{"id":4352,"date":"2021-03-02T17:34:33","date_gmt":"2021-03-02T16:34:33","guid":{"rendered":"http:\/\/antigone.filarete.it\/il-medico-in-prima-linea-dialogo-con-ruggero-giuliani-2\/"},"modified":"2021-05-04T21:51:07","modified_gmt":"2021-05-04T19:51:07","slug":"lo-scrittore-insegnare-in-carcere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/lo-scrittore-insegnare-in-carcere\/","title":{"rendered":"Lo scrittore. Insegnare in carcere."},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Claudio Paterniti Martello <\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (7.4.18) simplesharebuttons.com --><div id=\"ssba-classic-2\" class=\"ssba ssbp-wrap left ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:left\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"email\" class=\"ssba_email_share\" href=\"mailto:?subject=Lo%20scrittore.%20Insegnare%20in%20carcere.&body=%20https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4352\"><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/email.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Email\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Email this to someone\" \/><div title=\"email\" class=\"ssbp-text\">email<\/div><\/a><a data-site=\"\" class=\"ssba_facebook_share\" href=\"http:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4352\"  target=\"_blank\" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on Facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"\" class=\"ssba_twitter_share\" href=\"http:\/\/twitter.com\/share?url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4352&text=Lo%20scrittore.%20Insegnare%20in%20carcere.%20\"  target=&quot;_blank&quot; ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Tweet about this on Twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><\/div><\/div>\u00a0    <div class=\"scaricapdf\">\n\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/21.-ANTIGONE_XVIIrapporto_EdoardoAlbinati.pdf\" target=\"_blank\"><i class=\"fa fa-arrow-circle-down\" aria-hidden=\"true\"><\/i>  <\/a>\n    <\/div>\n    [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 titolo\" style=\"\"><span>Lo scrittore. Insegnare in carcere. Dialogo con Edoardo Albinati. <\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Antigone ha inviato a un centinaio di docenti penitenziari un questionario sulla scuola in carcere. Ne \u00e8 venuto fuori che in circa met\u00e0 degli istituti la scuola sta funzionando in presenza. Una buona notizia. Che non vale per\u00f2 per l\u2019altra met\u00e0, dove in due casi su tre si fa didattica integrata: gli insegnanti fanno arrivare in istituto del materiale fotocopiato che poi viene distribuito agli studenti. Spesso si tratta di poche fotocopie, sparse nel tempo. Nel restante terzo c\u2019\u00e8 la didattica a distanza, con un collegamento video. Insomma, il quadro non \u00e8 omogeneo. Ma non \u00e8 neanche roseo.<br \/>\nLa pandemia ha svuotato il carcere di gran parte delle sue attivit\u00e0. Negli istituti c\u2019\u00e8 poca scuola, non c\u2019\u00e8 formazione professionale, si fa poco sport, entrano pochissimi volontari. Chi \u00e8 detenuto oggi sta scontando una pena ben pi\u00f9 afflittiva che non in tempo di pace.<br \/>\nQuella della scuola \u00e8 una delle assenze pi\u00f9 pesanti. Forse la pi\u00f9 pesante.<br \/>\nAbbiamo chiesto a Edoardo Albinati, uno dei pi\u00f9 importanti scrittori contemporanei, con un passato da osservatore di Antigone e un\u2019esperienza pi\u00f9 che ventennale di insegnante nel carcere di Rebibbia, di condividere con noi alcune riflessioni sulla scuola in carcere: sul suo significato per le persone detenute, sul ruolo dell\u2019insegnante penitenziario, sulla differenza tra la scuola di fuori e quella di dentro; e su cosa c\u2019\u00e8 da aspettarsi una volta che l\u2019emergenza sanitaria sar\u00e0 finita.