{"id":4350,"date":"2021-03-02T17:33:31","date_gmt":"2021-03-02T16:33:31","guid":{"rendered":"http:\/\/antigone.filarete.it\/ragazzi-dentro-minori-e-giovani-adulti-in-carcere-2\/"},"modified":"2021-05-04T21:49:56","modified_gmt":"2021-05-04T19:49:56","slug":"il-medico-in-prima-linea-dialogo-con-ruggero-giuliani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/il-medico-in-prima-linea-dialogo-con-ruggero-giuliani\/","title":{"rendered":"Il medico. In prima linea."},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Valeria Verdolini <\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (7.4.18) simplesharebuttons.com --><div id=\"ssba-classic-2\" class=\"ssba ssbp-wrap left ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:left\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"email\" class=\"ssba_email_share\" href=\"mailto:?subject=Il%20medico.%20In%20prima%20linea.&body=%20https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4350\"><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/email.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Email\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Email this to someone\" \/><div title=\"email\" class=\"ssbp-text\">email<\/div><\/a><a data-site=\"\" class=\"ssba_facebook_share\" href=\"http:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4350\"  target=\"_blank\" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on Facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"\" class=\"ssba_twitter_share\" href=\"http:\/\/twitter.com\/share?url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4350&text=Il%20medico.%20In%20prima%20linea.%20\"  target=&quot;_blank&quot; ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Tweet about this on Twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><\/div><\/div>\u00a0    <div class=\"scaricapdf\">\n\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/20.-ANTIGONE_XVIIrapporto_RuggeroGiuliani.pdf\" target=\"_blank\"><i class=\"fa fa-arrow-circle-down\" aria-hidden=\"true\"><\/i>  <\/a>\n    <\/div>\n    [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;titolo&#8221;]<\/p>\n<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 titolo\">Il medico.<br \/>\nIn prima linea. Dialogo con Ruggero Giuliani<\/h4>\n<p>[\/vc_column_text][vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][vc_column_text]Ruggero Giuliani, medico infettivologo, prima di lavorare nel penitenziario meneghino aveva, infatti, svolto il proprio lavoro sul campo con Medici senza Frontiere dal 2005.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Allan M. Brandt nel 1988 scriveva alcune osservazioni riguardo all\u2019AIDS, e gli effetti del virus su contesti socio-economici differenti: \u201cL\u2019AIDS ci dimostra come economia e politica non possono essere separati dalla malattia; al contrario, queste forze condizionano in modo decisivo la nostra risposta a essa. Negli anni a venire, senza alcun dubbio, ne sapremo molto di pi\u00f9 sull\u2019AIDS e su come controllarlo. Ma soprattutto impareremo molto circa la natura della nostra societ\u00e0 dalle modalit\u00e0 in cui avremo affrontato la questione\u201d (Brandt, 1988, p. 168).<br \/>\nLo stesso autore, nel 2013 affermava che proprio la sfida globale al virus, cos\u00ec come la compartecipazione di vari soggetti e interessi, aveva permesso non solo un significativo avanzamento nel contrasto al virus, ma una trasformazione profonda della medicina, producendo quella che oggi si pu\u00f2 chiamare Global Health. Un\u2019esperienza, quella dei grandi contagi, che si \u00e8 rivelata preziosa nel rispondere alle sfide della attuale diffusione del Covid-19.<br \/>\nIn un articolo del 26 settembre 2020, la celebre rivista The Lancet ha ritrattato le valutazioni preliminari sul Covid-19, riqualificando l\u2019infezione globale del virus non come pandemia, ma come sindemia (Lancet series, 2020). Il concetto di sindemia \u00e8 stato introdotto da Merril Singer, antropologo medico, sul finire degli anni \u201890. Per Singer, \u201cLe sindemie sono la concentrazione e l&#8217;interazione deleteria di due o pi\u00f9 malattie o altre condizioni di salute in una popolazione, soprattutto come conseguenza dell&#8217;ineguaglianza sociale e dell&#8217;esercizio ingiusto del potere\u201d (Singer, 1994, p. 932).