{"id":4354,"date":"2021-03-02T17:34:50","date_gmt":"2021-03-02T16:34:50","guid":{"rendered":"http:\/\/antigone.filarete.it\/lo-scrittore-maestri-dialogo-con-edoardo-albinati-2\/"},"modified":"2021-05-04T21:51:38","modified_gmt":"2021-05-04T19:51:38","slug":"larchitetto-carcere-e-citta-dialogo-con-stefano-boeri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/larchitetto-carcere-e-citta-dialogo-con-stefano-boeri\/","title":{"rendered":"L\u2019architetto. Carcere e citt\u00e0."},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Alice Franchina e Valeria Verdolini<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (7.4.18) simplesharebuttons.com --><div id=\"ssba-classic-2\" class=\"ssba ssbp-wrap left ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:left\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"email\" class=\"ssba_email_share\" href=\"mailto:?subject=L\u2019architetto.%20Carcere%20e%20citt\u00e0.&body=%20https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4354\"><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/email.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Email\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Email this to someone\" \/><div title=\"email\" class=\"ssbp-text\">email<\/div><\/a><a data-site=\"\" class=\"ssba_facebook_share\" href=\"http:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4354\"  target=\"_blank\" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on Facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"\" class=\"ssba_twitter_share\" href=\"http:\/\/twitter.com\/share?url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4354&text=L%E2%80%99architetto.%20Carcere%20e%20citt%C3%A0.%20\"  target=&quot;_blank&quot; ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"Twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Tweet about this on Twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><\/div><\/div>\u00a0    <div class=\"scaricapdf\">\n\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/22.-ANTIGONE_XVIIrapporto_StefanoBoeri.pdf\" target=\"_blank\"><i class=\"fa fa-arrow-circle-down\" aria-hidden=\"true\"><\/i>  <\/a>\n    <\/div>\n    [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 titolo\" style=\"\"><span>L\u2019architetto. Carcere e citt\u00e0.<br \/>\nDialogo con Stefano Boeri<\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][vc_column_text]San Vittore vuole delineare una nuova concezione di casa circondariale che trasmetta gli ideali e i valori di recupero e reinserimento di cui \u00e8 detentore e che inneschi un nuovo pensiero positivo a partire dalla bellezza degli spazi che lo ospitano.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]In che rapporto stanno il carcere e gli spazi della citt\u00e0? E quanto la citt\u00e0 si occupa degli spazi sottratti e protetti dalle mura di cinta del penitenziario? Di Lazzaro e Pavarini nell\u2019Introduzione al volume \u201cImmagini dal carcere\u201d del 1994 constatavano che \u201cIl carcere \u00e8 stato ed \u00e8 edificio per eccellenza del paesaggio urbano; alla storia delle citt\u00e0 esso interamente appartiene. Carcere e citt\u00e0 sono realt\u00e0 storiche nate e vissute in un rapporto indissolubile, sia pure di segno tra loro opposto\u201d. Quella Opposizione individuata dagli autori si pu\u00f2 descrivere, forse, come una vera e propria forma di sottrazione pur nell\u2019immanenza, una serie di aree fisiche che seguono altre regole. Si tratta di spazi tolti al tessuto urbano (o rurale), porzioni fisiche di territorio che seguono quella che potremmo cercare di definire come una \u201cgiurisdizione securitaria\u201d. Come scrive Melucci, infatti, \u201cLe mura, di per s\u00e9, non hanno mai costituito un ostacolo alla vita delle citt\u00e0. Quelle del