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>L\u2019anno scorso le persone detenute coinvolte in attivit\u00e0 scolastiche sono state 19.800: un terzo dei detenuti. 10.000 erano stranieri. Frequentavano corsi di alfabetizzazione, scuole medie, scuole superiori, e pure l\u2019universit\u00e0 (pochi, 412; ma un tempo erano 0). Per capire cosa significhi non andare pi\u00f9 a scuola bisogna prima avere un\u2019idea di cosa significhi andarci. Cosa rappresenta secondo te la scuola per chi si trova in carcere?<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono diversi livelli di risposta, diverse ragioni per cui un detenuto pu\u00f2 frequentare la scuola. La prima non \u00e8 strettamente scolastica. La scuola \u00e8 una delle poche opportunit\u00e0 per uscire dalla cella, per non esservi rinchiusi tutto il giorno: una necessit\u00e0 prima di tutto fisica, biologica: la possibilit\u00e0 di accedere a una situazione diversa da quella dello stare in cella. C\u2019\u00e8 poi un seconda ragione, anch\u2019essa non strettamente scolastica: alla scuola corrisponde la possibilit\u00e0 di avere a che fare con elementi esterni al carcere, come siamo noi insegnanti, che non siamo n\u00e9 detenuti n\u00e9 agenti penitenziari n\u00e9 avvocati &#8211; tre categorie con cui i detenuti hanno a che fare dalla mattina alla sera. C\u2019\u00e8 in effetti un bisogno di mescolarsi, sia pur temporaneamente, con pezzi di mondo esterno. Infine c\u2019\u00e8 una terza motivazione, pi\u00f9 strettamente scolastica: l\u2019interesse specifico per lo studio, il tentativo di recuperare qualcosa che non si \u00e8 ricevuto, o non si \u00e8 completato, e cio\u00e8 l\u2019istruzione. Le ragioni non si presentano sempre in quest\u2019ordine, ma spesso sono tutte e tre presenti. Gi\u00e0 dopo qualche settimana si pu\u00f2 capire qual \u00e8 quella emergente, quella pi\u00f9 forte: se si tratta soltanto delle prime due, \u00e8 difficile che lo studente continui a frequentare. Noi insegnanti finiamo inevitabilmente per svolgere un\u2019azione suppletiva, o di surrogato, a quelle svolte in maniera pi\u00f9 episodica da figure come l\u2019educatore, lo psicologo o l\u2019assistente sociale. Avendo con gli studenti un contatto cos\u00ec frequente e talvolta prolungato &#8211; per mesi e a volte anni, &#8211; l\u2019insegnante finisce per espletare anche queste funzioni, per quanto non sarebbe l\u00ec per quello.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Il carcere \u00e8 un\u2019istituzione infantilizzante, a partire dal linguaggio: per qualunque cosa bisogna fare una domandina, chi fa le pulizie viene chiamato chiamato scopino, e via dicendo. Una persona detenuta non \u00e8 autonoma, dipende in tutto e per tutto dall\u2019amministrazione. D\u2019altra parte anche la scuola pu\u00f2 avere un effetto infantilizzante, essendo pensata principalmente per i minori. Un adulto pu\u00f2 adattarvisi con difficolt\u00e0. Cosa ne \u00e8 in carcere di queste dinamiche? La scuola \u00e8 infantilizzante? E come cambia la predisposizione all\u2019apprendimento, rispetto all\u2019esterno?<\/strong><\/p>\n<p>Non si ragiona abbastanza sul fatto che la scuola in carcere \u00e8 prima di tutto insegnamento per adulti. Sbarre a parte, ci\u00f2 che le assomiglia di pi\u00f9 \u00e8 la scuola serale. Diamo perci\u00f2 per scontato un comportamento adulto da parte di chi lo frequenta. Si presenta per\u00f2 un problema specifico. Mentre un ragazzino o una ragazzina sono tenuti a seguire tutte le materie, un adulto \u00e8 inevitabilmente selettivo. A una persona di 50 anni \u00e8 difficile dire che la matematica, poniamo, anche se non le piace o non la capisce, deve studiarla per forza. La mentalit\u00e0 adulta si sottopone meno facilmente all\u2019obbligo di uno studio ampio e generalizzato. Io insegno in un istituto tecnico informatico: mentre nel triennio ci sono materie pi\u00f9 professionali, al biennio si studiano materie ancora di formazione generale. Un adulto, rispetto a un ragazzino, \u00e8 pi\u00f9 riluttante all\u2019apprendimento universale, chiamiamolo cos\u00ec &#8211; oltre a essere meno agile mentalmente, per una questione fisiologica. La mente adulta \u00e8 meno permeabile, se non le interessa una certa cosa: tu non hai l\u2019autorit\u00e0 necessaria a imporla comunque, n\u00e9 dall\u2019altra parte ci sono il desiderio e la spinta necessari.