{"id":4334,"date":"2021-03-02T17:29:00","date_gmt":"2021-03-02T16:29:00","guid":{"rendered":"http:\/\/antigone.filarete.it\/i-rapporti-con-i-famigliari-al-41-bis-il-diritto-ai-colloqui-2\/"},"modified":"2021-05-04T22:20:49","modified_gmt":"2021-05-04T20:20:49","slug":"laccoglienza-perduta-cronaca-di-un-suicidio-nellemergenza-sanitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/laccoglienza-perduta-cronaca-di-un-suicidio-nellemergenza-sanitaria\/","title":{"rendered":"L\u2019accoglienza perduta: cronaca di un suicidio nell\u2019emergenza sanitaria"},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Omid Firouzi Tabar e Alessandro Maculan<\/span><\/h4>[vc_column_text][\/vc_column_text][vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (7.4.18) simplesharebuttons.com --><div id=\"ssba-classic-2\" class=\"ssba ssbp-wrap left ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:left\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"email\" class=\"ssba_email_share\" href=\"mailto:?subject=L\u2019accoglienza%20perduta:%20cronaca%20di%20un%20suicidio%20nell\u2019emergenza%20sanitaria&body=%20https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4334\"><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/email.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Email\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Email this to someone\" \/><div title=\"email\" class=\"ssbp-text\">email<\/div><\/a><a data-site=\"\" class=\"ssba_facebook_share\" href=\"http:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4334\"  target=\"_blank\" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on Facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"\" class=\"ssba_twitter_share\" href=\"http:\/\/twitter.com\/share?url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4334&text=L%E2%80%99accoglienza%20perduta%3A%20cronaca%20di%20un%20suicidio%20nell%E2%80%99emergenza%20sanitaria%20\"  target=&quot;_blank&quot; ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Tweet about this on Twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><\/div><\/div>     <div class=\"scaricapdf\">\n\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/41.-ANTIGONE_XVIIrapporto_AccoglienzaPerduta.pdf\" target=\"_blank\"><i class=\"fa fa-arrow-circle-down\" aria-hidden=\"true\"><\/i>  <\/a>\n    <\/div>\n    [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 titolo\" style=\"\"><span>L\u2019accoglienza perduta: cronaca di un suicidio nell\u2019emergenza sanitaria<\/span><\/h4><h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 sottotitolo\" style=\"\"><span><\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][vc_column_text][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]La presente cronaca e le conseguenti considerazioni si sviluppano a partire e intorno al drammatico episodio del suicidio di Chaka Ouattara, un ragazzo 23enne di origine maliana, richiedente protezione internazionale, che si \u00e8 tolto la vita il 7 novembre 2020 nel carcere di Verona, dove si trovava in regime di sorveglianza particolare di cui all\u2019articolo 14 bis L. 354\/1975. Chaka era stato incarcerato, assieme ad altre 3 persone, con l\u2019accusa di aver fatto parte ed essere stato uno dei promotori di alcune proteste scoppiate nel mese di giugno 2020 all\u2019interno del centro straordinario di accoglienza dell\u2019ex Caserma Serena a Treviso, proteste scoppiate in seguito a un incontrollabile focolaio esploso dentro il campo e alla decisione di isolarlo dall\u2019esterno rinchiudendo dentro forzatamente i circa 300 \u201cospiti\u201d.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"font-weight: 400;\">Al 31 dicembre 2020 infatti i beneficiari dell\u2019accoglienza in Veneto risultavano essere in totale 4616, di cui 4016 (87%) ospitati nei CAS e 600 (13%) all\u2019interno dei SIPROIMI, i percorsi di accoglienza ordinaria che in seguito alla 132\/2018 hanno sostituito gli SPRAR.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Accoglienza in Veneto: emergenza continua e grandi strutture<\/strong><\/p>\n<p>In seguito alla cosiddetta \u201ccrisi dei rifugiati\u201d del 2015 il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo in Veneto si \u00e8 strutturato in linea con le tendenze riscontrabili sul piano nazionale, in molti casi radicalizzandone certi aspetti critici che hanno svelato diffusamente una propensione alla violazione dei diritti e alla produzione di processi di segregazione socio-spaziale. In questi anni sono stati due gli aspetti che possono dare complessivamente conto delle modalit\u00e0 di gestione di questo fenomeno e rilevare la peculiarit\u00e0 della situazione in questa regione.<br \/>\nInnanzitutto, scorrendo i dati forniti dal Ministero degli Interni, notiamo come la propensione ravvisabile su scala nazionale alla rinuncia al modello pubblico e \u201cordinario\u201d (SPRAR\/SIPROIMI\/SAI), e il radicamento di una gestione di connotazione \u201cemergenziale\u201d sia particolarmente visibile e intensivamente applicata su questo territorio. Al 31 dicembre 2016, nel cuore della sopra citata crisi, sono stati rilevati 14.136 migranti complessivamente accolti nelle varie strutture, di cui 10.439 (74,5%) ospitati nei centri di accoglienza straordinaria (CAS), 2.795 (20%) nei grandi centri di prima accoglienza (\u201chub\u201d regionali) e soltanto 535 (4,5%) all\u2019interno degli SPRAR. I dati pi\u00f9 recenti, che mostrano innanzitutto il calo drastico delle\/degli accolti sul territorio &#8211; dovuto tra l\u2019altro alla riduzione degli sbarchi e alle soluzioni radicalmente restrittive messe in atto dalla 132\/2018, la legge che ha convertito i \u201cDecreti Salvini\u201d \u2013 confermano chiaramente tale tendenza. <span style=\"font-weight: 400;\">Al 31 dicembre 2020 infatti i beneficiari dell\u2019accoglienza in Veneto risultavano essere in totale 4616, di cui 4016 (87%) ospitati nei CAS e 600 (13%) all\u2019interno dei SIPROIMI, i percorsi di accoglienza ordinaria che in seguito alla 132\/2018 hanno sostituito gli SPRAR. <\/span>\u00c8 importante sottolineare che per quanto riguarda la percentuale di migranti \u201cospitati\u201d nei SIPROIMI in rapporto al totale delle\/degli accolte\/i sul territorio il Veneto si trova, insieme alla Sicilia, all\u2019ultimo posto della classifica a livello nazionale.