{"id":5533,"date":"2022-04-19T14:16:30","date_gmt":"2022-04-19T12:16:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/braccialetti-elettronici-2\/"},"modified":"2022-05-30T11:15:01","modified_gmt":"2022-05-30T09:15:01","slug":"arezzo-e-grosseto-spazi-stretti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/arezzo-e-grosseto-spazi-stretti\/","title":{"rendered":"Arezzo e Grosseto. Spazi stretti"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Francesca Fanti, Sonia Paone<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.4) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Arezzo e Grosseto. Spazi stretti&u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5533\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"whatsapp\" class=\"ssba_whatsapp_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5533\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/whatsapp.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"whatsapp\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on whatsapp\" \/><div title=\"Whatsapp\" class=\"ssbp-text\">Whatsapp<\/div><\/a><a data-site=\"twitter\" class=\"ssba_twitter_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=Arezzo e Grosseto. Spazi stretti&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5533&via=\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><a data-site=\"linkedin\" class=\"ssba_linkedin_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/shareArticle?title=Arezzo e Grosseto. Spazi stretti&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5533\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/linkedin.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"linkedin\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on linkedin\" \/><div title=\"Linkedin\" class=\"ssbp-text\">Linkedin<\/div><\/a><\/div><\/div>\u00a0    <div class=\"scaricapdf\">\n\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/23.-ANTIGONE_XVIIIrapporto_ArezzoGrosseto.pdf\" target=\"_blank\"><i class=\"fa fa-arrow-circle-down\" aria-hidden=\"true\"><\/i>  <\/a>\n    <\/div>\n    [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 titolo\" style=\"\"><span>Quando lo spazio non \u00e8 solo un limite fisico: gli istituti di Arezzo e Grosseto<\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]le qualit\u00e0 delle attivit\u00e0 presenti nel carcere e l\u2019intensit\u00e0 delle relazioni fra dentro e fuori avrebbero potuto <i>distruggere<\/i> il carcere e contemporaneamente trasformare la citt\u00e0 rendendola pi\u00f9 giusta e inclusiva[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<span style=\"font-weight: 400;\">La definizione degli spazi degli edifici carcerari \u00e8 un importante <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">veicolo di senso<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> visto che l\u2019obiettivo della detenzione non \u00e8 il mero contenimento ma la risocializzazione del detenuto. Il carcere dovrebbe quindi essere innanzitutto un edificio di comunit\u00e0 e i suoi spazi dovrebbero farsi portatori di questa istanza e dei valori di inclusione e partecipazione. Per soggetti costretti a vivere il loro tempo in una struttura chiusa la maggiore o minore modulazione degli spazi significa minore o maggiore possibilit\u00e0 di azione, di movimento. <\/span>[\/vc_column_text][vc_column_text]<span style=\"font-weight: 400;\">Gli spazi di un edificio carcerario condizionano positivamente o negativamente il periodo di detenzione, che dovrebbe essere progetto di vita, punto di partenza per una proiezione verso la societ\u00e0 libera. La riforma del sistema penitenziario del 1975 aveva tracciato il solco per una articolazione complessa degli ambienti interni e per una nuova dinamica di rapporti con l\u2019esterno. La progettazione di spazi collettivi all\u2019interno delle carceri avrebbe dovuto rompere l\u2019universo totalitario della cella e il regime di vita indifferenziato tipico delle istituzioni di controllo, in cui la struttura del tempo e dello spazio non ha articolazioni n\u00e9 interne e n\u00e9 esterne. L\u2019esperienza della detenzione stravolge totalmente i concetti di tempo e spazio rispetto alla realt\u00e0 esterna. Lo spazio subisce