carcere s\u00ec\u201d. (Melucci, 1994). Come afferma, tuttavia, Mauro Palma, \u201cScuole, ospedali, luoghi di accoglienza e anche luoghi di detenzione sono appunto spazi di funzione pubblica\u201d. Sul finire dell\u2019anno 2020, Triennale Milano e la Casa Circondariale Francesco di Cataldo \u2013 San Vittore, grazie al coinvolgimento di Fondazione Maimeri e con il supporto di Shifton e dell\u2019Associazione Amici della Nave, hanno presentato il concorso di idee \u201cSan Vittore, spazio alla bellezza\u201d, in cui \u201cSan Vittore vuole delineare una nuova concezione di casa circondariale che trasmetta gli ideali e i valori di recupero e reinserimento di cui \u00e8 detentore e che inneschi un nuovo pensiero positivo a partire dalla bellezza degli spazi che lo ospitano. La casa circondariale vuole ritrovare la sua centralit\u00e0 nel contesto penitenziario e in quello cittadino, attraverso la progettazione di funzionalit\u00e0 nuove e un pensiero complessivo sulla struttura di forte impatto su detenuti, personale, cittadini e citt\u00e0\u201d.<br \/>\nIl concorso di idee \u00e8 stato il punto di partenza per uno scambio di idee su carcere, spazi pubblici e citt\u00e0 con Stefano Boeri, architetto, professore di urbanistica al Politecnico di Milano e presidente della Fondazione Triennale Milano.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]&#8221;Tutte le volte che sono entrato in contatto con i detenuti di San Vittore, sebbene le condizioni materiali fossero disastrose, ho notato come dai loro racconti emergesse chiara la percezione di essere circondati dalle tensioni e dalla vitalit\u00e0 della vita urbana&#8221;[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>V: Come nasce l\u2019iniziativa \u201cSan Vittore spazio alla bellezza\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>Nasce intanto da una reciprocit\u00e0 di attenzioni. Giacinto Siciliano, il direttore di San Vittore, ha pi\u00f9 volte dimostrato interesse e anche desiderio di incontro tra la casa circondariale e Triennale a partire da una reciproca esigenza: da un lato una domanda di miglioramento degli spazi di vita, una richiesta d\u2019aiuto nella progettazione degli spazi; e dall\u2019altro l\u2019idea di portare in Triennale alcune esperienze della vita carceraria. C\u2019erano gi\u00e0 state delle collaborazioni, per esempio due anni fa con un evento in diretta RAI in cui trasmettevamo in simultanea dal <a href=\"https:\/\/milano.corriere.it\/notizie\/cronaca\/19_gennaio_14\/canto-libero-detenuti-san-vittore-triennale-la-vanoni-e066be16-17d7-11e9-bb76-cdaf0ebcabd2.shtml\">carcere e dalla Triennale<\/a>; oppure ospitando il teatro della sezione femminile in Triennale con la mostra <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/news\/storie-news\/2019\/07\/27\/detenute-san-vittore-carcere-storie-foto-rinascita-teatro-mostra-milano\">PosSession<\/a>. Da parte mia c\u2019\u00e8 un\u2019attenzione radicata nel tempo; gi\u00e0 da assessore avevo il progetto di portare temporaneamente al centro del carcere la piet\u00e0 Rondanini di Michelangelo, ma poi per varie ragioni non sono riuscito a realizzarlo. Da quel momento in poi il carcere \u00e8 sempre stato una sorta di ossessione: continuavo a chiedermi \u201ccosa pu\u00f2 fare un istituzione culturale per il carcere?