<\/p>\n<p>A questa egemonia piuttosto netta dell\u2019approccio emergenziale si accompagna un secondo aspetto che, soprattutto fino al 2019 e dunque prima della chiusura dei centri di prima accoglienza di Cona (Venezia) e di Bagnoli (Padova), ha fatto del Veneto un caso unico tra le Regioni italiane: il prolungato concentramento di un consistente numero di richiedenti asilo presso grandi strutture. Tra le varie si possono elencare gli \u201chub\u201d regionali della Prandina (Padova), di Bagnoli e di Cona, i quali hanno mediamente ospitato 800\/1200 beneficiari, ma anche alcuni grandi CAS come l\u2019ex caserma Zanusso a Oderzo (Treviso) e l\u2019ex caserma Serena a Casier (Treviso) dove la media delle\/i migranti presenti \u00e8 stata di 400\/500. Naturalmente questo particolare modello &#8211; cos\u00ec strutturato soprattutto per la riluttanza delle Amministrazioni locali ad attivare gli SPRAR e investire pubblicamente in accoglienza e inclusione sociale &#8211; ha avuto consistenti conseguenze sulle condizioni di vita delle\/dei richiedenti asilo e sull\u2019universo relazionale tra esse\/essi e la popolazione autoctona.<br \/>\nIl radicamento e la progressiva normalizzazione del paradigma emergenziale di organizzazione dell\u2019accoglienza e la presenza di grandi concentramenti all\u2019interno dei campi hanno provocato, come rilevato da recenti indagini empiriche (Pasian e Toffanin 2018; Firouzi 2019), da una parte una diffusa e sistematica violazione dei diritti primari come quelli socio-sanitari, numerosi episodi di segregazione socio-spaziale, dinamiche di progressiva compressione della libert\u00e0 delle\/dei migranti e, dall\u2019altra, orientamenti paternalistici e infantilizzanti ascrivibili a quello che \u00e8 stato definito come \u201cparadigma umanitario\u201d di governo delle migrazioni (Fassen 2005, Malkki 1996).<br \/>\nSenza dimenticare, ci preme sottolinearlo, l\u2019esistenza di molteplici piani di negoziazione e protesta messi in atto dalle\/dai richiedenti asilo, talvolta con il supporto delle\/degli stesse\/i operatrici e operatori e delle realt\u00e0 solidali dei territori. Resistenze individuali e collettive con cui le\/i migranti hanno tentato &#8211; talvolta riuscendovi, anche se pi\u00f9 di frequente divenendo oggetto di azioni punitive &#8211; di riaffermare i loro diritti e la loro autodeterminazione.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"font-weight: 400;\">Una delle principali criticit\u00e0 rispetto alle condizioni di vita delle\/degli accolte\/i \u00e8 sicuramente individuabile nel sovraffollamento, una questione che, come avviene in molti contesti di isolamento e confinamento, diventa a sua volta terreno fertile su cui nascono problemi e disagi di varia natura. <\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>La ex-caserma Serena: sovraffollamento, contagi e proteste<\/strong><\/p>\n<p>Il centro di accoglienza straordinario situato nella ex-caserma Serena nasce nel luglio del 2015. La sua genesi ci dice molto riguardo lo scenario presente in quel periodo. Il 15 luglio, quando 101 giovani migranti, da poco approdati sulle coste italiane, vengono sistemati in una palazzina del Comune di Quinto in Provincia di Treviso, gli abitanti del quartiere, coadiuvati da alcuni militanti neo-fascisti di Forza Nuova, si ribellano a questa decisione occupando i cortili e le entrate dei palazzi, incendiando materassi e cassonetti e impedendo che i migranti ricevano i pasti dalla Cooperativa incaricata. In seguito a questo episodio &#8211; emblematicamente definito dal Presidente della Regione Zaia l\u2019inizio della \u201cafricanizzazione\u201d del Veneto &#8211; la Prefettura di Treviso decide di trasferire tutti nell\u2019ex-caserma Serena. La storia di questo luogo non \u00e8 molto dissimile da quella degli altri grandi campi, a partire dal profilo dell\u2019ente gestore. Questo infatti, la Nova Facility, prima attivo nel campo dell\u2019energia e dell\u2019edilizia, comincia a occuparsi di accoglienza dal 2015, portando i suoi ricavi dichiarati dai 719mila euro del 2014 agli oltre 6 milioni e mezzo del 2019<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_4334_1('footnote_plugin_reference_4334_1_1');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_4334_1('footnote_plugin_reference_4334_1_1');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_4334_1_1\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">1)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_4334_1_1\" class=\"footnote_tooltip\"><span style=\"font-weight: 400;\">Questi dati sono stati ripresi da un reportage su Nova Facility scritto da Carlo Ruggiero sul giornale della CGIL \u201cCollettiva\u201d. <span