{"id":5540,"date":"2022-04-19T14:27:14","date_gmt":"2022-04-19T12:27:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/quando-lo-spazio-non-e-solo-un-limite-fisico-gli-istituti-di-arezzo-e-grosseto-2\/"},"modified":"2022-05-30T11:17:36","modified_gmt":"2022-05-30T09:17:36","slug":"corpi-estranei-la-negoziazione-della-riforma-tra-comparti-sanitari-e-amministrazione-penitenziaria-nelle-carceri-venete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/corpi-estranei-la-negoziazione-della-riforma-tra-comparti-sanitari-e-amministrazione-penitenziaria-nelle-carceri-venete\/","title":{"rendered":"Carceri-Ospedali. Il caso veneto"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Luca Sterchele, Margherita Toso<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.5) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Carceri-Ospedali. 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Eppure, nonostante questa pervicace azione del diritto, risulta difficile immaginare il carcere come un contesto sociale inserito in dinamiche trasformative di ampio respiro. Per quanto le numerose riforme susseguitesi negli anni abbiano certamente contribuito a \u201crinnovare\u201d il mondo penitenziario e dell\u2019esecuzione penale, queste si sono altres\u00ec scontrate con l\u2019ostinata inerzia di un campo istituzionale che si riproduce spesso attorno a dinamiche informali, prassi consolidate e modellazioni locali della norma. In questo senso, le previsioni del diritto faticano a trovare una fedele trasposizione pratica nel contesto carcerario, vedendosi di fatto inserite in un reticolo relazionale che le pone al centro di processi di negoziazione quotidiana tra i vari gruppi che lo abitano e lo attraversano.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il caso della cosiddetta riforma della sanit\u00e0 penitenziaria (che si configura invero come l\u2019esito di un processo lungo e composito di interventi del diritto sul campo della salute e dell\u2019assistenza sanitaria in carcere) ci sembra essere emblematico in questo senso. Approvata nel 2008 a seguito di alcune sperimentazioni regionali, la riforma ha segnato la definitiva separazione dei comparti sanitari dall\u2019organigramma dell\u2019Amministrazione penitenziaria, trasferendo le competenze in materia al Ministero della Salute e affidando il servizio sanitario penitenziario alle Aziende sanitarie dei singoli territori di riferimento. Questa divisione di competenze, attribuendo di fatto alle Regioni la responsabilit\u00e0 dell\u2019attuazione della norma, ha prodotto dei risultati piuttosto disomogenei sul territorio nazionale. La natura gi\u00e0 di per s\u00e9 particolaristica dell\u2019universo penitenziario italiano si \u00e8 cos\u00ec riprodotta sul piano dell\u2019assistenza sanitaria, introducendo i servizi sanitari come fattore ulteriore nella configurazione di quello che Pietro Buffa chiamava \u201cindividualismo penitenziario\u201d, ossia l\u2019idea (e il dato) per cui \u201cogni carcere \u00e8 un mondo a s\u00e9\u201d.<\/span>[\/vc_column_text][vc_column_text]<b>Trascorsi ormai diversi anni dall\u2019approvazione del testo di riforma, ci sembra interessante andare a guardare alle forme concrete che le previsioni in essa contenute sono venute ad assumere nei contesti locali<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Non si tratta tanto di verificare se la riforma \u00e8 stata o meno \u201capplicata\u201d correttamente e in maniera completa, quanto piuttosto di sondare gli effetti concreti che l\u2019intervento normativo \u00e8 andato a produrre nelle diverse realt\u00e0. Questi risultano essere infatti piuttosto eterogenei, in quanto eterogenee sono le realt\u00e0 locali stesse in termini di risorse a disposizione delle aziende sanitarie, di rapporti tra aree professionali all\u2019interno del penitenziario, di caratteristiche della popolazione reclusa, di \u201cvocazione\u201d degli istituti (nella celebre distinzione, del tutto informale, tra carceri \u201ctrattamentali\u201d e non), di \u201cstili\u201d direzionali e di governo e via dicendo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Adottando uno sguardo panoramico sugli effetti della riforma nei penitenziari del nostro paese, potremmo infatti affermare che gli obiettivi che questa si poneva appaiono sulla carta pienamente raggiunti: in tutti i penitenziari italiani i comparti sanitari risultano essere indipendenti dall\u2019amministrazione penitenziaria e legati