscere il fenomeno della violenza quotidiana \u00e8 documentare l\u2019intreccio tra violenza intima e violenza strutturale..<br \/>\nBourgois (2019) ha recentemente parlato di vulnerabilit\u00e0 strutturale, individuando come forze strutturali i bassi livelli di istruzione, l\u2019emarginazione dalle opportunit\u00e0 di lavoro legali, il facile accesso alle forniture all\u2019ingrosso di eroina e cocaina, il facile accesso alle armi da fuoco con e senza licenza, e l\u2019alienazione dai servizi sociali: \u201cLa vulnerabilit\u00e0 \u00e8 determinata da rapporti di potere, forze sociali ed economiche su larga scala che emarginano certi individui e causano ed esacerbano le loro malattie\u201d. Per Baratta, nella zona pi\u00f9 bassa della scala sociale la funzione selezionatrice del sistema si trasforma in funzione emarginante, in un punto permanentemente critico tra gli strati pi\u00f9 bassi del proletariato e le zone di sottosviluppo ed emarginazione. Un margine in cui all\u2019azione regolatrice del mercato del lavoro si somma quella dei meccanismi sanzionatori del diritto, e determina il perimetro di agibilit\u00e0 e di vulnerabilit\u00e0 (Baratta, 2019, p. 236).<br \/>\nPer questo credo che sia pi\u00f9 corretto utilizzare il termine abuso per descrivere queste pratiche: \u201cun\u2019esperienza personale di livelli intollerabili di sofferenza (che spesso si esprime sotto forma di violenza interpersonale e autodistruzione) in individui socialmente vulnerabili, nel contesto di forze strutturali (politiche, economiche, istituzionali e culturali) e manifestazioni fisiche di disagio (malattia, dolore fisico, deprivazione emotiva).<br \/>\nNelle pratiche concrete, queste strutture sociali limitano lo spazio di \u201cvoce\u201d delle vittime degli abusi, che difficilmente arrivano a denunciare (molti dei casi giudiziari sono partiti solo in presenza di testimoni terzi, di supporti video, o nella situazione pi\u00f9 drammatica, a fronte del decesso dell\u2019abusato) e se lo fanno, raramente sono creduti (in quanto portatori di vulnerabilit\u00e0 strutturali che non li rendono credibili), creando un contesto di impunit\u00e0 -de facto- degli autori.<br \/>\nI fatti recenti esistono solo perch\u00e9 l\u2019occhio (il telefono) ha lasciato una traccia tangibile delle violenze. E perch\u00e9 in qualche modo sono state attuate alleanze e scambio sociale tra le vittime della violenza istituzionale e il resto della cittadinanza.<br \/>\nIn secondo luogo, proprio per la necessit\u00e0 di un intervento per rispondere alla sofferenza strutturale di cui queste soggettivit\u00e0 sono portatrici, spesso questo tipo di azioni sono inserite dagli autori dell\u2019abuso in un frame necessitato, in cui non solo l\u2019abuso \u00e8 corretto, ma anche in linea con la funzione svolta. Un\u2019argomentazione che si ritrova ad esempio nelle dichiarazioni di un sindacato autonomo di polizia sui recenti eventi: \u201cRisolvete i problemi di sicurezza ma senza e in nessun caso utilizzando strumenti difensivi in dotazione n\u00e9 l&#8217;uso della forza, se necessaria\u201c che, in analogia, equivarrebbe a dire ad un meccanico di \u201csistemare il motore dell\u2019auto senza per\u00f2 utilizzare i necessari utensili n\u00e9 l&#8217;uso della forza per adoperare questi ultimi, se necessaria\u201d.<br \/>\nPietro Buffa, parlando dell\u2019approccio che individua nella situazione come motivo dell\u2019esacerbarsi della violenza, ha affermato che: \u201cL\u2019approccio situazionista pone l\u2019attenzione non tanto sulle mele marce quanto, piuttosto, sui cattivi cesti intendendo, in questo modo, il fatto che non sono tanto le qualit\u00e0 o le perversioni individuali a generare i comportamenti patologici oggetto di attenzione quanto il complesso situazionale, fatto di ruoli, regole, norme, anonimato delle persone e del luogo, deumanizzazione, conformismo e tante altre variabili che andremo ad analizzare e che caratterizzano il contesto in cui quelle persone si calano, rinforzato, a sua volta, dal Sistema pi\u00f9 generale\u201d (Buffa, 2013, p. 271). Una lettura che si ritrova anche nelle analisi critiche, come quella recente proposta da Salvatore Palidda, che afferma: \u201cle polizie non fanno altro che sostituire l\u2019azione repressiva a quello che dovrebbe essere il trattamento sociale o socio-sanitario della marginalit\u00e0 della cosiddetta asocialit\u00e0, della devianza e anche della delinquenza. Tant\u2019\u00e8 che anche gli operatori delle polizie che hanno maturato una mentalit\u00e0 diciamo democratica se non di sinistra, dicono apertamente che il potere politico non fa altro che scaricare sulle polizie la soluzione di problemi economici e sociali che non ha interesse a risolvere perch\u00e9 fa gli interessi dei dominanti e non vuole spendere per il sociale\u201d.