class=\"footnote_url_wrap\">https:\/\/www.collettiva.it\/copertine\/diritti\/2020\/08\/11\/news\/dai_mattoni_ai_migranti_l_evoluzione_degli_affari-223770\/<\/span><\/span><\/span><\/span><script type=\"text\/javascript\"> jQuery('#footnote_plugin_tooltip_4334_1_1').tooltip({ tip: '#footnote_plugin_tooltip_text_4334_1_1', tipClass: 'footnote_tooltip', effect: 'fade', predelay: 0, fadeInSpeed: 200, delay: 400, fadeOutSpeed: 200, position: 'top right', relative: true, offset: [10, 10], });<\/script>, giungendo a detenere ad oggi un piccolo \u201cimpero\u201d dell\u2019accoglienza se consideriamo che gestisce anche il pi\u00f9 grande CAS del Veneto a Oderzo, l\u2019ex caserma Mattei a Bologna adibito ad HUB regionale e l\u2019Hotspot a Lampedusa. <span style=\"font-weight: 400;\">Una delle principali criticit\u00e0 rispetto alle condizioni di vita delle\/degli accolte\/i \u00e8 sicuramente individuabile nel sovraffollamento, una questione che, come avviene in molti contesti di isolamento e confinamento, diventa a sua volta terreno fertile su cui nascono problemi e disagi di varia natura. <\/span><\/p>\n<p>A proposito, il numero degli \u201cospiti\u201d si aggira intorno alle 800 unit\u00e0 nei primi anni di attivit\u00e0 per scendere a partire dal 2018, probabilmente a seguito alle misure restrittive introdotte dai Decreti Salvini e a una netta diminuzione degli sbarchi, e assestarsi nell\u2019ultimo anno intorno alle 200-300 unit\u00e0.<br \/>\nLe problematiche di questo contesto di accoglienza emergono in maniera evidente nel marzo del 2017, quando le\/i richiedenti asilo, durante una protesta, recapitano al direttore della struttura una lettera<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_4334_1('footnote_plugin_reference_4334_1_2');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_4334_1('footnote_plugin_reference_4334_1_2');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_4334_1_2\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">2)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_4334_1_2\" class=\"footnote_tooltip\"><span style=\"font-weight: 400;\"> Questa rivendicazione \u00e8 stata documentata e pubblicata on-line da Meltingpot, che ha riportato sul suo sito integralmente la lettera delle\/dei richiedenti asilo.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><span class=\"footnote_url_wrap\">https:\/\/www.meltingpot.org\/Treviso-ex-Caserma-Serena-I-richiedenti-asilo-in-protesta.html#.YA7tehbSJPY<\/span><\/span><\/span><\/span><script type=\"text\/javascript\"> jQuery('#footnote_plugin_tooltip_4334_1_2').tooltip({ tip: '#footnote_plugin_tooltip_text_4334_1_2', tipClass: 'footnote_tooltip', effect: 'fade', predelay: 0, fadeInSpeed: 200, delay: 400, fadeOutSpeed: 200, position: 'top right', relative: true, offset: [10, 10], });<\/script> denunciando da un lato i lunghi tempi di permanenza nel campo dovuti alla lentezza dell\u2019iter della domanda di asilo e dall\u2019altro le condizioni di sistematica violazione dei diritti primari. In questa articolata lettera si riferiscono in particolar modo alle condizioni fatiscenti degli alloggi paragonati a \u201ccelle di prigione\u201d, alla scarsa qualit\u00e0 del cibo, alla mancanza di adeguata assistenza medica e alle frequenti intimidazioni di operatori, polizia e carabinieri.<br \/>\n\u00c8 per\u00f2 a giugno del 2020, in piena crisi sanitaria, che si accendono i riflettori sull\u2019ex caserma Serena mettendone definitivamente a nudo i limiti organizzativi e strutturali. Gioved\u00ec 11 giugno viene data la notizia che un operatore sociale rientrato dall\u2019estero risulta essere positivo al Covid-19. La Prefettura e l\u2019Ulss trevigiana decidono, cos\u00ec, di procedere con uno screening sanitario, isolando il campo e chiudendo gli accessi. Questa decisione suscita nelle giornate dell\u201911 e del 12 giugno accese proteste dei circa 330 migranti che rifiutano, in molti casi temendo di non poter andare al lavoro e dunque di perderlo, di essere messi in quarantena.<br \/>\nIn quelle giornate ci sono momenti di alta tensione tra le\/i migranti e le forze dell\u2019ordine, ma anche con lo staff della struttura e con il personale sanitario. La rabbia espressa dalle\/dai migranti si rivolge verso la gestione della situazione di crisi, in particolar modo verso la carenza di informazioni adeguate, che ha senz\u2019altro radici lontane. I circa 300 richiedenti presenti nella struttura sono reduci da lunghi mesi nei quali, nel \u201clockdown\u201d generalizzato, si sono ritrovati giorno e notte ammassati a condividere gli angusti spazi del campo, letteralmente imprigionati dentro una struttura che come altri luoghi (fabbriche, ospedali, carceri) si era rivelata naturalmente soggetta a essere un focolaio. Lunghi mesi di estrema solitudine, di desolazione, paura, ansia e frustrazione, durante i quali le autorit\u00e0 non sono mai intervenute per effettuare dei tamponi o per attivare protocolli organizzativi, e informativi, orientati a garantire la sicurezza sanitaria nella struttura.<br \/>\nL\u2019ipotesi di una nuova quarantena arriva esattamente quando finalmente anche alla ex Caserma Serena, come in tutta Italia, stava ricominciando lentamente lo scorrere \u201cnormale\u201d della vita quotidiana, soprattutto nel momento in cui le\/i migranti ricominciavano ad avere accesso pi\u00f9 ampio ad attivit\u00e0 lavorative. Come sottolineato da un\u2019attivista che ha seguito da vicino l\u2019intera vicenda e che abbiamo avuto pi\u00f9 volte occasione di incontrare, \u201ctanti ospiti non capiscono il senso di questa ulteriore prigionia proprio nel momento in cui, per tutti gli italiani, crollano i divieti e scatta la folle estate del \u201ctutti liberi\u201d, che di \u201ccovviddi non ce n\u2019\u00e8\u201d.