\u201d Per questo sono stato felice di esercitare questa corrispondenza fra Triennale e Casa circondariale. Inoltre si tratta di due spazi vicini nella citt\u00e0. San Vittore \u00e8 un carcere urbano, con tutte le connotazioni particolarissime proprie di un carcere urbano. Io ho lavorato tempo fa a un altro progetto con il carcere di Opera, e mi ricordo l\u2019angoscia di quella situazione. Al contrario, tutte le volte che sono entrato in contatto con i detenuti di San Vittore, sebbene le condizioni materiali fossero disastrose, ho notato come dai loro racconti emergesse chiara la percezione di essere circondati dalle tensioni e dalla vitalit\u00e0 della vita urbana; e questo, non dico che compensasse la fatica, ma svolgeva un ruolo importante nella loro detenzione. Noi, Triennale Milano, siamo un\u2019istituzione dentro la citt\u00e0, cos\u00ec come lo \u00e8 il carcere, quindi a un certo punto abbiamo cominciato a lavorare sull\u2019ipotesi di potere davvero fare una sorta di gara di generosit\u00e0 e di idee su come migliorare la vita penitenziaria. La cosa \u00e8 partita inizialmente in modo molto astratto, poi mano mano \u00e8 decollata, si \u00e8 sviluppato il concorso di idee, appena chiuso, e adesso abbiamo selezionato sei gruppi di giovani che lavoreranno su spazi molto diversi di San Vittore proponendo interventi puntuali. Quindi siamo passati dal generare idee di massima, a provare a costruire qualcosa di pi\u00f9 specifico. In qualche modo, anche grazie a un lavoro che abbiamo fatto internamente al carcere, con l\u2019Associazione Amici della Nave, siamo passati ad una fase pi\u00f9 efficiente ed efficace di progettazione.<\/p>\n<p><strong>V: A San Vittore c\u2019era uno spazio che era stato carico di significati, e molto doloroso, lo spazio del CONP, che \u00e8 stato chiuso dopo un intervento del Garante Nazionale e della direzione. Sar\u00e0 uno degli spazi riprogettati?<\/strong><\/p>\n<p>B. Quello spazio rientra negli spazi ri-progettati, \u00e8 verissimo che era uno spazio cos\u00ec carico di significati, ma su questo il direttore sa meglio di me. Io ho voluto che fosse anche molto concreto il livello di approfondimento progettuale. Per esempio, insieme alla Giuria del concorso, abbiamo escluso una serie di progetti visionari impossibili, in alcuni casi abbiamo scelto progetti che partendo da un approccio ideale erano in grado di affrontare questioni molto pragmatiche. Io davvero vorrei che questo progetto fosse un progetto che si \u201cdeposita\u201d nelle vite dei detenuti, non vorrei che si concludesse col fare una bella mostra.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]&#8221;San Vittore ha degli spazi molto limitati, e c\u2019\u00e8 molta densit\u00e0 di corpi, quindi il tema non \u00e8 tanto riempire gli spazi di nuovi arredi, ma capire come possono essi stessi diventare oggetto di una nuova progettazione.&#8221;[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>A: A San Vittore portate avanti un discorso sullo spazio e sulla bellezza, e poi anche un secondo livello, di apertura alla citt\u00e0. Cosa significa \u201cbellezza\u201d in un luogo come un carcere? E come l\u2019apertura alla citt\u00e0 si pu\u00f2 realizzare nel concreto?<\/strong><\/p>\n<p>B: Ci sono alcune questioni che riguardano la prossemica, lo spazio di relazione tra i diversi utilizzatori del carcere, perch\u00e9 non ci sono solo i carcerati, ma c\u2019\u00e8 il personale, ci sono i parenti. Intanto c\u2019\u00e8 una prima questione: San Vittore ha degli spazi molto limitati, e c\u2019\u00e8 molta densit\u00e0 di corpi, quindi il tema non \u00e8 tanto riempire gli spazi di nuovi arredi, ma capire come possono essi stessi diventare oggetto di una nuova progettazione. C\u2019\u00e8 un problema legato all\u2019habitat minimo: a partire dalla cella, la privazione di spazi di individualit\u00e0 e di concentrazione \u00e8 altrettanto importante della privazione degli spazi di dialogo. Un tema di progetto molto bello riguarda la possibilit\u00e0 di trasformare la cella in uno spazio a geometria variabile, cio\u00e8 con degli arredi mutevoli, flessibili e cangianti, che permettano la costruzione di spazi individuali al loro interno. Poi ci sono altre sfide progettuali: i corridoi dei bracci \u2013 