{"id":4288,"date":"2021-03-02T17:17:40","date_gmt":"2021-03-02T16:17:40","guid":{"rendered":"http:\/\/antigone.filarete.it\/?p=4288"},"modified":"2021-05-04T21:48:15","modified_gmt":"2021-05-04T19:48:15","slug":"tecnologie-e-diritti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/tecnologie-e-diritti\/","title":{"rendered":"Tecnologie e diritti"},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span><\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (7.4.18) simplesharebuttons.com --><div id=\"ssba-classic-2\" class=\"ssba ssbp-wrap left ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:left\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"email\" class=\"ssba_email_share\" href=\"mailto:?subject=Tecnologie%20e%20diritti&body=%20https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4288\"><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/email.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Email\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Email this to someone\" \/><div title=\"email\" class=\"ssbp-text\">email<\/div><\/a><a data-site=\"\" class=\"ssba_facebook_share\" href=\"http:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4288\"  target=\"_blank\" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on Facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"\" class=\"ssba_twitter_share\" href=\"http:\/\/twitter.com\/share?url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4288&text=Tecnologie%20e%20diritti%20\"  target=&quot;_blank&quot; ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Tweet about this on Twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><\/div><\/div>\u00a0    <div class=\"scaricapdf\">\n\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/17.-ANTIGONE_XVIIrapporto_Tecnologie.pdf\" target=\"_blank\"><i class=\"fa fa-arrow-circle-down\" aria-hidden=\"true\"><\/i>  <\/a>\n    <\/div>\n    [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 titolo\" style=\"\"><span>In carcere \u00e8 (finalmente) arrivata la tecnologia?<\/span><\/h4><h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 sottotitolo\" style=\"\"><span><\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<span style=\"font-weight: 400;\">Incredibile a dirsi, la pandemia ha costituito sotto molti aspetti la prima opportunit\u00e0 per le carceri di assistere a un uso non residuale, e non teso alla sola custodia, di quelle tecnologie che plasmano la vita quotidiana nel mondo libero. Nei mesi scorsi si \u00e8 assistito per la prima volta all\u2019ingresso di oggetti tremendamente familiari per ciascuno di noi attorno ai quali vigeva un irriflesso tab\u00f9 penitenziario, gli smartphone; all\u2019uso di modalit\u00e0 comunicative che fin da bambini si frequentano nelle proprie case, le videochiamate; a un adeguamento di attivit\u00e0 scolastiche interne a quelle sperimentate fuori, la didattica a distanza. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Nel 95,5% degli istituti visitati dall\u2019Osservatorio di Antigone nel corso del 2020 vi \u00e8 oggi la possibilit\u00e0 di effettuare videochiamate con i propri cari. In<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> 61 carceri l\u2019Osservatorio ha effettuato un monitoraggio della gestione scolastica scoprendo che in meno della met\u00e0 <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">si effettua didattica a distanza. L\u2019introduzione dei cellulari e il massiccio ampliamento del ricorso alle videochiamate ha costituito una reazione molto rapida alla pandemia da parte del sistema carcerario. Come vedremo pi\u00f9 sotto, gli istituti hanno prontamente trovato strategie di adeguamento alla nuova realt\u00e0 che passavano attraverso l\u2019uso delle tecnologie. Ma andiamo con ordine e ricostruiamo un percorso che riguarda in maniera essenziale i diritti delle persone detenute.