<br \/>\nLa tensione dunque si alimenta dell\u2019indisponibilit\u00e0 ad essere nuovamente imprigionati dentro, del timore di perdere il lavoro e della paura dei rischi di una nuova quarantena, considerato il sovraffollamento e la promiscuit\u00e0 che caratterizza la vita interna.<br \/>\nQuando la situazione rientra nella calma, lo screening sanitario viene effettuato e non vengono segnalati altri casi di positivit\u00e0. Siamo per\u00f2 solo all\u2019inizio della crisi, di una crisi prevedibile e preannunciata.<br \/>\nIl 30 luglio un nuovo controllo segnala la presenza di 137 persone positive al virus, trascorre una settimana e il 6 agosto un nuovo giro di tampone fa salire la cifra a 257, sul totale di 280 beneficiari presenti nella struttura, mostrando la grave fragilit\u00e0 dei sistemi di monitoraggio e contenimento dei contagi e l\u2019assenza, ipotizzata anche dai responsabili dell\u2019Ulss, di chiari protocolli previsti dall\u2019Ente gestore. La decisione di sigillare il campo, bloccando l\u2019insieme delle persone all\u2019interno, suscita nuove proteste e rivendicazioni sia in riferimento alle \u201cstoriche\u201d questioni di degrado interno pi\u00f9 volte sollevate negli anni, sia, pi\u00f9 specificatamente, rispetto alle modalit\u00e0 di gestione della crisi sanitaria.<br \/>\nDalle testimonianze delle\/dei dirette\/i interessate\/i raccolte da una giornalista della stampa locale e attingendo dalle informazioni fornite da alcune associazioni solidali<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_4334_1('footnote_plugin_reference_4334_1_3');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_4334_1('footnote_plugin_reference_4334_1_3');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_4334_1_3\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">3)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_4334_1_3\" class=\"footnote_tooltip\"><span style=\"font-weight: 400;\">Si tratta delle testimonianze raccolte e pubblicate dalla giornalista Alice Carlon e da ci\u00f2 che ci hanno riferito realt\u00e0 come l\u2019Associazione Caminantes e l\u2019Adl Cobas di Treviso che hanno seguito da vicino questi accadimenti e supportato alcuni migranti soprattutto in seguito alle incarcerazioni di alcuni di loro che descriveremo nel prossimo paragrafo.<\/span><\/span><\/span><script type=\"text\/javascript\"> jQuery('#footnote_plugin_tooltip_4334_1_3').tooltip({ tip: '#footnote_plugin_tooltip_text_4334_1_3', tipClass: 'footnote_tooltip', effect: 'fade', predelay: 0, fadeInSpeed: 200, delay: 400, fadeOutSpeed: 200, position: 'top right', relative: true, offset: [10, 10], });<\/script>, si evince che gli spazi comuni come le cucine, la mensa e le docce hanno continuato ad essere usati da persone negative, positive e in attesa di tampone, che non sono stati effettuati spostamenti dei posti letto in seguito ai molti tamponi effettuati e che in generale non sono stati attivati protocolli interni in grado di differenziare il trattamento quotidiano delle\/dei richiedenti alla luce dei risultati dei test.<br \/>\nIl 9 agosto, a riprova dei dubbi sulla adeguata gestione della crisi, il Procuratore di Treviso Michele Dalla Costa apre un \u201cfascicolo informativo\u201d che, pur essendo privo di indagati e ipotesi di reato, ha spinto i giudici a raccogliere informazioni sulla presenza di eventuali negligenze in merito alle misure per evitare il repentino espandersi del contagio.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"font-weight: 400;\">Dopo circa due mesi di detenzione, a met\u00e0 ottobre 2020, su indicazioni del Dipartimento dell\u2019Amministrazione Penitenziaria (DAP), i quattro richiedenti asilo vengono sottoposti al regime di \u201csorveglianza particolare\u201d di cui all\u2019articolo 14 bis L. 354\/1975 per una durata complessiva di tre mesi. <\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>L\u2019arresto, l\u2019isolamento, il suicidio<\/strong><\/p>\n<p>Il 19 agosto, per\u00f2, si mette in moto la macchina penale e quattro richiedenti asilo, accusati di sequestro di persona, devastazione e saccheggio in riferimento alle proteste dell\u201911 e del 12 giugno, vengono arrestati e incarcerati nella casa circondariale di Treviso. La richiesta degli avvocati di revocare o quantomeno mitigare le misure di custodia cautelare viene respinta dal GIP. Egli ha ritenuto che, nonostante l\u2019incensuratezza degli imputati, \u201cle accuse a loro carico apparissero di elevata gravit\u00e0 e loro non dimostrassero propensione al rispetto delle regole nonostante la loro situazione, le protezioni e gli aiuti prestati per la permanenza e la regolarizzazione all\u2019interno dello Stato e della comunit\u00e0\u201d<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_4334_1('footnote_plugin_reference_4334_1_4');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_4334_1('footnote_plugin_reference_4334_1_4');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_4334_1_4\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">4)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_4334_1_4\" class=\"footnote_tooltip\"><span class=\"footnote_url_wrap\">https:\/\/www.trevisotoday.it\/cronaca\/ex-serena-profughi-carcere-26-agosto-2020.html<\/span><\/span><\/span><script type=\"text\/javascript\"> jQuery('#footnote_plugin_tooltip_4334_1_4').tooltip({ tip: '#footnote_plugin_tooltip_text_4334_1_4', tipClass: 