oggi no purtroppo per le ulteriori restrizioni legate alla pandemia \u2013 solitamente sono i luoghi pi\u00f9 vissuti nel ciclo temporale quotidiano, sono gli spazi di relazione. Al contempo, sono spazi neutri e anche spesso trascurati, e quindi ragionare su cosa vuol dire renderli uno spazio dedicato allo scambio \u00e8 un bellissimo tema. Stesso ragionamento si pu\u00f2 fare per gli spazi collettivi come il cortile. \u00c8 in generale il tema dell\u2019incontro, che non si limita allo spazio dei colloqui, ma al concederci la possibilit\u00e0 di immaginare altri luoghi del carcere dove l\u2019interazione avviene.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]&#8221;Cosa vuol dire apertura alla citt\u00e0? Questo argomento \u00e8 spesso trattato in maniera demagogica. L\u2019apertura \u00e8 qualcosa di possibile ma con dei limiti molto fissi, molto chiari.&#8221;[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Per quanto riguarda la seconda domanda: cosa vuol dire apertura alla citt\u00e0? Questo argomento \u00e8 spesso trattato in maniera demagogica. L\u2019apertura \u00e8 qualcosa di possibile ma con dei limiti molto fissi, molto chiari. Ci sono degli spazi che sono esterni di fatto rispetto al carcere, che sono tra l\u2019ingresso e la parte vera dei raggi, che oggi potrebbero essere pi\u00f9 destinati a uso pubblico (sport, eventi, ristorazione) su questo non c\u2019\u00e8 dubbio. Ad esempio il corridoio centrale che porta fino alla rotonda \u00e8 gi\u00e0 uno spazio \u201cpromiscuo\u201d, uno che potrebbe essere attraversato dal pubblico esterno, seppur contingentato, uno spazio che potrebbe diventare un luogo di ingresso della citt\u00e0.<br \/>\nAvevamo fatto questi ragionamenti quando si tratt\u00f2 del progetto Piet\u00e0 Rondanini, eravamo arrivati al punto di avere tutte le autorizzazioni. Conosco tutti i vincoli, i meccanismi: \u00e8 possibile farlo, ma bisogna stare molto attenti a non proiettare nel carcere le aspettative di un pubblico che del carcere non sa nulla e che non c\u2019entra nulla con esso. Non basta portare le opere d\u2019arte nel carcere, questa cosa da sola non serve a niente. La cosa interessante \u00e8 creare dei momenti con delle presenze \u201cesterne\u201d, ma le cose vanno costruite e progettate insieme.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>V: una vecchia questione molto milanese. Ciclicamente nei dibattiti sul piano regolatore (PGT) si propone di spostare San Vittore. Tenere San Vittore dov\u2019\u00e8 rappresenta per molti aspetti un valore ma anche un limite legato alla struttura che richiede grossi interventi di manutenzione costanti. Lei cosa pensa a riguardo?<\/strong><\/p>\n<p>Io sono sempre stato contrario, credo che ci sia un valore intrinseco di questa presenza sia per chi il carcere lo vive dall\u2019interno, sia per chi il carcere lo vive dall\u2019esterno: come presenza magari a volte perturbante, familiare ma disturbante. \u00c8 una presenza che ha un suo senso. L\u2019idea della rimozione e della distanziazione del carcere dalla vita quotidiana, la trovo sbagliata, soprattutto se c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di avere un carcere che invece \u00e8 dentro, nell\u2019intensit\u00e0 degli spazi della citt\u00e0. Penso proprio che sia un errore.