direttamente alle aziende sanitarie territoriali. Questo dato di fatto, tuttavia, pur assicurando una dimensione di indipendenza formale che andrebbe cos\u00ec a potenziare il servizio offerto all\u2019utenza reclusa muovendo in un\u2019ottica di equiparazione nell\u2019esigibilit\u00e0 del diritto alla salute, appare maggiormente complesso e articolato se guardato da vicino. Le visite agli istituti penitenziari svolte negli ultimi anni nell\u2019ambito del nostro Osservatorio sulle condizioni di detenzione ci hanno infatti posto di fronte a delle situazioni tra loro enormemente differenziate. Da qui alcune domande si affacciano nella loro importanza: come si produce \u201csul campo\u201d, ossia nei rapporti concreti tra sanit\u00e0 e personale dell\u2019amministrazione penitenziaria, questa indipendenza? Come si riconfigurano i rapporti, ora pi\u00f9 esplicitamente triangolari, tra aree sanitarie, personale penitenziario e persone detenute? Che effetti producono questi meccanismi rispetto agli obiettivi di potenziamento dell\u2019assistenza sanitaria alla popolazione detenuta che la riforma si poneva?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Con questo breve contributo abbiamo ritenuto utile fornire alcune riflessioni a partire da questi spunti, basandoci sulle osservazioni elaborate nel corso delle visite che abbiamo svolto negli ultimi anni negli istituti penitenziari del Triveneto, ove la situazione complessiva avente a che fare con il rapporto tra sanit\u00e0 e amministrazione penitenziaria ci \u00e8 apparsa essere particolarmente interessante nel fornire elementi di riflessione sulla riforma, sul raggiungimento dei suoi obiettivi e sulle pratiche necessarie per garantirne la \u201cvitalit\u00e0\u201d.\u00a0<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]sembrino essere sorti alcuni elementi di frizione tra le aree sanitarie e quelle riconducibili all\u2019amministrazione penitenziaria[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h2><b>Sanit\u00e0 e carcere in Veneto<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Come sopra anticipato, l\u2019effettivo trasferimento delle funzioni sanitarie dal Dipartimento dell\u2019Amministrazione Penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale \u00e8 avvenuto nel 2008, al seguito di un lungo e frammentato dibattito tra chi riteneva tale passaggio immotivato e controproducente e chi indispensabile per l\u2019applicazione dell\u2019articolo 32 della Costituzione. Il fatto che fino a quel momento l\u2019erogazione delle prestazioni medico-sanitarie fosse stata delegata agli organi amministrativi determinava, in un qualche modo, l\u2019inclusione della salute dei ristretti tra gli elementi facenti parte del percorso trattamentale, nel quale rientrano tutte le attivit\u00e0 previste per la rieducazione e il futuro ricollocamento sociale del detenuto. Il cambio di paradigma normativo, che ha investito il sistema di ASL regionali del compito di provvedere alle funzioni di tutela sanitaria, ha slegato tali servizi dal Ministero della Giustizia, determinando cos\u00ec l\u2019almeno apparente e parziale adeguamento della rete dei servizi sanitari penitenziari al modello di assistenza previsto per ogni libero cittadino. \u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">La decisione nazionale di effettuare il passaggio definitivo delle competenze \u00e8 poi stata gradualmente applicata in ogni realt\u00e0 territoriale: nello specifico, la Regione Veneto ha approvato le nuove Linee di indirizzo sull\u2019organizzazione della Sanit\u00e0 Penitenziaria nel 2011, identificando cos\u00ec gli Istituti penitenziari a maggior necessit\u00e0 di assistenza sanitaria e definendo i requisiti necessari delle Unit\u00e0 Operative della Sanit\u00e0 Penitenziaria. Le aziende ULSS operative sui territori sede di istituti penitenziari si sono cos\u00ec attivate per istituire le Unit\u00e0 Semplici a valenza Dipartimentale (UOSD), collocate presso i Distretti Socio-Sanitari competenti per territorio. Inoltre, la legge regionale n. 48 del 2018 ha stabilito le prestazioni la cui erogazione spetta alla Sanit\u00e0 penitenziaria, che comprendono attivit\u00e0 di medicina sia generale che specialistica, servizi relativi alla presa in carico delle dipendenze, gestione delle emergenze, assistenza infermieristica, distribuzione di farmaci e presidi, come previsto dai Livelli Essenziali di Assistenza previsti dal SSN. Per un migliore e pi\u00f9 articolato svolgimento delle sue funzioni, l\u2019unit\u00e0 operativa della Sanit\u00e0 Penitenziaria collabora, qualora necessario, con il Dipartimento di salute mentale, il Dipartimento delle dipendenze, il Dipartimento di prevenzione, il Distretto socio-sanitario e la rete ospedaliera territoriale. L\u2019attuale assistenza sanitaria degli istituti carcerari della regione si configura dunque come un sistema di presidi sanitari organizzati in hub e spoke, differenziati per istituto nella valenza multi-specialistica o specialistica di base a seconda del carico assistenziale e delle dimensioni della struttura.