'footnote_tooltip', effect: 'fade', predelay: 0, fadeInSpeed: 200, delay: 400, fadeOutSpeed: 200, position: 'top right', relative: true, offset: [10, 10], });<\/script>. Queste considerazioni &#8211; soprattutto quelle legate alla loro situazione, alla protezione e agli aiuti &#8211; si discostano molto dal tipo di esperienza vissuta dai quattro richiedenti asilo nell\u2019ex caserma Serena. Un\u2019esperienza, come abbiamo visto, caratterizzata da abbandono e confinamento, in luoghi sovraffollati e spesso fatiscenti. <span style=\"font-weight: 400;\">Dopo circa due mesi di detenzione, a met\u00e0 ottobre 2020, su indicazioni del Dipartimento dell\u2019Amministrazione Penitenziaria (DAP), i quattro richiedenti asilo vengono sottoposti al regime di \u201csorveglianza particolare\u201d di cui all\u2019articolo 14 bis L. 354\/1975 per una durata complessiva di tre mesi.<\/span><\/p>\n<p>In che cosa consiste nello specifico il regime di \u201csorveglianza particolare\u201d? Trattasi di uno strumento \u201ceccezionale\u201d che prevede una serie di \u201crestrizioni per il detenuto che comportano vistose deroghe all\u2019ordinario trattamento penitenziario\u201d (cfr. Grippo 2012). Esso consiste in un regime d\u2019isolamento che viene rivolto ai detenuti considerati particolarmente pericolosi. L\u2019articolo 14 bis dell\u2019ordinamento penitenziario dice, infatti, che a tale regime possono essere sottoposti i condannati, gli internati e gli imputati che con i loro comportamenti \u201ccompromettono la sicurezza e l\u2019ordine negli istituti, che con la violenza o la minaccia impediscono le attivit\u00e0 degli altri detenuti, che nella vita penitenziaria si avvalgono dello stato di soggezione degli altri ristretti nei loro confronti\u201d (comma 1). Al regime di sorveglianza particolare possono essere sottoposti i detenuti \u201csulla base di precedenti comportamenti penitenziari o di altri concreti comportamenti tenuti, indipendentemente dalla natura dell&#8217;imputazione, nello stato di libert\u00e0\u201d (comma 5).<br \/>\nAppare evidente come il regime di sorveglianza particolare sia strettamente legato alla questione della \u201csicurezza\u201d. Per sicurezza si intende sia quella condizione che permette lo svolgimento del trattamento penitenziario nel suo complesso (sicurezza interna), sia la garanzia che le misure restrittive della libert\u00e0 effettivamente si realizzino, scongiurando rischi di evasione o fuga dei detenuti (sicurezza esterna). In entrambi i casi ci si riferisce a situazioni talmente generali che, come \u00e8 stato sottolineato, possono \u201cessere pregiudicate solo da specifici comportamenti particolarmente dannosi\u201d (ivi: 3), che andrebbero individuati di volta in volta al fine di indicare le particolari condotte rispetto alle quali \u201c\u00e8 possibile effettuare una valutazione prognostica di pericolosit\u00e0\u201d (ivi: 4). Lo stesso vale per quanto riportato nel comma 5 dell\u2019art. 14 bis, ovvero il riferimento ad \u201caltri concreti comportamenti tenuti nello stato di libert\u00e0\u201d. Anche in questo caso siamo di fronte ad un\u2019indicazione caratterizzata da grande vaghezza ed indeterminatezza che facilmente pu\u00f2 dar luogo a quella che pu\u00f2 essere considerata una vera e propria presunzione di pericolosit\u00e0 nei confronti di specifici soggetti.<br \/>\nL\u2019applicazione della sorveglianza particolare comporta l\u2019immediata separazione dei quattro richiedenti asilo e quindi il loro trasferimento presso altri istituti di pena del Veneto: le case circondariali di Verona, Vicenza e Belluno. Chaka Ouattara, in quei giorni di ottobre, viene trasferito nell\u2019istituto Scaligero.<br \/>\nPer quale motivo \u00e8 stata applicata una misura cos\u00ec severa? In questo caso la sorveglianza speciale \u00e8 stata giustificata esclusivamente alla luce dei comportamenti che i quattro richiedenti asilo avrebbero avuto nel corso delle proteste del giugno 2020 all\u2019interno dell\u2019ex caserma Serena. \u201cComportamenti gravissimi\u201d &#8211; come sottolineato nel documento che li sottopone al regime di sorveglianza particolare \u2013 \u201cche si sono peraltro concretizzati in un contesto para-restrittivo, che dimostrerebbero la loro insofferenza al rispetto delle regole minimali di convivenza e la loro predisposizione ad atteggiamenti palesemente oppositivi\u201d. \u00c8 evidente come il timore fosse quello che simili forme di protesta potessero essere messe in atto anche all\u2019interno del contesto penitenziario, andando a destabilizzare la sicurezza dell\u2019istituto. La sorveglianza particolare \u00e8 stata utilizzata, quindi, come una misura preventiva, considerata \u201cnecessaria e indispensabile\u201d per evitare che i quattro richiedenti asilo potessero reiterare le azioni oppositive che, secondo le accuse, avevano gi\u00e0 messo in atto all\u2019interno del CAS nel quale erano stati accolti.<br \/>\nNella pratica, il regime di sorveglianza particolare si realizza negli spazi del carcere appositamente destinati all\u2019isolamento dei detenuti, all\u2019interno di celle singole prive di armadi con ante, senza specchi, televisore, fornellino e ogni altro soprammobile. Esso comporta l\u2019esclusione dalle attivit\u00e0 che quotidianamente si realizzano all\u2019interno dell\u2019istituto, vale a dire quelle di tipo scolastico, formativo, lavorativo, sportivo, religioso e l\u2019esclusione da ogni occasione di socialit\u00e0 condivisa assieme agli altri detenuti. L\u2019unica concessione prevista \u00e8 la permanenza all\u2019aperto per un massimo di due ore al giorno.