<br \/>\nIn ogni caso, la scuola in carcere non \u00e8 infantilizzante: per niente. Semmai rimuove, o dovrebbe rimuovere, residui di infantilismo presenti nel comportamento dei detenuti e dovuti a una sorta di incallimento: non tanto nel crimine in quanto tale &#8211; io trovo impropria la famosa definizione \u201ccriminale incallito\u201d &#8211; quanto nel comportamento. Ci sono degli atteggiamenti coatti &#8211; ecco, se non incalliti, coatti &#8211; che risalgono a epoche lontane della vita di queste persone, e che sono diventate un modus vivendi. Su questo la scuola pu\u00f2 agire. Pu\u00f2 rimuovere \u2013 o meglio, non rimuovere, piuttosto, pu\u00f2 smontare, diciamo &#8211; questo infantilismo, se vogliamo chiamarlo cos\u00ec, che consiste nell\u2019essere abituati a ragionare in modo coatto, in modo automatico. Che poi \u00e8, per alcuni di loro, la ragione per cui sono finiti in galera. Su questi condizionamenti ambientali, familiari, l\u2019insegnamento pu\u00f2 agire. L\u2019insegnamento dovrebbe contribuire, in teoria, a dare maggiore consapevolezza del fatto che quella delinquenziale non \u00e8 l\u2019unica strada possibile. Questo non avviene in maniera diretta, non esiste una materia specifica per questo. Ma lo svolgimento delle singole materie dimostra come ogni disciplina abbia delle procedure specifiche. E questo a fronte di una mentalit\u00e0 sostanzialistica spesso diffusa tra chi ha commesso dei reati, una mentalit\u00e0 secondo cui se vuoi dei soldi, vai e li rapini, non li ottieni attraverso una procedura complessa, come invece le singole discipline indicano. La scuola mostra che se vuoi risolvere il problema di matematica devi sforzarti a seguire delle regole, delle leggi. Anche rispetto all\u2019insegnamento della cosiddetta legalit\u00e0, non \u00e8 che tu devi fargli la morale o insegnargli il codice penale, che tra l\u2019altro i miei studenti mediamente conoscono molto meglio di me. Piuttosto puoi insegnare che ci sono leggi che governano ogni materia, ogni disciplina: in un teorema matematico, nella tavola periodica degli elementi, o nei legami metrici che ci sono dentro un sonetto. Cos\u00ec come in ogni sport o nella musica. In sostanza la scuola pu\u00f2 insegnare che esistono forme complesse, ardue, anche difficili, e che se vuoi affrontarle devi seguire delle procedure. Non puoi andare l\u00ec e prenderti quello che vuoi. L\u2019atteggiamento che consiste nel strappare agli altri ci\u00f2 che si vuole si pu\u00f2 definire infantile, da bambino che va l\u00ec e arraffa le cose: questo \u00e8 mio, questo voglio io![\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>In carcere le condizioni di insegnamento sono precarie. Gli studenti arrivano alla spicciolata, un agente impegnato pu\u00f2 fare ritardare una lezione di mezz\u2019ora, il colloquio ha la precedenza sulla lezione. Per non parlare del numero di studenti che si perdono per strada, perch\u00e9 trasferiti o perch\u00e9 vanno via &#8211; buon per loro. Quanto le condizioni esterne influenzano i metodi dell\u2019insegnante? E quanto i contenuti dell\u2019insegnamento?