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Non \u00e8 possibile in questa sede proporre una dettagliata descrizione dei vari presidi sanitari presenti negli istituti regionali, per la quale si rimanda alle schede dei singoli penitenziari pubblicate sul <\/span><a href=\"https:\/\/www.antigone.it\/osservatorio_detenzione\/\"><span style=\"font-weight: 400;\">sito del nostro Osservatorio<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">. Quello che ci interessa maggiormente approfondire \u00e8 invece la dimensione socio-relazionale che avvolge e d\u00e0 forma locale e concreta all\u2019innovazione normativa.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel corso delle visite che abbiamo condotto nel corso degli ultimi anni abbiamo avuto modo di notare come, a fronte della sostanziale riorganizzazione dei servizi sanitari all\u2019interno delle carceri venete, <\/span><b>sembrino essere sorti alcuni elementi di frizione tra le aree sanitarie e quelle riconducibili all\u2019amministrazione penitenziaria<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. La diffusa presenza di questi attriti, talvolta e in parte dovuti a degli screzi tra operatori derivanti da divergenze operative in merito alle contingenze che interessano la vita quotidiana del carcere, fa emergere in realt\u00e0 le peculiarit\u00e0 di un contesto socio-spaziale e organizzativo all\u2019interno del quale l\u2019azione del diritto scalfisce solo in parte la rigidit\u00e0 protocollare di una serie di ingranaggi che si rivelano essere spesso resistenti al cambiamento.\u00a0<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]ci \u00e8 sembrato di cogliere come l\u2019area sanitaria e quella custodiale riscontrino spesso delle divergenze in riferimento agli obiettivi, alle modalit\u00e0 operative e alle rispettive esigenze professionali[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<span style=\"font-weight: 400;\">Per quanto la riforma abbia determinato l\u2019instaurarsi di una dimensione di indipendenza dei comparti sanitari all\u2019interno del penitenziario, gli operatori afferenti a questi ci hanno a pi\u00f9 riprese parlato del loro essere percepiti come un \u201ccorpo estraneo\u201d all\u2019interno dello schema organizzativo dell\u2019istituzione. La metafora ricorrente riporta di una fondamentale frattura simbolica all\u2019interno dell\u2019unit\u00e0 monolitica del carcere, ove l\u2019inserimento di una realt\u00e0 ora riconducibile ad un orizzonte diverso da quello intramurario \u2013 e operante a stretto contatto con il territorio \u2013 ha prodotto alcune difficolt\u00e0 nell\u2019organizzazione quotidiana della vita istituzionale. Questa percezione \u00e8 emersa in maniera esplicita in alcune visite da noi svolte nel corso dell\u2019anno passato in alcuni istituti regionali, nell\u2019ambito delle quali la variabile della limitata (e talvolta difficile) \u201ccooperazione\u201d tra aree \u00e8 stata di fatto lamentata da entrambe le parti in causa. Da un lato gli operatori sanitari si sono posti in maniera critica nei confronti delle modalit\u00e0 operative percepite come eccessivamente procedurali e standardizzate poste in essere dal personale dell\u2019amministrazione, le quali vanno a rendere piuttosto complesso l\u2019espletamento di alcune attivit\u00e0 specifiche del comparto della salute in virt\u00f9 del pur comprensibile obiettivo istituzionale legato al mantenimento della sicurezza interna. Dall\u2019altro lato, il personale di sorveglianza e altri operatori facenti capo all\u2019amministrazione lamentano a loro volta una scarsa propensione a collaborare da parte del personale sanitario, accusato di accordare eccessiva e immotivata priorit\u00e0 a delle dimensioni di privacy dell\u2019utente recluso, le quali vengono cos\u00ec descritte come un \u201cmuro\u201d che determina