<br \/>\nUn\u2019esperienza in piccolo di medicina globale \u00e8 stata sperimentata nell\u2019ultimo anno nel penitenziario (in primis in quelli lombardi, ma poi diffusa anche in altri contesti) grazie all\u2019intuito e alla biografia del direttore sanitario di San Vittore. Ruggero Giuliani, medico infettivologo, prima di lavorare nel penitenziario meneghino aveva, infatti, svolto il proprio lavoro sul campo con Medici senza Frontiere dal 2005. Prima in Italia, portando assistenza medica a sbarchi in provincia di Ragusa, e poi in diverse missioni in giro per il mondo come in Zambia, Etiopia, Sudafrica, Liberia e Mozambico, il dottor Giuliani ha ricoperto diversi ruoli tra cui quello di coordinatore medico e capo missione. Da alcuni anni \u00e8 direttore sanitario nel carcere di San Vittore, dove ha portato quell\u2019esperienza globale prima nel contrasto al contagio da <a href=\"https:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/abs\/10.1111\/jvh.13376\">Epatite-C<\/a> tra detenuti, e poi pi\u00f9 recentemente, nella <a href=\"https:\/\/pubmed.ncbi.nlm.nih.gov\/33042953\/\">gestione inframuraria del Covid-19<\/a>.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Volevamo ragionare con lei, a partire dal lavoro svolto nell\u2019ultimo anno, per ripensare il ruolo della salute nel penitenziario al termine di un anno di pandemia. Lei prima di ricoprire l\u2019incarico di direttore sanitario della casa circondariale di San Vittore \u00e8 stato capo missione in diversi Stati africani. Quali sono stati i punti di contatto e di divergenza tra il suo lavoro sul campo e quello fatto in carcere?<\/strong><\/p>\n<p>Il carcere \u00e8 un campo e una missione anche quello, io in fondo lo vivo con questo spirito. La domanda \u00e8 complessa, ma provando a sviscerare un po\u2019 le questioni dovremmo trovare alcuni punti interessanti di contatto, e alcuni fattori di divergenza.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]&#8221;Anche la compliance delle misure per il controllo delle infezioni diventa sempre faticosa da mantenere in un cos\u00ec lungo periodo di tempo.&#8221;[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Intanto, come sta andando? <\/strong><br \/>\nSiamo (14 febbraio 2021 n.d.r. ) in un momento di numeri contenuti in termini di contagi. Abbiamo avuto una seconda ondata che \u00e8 stata peggio della prima, per tutta una serie di motivi, e adesso \u00e8 un momento in cui tenere alta la guardia e alta la sorveglianza, perch\u00e9 la terza ondata potrebbe essere dietro l\u2019angolo, anche per le carceri. Visto poi che la vaccinazione della popolazione detenuta si \u00e8 allontanata un pochino in termini temporali, registriamo adesso molta stanchezza da parte di tutti, da parte degli operatori e da parte dei detenuti. Anche la compliance delle misure per il controllo delle infezioni diventa sempre faticosa da mantenere in un cos\u00ec lungo periodo di tempo.<\/p>\n<p><strong>La fatica fisiologica si sente anche fuori\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Ovviamente sull\u2019interno questi concetti sono esasperati, perch\u00e9 le vie di fuga sono limitate. Se i detenuti potessero passare le giornate online come abbiamo fatto noi, magari andrebbe diversamente.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]&#8221;La terza fase \u00e8 iniziata il 1 Aprile 2020: un detenuto viene scarcerato, il giorno prima aveva fatto un tampone, \u00e8 risultato positivo. Il detenuto era ristretto da sei mesi, e noi abbiamo capito che il virus aveva quindi circolato all\u2019interno.&#8221;[\/vc_column_text][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]&#8221;La paura ha avuto un ruolo chiave, tanto quella degli operatori, quanto quella degli agenti e dei detenuti, ma anche dall\u2019esterno c\u2019era grande preoccupazione per il carcere.&#8221;[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Le chiederei di fare un piccolo passo indietro, partendo dall\u2019inizio della pandemia. Com\u2019\u00e8 stata presa la decisione di rivoluzionare gli spazi del penitenziario per la gestione sanitaria e di chiedere un supporto alla sua esperienza precedente con Medici senza frontiere?<\/strong><\/p>\n<p>Siamo nel febbraio 2020, ormai \u00e8 storia. Il contagio a Codogno \u00e8 il momento chiave e si realizza repentinamente che le cose sono molto pi\u00f9 vicine di quello che pensavamo. Per fare la cronologia della epidemia a San Vittore, noi iniziamo ad avere i primi casi a marzo, e sono stati casi soprattutto tra gli agenti e in particolare quelli che facevano i piantonamenti negli ospedali. Questo \u00e8 stato anche il periodo -descritto anche in vari articoli scientifici- della c.d. trasmissione nosocomiale. Senza fare il processo alle modalit\u00e0 con cui \u00e8 stata gestita, in quel periodo gli ospedali sono stati essi stessi fonte di contagio. Non a caso i primi che si sono ammalati sono stati i detenuti ricoverati, e di conseguenza, gli agenti che facevano servizi di piantonamento. Dopodich\u00e9, abbiamo avuto un secondo momento in cui l\u2019epidemia si \u00e8 avvicinata di pi\u00f9 al carcere, e sono stati colpiti gli agenti, quelli -soprattutto- che