<\/strong><\/p>\n<p>Le limitazioni e difficolt\u00e0 sono quelle che tu hai elencato, pi\u00f9 altre ancora. C\u2019\u00e8 il turnover degli studenti, per esempio: si arriva a fine anno con una classe ridotta, o in alcuni casi completamente diversa rispetto a quella che si aveva all\u2019inizio. Questa sicuramente \u00e8 una limitazione: temporale e spaziale. Dentro a un carcere &#8211; questo \u00e8 importante &#8211; c\u2019\u00e8 concorrenza rispetto all\u2019uso degli spazi. Noi abbiamo dovuto conquistare all\u2019arma bianca le celle-classi in cui insegniamo; che sono sempre in bilico, perch\u00e9 potrebbero essere utilizzate altrimenti. \u00c8 in atto una contrattazione continua, che richiede anche di avere una dirigenza scolastica forte, propositiva, nei confronti dell\u2019amministrazione penitenziaria. Bisogna chiedere, chiedere, insistere, insistere, se si vuole ottenere una qualsiasi facilitazione logistica. Spesso i problemi sono di natura logistica. Proprio facendo una visita con Antigone, 15 anni fa, con la delegazione vedemmo un bellissimo campo da calcio, in un carcere del Lazio. Pensammo: per\u00f2, che bella dotazione. Ma era inutilizzato, perch\u00e9 i detenuti per accedervi dovevano fare dei percorsi cos\u00ec tortuosi, accompagnati dagli agenti, che di fatto non vi accedevano. Il campo da calcio non veniva utilizzato. Ecco, molti dei problemi scolastici sono di questo ordine, un ordine logistico. A Rebibbia negli ultimi anni \u00e8 stato fatto qualche passo avanti: per esempio i detenuti, adesso, sono dotati di un tesserino che permette loro di andare a scuola direttamente dai reparti, senza accompagnamento. La loro presenza a scuola viene registrata automaticamente. Questo ha snellito una procedura farraginosa.<br \/>\nTutte queste limitazioni per\u00f2 hanno un lato positivo. La negativit\u00e0 produce una positivit\u00e0, una sola: ridurre all\u2019osso le priorit\u00e0 dell\u2019insegnamento stesso. Siccome c\u2019\u00e8 poco tempo, poco spazio, l\u2019acustica \u00e8 pessima, fa freddo, non ci sono i libri, allora tocca dare agli studenti il midollo del leone della materia. Non puoi cincischiare, non puoi perdere tempo. Nella scuola esterna normalmente l\u2019insegnante pensa che lo studente che ha davanti rester\u00e0 l\u00ec per tutto l\u2019anno, e magari per 5 anni di fila. In carcere questa certezza non c\u2019\u00e8. La tua lezione deve essere decisiva: ogni volta, ogni giorno. Se ti metti a fare melina, a cincischiare, non hai la certezza, la garanzia, che poi un certo argomento riuscirai prima o poi ad affrontarlo. Non esiste, per fortuna, tutto quell\u2019aspetto propedeutico, preparatorio, introduttivo all\u2019insegnamento, che poi \u00e8 quello che rende la scuola quasi sempre noiosissima. Qui il tempo \u00e8 davvero prezioso, e irripetibile. Lo studente ce l\u2019hai davanti, lo devi beccare quel giorno l\u00ec. Devi essere molto, ma molto succoso. Questo riguarda sia il contenuto che il metodo. Se c\u2019\u00e8 una sollecitazione che pu\u00f2 venire dall\u2019insegnamento in carcere, \u00e8 che proprio la precariet\u00e0 del percorso scolastico fa s\u00ec che si debba investire tutto giorno per giorno. \u201cDel doman non v\u2019\u00e8 certezza\u201d. Per s\u00e9, per lo studente, per il percorso da compiere insieme, e compagnia bella.<br \/>\nMe ne accorgo al cambio dell\u2019ora. Spesso la lezione del collega che ti precede si prolunga, perch\u00e9 magari gli hanno mandato gli studenti con mezz\u2019ora di ritardo; e mentre aspetti pazientemente il tuo turno per entrare, dal vetro della porta lo vedi che sta proprio nel pieno della lezione, e non vuole staccare, preso da un entusiasmo didattico molto forte: per quella ragione di cui ti dicevo prima, perch\u00e9 sa che deve spararsi tutte le cartucce, oggi, adesso. Questo \u00e8 dovuto a tutte le difficolt\u00e0 di cui parlavamo, e forse sarebbe giusto metterlo in conto anche nella scuola di fuori. Anche nella scuola di fuori si dovrebbe puntare dritto al cuore: della materia e dello studente che si ha davanti, come se non ci fosse un domani assicurato.