una compressione: il detenuto \u00e8 costretto a vivere in spazi chiusi tutta la sua giornata; al contrario il tempo tende a dilatarsi a causa della ripetizione di gesti sempre uguali. Rompere la dimensione totale della temporalit\u00e0 e della spazialit\u00e0 della cella significava anche rompere l\u2019isolamento verso l\u2019esterno. L\u2019apertura avrebbe dovuto realizzarsi non solo favorendo e creando canali di comunicazione continua del singolo detenuto con il mondo esterno, ma lavorando sui contatti collettivi fra la comunit\u00e0 reclusa, le citt\u00e0 in cui le strutture penitenziarie erano inserite e la societ\u00e0 tutta. Come ricordava Giovanni Michelucci, <\/span><b>le qualit\u00e0 delle attivit\u00e0 presenti nel carcere e l\u2019intensit\u00e0 delle relazioni fra dentro e fuori avrebbero potuto <\/b><b><i>distruggere<\/i><\/b><b> il carcere e contemporaneamente trasformare la citt\u00e0 rendendola pi\u00f9 giusta e inclusiva<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5533_1('footnote_plugin_reference_5533_1_1');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5533_1('footnote_plugin_reference_5533_1_1');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5533_1_1\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">1)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5533_1_1\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>Ma nella realt\u00e0 delle cose, e nonostante siano passati quasi cinquant\u2019anni dalla riforma, \u00e8 proprio l\u2019analisi spaziale che ci restituisce la difficolt\u00e0 di realizzazione dei principi di umanizzazione e risocializzazione che la pena dovrebbe\/vorrebbe perseguire.[\/vc_column_text][vc_column_text]<span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019inadeguatezza degli spazi carcerari \u00e8 riconducibile ad un paradosso di fondo. Gli studi dedicati all&#8217;analisi del patrimonio edilizio penitenziario, attualmente funzionante nel territorio italiano, hanno identificato sei diversi gruppi tipologici: gli edifici a corte, quelli a disposizione radiale, quelli a palo telegrafico, quelli in cui \u00e8 presente una differenziazione dei corpi edilizi e quelli a disposizione compatta. Ciascuna tipologia appartiene ad una diversa epoca storica, si va dalle tipologie che risalgono alla progettazione dei primi penitenziari ottocenteschi fino alle realizzazioni pi\u00f9 recenti prodotte negli ultimi decenni del Novecento. Non si tratta per\u00f2 di una mera classificazione cronologica poich\u00e9 le architetture carcerarie sono estremamente peculiari. Infatti, ogni tipologia \u00e8 frutto di una specifica filosofia della pena che determina <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">tout court<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> la organizzazione degli spazi. Tenendo conto di questa differenziazione, l\u2019analisi spaziale delle strutture detentive attualmente in funzione nel nostro paese restituisce contemporaneamente la filosofia della pena che ha prodotto quegli spazi, ma soprattutto la persistenza nel tempo di una progettualit\u00e0 obsoleta. Ed \u00e8 questa progettualit\u00e0 obsoleta a rappresentare uno dei maggiori vincoli rispetto agli obiettivi della detenzione che nel tempo si sono profondamente modificati. In sostanza <\/span><b>il fine risocializzante della pena si scontra con l\u2019obsolescenza di forme spaziali sulle quali di volta in volta si prova ad intervenire cercando adattamenti spesso impossibili<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Inoltre, l\u2019eterogeneit\u00e0 delle tipologie fa s\u00ec che alcune si adattino meglio a possibili modulazioni e questo di nuovo si ripercuote sulla esperienza della detenzione che di conseguenza pu\u00f2 essere ulteriormente afflittiva. Ad aggravare questo quadro vi \u00e8 poi il degrado che deriva dal pessimo stato di conservazione delle strutture e dalla mancanza di manutenzione. Per cui alla obsolescenza spesso si somma la fatiscenza rendendo la deprivazione spaziale una pena che si aggiunge alla pena. Questa breve introduzione di carattere generale sullo statuto spaziale delle carceri italiane fa da cornice ad ulteriori considerazioni sullo spazio carcerario che sono emerse dalle visite in due in due istituti toscani, quello di Arezzo e quello di Grosseto.