vivevano nelle caserme; e di conseguenza abbiamo avuto agenti contagiati che lavoravano a contatto con i detenuti. La terza fase \u00e8 iniziata il 1 Aprile 2020: un detenuto viene scarcerato, il giorno prima aveva fatto un tampone, \u00e8 risultato positivo. Il detenuto era ristretto da sei mesi, e noi abbiamo capito che il virus aveva quindi circolato all\u2019interno. Quello \u00e8 stato un momento di svolta. In primis \u00e8 stato importante che l\u2019istituzione carceraria realizzasse realmente la gravit\u00e0 della situazione. Come conseguenza di ci\u00f2 la direzione del carcere ha deciso di adottare misure ulteriori (\u00e8 questo il momento in cui si \u00e8 avviata la collaborazione con Medici senza frontiere) ed \u00e8 stata chiara a tutti la necessit\u00e0 di una risposta immediata, che ha previsto il coinvolgimento dei detenuti nelle misure di prevenzione. Fino a quel momento, infatti, il lavoro era stato soprattutto indirizzato agli agenti, teso a non permettere l\u2019ingresso del virus nel penitenziario. Nel momento in cui il virus entra concretamente dentro le mura del carcere diventa fondamentale lavorare sui detenuti. Quella \u00e8 stata secondo me una mossa molto azzeccata. Col senno di poi, forse si sarebbe potuta anticipare, ma visti i tempi cos\u00ec precipitosi credo sia stato comunque importante dotarli da subito di mascherina, di gel e di presidi individuali. Quelle prime azioni hanno permesso di mettere in piedi un sistema che \u00e8 stato affinato col tempo anche con l\u2019aiuto di MSF. Queste pratiche, che all\u2019esterno sembrano scontate, hanno richiesto un lavoro ingente: abbiamo, di fatto, ribaltato il carcere in tutte le sue procedure scritte e non scritte, rivedendole tutte in chiave di prevenzione della diffusione del Covid. Come distribuisco il sopravvitto? Come gestisco la cucina? Quali misure deve adottare lo scrivano? Si \u00e8 andati a rivedere completamente i passaggi e le interazioni nello spazio penitenziario e questo \u00e8 stato un lavoro fatto in tempi brevissimi (circa un mese in tutto). La paura ha avuto un ruolo chiave, tanto quella degli operatori, quanto quella degli agenti e dei detenuti, ma anche dall\u2019esterno c\u2019era grande preoccupazione per il carcere. Basti pensare a quanto accaduto durante le rivolte del 9 marzo, che sono state sicuramente un momento di grande promiscuit\u00e0: le regole del covid quel giorno sono state abolite.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][vc_column_text]&#8221;Noi da quel momento abbiamo deciso di creare l\u2019HUB Covid, ossia un centro regionale per i detenuti contagiati. Questa scelta perseguiva due obiettivi: da una parte dimostrare che era possibile gestire i pazienti Covid anche in carcere.&#8221;[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>\u00c8 interessante per\u00f2 che questo evento, almeno nelle ragioni dichiarate, rispondesse alla preoccupazione rispetto al contagio, alla preoccupazione per le misure e a una sofferenza che si \u00e8 espressa anche attraverso la conflittualit\u00e0 violenta\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Certo, per\u00f2 la paura era generalizzata, era di tutti, anche da parte degli operatori. Da l\u00ec abbiamo iniziato a ragionare su una strategia un po\u2019 pi\u00f9 ad ampio spettro. Per una coincidenza, in quel periodo stavo sostituendo il mio collega alla Regione e ho potuto farmi carico della vicenda e ripensare la risposta a livello pi\u00f9 sistemico. Io venivo dalle missioni di contrasto dell\u2019epidemia di Ebola in Liberia, e quindi quell\u2019esperienza ha permesso di dire: \u201cQuesti malati, queste persone le possiamo gestire, se lavoriamo bene possiamo gestirlo il covid in carcere\u201d. \u00c8 stato un messaggio molto forte, che ha impiegato un po\u2019 di tempo per essere davvero recepito, \u00e8 servita tanta formazione ma anche tanta dimostrazione sul campo, che ha permesso di valutare i risultati di quell\u2019impresa.<br \/>\nPerci\u00f2, noi da quel momento abbiamo deciso di creare l\u2019HUB Covid, ossia un centro regionale per i detenuti contagiati. Questa scelta perseguiva due obiettivi: da una parte dimostrare che era possibile gestire i pazienti Covid anche in carcere; dall\u2019altra aiutare le altre carceri (in quel periodo c\u2019era Lecco che aveva un focolaio importante) e trasferendo i positivi, migliorare la gestione nei penitenziari pi\u00f9 piccoli. Questa \u00e8 stata l\u2019idea alla base dell\u2019HUB Covid: dal punto di vista medico abbiamo organizzato protocolli terapeutici e abbiamo migliorato la capacit\u00e0 diagnostica, imparando a vedere quando un paziente covid peggiorava, e anticipando gli interventi. Per la gestione concreta dell\u2019Hub, e per il controllo dei detenuti positivi, abbiamo selezionato agenti di polizia e lavoranti su base volontaria. Tanto i lavoranti quanto gli agenti sono stati sempre tamponati ogni 15 giorni. Il fatto che i loro tamponi fossero sempre negativi ha permesso di avere evidenze che permettevano di affermare \u201cpossiamo lavorare in sicurezza col covid\u201d e questo \u00e8 stato un grande passo e un grande risultato.