<br \/>\nL\u2019arrivo di Chaka Ouattara presso la casa circondariale di Verona Montorio con l\u2019indicazione di essere sottoposto immediatamente alla misura di sorveglianza particolare non lascia indifferenti gli operatori penitenziari. Come \u00e8 emerso dalla visita che gli osservatori di Antigone hanno svolto in quel carcere a fine dicembre 2020, il giovane richiedente asilo si discostava molto dall\u2019ideal-tipo di detenuto sottoposto a regime di 14 bis a cui gli operatori erano solitamente abituati. In particolar modo colpiva la sua giovane et\u00e0, il fatto che tale regime fosse giustificato dai comportamenti avuti in libert\u00e0 piuttosto che in detenzione (\u00e8 quest\u2019ultima possibilit\u00e0 ad apparire solitamente pi\u00f9 diffusa, come hanno raccontato diverse persone che operano in carcere) e il fatto che non fosse un condannato definitivo ma in attesa di giudizio e per di pi\u00f9 arrestato da pochi mesi. Colpiva, inoltre, la sua tranquillit\u00e0 e pacatezza che difficilmente sembravano giustificare un regime detentivo cos\u00ec severo.<br \/>\nIl 7 novembre Chaka decide di togliersi la vita, utilizzando come cappio alcune parti dei suoi capi d\u2019abbigliamento. Dalla ricostruzione dei fatti, sembra abbia \u201capprofittato\u201d di un momento in cui il personale di polizia penitenziaria era impiegato a far uscire dalla sezione altri detenuti isolati.<br \/>\nNon \u00e8 intenzione di questo contributo individuare eventuali responsabilit\u00e0 riconducibili all\u2019accaduto. Tuttavia, \u00e8 importante sottolineare come il giovane richiedente asilo si trovasse in una condizione caratterizzata da un alto rischio autolesionistico e suicidario. Come hanno sottolineato diversi contributi sul tema, in carcere ci si toglie la vita pi\u00f9 facilmente nel primo periodo della propria detenzione, lo fanno principalmente detenuti giovani e in detenzione cautelare (Boraschi e Manconi, 2006). E ancora, l\u2019inattivit\u00e0 prolungata, la bassa qualit\u00e0 della vita relazionale, la marginalit\u00e0 sociale, la carenza o assenza di riferimenti affettivi esterni, il trasferimento da altri istituti (cfr. Buffa, 2008) e, soprattutto, la detenzione presso reparti di isolamento (Torrente e Miravalle, 2015), rappresentano fattori assolutamente ricorrenti nei casi di suicidio avvenuti nelle carceri italiane. Questi fattori caratterizzavano profondamente anche la condizione di Chaka.<br \/>\nL\u2019avvocato del giovane richiedente asilo ha raccontato alla stampa che il giorno precedente avevano parlato al telefono e ha riportato un certo stato di preoccupazione sulla difficolt\u00e0 di accedere agli arresti domiciliari. Il suo precedente domicilio era infatti l\u2019ex caserma Serena, il luogo nel quale aveva avuto origine tutto. La possibilit\u00e0 di poter accedere agli arresti domiciliari come misura alternativa alla custodia cautelare in carcere, infatti, non \u00e8 affatto scontata e questo \u00e8 particolarmente vero per le\/i richiedenti asilo che, solitamente, trascorrono la totalit\u00e0 del proprio soggiorno italiano ospitati presso centri d\u2019accoglienza, rimanendo facilmente \u201cscoperti\u201d in caso di fuoriuscita, volontaria o forzata dagli stessi, proprio rispetto allo strumento che rappresenta la condizione per ottenere questa misura alternativa. Un deficit che ci dice molto rispetto allo stato di subalternit\u00e0 che molte\/i migranti vivono in Italia, in particolar modo nell\u2019ambito carcerario, rispetto al quadro di tutele e diritti formalmente ma anche materialmente garantiti per buona parte della popolazione autoctona.<br \/>\nNon \u00e8 un caso che tra gli altri tre richiedenti asilo incarcerati solamente uno sia riuscito in tempi relativamente brevi a trovare un alloggio nel quale scontare gli arresti domiciliari. Ci\u00f2 \u00e8 stato possibile soprattutto grazie al supporto proveniente da alcune persone e realt\u00e0 associative, gi\u00e0 citate in precedenza, che si sono mobilitate a suo favore, strappandolo al carcere grazie all\u2019individuazione di un\u2019abitazione adeguata dove trascorrere i domiciliari.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"font-weight: 400;\">Le tappe e la natura di questa tragica storia mettono in luce le pieghe securitarie e repressive che il controllo delle migrazioni pu\u00f2 in alcuni casi prendere<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>Gli episodi narrati in questa pagina, che sono culminati con il tragico suicidio di Chaka, hanno messo in evidenza sia come la crisi pandemica abbia impattato sull\u2019accoglienza delle\/dei richiedenti asilo facendo emergere ulteriormente le criticit\u00e0 strutturali che la caratterizzano, sia come le gravi lacune concernenti le prassi di gestione della crisi sanitaria, gi\u00e0 riscontrate in altri contesti<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_4334_1('footnote_plugin_reference_4334_1_5');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_4334_1('footnote_plugin_reference_4334_1_5');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_4334_1_5\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">5)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_4334_1_5\" class=\"footnote_tooltip\"><span class=\"footnote_url_wrap\">https:\/\/www.redattoresociale.it\/article\/notiziario\/covid19_prassi_fai_da_te_improvvisate_e_difformi_ecco_cosa_e_successo_nei_centri_d_accoglienza.