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]per le altre due Sezioni visitate, abbiamo osservato che al momento c\u2019era una sola sala comune polivalente per una sezione, la cosiddetta Sezione Chimera, mentre l\u2019altra ne \u00e8 del tutto sprovvista<span style=\"font-weight: 400;\">.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h2>Lo spazio sospeso: Arezzo<\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La <\/span><a href=\"https:\/\/www.antigone.it\/osservatorio_detenzione\/toscana\/156-casa-circondariale-di-arezzo\"><span style=\"font-weight: 400;\">casa circondariale di Arezzo<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00e8 una struttura costruita nel 1935 e si trova nel centro della citt\u00e0. Abbiamo ritenuto significativo raccontare la visita in questa struttura perch\u00e9 qui la questione dello spazio \u00e8 legata ad una contrazione e una indisponibilit\u00e0 dovuta ad un processo di ristrutturazione. L\u2019ultima visita all\u2019istituto era stata realizzata nel 2018 quando gi\u00e0 in corso erano i lavori di rifacimento. Ma a distanza di anni le cose sono rimaste essenzialmente le stesse. Le aspettative che riponevamo rispetto agli effetti positivi delle opere di ristrutturazione in termini di vivibilit\u00e0 degli spazi e di qualit\u00e0 della esperienza detentiva non sono state purtroppo soddisfatte, anche perch\u00e9 i lavori sono stati ulteriormente rallentati a causa della pandemia. La pi\u00f9 grande criticit\u00e0 di questo istituto si racchiude quindi in una parola: spazio. Perch\u00e9 non ce n\u2019\u00e8, o meglio \u00e8 sottratto dalle chiusure legate ai lavori di ristrutturazione. Questa carenza finisce con incidere pesantemente sulla quotidianit\u00e0 della vita detentiva in ogni suo aspetto.<\/span>[\/vc_column_text][vc_column_text]<span style=\"font-weight: 400;\">I lavori di ristrutturazione, tra l\u2019altro, sono iniziati nel 2010 e prevedono un intervento che coinvolge l\u2019intero istituto. Ma la riqualificazione va a rilento e attualmente risulta chiusa una intera Sezione. Nello specifico, la chiusura coinvolge la Sezione principale dell\u2019istituto, il che ovviamente ha determinato un cambiamento notevole nella capienza effettiva della popolazione detenuta: nonostante nella pratica l\u2019istituto al momento possa ospitare solamente 34 detenuti, la capienza regolamentare \u00e8 rimasta ufficialmente quella ante ristrutturazione, vale a dire 100 detenuti.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La questione per\u00f2 \u00e8 piuttosto chiara: Arezzo \u00e8 uno di quegli istituti che concorre a \u201cdeformare\u201d le statistiche nazionali sull\u2019affollamento, poich\u00e9 ad un primo e non attento sguardo, il dato di circa 30 detenuti presenti, su una capienza di 100, potrebbe risultare un dato favorevole rispetto agli standard richiesti per la qualit\u00e0 della vita detentiva. Diversamente, se consideriamo che dal 2010 ormai la capienza regolamentare \u00e8 effettivamente di 34 (con un grande turn over della popolazione detenuta all\u2019interno dell\u2019istituto) la situazione di Arezzo circa il tasso di sovraffollamento assume decisamente un\u2019altra connotazione. Infatti, parlando di stime sul sovraffollamento, il fatto che negli anni non sia mai stato revisionato il termine per la capienza regolamentare \u2013 ma, anzi, sia stato affiancato dal concetto di \u201ccapienza tollerabile\u201d, ambigua e vaga espressione coniata nell\u2019intento di celare le irregolarit\u00e0 dovute al non rispetto della metratura<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> <span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5533_1('footnote_plugin_reference_5533_1_2');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5533_1('footnote_plugin_reference_5533_1_2');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5533_1_2\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">2)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5533_1_2\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>\u2013, non ci conforta visto che stante la situazione della struttura il tasso di affollamento \u00e8 quasi sempre (dal 2010) sul filo del rasoio. Ma al di l\u00e0 della capienza drammatica \u00e8 la situazione pi\u00f9 generale degli spazi all\u2019interno della struttura.