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Come e quando MSF \u00e8 entrata a coadiuvare la gestione dell\u2019Hub?<\/strong><\/p>\n<p>Noi avevamo gi\u00e0 l\u2019epidemia a San Vittore. Dopo i focolai di Lodi e Lecco ho detto: attenzione, qui abbiamo bisogno di un team di emergenza che venga e capisca i bisogni e sappia fornire una risposta adeguata, e loro su questo sono stati molto bravi. Hanno parlato a lungo con gli agenti, con i lavoranti, sono riusciti ad infondere sicurezza che veniva anche dall\u2019esperienza maturata nella gestione del virus Ebola. Questo ha aiutato tantissimo: avere delle persone riconosciute come esperti internazionali che stavano l\u00ec fianco a fianco agli agenti e ai detenuti.<\/p>\n<p><strong>Le faccio una domanda un po\u2019 provocatoria, che quindi prescinde da ogni valutazione (che non potrebbe che essere di apprezzamento). Se noi guardiamo in una prospettiva critica l\u2019accaduto, l\u2019aiuto e supporto \u00e8 arrivato da una ONG esterna, con una forte expertise nella gestione delle malattie infettive. Ma questo aiuto non poteva arrivare da un potenziamento dell\u2019intervento dell\u2019ASST, che aveva una competenza diretta sul tema e che stava gi\u00e0 gestendo l\u2019emergenza fuori? Come si coniugano questi due aspetti?<\/strong><\/p>\n<p>Si coniuga nella misura in cui ci siamo trovati di fronti ad un evento eccezionale, e davanti ad un evento eccezionale vale tutto ci\u00f2 che \u00e8 necessario per raggiungere l&#8217;obiettivo. La sanit\u00e0 penitenziaria ha avuto l\u2019umilt\u00e0 di chiedere aiuto. A livello milanese abbiamo comunque la fortuna sulla sanit\u00e0 penitenziaria di avere un gruppetto di infettivologi che almeno ha potuto orientare la gestione.<br \/>\nL\u2019aiuto di MSF \u00e8 stato molto pi\u00f9 sulla polizia penitenziaria che sulla parte sanitaria in senso stretto; i protocolli li abbiamo gestiti noi con l\u2019ospedale, per un breve periodo hanno fornito un medico in pi\u00f9, ma non troppo altro. La parte clinica \u00e8 stata gestita pi\u00f9 dalla ASST. Ma quello che era difficile era orientare tutto il sistema penitenziario: quindi polizia, funzionari, amministrativi, che hanno differenti regole d\u2019ingaggio. In un sistema rigido come il carcere \u00e8 stato davvero una trasformazione che ha richiesto grossissimi sforzi.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][vc_column_text]&#8221;La prima misura in un\u2019epidemia in un ambiente chiuso \u00e8 ridurre il numero di persone. Non ha nulla di sanitario come decisione, ma \u00e8 la misura pi\u00f9 potente che si possa attuare per arginare e per mettere in piedi un sistema di controllo delle infezioni e delle persone che metta al riparo dall\u2019epidemia.&#8221;[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Facciamo un piccolo salto temporale. Se la prima ondata viene gestita \u201cbene\u201d, mantenendo numeri esigui rispetto al sovraffollamento e alla promiscuit\u00e0, nella seconda ondata il trend \u00e8 sicuramente differente, i numeri crescono, cosa \u00e8 accaduto? Come se lo spiega?<\/strong><\/p>\n<p>Partiamo dalle differenze. Di base, cosa c\u2019\u00e8 di differente? La prima ondata inizia in carcere il 1 d&#8217;aprile, a 20 giorni di distanza dal lockdown totale. Avevamo un carcere con pochi agenti (molti si erano messi in malattia, stavano a casa, e comunque avevano pochi contatti perch\u00e8 tutti in lockdown); i volontari, e tutto l\u2019organico non indispensabile dell\u2019area pedagogica non entrava. E poi, terzo e pi\u00f9 importante fattore, avevamo un carcere pieno al 70%, l\u2019epidemia \u00e8 arrivata quando le presenze erano di circa 700 detenuti. Invece a ottobre cosa \u00e8 successo? Tutti erano rientrati al lavoro, anche chi aveva mostrato pi\u00f9 resistenze. Tutti gli agenti, tutti i funzionari erano di nuovo in servizio e venivano da una scorpacciata di contatti estivi tra agosto e settembre in cui ci si era riaperti in maniera pressoch\u00e9 completa. Inoltre, la seconda ondata arriva con un carcere pieno, al 100% delle presenze, quindi in una situazione di sovraffollamento. Queste secondo me sono le tre grandi differenze dal punto di vista epidemiologico. E io mi soffermo proprio su quest\u2019ultimo aspetto come il pi\u00f9 rilevante di tutti, perch\u00e9 la prima misura in un\u2019epidemia in un ambiente chiuso \u00e8 ridurre il numero di persone. Non ha nulla di sanitario come decisione, ma \u00e8 la misura pi\u00f9 potente che si possa attuare per arginare e per mettere in piedi un sistema di controllo delle infezioni e delle persone che metta al riparo dall\u2019epidemia.