<\/p>\n<p><strong>V: Ci sono oggi con la pandemia degli altri modi per portare il carcere nella citt\u00e0 senza realizzare quello che abbiamo detto. Sarebbe desiderabile che le persone entrino e facciano vivere quello spazio, ma con le restrizioni attuali, come si pu\u00f2 portare il carcere nella citt\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>B: Abbiamo parlato di come portare la citt\u00e0 in carcere. Per me restava questa immagine straordinaria: se fossimo riusciti a portare Michelangelo, sarebbe stato un segno importante, anche per reinterpretare il concetto di piet\u00e0, non solo basato sulla compassione ma sulla reciprocit\u00e0. Quello \u00e8 rimasto un po\u2019 un progetto incompiuto. Sul tema del portare il carcere nella citt\u00e0, sono state fatte diverse cose. Penso ci si ricordi tutti di <a href=\"http:\/\/www.fondazioneprada.org\/project\/laurie-anderson-dal-vivo\/\">Laurie Anderson, alla fondazione Prada<\/a>, nel 1998. Si trattava di un lavoro basato sulla trasmissione a distanza di un\u2019immagine di un detenuto, era molto forte. Oppure quello che abbiamo fatto con <a href=\"http:\/\/www.vita.it\/it\/article\/2006\/02\/21\/tutti-dentro-un-evento-shock-in-triennale-e-un-numero-di-communitas\/52379\/\">Aldo Bonomi<\/a> 8 anni fa sempre in Triennale &#8211; ma io non ero presidente- \u00e8 stato ricostruire negli spazi espositivi un pezzo di San Vittore. \u00c8 stato forte, un\u2019esperienza vissuta dal pubblico con grande emozione. Il digitale da questo punto di vista presenta svariate possibilit\u00e0 per portare fuori il carcere. Oppure le cito un esempio recente, che arriva dalle proposte del concorso di Gennaio, e che non \u00e8 stata selezionata perch\u00e9 in qualche modo fuori tema, ma che ci ha colpito al punto da assegnare comunque una menzione. Uno di questi architetti ha risposto al nostro appello progettando una sorta di cella, singola, al centro di piazza Duomo. Come se ci fosse la possibilit\u00e0 di portar fuori un pezzo di carcere e metterlo al centro di piazza Duomo \u2013 che \u00e8 l\u2019unica vera piazza-radura della metropoli milanese \u2013 e immaginare che dall\u2019interno di questo luogo nel nulla ci sia finalmente la percezione di cosa vuol dire essere isolati nel carcere. \u00c8 un atto performativo, molto suggestivo.<\/p>\n<p><strong>V: Passando dalle suggestioni alla materialit\u00e0 del carcere. Da pi\u00f9 di vent\u2019anni ci sono grandi questioni strutturali legate alla struttura di San Vittore: due raggi chiusi in ristrutturazione, alcune parti distrutte durante le rivolte e ricostruite a fatica. Io condivido il ragionamento che lei propone, ma come si concilia tutto questo con il grande problema oggettivo dello spazio carcere?<\/strong><\/p>\n<p>B: Certo! Su questo io non ho competenza. Noi agiamo su richiesta, non posso certamente sostituirmi al direttore, conosco la situazione e non mi \u00e8 difficile pensare come possano essere utilizzati. Ma c\u2019\u00e8 un tema di \u2026 investimenti e risorse (possiamo dirla cos\u00ec). Purtroppo questa \u00e8 una domanda a cui non saprei cosa rispondere.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][vc_column_text]&#8221;Un tentativo si basa sull\u2019immaginare una flessibilit\u00e0 degli arredi in modo tale da permettere la creazione di spazi di intimit\u00e0, che \u00e8 la cosa che manca di pi\u00f9. Perch\u00e9 poi l\u2019intimit\u00e0 \u2013 soprattutto oggi col digitale \u2013 \u00e8 anche un\u2019opportunit\u00e0 per avere scambi con l\u2019esterno.&#8221;[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>V: La tristemente celebre condanna CEDU all\u2019Italia sul sovraffollamento attribuisce alla spazialit\u00e0 un ruolo fondamentale: \u00e8 misura di vita e parametro di dignit\u00e0. Come si pu\u00f2 ribaltare questa dimensione? Quali strumenti sono a disposizione dell\u2019architettura? Il sovraffollamento c\u2019\u00e8 ancora\u2026<\/strong><\/p>\n<p>B: Un tentativo si basa sull\u2019immaginare una flessibilit\u00e0 degli arredi in modo tale da permettere la creazione di spazi di intimit\u00e0, che \u00e8 la cosa che manca di pi\u00f9. Perch\u00e9 poi l\u2019intimit\u00e0 \u2013 soprattutto oggi col digitale \u2013 \u00e8 anche un\u2019opportunit\u00e0 per avere scambi con l\u2019esterno. Sappiamo bene che il potersi isolare non \u00e8 in contraddizione col poter stare in relazione, oggi. Lo abbiamo provato tutti in questo periodo di lockdown. C\u2019\u00e8 una \u201csolitudine in relazione\u201d, diciamo, che \u00e8 uno dei problemi ma anche una delle opportunit\u00e0 di questo periodo. Poi \u00e8 chiaro che la costrizione dello spazio a cui \u00e8 costretto il corpo in nessun modo implica una costrizione della mente, su questo c\u2019\u00e8 molta letteratura.