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tra i principi fondamentali che aprono le European Prison Rules del Consiglio d\u2019Europa c\u2019\u00e8 infatti quello che afferma che \u201cla vita in carcere deve essere il pi\u00f9 vicino possibile agli aspetti positivi della vita nella societ\u00e0 libera\u201d. Il digiuno tecnologico imposto alle carceri rende la vita interna enormemente diversa da quella esterna, scavando un profondo fossato di ulteriore isolamento. L\u2019analfabetismo informatico allontana ogni sana spinta di reintegrazione sociale. La Regola 24 afferma che \u201ci detenuti devono essere autorizzati a comunicare il pi\u00f9 frequentemente possibile &#8211; per lettera, telefono, o altri mezzi di comunicazione &#8211; con la famiglia, con terze persone e con i rappresentanti di organismi esterni, e a ricevere visite da dette persone\u201d. Nel commentario si legge che \u201cle autorit\u00e0 penitenziarie devono essere consapevoli delle nuove possibilit\u00e0 di comunicazione per via elettronica offerte dalla tecnologia moderna. Pi\u00f9 queste possibilit\u00e0 si sviluppano, pi\u00f9 aumentano anche i mezzi per il loro controllo, cosicch\u00e9 i nuovi mezzi di comunicazione elettronica possono essere utilizzati con modalit\u00e0 che non minacciano la sicurezza e l\u2019ordine interno\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le Mandela Rules delle Nazioni Unite affermano alla Regola 58 che le comunicazioni con famiglia e amici dovrebbero avvenire \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">in writing and using, where available, telecommunication, electronic, digital and other means\u201d<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. La clausola che subordina la possibilit\u00e0 di comunicare per via informatica alla disponibilit\u00e0 delle adeguate tecnologie si spiega con il contesto planetario cui le Mandela Rules si rivolgono, dove non \u00e8 certo un paese come l\u2019Italia ad avere difficolt\u00e0 sotto questo rispetto. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">La legge interna italiana non esplicita il diritto della persona detenuta a usare le nuove tecnologie di comunicazione. Si auspicava l\u2019introduzione di una frase chiara sul tema da parte della riforma dell\u2019ordinamento penitenziario dell\u2019ottobre 2018 che tuttavia non ci fu. In quel frangente sono state per\u00f2 aggiunte all\u2019art. 18 le parole per cui \u201cl<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u2019informazione \u00e8 garantita per mezzo dell\u2019accesso a quotidiani e siti informativi\u201d. Non ci risulta che le carceri si siano adeguate in maniera minimamente significativa a tale disposizione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sul piano amministrativo, per il passato \u00e8 da citarsi il lavoro della C<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">ommissione ministeriale in materia penitenziaria messa in piedi all\u2019indomani della sentenza Torreggiani del 2013 e presieduta dall\u2019attuale Garante nazionale delle persone private della libert\u00e0 Mauro Palma. Nella sua relazione conclusiva del novembre di quell\u2019anno, la Commissione disponeva che \u201cin via sperimentale si avvier\u00e0 nel medio periodo la pratica dell\u2019organizzazione dei colloqui via \u2018skype\u2019 negli Istituti forniti di computer, in aggiunta alle ore di colloquio regolamentari\u201d. Ma le attenzioni della Commissione al mondo informatico non si limitavano al tema dei contatti con l\u2019esterno. \u201cIn linea con il Progetto strategico governativo \u2018Agenda digitale\u2019\u201d, scriveva ancora, \u201cva comunque avviato da subito (&#8230;) il percorso per l\u2019adozione della Cartella medica digitale\u201d, fondamentale per assicurare continuit\u00e0 terapeutica, per monitorare lo stato di presa in carico da parte delle Asl, per promuovere la telemedicina. All\u2019epoca nessun carcere italiano era dotato di cartella digitale. Tutto veniva registrato in fascicoli cartacei che parevano risalire a ere remote, enormi faldoni pieni di fogli stratificati, rovinati, scritti a mano e spesso incomprensibili,<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> nel rischio di non saper fornire le giuste indicazioni terapeutiche in situazioni critiche e di compromettere fortemente il diritto alla salute. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Nell\u2019estate 2014 l\u2019Osservatorio di Antigone tent\u00f2 una prima ricognizione su 12 regioni a campione (nord, centro, sud, isole) sullo stato di adeguamento a tali disposizioni, coprendo oltre la met\u00e0 delle carceri del paese.