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Anche perch\u00e9 per poter permettere un vero e proprio triage sono necessari spazi che permettano l\u2019isolamento all\u2019ingresso\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Certo, c\u2019\u00e8 bisogno di uno spazio in accoglienza molto pi\u00f9 grande che permetta di fare triage e isolamento. Molto spesso nei nostri penitenziari i reparti di accoglienza rappresentano zone con forte criticit\u00e0, soprattutto perch\u00e9 non sono mai state pensate dal punto di vista di un\u2019epidemia di questo tipo; e poi comunque, sono spazi -nel nostro caso siamo una strutture dell\u2019ottocento- che presentano svariati punti di debolezza. Ma qui si torna sul problema dei numeri. Ad aprile ci fu quel famoso decreto che, nella sostanza, aveva una sua logica medico scientifica, per\u00f2 ne \u00e8 stato fatto un abuso e una stigmatizzazione mediatica. La logica di quel decreto ci porta su un tema un po\u2019 spinoso. Ma il senso originario andrebbe ripreso: un carcere scarico, svuotato, permette di controllare meglio le epidemie di un carcere affollato. L\u2019impressione \u00e8 che a marzo e ad aprile si siano ridotti tantissimo gli arresti, pi\u00f9 delle scarcerazioni. Non ho dati, ma lo vedo sulla circondariale, a parte le violenze domestiche l\u2019attivit\u00e0 investigativa ha rallentato, e questo aveva permesso una gestione migliore dell\u2019epidemia inframuraria.<\/p>\n<p><strong>In qualche modo quello che lei mi racconta coincide con quello che in letteratura viene riportato sull\u2019epidemia di spagnola al carcere di San Quentin\u00a0<\/strong><span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_4350_1('footnote_plugin_reference_4350_1_1');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_4350_1('footnote_plugin_reference_4350_1_1');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_4350_1_1\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">1)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_4350_1_1\" class=\"footnote_tooltip\">Stanley LL, Influenza at San Quentin Prison, California, Public Health Rep, 1919<\/span><\/span><script type=\"text\/javascript\"> jQuery('#footnote_plugin_tooltip_4350_1_1').tooltip({ tip: '#footnote_plugin_tooltip_text_4350_1_1', tipClass: 'footnote_tooltip', effect: 'fade', predelay: 0, fadeInSpeed: 200, delay: 400, fadeOutSpeed: 200, position: 'top right', relative: true, offset: [10, 10], });<\/script>)<strong>, in quel caso la chiusura del carcere aveva rallentato i tempi di diffusione all\u2019esterno, con un ritardo dell\u2019epidemia in carcere rispetto a quello della circostante citt\u00e0 di san Francisco. In qualche modo, riducendo gli ingressi e \u201csigillando\u201d il carcere, il virus rimaneva anch\u2019esso fuori dalle mura\u2026<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, c\u2019\u00e8 un aspetto protettivo del carcere. Tuttavia, sulla seconda ondata sono aumentati gli scambi, il carcere \u00e8 tornato ad essere un luogo poroso in termini di promiscuit\u00e0. Con l\u2019aumento dei numeri, viene adottato quindi un piano strategico che prevede degli spostamenti in termini regionali, perch\u00e9 gli hub vengono amplificati, dopo l\u2019esperienza della prima ondata. La differenza tra la prima e la seconda \u00e8 il modo d\u2019entrata del virus. Noi abbiamo descritto la diffusione dell\u2019epidemia in carcere che viaggia per binari paralleli: gli agenti si infettano con gli agenti, i sanitari con i sanitari, i detenuti con i detenuti. C\u2019\u00e8 stato un momento in cui si \u00e8 passati da un binario all\u2019altro: durante la prima ondata, il virus \u00e8 saltato dagli agenti ai detenuti e da l\u00ec si \u00e8 diffuso. Nella seconda ondata, invece, \u00e8 verosimile che sia entrato attraverso un nuovo giunto che aveva un primo tampone in ingresso negativo e nel mentre lo stava incubando. Mentre stava sviluppando la malattia ha contagiato alcune persone. Lui \u00e8 individuato e isolato col tampone positivo al quattordicesimo giorno, intanto quelli che lui aveva contagiato erano rimasti ancora negativi perch\u00e9 la stavano incubando. Mandati poi a vita comune, convinti che fosse tutto ok, hanno prodotto una catena di infezione dei detenuti, dai nuovi giunti della libert\u00e0 ai reparti, come al quinto e al terzo che sono stati i pi\u00f9 colpiti.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][vc_column_text]&#8221;Se la prima ondata si era chiusa con 22 infetti, la seconda ha visto circa 180 contagiati.