\u00a0<\/span>[\/vc_column_text][vc_column_text]<span style=\"font-weight: 400;\">E questo lo abbiamo potuto osservare direttamente nel corso della visita, durante la quale la situazione dell\u2019istituto ci ha messo di fronte all\u2019afflizione che comporta la carenza di spazio, osservata in ogni ambito. La sottrazione di spazio dovuta alla ristrutturazione \u00e8 stata infatti aggravata dalla emergenza sanitaria nazionale dovuta al Covid 19. Per fronteggiare l\u2019emergenza ed evitare la diffusione del virus la Sezione di semilibert\u00e0 \u00e8 stata trasformata nella sezione Covid per i positivi e i nuovi giunti.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per quanto riguarda i semiliberi, \u00e8 stata ricavata una piccola sezione in un\u2019altra parte dell\u2019istituto (al momento della visita vi erano 3 semiliberi di cui uno in licenza). Ovviamente l\u2019auspicio dello staff penitenziario \u00e8 quello di poter ristabilire con velocit\u00e0 le Sezioni, riportando anche quella dei semiliberi, ma allo stato attuale ulteriormente siamo in una fase di restringimento di uno spazio gi\u00e0 contratto. Tra l\u2019altro questa vicenda apre a considerazioni pi\u00f9 generali rispetto alle difficolt\u00e0 di gestire le situazioni di emergenza sanitaria dovute alla mancanza di differenziazione degli spazi che affligge in generale tutte le strutture penitenziarie italiane. E in questo senso sarebbe auspicabile che si aprisse un dibattito sulla inadeguatezza delle strutture carcerarie in termini di modulazione degli spazi interni in caso di situazioni emergenziali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Gli spazi comuni interni alla casa circondariale di Arezzo si contano sulle dita di una mano: infatti <\/span><b>per le altre due Sezioni visitate, abbiamo osservato che al momento c\u2019era una sola sala comune polivalente per una sezione, la cosiddetta Sezione Chimera, mentre l\u2019altra ne \u00e8 del tutto sprovvista<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Siamo entrati nella unica sala comune disponibile e abbiamo trovato una vecchia lavagna, un televisore e una scarna collezione di libri. Non ci siamo stupiti di vedere che i detenuti, al momento della nostra visita, si trovassero tutti nel corridoio della sezione, come se fosse preferibile (e pi\u00f9 fruibile) lo spazio del corridoio. Questo la dice lunga sulla condizione di privazione che caratterizza anche quegli spazi pensati per la socialit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Non abbiamo visto una palestra: abbiamo visto un telo di plastica che divide la sezione chiusa per ristrutturazione da tutto il resto e abbiamo visto che gli attrezzi (fino al 2010 conservati in uno spazio apposito) sono stati \u201ctemporaneamente\u201d (si fa per dire) posizionati in questa zona.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Non esistono al momento spazi esclusivi per le lavorazioni, il che ovviamente limita l\u2019offerta formativa dell\u2019istituto, ma anche, e soprattutto, le possibilit\u00e0 di accesso alle attivit\u00e0 lavorative: nonostante il numero esiguo di detenuti (rispetto alla capienza ufficiale) non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 al momento di garantire a tutti i detenuti contemporaneamente accesso al lavoro. Le attivit\u00e0 lavorative si svolgono prevalentemente con rotazioni da un massimo di 2 mesi a un minimo di 15 giorni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Mancando tutto, tutto quello che c\u2019\u00e8 \u00e8 polivalente. All\u2019interno dell\u2019aula scuola vi \u00e8 una biblioteca che, come per la sala comune della sezione Chimera, viene utilizzata come aula studio e sala lettura. Il tempo della detenzione si sa \u00e8 un tempo di attesa, un tempo sospeso. L&#8217;attuale situazione del carcere di Arezzo amplifica questo senso di sospensione rendendo il tempo ancora pi\u00f9 vuoto.