<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> Si trovarono solo quattro istituti che avevano sperimentato l\u2019uso di Skype (Padova, Trieste, Volterra, Piazza Armerina), uno strumento privo di costi e di banale organizzazione. Quanto alla cartella clinica digitale, oltre all\u2019Emilia Romagna che l\u2019aveva virtuosamente introdotta in tutte le sue carceri, solo 9 istituti tra quelli monitorati si erano adeguati alla disposizione. Dopo ben tre anni, nel 2017, l\u2019Osservatorio ripet\u00e9 un simile monitoraggio a campione su 86 carceri (il 45% del totale), scoprendo che le videochiamate si potevano effettuare in soli 7 istituti, l\u20198,1% di quelli visitati. In 3 si poteva accedere a Internet per motivi diversi dalla videochiamata. Il sistema pareva impermeabile a cambiamenti che lo avrebbero avvicinato al resto del mondo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Fino a quando, all\u2019inizio del 2020, il mondo non fu scosso dalla pandemia. Da quel momento gli eventi si susseguono a un ritmo che mai si era visto nell\u2019universo penitenziario. Il decreto legge dell\u20198 marzo 2020 recante misure urgenti per co<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">ntenere gli effetti della pandemia sull\u2019attivit\u00e0 giudiziaria, ripreso in questo meno di dieci giorni dopo dal decreto cosiddetto Cura Italia, interrompe &#8211; inizialmente solo per due settimane &#8211; i colloqui in presenza dei detenuti con congiunti o altre persone, sostituendoli con colloqui a distanza svolti \u201cmediante, ove possibile, apparecchiature e collegamenti di cui dispone l\u2019amministrazione penitenziaria e minorile o mediante corrispondenza telefonica, che pu\u00f2 essere\u00a0 autorizzata\u00a0 oltre\u00a0 i\u00a0 limiti\u201d di legge. La legge 77 del 17 luglio, di conversione del decreto cosiddetto Rilancio, formalizzer\u00e0 la possibilit\u00e0 di svolgere colloqui a distanza tramite strumenti messi a disposizione dall\u2019Amministrazione \u201csu richiesta dell\u2019interessato\u201d, oltre che quando ci\u00f2 \u00e8 necessario per motivi di salute.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Se la parte teorica \u00e8 rapida, la prassi non \u00e8 da meno e le rimane alle calcagna. Accade adesso la cosa forse pi\u00f9 straordinaria per chi conosce l\u2019universo carcerario: i cancelli degli istituti si aprono all\u2019uso consentito dello smartphone. Uno degli oggetti maggiormente demonizzati dal sistema penitenziario viene addirittura acquistato dall\u2019istituzione per la popolazione detenuta.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<span style=\"font-weight: 400;\">Il 12 marzo, a poche ore dalla tragedia delle rivolte penitenziarie, l\u2019Amministrazione emana una circolare nella quale chiede alle carceri di \u201cconsentire lo svolgimento di esami di laurea, esami universitari e colloqui didattici tra docenti e studenti detenuti, sia appartenenti ai circuiti di Media Sicurezza che As3, mediante videoconferenza e\/o tramite Skype\u201d. La circolare aggiunge, cosa niente affatto scontata, che \u201callo scopo di limitare il disagio dei detenuti sopraindicati, in particolare se iscritti a corsi universitari, si consentir\u00e0 anche l\u2019uso della posta elettronica per comunicazioni celeri con i docenti\u201d. Infine, si consentir\u00e0 \u201cil ricorso alla posta elettronica per la corrispondenza tra i detenuti sia Media Sicurezza sia As3 con i familiari\u201d. Tutto questo vale solo per la fase emergenziale, ma \u00e8 comunque qualcosa cui mai si era assistito prima. Da sottolineare l\u2019attenzione a percorsi che esulano da quelli affettivi nei quali introdurre l\u2019uso della tecnologia. Si rompe il tab\u00f9 del digitale in carcere. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Lo stesso giorno una circolare dell\u2019ufficio amministrativo preposto all\u2019alta sicurezza autorizza per i detenuti in questo circuito, sempre limitatamente alla fase dell\u2019emergenza, l\u2019uso \u201cdella piattaforma \u2018Skype for business\u2019 per l\u2019effettuazione di videochiamate con i propri familiari aventi diritto\u201d. Se la parte teorica \u00e8 rapida, la prassi non \u00e8 da meno e le rimane alle calcagna. Accade adesso la cosa forse pi\u00f9 straordinaria per chi conosce l\u2019universo carcerario:\u00a0i cancelli degli istituti si aprono all\u2019uso consentito dello smartphone. Uno degli oggetti maggiormente demonizzati dal sistema penitenziario viene addirittura acquistato dall\u2019istituzione per la popolazione detenuta.