&#8221;[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>All\u2019acme del contagio, qual \u00e8 stato il picco massimo raggiunto a san Vittore?<\/strong><\/p>\n<p>Se la prima ondata si era chiusa con 22 infetti, la seconda ha visto circa 180 contagiati. L\u2019impressione, sempre, anche pensando al discorso delle varianti \u00e8 che la seconda ondata abbia avuto una maggior capacit\u00e0 infettiva. Non so bene formularlo, proviamo con un esempio concreto: se in un cellone da sette ristretti la scorsa volta avevamo avuto due-tre infettati e gli altri concellini negativi, a questo giro la cella si infetta tutta. Mi sembra che comunque, memori della prima esperienza, siamo stati molto solerti nel tracciamento con i tamponi. Per cui non si pu\u00f2 ragionare su ritardi nella diagnosi, ma una maggiore velocit\u00e0 di diffusione del virus. Un detenuto ha cambiato tre celle in poco tempo incubando il virus e le ha infettate tutte e tre.<\/p>\n<p><strong>Alcune strutture lombarde in cui questa seconda ondata \u00e8 stata contenuta hanno previsto uno screening a tappeto con tamponi rapidi di tutta la struttura penitenziaria. Voi che misure avete adottato?<\/strong><\/p>\n<p>Noi abbiamo un sistema di sorveglianza attiva, ovviamente i nostri numeri sono differenti, sono maggiori, perci\u00f2 sono previsti screening ogni 14 giorni a campione. Abbiamo visto che nella trasmissione sono chiave i lavoranti, compartimentati per sezione sono quelli che trasmettono, perch\u00e9 sono, di fatto, i messaggeri all\u2019interno nel carcere. Perci\u00f2 se c\u2019\u00e8 trasmissione la puoi vedere perch\u00e9 ti compaiono positivi i lavoranti. Tutti i detenuti che rientrano dal lavoro li tamponiamo, poi facciamo a campione settimanalmente gruppi di detenuti lavoranti. Questo metodo \u00e8 sempre perfettibile, ma per ora sta funzionando.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 chiaro che un carcere come San Vittore a pieno regime ha un turnover di ingressi incomparabile con tutte le strutture della regione, e paragonabile a poche carceri in italia in termini di ingressi, per\u00f2 quali misure adottate oltre allo screening a campione?<\/strong><\/p>\n<p>I sistemi di sorveglianza tramite tamponi sono integrati con il tampone-udienza, soprattutto se si tratta di udienza in presenza, per la promiscuit\u00e0 delle celle di sicurezza prima del tribunale. Noi l\u2019abbiamo fatto pi\u00f9 per avere un sistema di sorveglianza interna, comunque abbiamo contribuito all\u2019avanzamento della giustizia. \u00c8 vero che ora la maggior parte delle udienze si svolge su Teams, e i tamponi-udienza sono diminuiti molto, ma rimangono come parte delle sorveglianza attiva.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][vc_column_text]&#8221;Ho lavorato a Monrovia quando \u00e8 scoppiata l\u2019epidemia di Ebola in Liberia. Ho avuto tanti momenti in cui anche dal punto di vista emotivo mi sentivo molto di qua e di l\u00e0. Ho rivissuto tanti flashback di quella esperienza&#8221;.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Io vorrei tornare un attimo all\u2019inizio, ossia alle affinit\u00e0 e divergenze tra la sua esperienza sul campo in Africa e quella in uno spazio di sofferenza come quello del penitenziario. Quali sono i punti di contatto tra la gestione del virus Ebola in un ospedale da campo e quella del covid nel penitenziario?<\/strong><\/p>\n<p>Eh, bella domanda. Tra l\u2019altro \u00e8 ri-iniziata l\u2019epidemia di Ebola in Africa Occidentale da qualche giorno, per stare nel parallelismo. Guardi, io ho lavorato a Monrovia quando \u00e8 scoppiata l\u2019epidemia di Ebola in Liberia. Ho avuto tanti momenti in cui anche dal punto di vista emotivo mi sentivo molto di qua e di l\u00e0. Ho rivissuto tanti flashback di quella esperienza: il fatto di non toccarsi, la citt\u00e0 deserta, il dovere ripensare tutto il modo in cui si esercita la medicina. Ti trovi davanti a una cosa nuova, quindi anche alla curiosit\u00e0 scientifica di cercare modi di contenzione del contagio, nel caso di Ebola di curare, di salvare pi\u00f9 persone, si tratta di una dimensione presente in misura minore anche sul Covid. E anche, comunque, a verificare la risposta della popolazione, della gente. Chiaro che a Monrovia la gente dopo un mese andava in giro col kalashnikov perch\u00e9 non ne poteva pi\u00f9 del lockdown. Qui non \u00e8 stato cos\u00ec, ma questa sensazione di non poterne pi\u00f9, l\u2019angoscia di essere colpiti da una malattia mortale, ecco, diciamo che i sentimenti e il modo di viverle sono stati simili. Ovviamente non mi aspettavo di scontrarmi con la rigidit\u00e0 del sistema, che non ha subito capito che da un momento \u2018business as usual\u2019 fosse necessario passare ad una fase di emergenza. E questa rigidit\u00e0 c\u2019\u00e8 stata da parte di tutte le autorit\u00e0 a tutti i livelli. Eppure il tempo \u00e8 prezioso, da un momento all\u2019altro si deve cambiare modalit\u00e0 ed entrare in una modalit\u00e0 di emergenza. Per questo ho dovuto lottare, per fortuna col sostegno della direzione di San Vittore che ha avuto lungimiranza, ha supportato, dato fiducia, e creduto nella necessit\u00e0 di questo cambiamento repentino. Questo aspetto \u00e8 stato centrale per poter fare le cose concretamente, perch\u00e9 la polizia penitenziaria ha poi seguito le indicazioni della direzione.