<\/span><\/span><\/span><script type=\"text\/javascript\"> jQuery('#footnote_plugin_tooltip_4334_1_5').tooltip({ tip: '#footnote_plugin_tooltip_text_4334_1_5', tipClass: 'footnote_tooltip', effect: 'fade', predelay: 0, fadeInSpeed: 200, delay: 400, fadeOutSpeed: 200, position: 'top right', relative: true, offset: [10, 10], });<\/script>, abbiano portato a una recrudescenza dei conflitti in campo. Fattori quali il sovraffollamento, l\u2019abbandono istituzionale, l\u2019assenza di servizi e di supporto socio-economico si sono improvvisamente sovrapposti ad una pressoch\u00e9 totale mancanza di protocolli operativi, di standard trattamentali e di una organizzata presa in carico socio-sanitaria delle persone nel campo, esacerbando, ci permettiamo di dire inevitabilmente, le tensioni accumulate.<br \/>\nLa crisi sanitaria in corso \u00e8 andata a toccare molteplici aspetti della vita sociale e della nostra quotidianit\u00e0, sconvolgendola. In questo scenario &#8211; segnato diffusamente, soprattutto in certe fasce sociali, da sofferenze, precariet\u00e0 e disorientamento &#8211; si sono attivate delle reazioni comunitarie (soprattutto dentro le reti amicali e nelle famiglie) e delle risposte istituzionali (pi\u00f9 o meno efficaci) in termini di supporto socio-economico e cura della salute pubblica in diversi luoghi come le scuole, gli ospedali e anche le carceri. Questo piano di interventi, seppur in molti casi contraddittorio, lacunoso e insufficiente, ha puntato a realizzare un certo contenimento del disagio e della eventuale rabbia sociale. Molte strutture di accoglienza, cos\u00ec come le persone ivi \u201cospitate\u201d, sono risultate, per\u00f2, completamente escluse da queste attenzioni, totalmente abbandonate a s\u00e9 stesse, scomparse dalla narrazione pubblico-mediatica (che tanto su di loro aveva speculato) e, infine, assenti nell\u2019organizzazione degli interventi governativi di gestione della crisi.<br \/>\nNel caso dell\u2019ex Caserma Serena questo livello intensivo di abbandono e segregazione ha suscitato le proteste delle\/dei migranti, materializzando atteggiamenti resistenziali e una conflittualit\u00e0 sociale che ha trovato radici nello stato di subordinazione legato alla precariet\u00e0 del loro status giuridico, alla situazione economica e abitativa, alla loro condizione sociale e psicologica. Queste pratiche oppositive hanno incontrato sulla loro strada un\u2019attivazione dell\u2019azione penale particolarmente severa, soluzione avallata anche da una retorica pubblica che ha invocato a pi\u00f9 riprese il \u201cpugno di ferro\u201d nei confronti dei \u201cfacinorosi\u201d dell\u2019ex caserma trasformata in centro di accoglienza. <span style=\"font-weight: 400;\">Le tappe e la natura di questa tragica storia mettono in luce le pieghe securitarie e repressive che il controllo delle migrazioni pu\u00f2 in alcuni casi prendere,<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> evidenziando il ruolo giocato, all\u2019interno di questo quadro di governance, dal dispositivo penale e carcerario che pi\u00f9 che mai, in questo caso, mostra non solo le sue \u201cclassiche\u201d disfunzioni, ma anche la sua natura strutturalmente violenta e repressiva. <\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<b>Riferimenti bibliografici<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Boraschi A. e Manconi L. (2006), <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Quando hanno aperto la cella era gi\u00e0 tardi perch\u00e9: suicidi ed autolesionismo in carcere 2002-2004<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, in <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Rassegna Italiana di Sociologia<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, 1, pp. 117-150.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Buffa P. (2008),<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\"> Alcune riflessioni sulle condotte autoaggressive poste in essere negli istituti penali italiani, <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">in<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\"> Rassegna Penitenziaria, Rivista del Ministero della Giustizia e del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, 3.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Fassin D. (2005) , <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Compassion and Repression. The Moral Economy of Immigrants Policies in France<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, in Cultural Antropology, 20<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Firouzi Tabar O. (2019), <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019accoglienza dei richiedenti asilo tra segregazione e resistenze: un\u2019etnografia a Padova e Provincia<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, in Fabini G., Firouzi Tabar O., Vianello F. (a cura di), <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Lungo i confini dell\u2019accoglienza. Migranti e territori tra resistenze e dispositive di controllo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, Roma, Manifestolibri.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Grippo R. (2011), <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Illegittimit\u00e0 dell\u2019isolamento totale e della cella liscia. Rapporti tra sorveglianza particolare, sanzioni disciplinari, \u201c41 bis\u201d e circuiti: strumenti alternativi o in sovrapposizione?<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, in <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Diritto Penale Contemporaneo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, pp.1-25.