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]In una circolare datata 21 marzo, il capo dell\u2019Amministrazione penitenziaria chiede a direttori e comandanti di spiegare alle persone detenute le misure adottate, sottolineando l\u2019impegno dell\u2019Amministrazione stessa per alleviare il disagio attraverso, tra le altre cose, \u201cl\u2019acquisizione di oltre 1.600 telefoni mobili ed il prossimo acquisto di ulteriori 1.600 cellulari\u201d, come ribadito pochi giorni dopo dal Ministro della Giustizia al Parlamento. Ci\u00f2 \u201cincrementer\u00e0 considerevolmente i colloqui a distanza che saranno possibili, oltre che con l\u2019utilizzo di Skype, anche con le videochiamate da effettuarsi tramite le utenze mobili\u201d. Si specifica che i video-colloqui saranno possibili \u201csenza alcuna spesa per tutti i detenuti anche se appartenenti al circuito di alta sicurezza\u201d. I cellulari potranno inoltre venire utilizzati dai detenuti per telefonare verso utenze mobili.<br \/>\nDurante la prima ondata di Covid-19 l\u2019Osservatorio di Antigone, impossibilitato a effettuare le visite, ha raccolto e sistematizzato le segnalazioni sulle carceri di tutto il territorio nazionale che provenivano dalla propria rete di contatti locali o da operatori e parenti che si rivolgevano all\u2019associazione. Si \u00e8 potuto cos\u00ec verificare come in pochi giorni tanti e tanti istituti avessero raggiunto quel traguardo organizzativo per il quale in passato non erano bastati degli anni. Pochi giorni dopo l\u2019inizio del lockdown, si effettuano videochiamate in tanti istituti da nord a sud. Sono 58 le segnalazioni su altrettanti istituti che in quei giorni raggiungono l\u2019Osservatorio di Antigone con notizie sull\u2019attivazione delle videocomunicazioni. Moltissime altre sono immaginabili senza che ne abbiamo avuto diretta informazione.<br \/>\nNel carcere di Mantova si utilizza Skype, cos\u00ec come in quelli di Rimini, Livorno, Porto Azzurro, Rossano, Lecce; a Genova Marassi e a Lucera si aggiunge anche Whatsapp, a Biella arrivano 13 dispositivi per le videochiamate, a Brindisi si moltiplicano le postazioni, a Taranto, a Pozzuoli, a Catanzaro si usa Skype for business, a Padova sono disponibili 7 smartphone, a Chiavari si cerca di attrezzare la biblioteca per avere pi\u00f9 postazioni di videochiamate. Volterra, Rovigo, Massa, Ascoli Piceno, Catania, Palermo, Tempio Pausania, Oristano e tanti altri ancora: le carceri sono finalmente attraversate da un\u2019onda digitale che le avvicina al mondo esterno.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"font-weight: 400;\">Uno scenario che mai si sarebbe potuto prevedere, viste le premesse, e che, se da un lato sorprende positivamente, dall\u2019altro lascia l\u2019amarezza dell\u2019immaginare quanto si sarebbe potuto fare e non si \u00e8 fatto se non sotto la pressione del dramma sanitario. <\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<span style=\"font-weight: 400;\">Uno scenario che mai si sarebbe potuto prevedere, viste le premesse, e che, se da un lato sorprende positivamente, dall\u2019altro lascia l\u2019amarezza dell\u2019immaginare quanto si sarebbe potuto fare e non si \u00e8 fatto se non sotto la pressione del dramma sanitario. <\/span>Nell\u2019ottobre 2020 un decreto legge prevedeva il nuovo reato di introduzione o detenzione del cellulare in carcere. Nessuno ne avrebbe sentito il bisogno se le telefonate penitenziarie e le relazioni con i propri cari fossero state maggiormente liberalizzate. Rimane la consapevolezza della facilit\u00e0 con la quale ogni avanzamento compiuto nel periodo che stiamo vivendo possa perdersi appena l\u2019agognato ritorno alla normalit\u00e0 lo permetta. E rimane dunque l\u2019attenzione che ogni attore coinvolto &#8211; la politica, l\u2019amministrazione, la societ\u00e0 civile &#8211; \u00e8 chiamato a prestare affinch\u00e9 non si torni indietro neanche di un passo. Anzi, si faccia ancora tanta strada in avanti.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Incredibile a dirsi, la pandemia ha costituito sotto molti aspetti la prima opportunit\u00e0 per le carceri di assistere a un uso non residuale, e non teso alla sola custodia, di quelle tecnologie che plasmano la vita quotidiana nel mondo libero. 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