una sostanziale incomunicabilit\u00e0. Questi elementi di contrasto non sembrano in questo senso riducibili a delle difficolt\u00e0 gestionali legate ad episodi specifici, ma richiamano una dimensione di reciproca alterit\u00e0 delle parti in causa per quanto riguarda gli obiettivi, le priorit\u00e0 prestazionali, le modalit\u00e0 di azione all\u2019interno del campo e gli \u201cstili\u201d relazionali rispetto all\u2019\u201cutenza\u201d di riferimento. Non \u00e8 raro infatti sentirsi dire che si tratta di due \u201cfilosofie\u201d di lavoro molto differenti, che si articolano in maniera sostanzialmente e formalmente diversa. Volendo fornire una schematica rappresentazione della situazione per come ci \u00e8 stata descritta in diversi casi dal personale, <\/span><b>ci \u00e8 sembrato di cogliere come l\u2019area sanitaria e quella custodiale riscontrino spesso delle divergenze in riferimento agli obiettivi, alle modalit\u00e0 operative e alle rispettive esigenze professionali<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Andando per ordine, ciascuna area sembra rivendicare l\u2019importanza e la centralit\u00e0 degli obiettivi che le sono propri: laddove i comparti sanitari operano per tutelare la salute del paziente e favorire il perseguimento di una dimensione di \u201cbenessere\u201d (per quanto localmente riconfigurata a partire dalla situazione di vita alla quale \u00e8 costretto il paziente), il personale di sorveglianza \u00e8 prioritariamente orientato a garantire il mantenimento delle dimensioni di ordine e sicurezza interne all\u2019istituzione. Questa divergenza di obiettivi, pur non determinando la necessit\u00e0 di uno sbilanciamento radicale, implica altres\u00ec la messa in atto di un processo di negoziazione tra aree per la risoluzione di quelle situazioni nelle quali il perseguimento dell\u2019obiettivo dell\u2019una va a compromettere, anche se in forma parziale, l\u2019integrit\u00e0 di quello dell\u2019altra. Cosa succede quando la salute di un detenuto potrebbe beneficiare di regimi detentivi differenti da quelli ai quali \u00e8 destinato, come ad esempio l\u2019allocazione in cella singola o in sezioni dedicate? Che fare quando un paziente potrebbe trarre giovamento da alcuni dispositivi sanitari che potrebbero tuttavia interferire con la consolidata dimensione di sicurezza che vige in sezione? La risposta a queste domande non \u00e8 data a priori, per quanto esistano certamente delle procedure standardizzate che renderebbero possibile un incontro di queste istanze.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 su questo punto per\u00f2 che si colloca un ulteriore elemento di differenziazione tra le aree, avente a che fare con le modalit\u00e0 operative proprie di ciascun gruppo professionale. Mentre gli operatori del comparto sanitario sostengono di orientare prevalentemente il loro lavoro in vista dell\u2019obiettivo proprio del settore, il personale di sorveglianza rimarca l\u2019importanza del rispetto delle procedure previste come elemento cardine nell\u2019espletamento del loro mandato professionale. Di conseguenza, anche le esigenze professionali delle due aree si distanziano su di un continuum tra flessibilit\u00e0 e rigidit\u00e0 nel lavoro quotidiano, per quanto in nessun caso le posizioni degli operatori si situino agli estremi di questa schematica ricostruzione. Gli idealtipi dell\u2019approccio operativo sembrano essere comunque piuttosto pregnanti, essendo lamentati da entrambi i gruppi qualora vengano ad assumere dimensioni di eccessiva (o presunta tale) rigidit\u00e0: alcuni medici con i quali abbiamo avuto modo di colloquiare lamentano il fatto che <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cservono certificazioni mediche per tutto: per un cuscino, per andare in palestra\u2026\u00e8 impossibile!\u201d. D\u2019altro canto, anche il personale di polizia lamenta l\u2019eccessiva ritrosia degli operatori sanitari nel fornire informazioni ritenute essere importanti nel garantire la sicurezza di chi lavora a stretto contatto con i detenuti, quali quelle aventi a che fare con situazioni di tossicodipendenza o sieropositivit\u00e0 che interesserebbero alcuni reclusi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">D\u2019altro canto, un\u2019osservazione pi\u00f9 ravvicinata e accurata delle dinamiche che prendono forma nel corso delle nostre visite agli istituti ci permette di notare come la differenziazione operativa non sia in alcun modo rappresentabile in chiave nettamente oppositiva, con la collocazione delle due aree su opposte polarit\u00e0. I numerosi colloqui svolti nel corso degli anni con operatori di entrambe le aree ci hanno permesso di cogliere come, al di l\u00e0 di una dimensione gruppale e \u201cdi area\u201d che ha certamente una forte pregnanza, le posizioni dei singoli operatori assumano delle forme pi\u00f9 sfumate e incerte, pi\u00f9 inclini alla reciproca contaminazione in merito alle prassi operative, al netto di situazioni di marcata (e rivendicata) contrapposizione.