<br \/>\nUn meccanismo quindi che presenta una scarsit\u00e0 di risorse e un modello asimmetrico di risoluzione del conflitto, soprattutto nei confronti di coloro che non sono pienamente parte della cittadinanza (tanto giuridica, quanto sociale).<br \/>\nCome affermava Ferrero (1942, pp. 38, 41, 46), \u201cil potere \u00e8 la manifestazione suprema della paura che gli uomini fanno a s\u00e9 stessi, malgrado gli sforzi che compiono per liberarsi della paura medesima. [\u2026] Se \u00e8 vero che i soggetti hanno sempre paura del potere a cui sono sottoposti, il potere ha sempre paura dei soggetti a cui comanda. [\u2026] L\u2019intima natura del principio di legittimit\u00e0 \u00e8 la facolt\u00e0 di esorcizzare la paura: \u00e8 la paura misteriosa e reciproca che insorge sempre tra il potere e coloro che ne sono sottoposti\u201d.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Se la paura \u00e8 il vettore comune, il lavoro per contrastare questo tipo di fenomeni non pu\u00f2 passare solamente dall\u2019accountability in sede processuale (per quanto questa rappresenti un traguardo non sempre raggiungibile) ma deve essere un investimento e un processo innanzitutto culturale, sociale e sistemico per vedere l\u2019alterit\u00e0 e ricollocarla nella prossimit\u00e0 umana[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Se la paura \u00e8 il vettore comune, il lavoro per contrastare questo tipo di fenomeni non pu\u00f2 passare solamente dall\u2019accountability in sede processuale (per quanto questa rappresenti un traguardo non sempre raggiungibile) ma deve essere un investimento e un processo innanzitutto culturale, sociale e sistemico per vedere l\u2019alterit\u00e0 e ricollocarla nella prossimit\u00e0 umana. Un lavoro di impresa sociale, in cui tutte e tutti concorrono alla cittadinanza comune e a mitigare gli effetti delle diseguaglianze, per evitare che potere e violenza si rafforzino, soprattutto sui corpi degli ultimi.<br \/>\nUn lavoro che idealmente apre a nuove forme culturali in grado di coinvolgere i corpi delle forze dell\u2019ordine, le cittadine e i cittadini, per ripristinare lo scambio sociale, e non lasciare pi\u00f9 nessuno escluso, e quindi esposto agli abusi.[\/vc_column_text][vc_column_text]BARATTA A. (2019), <em>Criminologia e critica del diritto penale. Introduzione alla sociologia giuridico penale<\/em>, Meltemi, Milano.<br \/>\nBASAGLIA F., ONGARO BASAGLIA F. (1968), Introduzione, in E. Goffman, <em>Asylums. Le istituzioni totali<\/em>, Einaudi, Torino.<br \/>\nBOURGOIS P., (2019), <em>Structural Violence: A 44-Year-Old Uninsured Man with Untreated Diabetes, Back Pain and a Felony Record<\/em>, in \u201cNew England Journal of Medicine\u201d, 380, 3, pp. 205-9.<br \/>\nBUFFA P. (2013), <em>Prigioni. Amministrare la sofferenza<\/em>, Edizioni Gruppo Abele, Torino.<br \/>\nCANTARELLA E. (2012), <em>La chiamavano basanos: la tortura nell\u2019antica Grecia<\/em>, in Criminalia, pp. 19-26.<br \/>\nCOHEN S. (1985), <em>Visions of Social Control: Crime, Punishment and Classification<\/em>, Polity Press, Cambridge.<br \/>\nCULLEN B. T., PRETES E. M. (2000), <em>The Meaning of Marginality: Interpretations and Perceptions in Social Science<\/em>, in \u201cThe Social Science Journal\u201d, 2, pp. 215-29.<br \/>\nFARMER P. (2004), <em>An Anthropology of Structural Violence<\/em>, in \u201cCurrent Anthropology\u201d, 45, 3, pp. 305-25.<br \/>\nFERGUSON R. (1990), Introduction: Invisible Center, in R. Ferguson, M. Gever, T. T. Minh-ha, C. West (eds.), <em>Out There: Marginalization and Contemporary Cultures<\/em>, The mit Press, Cambridge (ma), pp. 1-14.<br \/>\nFERRAJOLI L. (2018), <em>Manifesto per l\u2019uguaglianza<\/em>, Laterza, Roma\/Bari.<br \/>\nFOUCAULT M. (1975), Preface, in B. Jackson, Leurs prisons. <em>Autobiographies de prisonniers et<\/em><br \/>\n<em>d\u2019ex-detenus am\u00e9ricains<\/em>, Plon, Paris, pp. i-vi.