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]nel carcere non c\u2019\u00e8 spazio e il carcere non si \u00e8 fatto spazio nella societ\u00e0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h2><b>Lo spazio non spazio: Grosseto<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019altra esperienza che vogliamo raccontare \u00e8 quella della visita nella <\/span><a href=\"https:\/\/www.antigone.it\/osservatorio_detenzione\/toscana\/160-casa-circondariale-di-grosseto\"><span style=\"font-weight: 400;\">casa circondariale di Grosseto<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">. Si tratta di una struttura edificata fra il 1855 e il 1858 poco prima quindi dell\u2019Unit\u00e0 d&#8217;Italia. Il palazzo ha una pianta rettangolare, ha tre piani nel corpo centrale e due nelle ali laterali, nel retro \u00e8 dotato di un cortile circondato da mura. Come le altre strutture edificate nello stesso periodo anche il carcere di Grosseto ha una collocazione nel tessuto storico della citt\u00e0. Di solito questo tipo di collocazione ha il pregio di permettere maggiori contatti con i familiari visto che le strutture con un posizionamento centrale sono pi\u00f9 facilmente raggiungibili. Nello stesso tempo facilitati sono i contatti con l\u2019esterno e con la citt\u00e0, per cui l\u2019obsolescenza della progettazione pu\u00f2 essere in parte compensata da una maggiore permeabilit\u00e0 delle strutture. L\u2019istituto di Grosseto fa eccezione: \u00e8 una vera e propria isola in mezzo alla citt\u00e0. Questo \u00e8 ci\u00f2 che si pu\u00f2 pensare non appena si arriva dinnanzi alla struttura. Ed \u00e8 un pensiero che permane anche una volta terminata la visita, assumendo tuttavia decisamente un\u2019altra connotazione.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Di sicuro ci\u00f2 che colpisce in prima battuta \u00e8 proprio lo spazio fisico che occupa, quale palazzo storico incastonato in mezzo alle abitazioni in pieno centro cittadino. Al nostro arrivo davanti all\u2019istituto, non ci siamo accorti ad un primo sguardo di quanto le caratteristiche stesse della struttura e la sua monumentalit\u00e0 la rendevano estranea al tessuto circostante.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ci\u00f2 che ci \u00e8 stato riportato durante il colloquio con l\u2019educatrice e la polizia penitenziaria rappresenta l\u2019esatto opposto rispetto all\u2019immagine del carcere al centro della citt\u00e0. <\/span><b>Si tratta di un\u2019isola senza ponti con il resto del contesto urbano. Quasi (o forse senza quasi) dimenticata.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> Ci hanno riferito di una situazione di pressoch\u00e9 totale invisibilit\u00e0 dell\u2019istituto in relazione al Comune, alla Provincia, alle associazioni del territorio e ai cittadini. Come se l\u2019istituto di Grosseto fosse uno spazio che non esiste. Per questo non \u00e8 stato cos\u00ec sorprendente il fatto che, al momento della nostra visita, non fosse attivo alcun corso di formazione o alcun lavoro di pubblica utilit\u00e0. L\u2019approccio securitario che permea la societ\u00e0 grossetana e le sue amministrazione impedisce di fatto di aprire una finestra sull\u2019istituto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questo concetto di spazio-non-spazio nel rapporto del carcere in relazione con il mondo esterno pu\u00f2 inoltre essere applicato alla descrizione della situazione che abbiamo potuto osservare dentro le mura.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Infatti, anche se si tratta di una struttura di piccole dimensioni, il tasso di sovraffollamento di Grosseto \u00e8 spropositato: al momento della visita, a fronte di una capienza regolamentare di 15 posti, vi erano 29 detenuti. Quasi il doppio di detenuti previsti per un tasso di sovraffollamento del 193%. Anche in questo caso lo spazio \u00e8 il termine chiave per orientare la nostra analisi: l\u2019istituto che, come abbiamo gi\u00e0 accennato, \u00e8 una struttura di fine Ottocento, presenta quelle limitazioni che discendono dalla obsolescenza della progettazione carceraria a cui abbiamo fatto riferimento. Con l\u2019aggravante che essendo un edificio storico pu\u00f2 essere manutenuto ma non si possono fare interventi profondi o creare spazi ex novo. Visitando le Sezioni ci siamo trovati di fronte a camere detentive che ospitavano 5 persone, con due letti a castello e uno singolo; tutto in<\/span> <span style=\"font-weight: 400;\">un clima di oppressione fisico ben oltre il limite della dignit\u00e0 umana. In un contesto simile garantire i 3 metri quadrati calpestabili per ciascun detenuto risulta impossibile. Abbiamo visto camere troppo strette, scure, con schermature alle finestre, il cui spazio era prevalentemente occupato dai letti e ci\u00f2 non permetteva neanche a noi i movimenti pi\u00f9 elementari, figurarsi con 5 persone che quotidianamente vivono in un contesto simile.