<br \/>\nRispetto al metodo direi che il formato della lezione, quella cosa che dura 50 minuti e che pu\u00f2 essere raddoppiata, come nelle serie televisive, 50 + 50, \u00e8 un formato ideale, perfetto per la comunicazione, magari di una sola cosa, che per\u00f2 passi, che sia efficace.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>A volte pare che la scuola non si curi molto del carcere. Altre volte pare vero il contrario: in molti istituti, Rebibbia compreso, alcune classi hanno pochissimi iscritti: fuori non sarebbero mai esistite. Quanto pensi che la scuola guardi al carcere e alle sue specificit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>Dipende. A volte, quando in un carcere mancano delle classi, \u00e8 perch\u00e9 nessuna scuola esterna si \u00e8 attivata, si \u00e8 proposta al carcere. A Rebibbia \u00e8 stata aperta per un\u2019iniziativa di questo tipo, prima c\u2019erano solo elementari e medie. Con l\u2019arrivo delle superiori si \u00e8 creato un ciclo completo fino all\u2019ultimo anno: poi piano piano ci si \u00e8 allargati al femminile, e ai reparti speciali, i protetti, l\u2019alta sicurezza. Dunque ci vuole interesse e attenzione da parte di istituti scolastici esterni. Col calo demografico, avere delle sezioni carcerarie pu\u00f2 tenere in vita una scuola che altrimenti chiuderebbe. E lo stesso vale per gli insegnanti: quando ho iniziato io, alcuni erano comprensibilmente riluttanti ad accettare una cattedra in carcere; adesso non dico che ci sia la fila, per\u00f2\u2026 Con qualche eccezione, il Provveditorato \u00e8 sempre stato abbastanza generoso, permettendo di mantenere classi con numeri talvolta esigui nelle ultime classi di corso. Dunque di questo non mi lamento. Anzi, non mi lamento proprio di niente, ma se dovessi lamentarmi di qualcosa mi lamenterei semmai del fatto che non venga riconosciuta alcuna specificit\u00e0 della scuola in carcere. Ci sarebbero ragioni per fare delle rivendicazioni. Insomma, insegnare in carcere magari per parecchi anni non \u00e8 una passeggiata: si va a scuola con i mutandoni di lana, tenendosi il cappotto in classe, a pisciare nelle turche, in condizioni schifose, si ha a che fare con persone talvolta malate, e si viene sottoposti a tensioni imprevedibili. Ci siamo abituati, ma si tratta oggettivamente di una situazione di estremo disagio. E questo non \u00e8 mai stato riconosciuto, n\u00e9 economicamente n\u00e9 da un punto di vista pensionistico. Ma lasciamo perdere. Pensiamo piuttosto a quelli che ci vivono ventiquattro ore al giorno, il quel posto.<br \/>\nPiuttosto, questo s\u00ec \u00e8 grave, la dotazione di materiale \u00e8 sempre carente. Faccio solo un esempio: non avendo un libro di testo unico, io faccio molto affidamento sulla fotocopiatrice. \u00c8 una macchina essenziale, di cui non posso fare a meno. Be\u2019, per mesi o interi anni si sta con la fotocopiatrice rotta o col toner scarico.<\/p>\n<p><strong>Non ci sono i libri?<\/strong><br \/>\nNon ci sono libri uguali per tutti gli studenti. Io ho duecento antologie, tutte spaiate. I libri della Divina Commedia li ho comprati io. E ogni anno la devo ricomprare, perch\u00e9 se le fregano. Non so quante ne ho comprate.<\/p>\n<p><strong>La Divina Commedia va, quindi.<\/strong><br \/>\nCerto, la Divina Commedia va, \u00e8 un evergreen carcerario. Specie l\u2019Inferno. Alcune copie sono rubate, altre sparite &#8211; magari perch\u00e9 uno a cui avevo permesso di portarsela in cella \u00e8 stato trasferito. Allora chiedo: l\u2019ha lasciato il libro, al reparto? No, se l\u2019\u00e8 portato dietro nel sacco. Che ne so, a Civitavecchia, a Viterbo. Il che fa anche piacere, in un certo senso, quell\u2019attaccamento a Dante, per\u00f2, insomma\u2026<\/p>\n<p><strong>Tu insegni in carcere da molto tempo, hai potuto osservare diverse stagioni. Come credi che siano cambiati nel tempo i rapporti tra l\u2019amministrazione penitenziaria e la scuola? Il peso della scuola \u00e8 aumentato, \u00e8 diminuito, \u00e8 rimasto costante?