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Malkki L. H. (1996), <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Speechless Emissaries: Refugees, Humanitarianism, and Dehistoricization<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, in <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Cultural Anthropology<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, 11, 3, pp. 377-404.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Pasian P. e Toffanin A. M. (2018), <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Richiedenti Asilo e Rifugiate nello SPRAR. Contraddizioni nel Sistema d\u2019Accoglienza<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, in <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Mondi Migranti<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, 1, pp. 127-145.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Torrente G. e Miravalle M. (2015). <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">La pena del suicidio. La normalizzazione della sofferenza nelle pratiche penitenziarie<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, in <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">I quaderni di A Buon Diritto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, 4. <\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/section><div class=\"speaker-mute footnotes_reference_container\"> <div class=\"footnote_container_prepare\"><p><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_label pointer\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_4334_1();\">References<\/span><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_collapse_button\" style=\"display: none;\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_4334_1();\">[<a id=\"footnote_reference_container_collapse_button_4334_1\">+<\/a>]<\/span><\/p><\/div> <div id=\"footnote_references_container_4334_1\" style=\"\"><table class=\"footnotes_table footnote-reference-container\"><caption class=\"accessibility\">References<\/caption> <tbody> \r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_4334_1('footnote_plugin_tooltip_4334_1_1');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_4334_1_1\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>1<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Questi dati sono stati ripresi da un reportage su Nova Facility scritto da Carlo Ruggiero sul giornale della CGIL \u201cCollettiva\u201d. <span class=\"footnote_url_wrap\">https:\/\/www.collettiva.it\/copertine\/diritti\/2020\/08\/11\/news\/dai_mattoni_ai_migranti_l_evoluzione_degli_affari-223770\/<\/span><\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_4334_1('footnote_plugin_tooltip_4334_1_2');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_4334_1_2\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>2<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\"> Questa rivendicazione \u00e8 stata documentata e pubblicata on-line da Meltingpot, che ha riportato sul suo sito integralmente la lettera delle\/dei richiedenti asilo.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><span class=\"footnote_url_wrap\">https:\/\/www.meltingpot.org\/Treviso-ex-Caserma-Serena-I-richiedenti-asilo-in-protesta.html#.YA7tehbSJPY<\/span><\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_4334_1('footnote_plugin_tooltip_4334_1_3');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_4334_1_3\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>3<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Si tratta delle testimonianze raccolte e pubblicate dalla giornalista Alice Carlon e da ci\u00f2 che ci hanno riferito realt\u00e0 come l\u2019Associazione Caminantes e l\u2019Adl Cobas di Treviso che hanno seguito da vicino questi accadimenti e supportato alcuni migranti soprattutto in seguito alle incarcerazioni di alcuni di loro che descriveremo nel prossimo paragrafo.<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_4334_1('footnote_plugin_tooltip_4334_1_4');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_4334_1_4\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>4<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span class=\"footnote_url_wrap\">https:\/\/www.trevisotoday.it\/cronaca\/ex-serena-profughi-carcere-26-agosto-2020.html<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_4334_1('footnote_plugin_tooltip_4334_1_5');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_4334_1_5\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>5<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span class=\"footnote_url_wrap\">https:\/\/www.redattoresociale.it\/article\/notiziario\/covid19_prassi_fai_da_te_improvvisate_e_difformi_ecco_cosa_e_successo_nei_centri_d_accoglienza.<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n <\/tbody> <\/table> <\/div><\/div><script type=\"text\/javascript\"> function footnote_expand_reference_container_4334_1() { jQuery('#footnote_references_container_4334_1').show(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_4334_1').text('\u2212'); } function footnote_collapse_reference_container_4334_1() { jQuery('#footnote_references_container_4334_1').hide(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_4334_1').text('+'); } function footnote_expand_collapse_reference_container_4334_1() { if (jQuery('#footnote_references_container_4334_1').is(':hidden')) { footnote_expand_reference_container_4334_1(); } else { footnote_collapse_reference_container_4334_1(); } } function footnote_moveToReference_4334_1(p_str_TargetID) { 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