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Infatti, nei casi estremi di camere con 5 detenuti, non si riesce ad arrivare nemmeno al metro quadrato calpestabile per persona, senza dimenticare il problema dello spazio in senso verticale, poich\u00e9 per i casi di strutture a castello, il letto superiore \u00e8 distante dal soffitto solo di pochi palmi. Siamo entrati nelle camere detentive quasi camminando di lato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">E se gli spazi sono cos\u00ec limitati nelle Sezioni, non ci ha sconvolto molto la carenza, se non la totale assenza, di locali adibiti alla socialit\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">All\u2019esterno esiste un unico spazio aperto, che di fatto coincide con la zona passeggi di entrambe le Sezioni; lo abbiamo visto in una giornata soleggiata di ottobre. Un rettangolo di cemento contenente assolutamente il nulla. I raggi di sole riflettevano sull\u2019asfalto esterno, ed il ricordo di aver chiuso gli occhi per il fastidio del sole. Ci siamo immaginati come potesse essere utilizzato questo spazio privo di qualsiasi riparo durante i mesi estivi&#8230; A questa domanda ha risposto l\u2019educatrice: \u00abin nessun modo\u00bb. L\u2019area esterna \u00e8 del tutto impraticabile durante le giornate troppo fredde o piovose per lo stesso motivo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Durante la nostra visita abbiamo chiesto se vi fossero spazi dedicati alle lavorazioni o destinate a specifiche attivit\u00e0: abbiamo visto poi con i nostri occhi che c\u2019erano solo due piccole aule a disposizione per i detenuti che hanno una funzione polivalente e che a turno vengono usate per i corsi scolastici e per altre attivit\u00e0 formative.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">E poi, ovviamente, l\u2019emergenza sanitaria del Coronavirus ha inevitabilmente ridotto lo spazio vivibile, il quale era gi\u00e0 di per s\u00e9 esiguo in una realt\u00e0 come quella di Grosseto. Infatti, nel contesto di questo istituto, l\u2019emergenza sanitaria ha impattato fortemente sugli spazi interni ed anche, di conseguenza, sulla qualit\u00e0 della vita detentiva: sono state chiuse la palestra e la cappella poich\u00e9 si trovavano nell\u2019area che \u00e8 stata designata poi per la gestione di casi di positivit\u00e0 e di isolamenti preventivi. La cappella \u00e8 stata temporaneamente spostata all\u2019interno di una delle due aule polivalenti. Per quanto riguarda gli attrezzi della palestra, sono stati spostati nello spazio esterno.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le considerazioni che sono scaturite dalla visita ai due istituti toscani e quelle pi\u00f9 generali che abbiamo riportato nella prima parte dello scritto ci conducono ad una amara constatazione: <\/span><b><i>nel carcere non c\u2019\u00e8 spazio e il carcere non si \u00e8 fatto spazio nella societ\u00e0<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. La cella riempie ancora il tempo della detenzione e la privazione spaziale connota il vissuto quotidiano dei detenuti. Nello stesso tempo l\u2019apertura verso l\u2019esterno \u00e8 una chimera, anche in questo caso \u00e8 stato sufficiente osservare gli spazi del carcere per evidenziare la carenza di progettualit\u00e0 rispetto all\u2019incontro e allo scambio con l\u2019esterno. Il <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">giardino degli incontri<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> realizzato da Giovanni Michelucci per il carcere di Sollicciano, pensato non per solo i colloqui dei detenuti ma come spazio di attivit\u00e0 rivolte alla collettivit\u00e0 \u00e8 rimasto una magnifica eccezione nel panorama nazionale. In pi\u00f9 come dimostra il caso di Grosseto quando manca la presa in carico da parte del territorio anche la collocazione pi\u00f9 centrale non riesce a spezzare l\u2019isolamento, anzi fa emergere ancora di pi\u00f9<\/span> <span style=\"font-weight: 400;\">il senso di estraneit\u00e0 che si accompagna alla rimozione collettiva del dramma della detenzione.