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][vc_column_text]&#8221;Ci\u00f2 che distingue uno spazio pubblico a mio parere \u00e8 la sua generosit\u00e0, ossia l\u2019imprevedibilit\u00e0 dei comportamenti che vi si svolgono, e ahim\u00e8 questo nel carcere non c\u2019\u00e8.&#8221;[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>V: Con la pandemia i detenuti possono videochiamare, e dicono che una delle cose pi\u00f9 belle \u00e8 rivedere attraverso il video lo spazio di casa, che altrimenti veniva veicolato solo dal pacco della famiglia, una sensazione di calore che per\u00f2 mancava della spazialit\u00e0. Noi ci siamo fermati poco fa sul corridoio come spazio pubblico. In che modo il carcere pu\u00f2 essere insieme spazio pubblico e casa e in che modo queste due dimensioni apparentemente in contrasto, possono dialogare, e come si pu\u00f2 portare la dimensione di casa in uno spazio che nasce come spazio di estraneit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>B: Ci\u00f2 che distingue uno spazio pubblico a mio parere \u00e8 la sua generosit\u00e0, ossia l\u2019imprevedibilit\u00e0 dei comportamenti che vi si svolgono, e ahim\u00e8 questo nel carcere non c\u2019\u00e8. Purtroppo la vera grandissima totale privazione del carcere \u00e8 la sottrazione dello spazio pubblico, pi\u00f9 che non lo spazio \u201cdelle relazioni familiari, domestiche e intime\u201d che poi in qualche modo tutti noi siamo capaci di ricostruire ovunque. Quello che manca davvero \u00e8 uno spazio dove non ci sono codici di comportamento obbligati o preclusi. Lo spazio in cui, come accade in una piazza, pu\u00f2 succedere di tutto, dalla manifestazione politica, all\u2019attentato, dal gioco dei bambini a un bar all\u2019aperto. Questa imprevedibilit\u00e0 \u00e8 la libert\u00e0 dello spazio pubblico. Secondo me \u00e8 inutile fare elucubrazioni accademiche, per me lo spazio carcere \u00e8 l\u2019opposto dello spazio pubblico, che non vuol dire che non sia uno spazio collettivo, uno spazio dove i corpi interagiscono, dove c\u2019\u00e8 compresenza, dove ci sono affollamenti persino, ma non \u00e8 uno spazio pubblico, \u00e8 forse l\u2019opposto dello spazio pubblico.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>V: La sua riflessione mi faceva venire in mente la distinzione dei geografi tra \u201cspace\u201d e \u201cplace\u201d tra uno spazio familiare che non \u00e8 mai uno spazio pubblico, e che forse stare in quello spazio causa forme di straniamento tanto nello stare l\u00ec, quanto poi provare a stare fuori dopo essere stati in quello spazio carcere. Una curiosit\u00e0, qualche detenuto ha partecipato alla valutazione dei progetti?<\/strong><\/p>\n<p>B: Quella che \u00e8 stata fatta \u00e8 una valutazione preliminare di massima sui progetti. Ora i ragazzi lavoreranno sui temi e poi ci sar\u00e0 un incontro. Certo questa vicenda del Covid rende tutto pi\u00f9 complesso, ma il direttore Siciliano ha previsto che i progettisti possano entrare, visitare il carcere, gli spazi e incontrare i detenuti.<\/p>\n<p><strong>A: Si, infatti, lei ha detto che vorrebbe che le aziende si facessero testimoni di rendere concrete queste idee.<\/strong><\/p>\n<p>B: S\u00ec, quello \u00e8 il vero obiettivo di questo progetto.