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Del resto quello della collaborazione tra aree \u00e8 un topos costantemente richiamato dagli operatori come elemento necessario ad un adeguato funzionamento della macchina istituzionale. Le visite svolte negli ultimi anni ci hanno certamente dimostrato la presenza di questo lavoro inter-area, rendendo tuttavia intravedibili anche i rischi e le scivolosit\u00e0 che i tentativi di collaborazione comportano nel momento in cui si espletano all\u2019interno di una dimensione in cui vige un netto sbilanciamento di potere tra le parti. Detta altrimenti, la norma principe alla quale tutti devono far riferimento ha evidentemente a che fare con la necessit\u00e0 di tutelare l\u2019ordine e la sicurezza all\u2019interno dell\u2019istituzione, elemento che talvolta pone degli ostacoli all\u2019obiettivo medico-sanitario dell\u2019equiparazione delle cure tra pazienti liberi e reclusi. Nel corso delle visite svolte in Veneto negli ultimi anni sono stati molti gli operatori della salute che hanno lamentato, seppur con parole diverse, il fatto che \u201ca monte c\u2019\u00e8 questa idea del carcere come cosa alla quale ti devi adeguare\u201d, rispetto al quale alcuni operatori non hanno mancato di esprimere insoddisfazione e sollevare critiche. L\u2019autonomia del comparto sanitario, sancita formalmente dal processo di riforma, sembra in questo senso configurarsi come un punto di partenza che va poi costantemente rinegoziato nella quotidianit\u00e0 lavorativa all\u2019interno del penitenziario, concretizzandosi di conseguenza in diverse sfumature che dipendono dalla consolidata strutturazione dei contesti locali.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il carcere sembra dunque configurarsi come una sorta di variabile indipendente in un rapporto fatto di continui tentativi in chiave trasformativa, costituendosi come entit\u00e0 granitica che, pur esposta a progetti di cambiamento, richiede un continuo sforzo in questa direzione da parte degli attori che lo vivono e lo attraversano. In questo senso, i comparti sanitari possono rappresentare una delle fondamentali cinghie di trasmissione con il territorio, assicurando la costante presenza di uno sguardo e una pratica che mantiene \u2013 seppur in forme diversificate a seconda dei contesti \u2013 la dialettica con l\u2019esterno. Come ha tenuto a sottolinearci un medico con il quale abbiamo avuto un lungo colloquio nel corso di una visita svolta negli anni passati, \u201cnoi siamo un elemento di garanzia nei confronti dei detenuti\u201d, ed \u00e8 nella consapevolezza di questa posizione extra-professionale che si giocano le possibilit\u00e0 di una riforma che ha ancora qualche possibilit\u00e0 di spingere pi\u00f9 in l\u00e0 lo spazio della trasformazione istituzionale.<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Trascorsi ormai diversi anni dall\u2019approvazione del testo di riforma, ci sembra interessante andare a guardare alle forme concrete che le previsioni in essa contenute sono venute ad assumere nei contesti locali.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Il penitenziario \u00e8 un contesto sociale e istituzionale che sin dalle sue origini \u00e8 interessato da continui processi di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":5677,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5540"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5540"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5540\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5958,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5540\/revisions\/5958"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5677"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5540"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5540"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5540"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}