\u00a0<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<div class=\"speaker-mute footnotes_reference_container\"> <div class=\"footnote_container_prepare\"><p><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_label pointer\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_5533_1();\">References<\/span><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_collapse_button\" style=\"display: none;\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_5533_1();\">[<a id=\"footnote_reference_container_collapse_button_5533_1\">+<\/a>]<\/span><\/p><\/div> <div id=\"footnote_references_container_5533_1\" style=\"\"><table class=\"footnotes_table footnote-reference-container\"><caption class=\"accessibility\">References<\/caption> <tbody> \r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5533_1('footnote_plugin_tooltip_5533_1_1');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5533_1_1\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>1<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><\/span>Michelucci, <i>Un fossile chiamato carcere<\/i>, in <i>\u201c<\/i>Il Ponte\u201d Passigli Editore, Firenze,1995.<span style=\"font-weight: 400;\"><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5533_1('footnote_plugin_tooltip_5533_1_2');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5533_1_2\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>2<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><\/span>Vianello, <i>Il carcere. Sociologia del penitenziario<\/i>, Carocci, Roma, p. 80.<span style=\"font-weight: 400;\"><\/td><\/tr>\r\n\r\n <\/tbody> <\/table> <\/div><\/div><script type=\"text\/javascript\"> function footnote_expand_reference_container_5533_1() { jQuery('#footnote_references_container_5533_1').show(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_5533_1').text('\u2212'); } function footnote_collapse_reference_container_5533_1() { jQuery('#footnote_references_container_5533_1').hide(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_5533_1').text('+'); } function footnote_expand_collapse_reference_container_5533_1() { if (jQuery('#footnote_references_container_5533_1').is(':hidden')) { footnote_expand_reference_container_5533_1(); } else { footnote_collapse_reference_container_5533_1(); } } function footnote_moveToReference_5533_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_5533_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } } function footnote_moveToAnchor_5533_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_5533_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } }<\/script>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]le qualit\u00e0 delle attivit\u00e0 presenti nel carcere e l\u2019intensit\u00e0 delle relazioni fra dentro e fuori avrebbero potuto distruggere il carcere e contemporaneamente trasformare la citt\u00e0 rendendola pi\u00f9 giusta e inclusiva[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]La definizione degli spazi degli edifici carcerari \u00e8 un importante veicolo di senso visto che l\u2019obiettivo della detenzione non \u00e8 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":5677,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5533"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5533"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5533\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5951,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5533\/revisions\/5951"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5677"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5533"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5533"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5533"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}