<br \/>\nLa rigidit\u00e0 delle istituzioni invece \u00e8 stata forte, cos\u00ec come il fatto di non capire che fosse necessario cambiare velocit\u00e0, cambiare il modo di pensare, stravolgere tutto.<\/p>\n<p><strong>Nell\u2019editoriale <a href=\"https:\/\/www.thelancet.com\/journals\/lancet\/article\/PIIS0140-6736(20)32000-6\/fulltext\">della rivista Lancet<\/a>, Richard Horton definisce il Covid non come pandemia ma <a href=\"http:\/\/www.nbst.it\/822-pandemia-covid-19-%C3%A8-anche-sindemia-disuguaglianze.html\">come Sindemia<\/a>. Cos\u00ec come era accaduto con HIV in precedenza e con Ebola, i fattori sociali, economici, le condizioni materiali hanno in qualche modo intrecciato l\u2019andamento sanitario di questa pandemia. Il prezzo del covid non viene pagato da tutti allo stesso modo. Quanto pu\u00f2 essere valida questa affermazione nello spazio del penitenziario? Cosa ci insegna questa esperienza sul penitenziario?<\/strong><\/p>\n<p>A me ha insegnato che siamo tutti sulla stessa barca, e per me \u00e8 stato il primo punto, lo dicevo sempre agli agenti: \u201cIl covid \u00e8 democratico, ci becca tutti\u201d. Qui siamo una comunit\u00e0, e anche per noi sanitari che venivamo dalla riforma del 2008 che avevamo in qualche modo preso le distanze dal comparto penitenziario, ci siamo ritrovati in una situazione in cui o ne usciamo tutti o non ne esce nessuno, agenti, medici e detenuti. Per me questo \u00e8 stato il grande messaggio che ho portato a casa. Una comunit\u00e0 unita, una comunit\u00e0 chiusa in cui il virus fa perdere un po\u2019 i ruoli: lui fa sempre il dottore, l\u2019altro fa sempre la guardia, ma la mia vita dipende tanto da te, quanto dal detenuto, e ha allargato un po\u2019 la riflessione. Ad esempio, in questa situazione \u00e8 stato chiaro che bisogna investire sugli agenti di polizia in maniera pi\u00f9 seria, non solo riguardo al Covid, ma anche rispetto alla salute mentale dei detenuti e pi\u00f9 in generale, di tutti quelli che \u201cvivono\u201d il carcere. E non mi sembra che in questo momento ci siano dei grandi sforzi in questa direzione. Il covid mi ha insegnato che siamo tutti uniti nella lotta al virus, e non \u00e8 poco. Inoltre, rispetto a quanto invece accadeva nella comunit\u00e0 esterna, noi abbiamo dato diagnosi e cure ai pazienti covid secondo me in un modo che avrei voluto vedere anche sul territorio, dove invece la risposta \u00e8 stata pi\u00f9 discontinua. Ho seguito tante persone lasciate sole, con la loro polmonite, attaccate al loro pulsossimetro. Mentre nel territorio la gente era abbandonata, noi in carcere almeno una diagnosi e un accesso alle cure lo garantivamo. E questo almeno per me \u00e8 stato un risultato: Carcere &#8211; Territorio 1 a 0. Il contact tracing, noi l\u2019abbiamo organizzato il 15 di marzo, cercavamo subito i contatti. Sul territorio ancora adesso questo meccanismo non funziona come dovrebbe. Sono quelle cose che a livello di epidemia andavano fatte subito a tappeto, per tutti.<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2 possiamo dire che paradossalmente la condizione chiusa del penitenziario in questo caso \u00e8 stato giocoforza. Per giungere ad una conclusione, un\u2019ultima domanda. Spesso la salute \u00e8 oggetto di negoziazione nel penitenziario, anche perch\u00e9 la condizione cronica pu\u00f2 essere fonte di incompatibilit\u00e0. A fronte di un fenomeno dalla capacit\u00e0 trasformativa cos\u00ec forte come il covid, quanto c\u2019\u00e8 di vero in questa affermazione? Quanto questo tipo di episodi si sono verificati, o, al contrario, la costruzione di una comunit\u00e0 di cura ha mitigato queste negoziazioni?