<\/strong><\/p>\n<p>Credo che sia rimasto costante, non penso che sia diminuito n\u00e9 aumentato. Sempre per\u00f2 in questa forma collaborativo-conflittuale. La scuola per il carcere \u00e8 una vantaggiosa integrazione di attivit\u00e0 che di fatto non vengono svolte. Avere una scuola, per quanto possa comportare impegni supplementari per il personale penitenziario, al tempo stesso fa s\u00ec che un certo numero di detenuti sia impegnato in un\u2019attivit\u00e0 degna di questo nome. A parte qualche corso professionale, e il teatro, altre iniziative in carcere quasi non ce ne sono. E ora col Covid non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla. Il lavoro all\u2019interno occupa una parte esigua della popolazione carceraria. Quindi la scuola ha una convenienza trattamentale immensa, per il carcere. D\u2019altra parte le esigenze scolastiche comportano una continua contrattazione: di tempi, di spazi, di possibilit\u00e0, di occasioni, di controlli, di materiali, e cos\u00ec via. \u00c8 uno strano rapporto. Noi siamo ospiti: talvolta benvenuti talvolta indesiderati. O spesso tutte e due le cose insieme.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Il carcere ha una naturale tendenza alla chiusura e all\u2019opacit\u00e0. \u00c8 anche per questo che esistono l\u2019Osservatorio di Antigone e organismi di controllo come il Comitato di Strasburgo o il Garante nazionale. Si dice che lo sguardo esterno, con la sua sola presenza, modifichi, almeno in parte, il comportamento dell\u2019istituzione. \u00c8 vero anche per chi non fa monitoraggio? Penso agli insegnanti: anche loro sono occhi esterni. Si percepiscono in questo modo? Tu credi che contribuiscano ad aprire il carcere verso l\u2019esterno?<\/strong><\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che sia cos\u00ec: anche senza far nulla, senza sporgere denunce su disfunzioni, maltrattamenti o altro. La presenza di chiunque non faccia parte dell\u2019amministrazione penitenziaria o non sia un detenuto, n\u00e9 un avvocato che entra per ragioni professionali, rende di fatto il carcere un po\u2019 meno un dominio extra-territoriale. Quando ho fatto visite per il monitoraggio di Antigone, specie nelle carceri pi\u00f9 periferiche, ho avuto a volte l\u2019impressone di entrare in luoghi chiusi a qualunque tipo di occhio. Non che questo occhio debba osservare chiss\u00e0 che cosa. Ma la presenza di uno sguardo esterno come ad esempio quello degli insegnanti di fatto aumenta la porosit\u00e0 o la permeabilit\u00e0 del mondo carcerario. Forse non riuscir\u00e0 direttamente a impedire che ci siano disfunzioni, maltrattamenti, o altro, che a uno come un insegnante possono restare invisibili &#8211; anche perch\u00e9 ha percorsi obbligati, pu\u00f2 frequentare solo alcuni ambiti. Per\u00f2 \u00e8 una buona abitudine, diciamo cos\u00ec, all\u2019idea che il carcere non sia un luogo fuori dal mondo, e che vi debbano vigere le medesime leggi che nel mondo di fuori.<br \/>\n\u00c8 questo che la scuola rappresenta per gli studenti &#8211; forse avrei dovuto dirlo all\u2019inizio: un luogo franco. \u00c8 un luogo che s\u00ec, \u00e8 ristretto, e anzi doppiamente ristretto, perch\u00e9 si \u00e8 dentro la scuola e dentro un carcere, e sarebbero due restrizioni, una dentro l\u2019altra. Per\u00f2 dentro questa specie di bolla ci si dovrebbe poter comportare come se non si fosse in carcere. Con una finzione di normalit\u00e0. Io cerco di far s\u00ec che il rapporto tra insegnanti e detenuti replichi il pi\u00f9 esattamente possibile un rapporto tra persone libere. \u00c8 una piccola garanzia, per\u00f2 rende l\u2019idea di cosa potrebbe essere il carcere se questa garanzia venisse applicata 24 ore al giorno.