<br \/>\nLEFEBVRE H. (1996) <em>Writings on Cities<\/em>. Oxford: Blackwell.<br \/>\nLOWMAN J., MENZIES R., PALYS T. (1987), <em>Transcarceration Essays in the Sociology of Social Control<\/em>, Cambridge University Press, Cambridge.<br \/>\nROTELLI F. (1991), <em>Lo scambio sociale. Intervista di Giovanna Gallio<\/em>, Centro di documentazione di Trieste.<br \/>\nSANTORO E. (2010), <em>La regolamentazione dell\u2019immigrazione come questione sociale: dalla cittadinanza inclusiva al neoschiavismo<\/em>, in F. Belvisi, A Facchi., T. Pitch, C. Sarzotti, E. Santoro (a cura di), Diritto come questione sociale, Giappichelli, Torino, pp. 129-81.<br \/>\nSAYAD A. (2002), <em>La doppia assenza<\/em>, Raffaello Cortina Editore, Milano.<br \/>\nSCHEPER-HUGHES N. (1996), <em>Small Wars and Invisible Genocides<\/em>, in \u201cSocial Science and Medicine\u201d, 43, 5, pp. 889-900.<br \/>\nWEBBER M. M. (1964) <em>Explorations into urban structure<\/em>, Philadelphia: University of Pennsylvania press.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<div class=\"speaker-mute footnotes_reference_container\"> <div class=\"footnote_container_prepare\"><p><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_label pointer\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_7306_1();\">References<\/span><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_collapse_button\" style=\"display: none;\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_7306_1();\">[<a id=\"footnote_reference_container_collapse_button_7306_1\">+<\/a>]<\/span><\/p><\/div> <div id=\"footnote_references_container_7306_1\" style=\"\"><table class=\"footnotes_table footnote-reference-container\"><caption class=\"accessibility\">References<\/caption> <tbody> \r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_7306_1('footnote_plugin_tooltip_7306_1_1');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_7306_1_1\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>1<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\">Ad esempio, nel caso Aldrovandi, la ricostruzione processuale racconta di come gli agenti non credessero alle generalit\u00e0 date, perch\u00e9 convinti che fosse straniero: \u201cma come? ti chiami Federico?\u201d.<\/td><\/tr>\r\n\r\n <\/tbody> <\/table> <\/div><\/div><script type=\"text\/javascript\"> function footnote_expand_reference_container_7306_1() { jQuery('#footnote_references_container_7306_1').show(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_7306_1').text('\u2212'); } function footnote_collapse_reference_container_7306_1() { jQuery('#footnote_references_container_7306_1').hide(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_7306_1').text('+'); } function footnote_expand_collapse_reference_container_7306_1() { if (jQuery('#footnote_references_container_7306_1').is(':hidden')) { footnote_expand_reference_container_7306_1(); } else { footnote_collapse_reference_container_7306_1(); } } function footnote_moveToReference_7306_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_7306_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } } function footnote_moveToAnchor_7306_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_7306_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } }<\/script>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Nelle loro esemplificazioni, i classici permettono di vedere chiaramente ci\u00f2 che la modernit\u00e0 confonde. Gli antichi greci facevano discendere il concetto di tortura da \u1f00\u03bd\u1f71\u03b3\u03ba\u03b7 \/an\u00e0nk\u0113, ossia la necessit\u00e0, che condivideva il tempio con \u03b2\u03af\u03b1, la violenza, non a caso sorella di \u039a\u03c1\u03ac\u03c4\u03bf\u03c2, il potere che soggioga. In questa polarizzazione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":7113,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7306"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7306"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7306\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7328,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7306\/revisions\/7328"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7113"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7306"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7306"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7306"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}