<\/p>\n<p><strong>V. C\u2019\u00e8 grande attenzione in questo periodo per la possibilit\u00e0 di arrivo di risorse per strutture e infrastrutture legate al Recovery Fund.<\/strong><\/p>\n<p>B. Se la lega a ci\u00f2 che dicevamo prima sulla morosit\u00e0 costante italiana questo potrebbe avere un senso, perch\u00e9 noi paghiamo una multa sulle condizioni detentive, noi continuiamo a pagare.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][vc_column_text]&#8221;Il fatto di mettersi sempre nella prospettiva del perdono diventa un modo per ridefinire i ruoli sia della vittima che del \u201cpeccatore\u201d[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>A: io volevo chiedere un\u2019ultima cosa su portare il carcere in citt\u00e0 e portare la citt\u00e0 dentro il carcere, cose che possono in qualche modo coincidere, uno si potrebbe chiedere perch\u00e9 \u00e8 importante creare un\u2019osmosi tra il carcere e la citt\u00e0. Perch\u00e9 serve ai cittadini conoscere il carcere? Perch\u00e9 serve ai detenuti portare la loro esperienza fuori nella citt\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>B: Perch\u00e9 in qualche modo \u00e8 una forma di dialogo con una condizione che in qualche modo pu\u00f2 appartenere alla vita di tutti, in modi diversi. La coercizione corporale, l\u2019obbligo sono diventati una condizione pervasiva, soprattutto in questi mesi. E ci sono situazioni dovute a patologie che portano a momenti in cui davvero oltre alla similitudine con la condizione carceraria abbiamo un problema di mobilit\u00e0 del corpo. Da un lato \u00e8 questo, e poi c\u2019\u00e8 il grande tema del perdono, che io penso sia una delle grandi questioni di questi tempi. Il perdono come possibilit\u00e0 di rimettere in discussione i ruoli, che \u00e8 la questione chiave della giustizia riparativa, un dibattito che seguo con molta attenzione. Il fatto di mettersi sempre nella prospettiva del perdono diventa un modo per ridefinire i ruoli sia della vittima che del \u201cpeccatore\u201d. E questa ridefinizione e relazione tra i ruoli mi sembra una caratteristica fortissima di Milano, e in questo senso mi piace. Per me san Vittore &#8211; cos\u00ec come la Ca\u2019 Granda, l\u2019Umanitaria, la Triennale &#8211; sono grandi architetture sociali che incarnano lo spirito della citt\u00e0. Per me \u00e8 molto importante che ci siano che continuino ad esserci e a filtrare le caratteristiche buone e meno buone. Sono istituzioni sociali.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243; el_class=&#8221;citazione&#8221;][vc_column_text]San Vittore vuole delineare una nuova concezione di casa circondariale che trasmetta gli ideali e i valori di recupero e reinserimento di cui \u00e8 detentore e che inneschi un nuovo pensiero positivo a partire dalla bellezza degli spazi che lo ospitano.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]In che rapporto stanno il carcere e gli spazi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4245,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"_exactmetrics_sitenote_active":false,"_exactmetrics_sitenote_note":"","_exactmetrics_sitenote_category":0},"categories":[45],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4354"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4354"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4354\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5435,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4354\/revisions\/5435"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4245"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4354"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4354"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciassettesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4354"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}