<\/strong><\/p>\n<p>Guardi, partiamo col dire che il carcere \u00e8 abitato da una popolazione malata che in carcere non ci dovrebbe proprio stare. Nel senso, ci sono persone in condizioni gravi di salute, soprattutto se penso alle patologie psichiatriche, ma anche ad altre patologie. Non so, la sensazione col Covid \u00e8 che tutti vogliono restaurare le dinamiche precedenti, com\u2019era prima. C\u2019\u00e8 anche da parte del personale e dei detenuti una voglia di normalizzare, e anche da parte dei detenuti di tornare a giocare sulle terapie, ma io la vedo abbastanza residuale. Non vedo gente che gioca sulla propria salute per farsi scarcerare. Sar\u00e0 che io vedo i poveracci di san Vittore, ma queste dinamiche le intercetto molto poco. Io cerco di curare le persone dentro, ma che secondo me andrebbero curate fuori. Poi abbiamo le prestazioni, certo. Abbiamo le cure, l\u2019ospedale San Paolo col reparto di medicina penitenziaria. Per\u00f2 poi mi dico, in un ambiente cos\u00ec, che salute riusciamo a fare, soprattutto nel senso della definizione dell\u2019OMS, ossia di pieno benessere psicologico e fisico, e sociale. C\u2019\u00e8 tanto da fare.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][vc_column_text]&#8221;Si vede spesso un maggior investimento su chi ha pi\u00f9 probabilit\u00e0 di riuscita, \u00e8 una logica di un servizio pubblico, ma io mi muovo su una logica differente, quella umanitaria, che non pu\u00f2 che partire dagli ultimi, che nessuno considera.&#8221;[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Su quello Gonin lo diceva gi\u00e0 ai tempi quanto fosse difficile raggiungere un pieno benessere nello spazio del penitenziario, sul fatto che non ci sia una reale possibilit\u00e0 di stare \u201cbene\u201d ma si pu\u00f2 cercare di tendere a quell\u2019obiettivo.<\/strong><\/p>\n<p>Non so, lei lo conosce l\u2019ICAM. Tralasciando il fatto che nasce come istituzione pensata per permettere la presenza di bambini, io ambirei ad un penitenziario che andasse in quella direzione, con una forte presenza di operatori e una presenza pi\u00f9 attenuata di agenti. Cos\u00ec come Bollate, che \u00e8 un bel carcere che funziona su quelle basi, ma che lo fa e lo pu\u00f2 fare grazie e a scapito di tutte le carceri della regione. Io parto sempre dagli ultimi, dai pi\u00f9 bisognosi, e credo che si debba iniziare da l\u00ec e reinvestire proprio dove c\u2019\u00e8 maggior bisogno. Si vede spesso un maggior investimento su chi ha pi\u00f9 probabilit\u00e0 di riuscita, \u00e8 una logica di un servizio pubblico, ma io mi muovo su una logica differente, quella umanitaria, che non pu\u00f2 che partire dagli ultimi, che nessuno considera. Il tossicodipendente, senza documenti, senza residenza, sieropositivo, psichiatrico: quello per me \u00e8 il paziente zero, che deve avere comunque chances e un percorso sul territorio.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/section><div class=\"speaker-mute footnotes_reference_container\"> <div class=\"footnote_container_prepare\"><p><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_label pointer\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_4350_1();\">References<\/span><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_collapse_button\" style=\"display: none;\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_4350_1();\">[<a id=\"footnote_reference_container_collapse_button_4350_1\">+<\/a>]<\/span><\/p><\/div> <div id=\"footnote_references_container_4350_1\" style=\"\"><table class=\"footnotes_table footnote-reference-container\"><caption class=\"accessibility\">References<\/caption> <tbody> \r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_4350_1('footnote_plugin_tooltip_4350_1_1');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_4350_1_1\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>1<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\">Stanley LL, Influenza at San Quentin Prison, California, Public Health Rep, 1919<\/td><\/tr>\r\n\r\n <\/tbody> <\/table> <\/div><\/div><script type=\"text\/javascript\"> function footnote_expand_reference_container_4350_1() { jQuery('#footnote_references_container_4350_1').show(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_4350_1').text('\u2212'); } function footnote_collapse_reference_container_4350_1() { jQuery('#footnote_references_container_4350_1').hide(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_4350_1').text('+'); } function footnote_expand_collapse_reference_container_4350_1() { if (jQuery('#footnote_references_container_4350_1').is(':hidden')) { footnote_expand_reference_container_4350_1(); } else { footnote_collapse_reference_container_4350_1(); } } function footnote_moveToReference_4350_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_4350_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } } function footnote_moveToAnchor_4350_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_4350_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } }<\/script>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;titolo&#8221;] Il medico. 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