<br \/>\nDunque \u00e8 assolutamente scontato che la presenza delle scuole favorisca l\u2019apertura del carcere in generale, non ci piove. Laddove c\u2019\u00e8 una scuola c\u2019\u00e8 un avamposto del mondo esterno, utile secondo me a entrambi i mondi. Poi c\u2019\u00e8 questa funzione del tramite, della staffetta, tra mondo esterno ed interno, che fanno anche i volontari: un andirivieni che per quanto possa comportare delle difficolt\u00e0 e a volte anche dei guai serve alla permeabilit\u00e0 del carcere. E quindi a spezzare l\u2019immagine di un mondo a parte, dove pu\u00f2 accadere di tutto.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Siamo nel mezzo di una pandemia, e c\u2019\u00e8 gi\u00e0 da pensare al dopo. Questa stagione qualcosa di positivo potrebbe lasciarlo. Per la prima volta gli smartphone sono entrati in carcere. Anche di telefonate se ne fanno di pi\u00f9: i dieci minuti a settimana &#8211; roba da anni \u201980, quando si pagavano le interurbane e non c\u2019erano i telefonini &#8211; almeno per il momento si sono moltiplicati. Era ora. I rischi per\u00f2 sono pi\u00f9 alti delle opportunit\u00e0. Si teme il ritorno a un modello di carcere puramente custodiale, con meno attivit\u00e0, che si preoccupa meno del cosiddetto \u201ctrattamento\u201d, parola brutta dietro cui qualcosa di buono c\u2019\u00e8. Qualche docente intravvede il rischio che la scuola faccia passi indietro, che la sua presenza diventi meno legittima, che si debbano rinegoziare conquiste date per scontate. Avverti anche tu questo rischio?<\/strong><\/p>\n<p>Questa considerazione generale sulla pandemia vale per tutti i posti dove vigeva gi\u00e0 una situazione emergenziale: dai campi per i rifugiati alle carceri. Io temo delle conseguenze negative, nel lungo termine. Intendo dire che dei diritti e delle aperture che si erano conquistate poco alla volta possono tornare indietro, le si pu\u00f2 facilmente abolire con l\u2019uso strumentale della pandemia stessa, dicendo: questo non si pu\u00f2 pi\u00f9 fare, quest\u2019altro non si pu\u00f2 pi\u00f9 fare. In fatto che siano entrati gli smartphone per i colloqui, al posto delle persone fisiche, potrebbe rivelarsi un regresso spaventoso, se dovesse diventare l\u2019unica modalit\u00e0, quella degli incontri a distanza. Si tratta di problemi di carattere politico-logistico. \u00c8 un campo politico, il carcere, gira gira \u00e8 sempre inevitabilmente politico. Bisogna vedere se ci saranno le forze per difendere alcune iniziative, tra cui la scuola &#8211; ma anche molte altre &#8211; dalla possibile riduzione o cancellazione. Penso che le attuali restrizioni verranno allentate molto, ma molto lentamente, nel futuro. Le esigenze sanitarie da un certo momento in poi potrebbero servire da paravento e da ostacolo: si potr\u00e0 sempre sostenere che ci sono ragioni di sicurezza per impedire questo o quello.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Antigone ha inviato a un centinaio di docenti penitenziari un questionario sulla scuola in carcere. Ne \u00e8 venuto fuori che in circa met\u00e0 degli istituti la scuola sta funzionando in presenza. Una buona notizia. Che non vale per\u00f2 per l\u2019altra met\u00e0, dove in due casi su tre si fa [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4245,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"_exactmetrics_sitenote_active":false,"_exactmetrics_sitenote_note":"","_exactmetrics_sitenote_category":0},"categories":[45],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4352"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4352"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4352\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5434,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4352\/revisions\/5434"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4245"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4352"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4352"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4352"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}