{"id":5605,"date":"2022-04-21T10:36:35","date_gmt":"2022-04-21T08:36:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/stranieri-2-2\/"},"modified":"2022-05-30T11:17:58","modified_gmt":"2022-05-30T09:17:58","slug":"il-labirinto-della-sanita-in-carcere-lattivita-del-difensore-civico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/il-labirinto-della-sanita-in-carcere-lattivita-del-difensore-civico\/","title":{"rendered":"Il labirinto della salute in carcere"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Francesca Campinoti, Eugenio Cavarzeran, Francesca Stanizzi<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.4) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Il labirinto della salute in carcere&u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5605\"  style=\"color:; 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Come si racconta nell\u2019approfondimento dedicato alle sue attivit\u00e0, le questioni che interessano il Difensore Civico sono molteplici. Alcune si ripetono pi\u00f9 di frequente altre sono invece pi\u00f9 rare, ma tutte riguardano percorsi di esecuzione penale e la grande maggioranza problematiche sofferte da coloro che si trovano in stato di detenzione.<\/p>\n<p>Tra le varie questioni prese in carico dal Difensore Civico, ormai da due anni si collocano al primo posto le richieste di intervento a tutela del diritto alla salute. Tale primato \u00e8 presumibilmente frutto di una gi\u00e0 complessa gestione delle problematiche sanitarie all\u2019interno degli istituti di pena, aggravata da inizio 2020 con lo scoppio della pandemia di Covid-19.<\/p>\n<p>La sanit\u00e0 in carcere \u00e8 oggetto di attenzione ormai da tempo, basti pensare alle voci di coloro che chiedono con forza un intervento strutturale che possa porre un argine a una condizione sempre pi\u00f9 degradante e fortemente lesiva dei basilari diritti costituzionali. Una doppia pena che non rispetta sotto alcun profilo quelli che sono gli apparenti fini della norma scritta.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito delle sue attivit\u00e0, al Difensore Civico capita di frequente di imbattersi nelle storie di coloro che lamentano difficolt\u00e0 di accesso alle cure. Gli ostacoli incontrati dai detenuti iniziano spesso a monte di tutto il processo che potrebbe aiutarli a ricevere diagnosi tempestive e adeguate. Spesso, infatti, coloro che prendono contatti con il Difensore richiedono supporto nell\u2019ottenere il rilascio della cartella clinica necessaria per valutare la condizione di salute complessiva in cui versano e cercare di comprendere la tipologia di intervento pi\u00f9 adeguata. Gi\u00e0 sotto questo profilo non mancano problematiche e difficolt\u00e0 di accesso, nonostante ottenerne copia sia un diritto del soggetto detenuto che la richiede, come sancito dalla Circolare dell\u201911 giugno 2003 n. 1907, Direzione Generale Detenuti e Trattamento. La necessit\u00e0 di ricevere prontamente copia della cartella clinica \u00e8 spesso connessa alla volont\u00e0 di sottoporre il proprio quadro clinico a un medico di fiducia, come previsto dall\u2019art. 11 O.P., al fine di arginare le difficolt\u00e0 di accesso alle cure nell\u2019attesa di un intervento dell\u2019amministrazione penitenziaria. Tale esigenza, tuttavia, si scontra con la carenza di personale e con il fatto che il suddetto rilascio ha un costo parametrato alla consistenza della cartella stessa: chi presenta una storia clinica particolarmente articolata, da cui deriva una cartella di dimensioni consistenti, si trova a pagare prezzi elevati cui non tutti riescono ad avere accesso (si consideri che il costo \u00e8 pari in media a 0,30-0,50 \u20ac a pagina).<\/p>\n<p>Sotto tale profilo, il Difensore civico interviene con diverse modalit\u00e0. Si pu\u00f2 concretizzare un supporto nella redazione dell\u2019istanza volta ad ottenere tale documentazione, che poi il detenuto stesso firmer\u00e0 e rivolger\u00e0 alla Direzione e, ove sia trascorso un consistente lasso di tempo in assenza di risposte dall\u2019amministrazione, tramite solleciti alla Direzione stessa.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]G., 53 anni, che ci ha scritto chiedendo aiuto perch\u00e9 affetto dal 2019 da dolori articolari ad entrambe le anche che gradualmente hanno peggiorato la sua capacit\u00e0 di movimento.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Una volta ottenuta la cartella clinica, la stessa viene sottoposta all\u2019analisi dei medici volontari che collaborano ormai attivamente con il Difensore Civico. Il loro intervento consente di ottenere una valutazione clinica delle patologie che i detenuti si trovano ad affrontare e fornisce un supporto fondamentale per motivare le eventuali richieste di intervento da rivolgere all\u2019amministrazione. Il supporto offerto dallo staff medico del Difensore Civico ha consentito di migliorare la qualit\u00e0 dei suoi interventi, seppur non bisogna dimenticare che si tratta di volontari che offrono un supporto che di certo non si pu\u00f2 sostituire ad interventi attivi nel sistema. La collaborazione tra volontari con formazioni e conoscenze diverse, su cui si regge il lavoro del Difensore Civico, consente di migliorare l\u2019attivit\u00e0 svolta ma mette anche in luce come, per ottenere un risultato che sia significativo per i detenuti, le carenze e debolezze del sistema penitenziario debbano essere considerate e affrontate nella loro globalit\u00e0, coinvolgendo aree di competenza differenti.<\/p>\n<p>Non appena completata la valutazione medica, i volontari incaricati di seguire il caso si occupano di redigere segnalazioni e mediare con l\u2019amministrazione al fine di sollecitare gli interventi sanitari e gli eventuali ulteriori accertamenti necessari tramite la programmazione delle visite del caso. Ancora una volta, nella realt\u00e0 ci si scontra drammaticamente con la carenza di personale che inevitabilmente rende questo passaggio accidentato e ben lontano dalla tempestivit\u00e0 che si vuole sollecitare. Le ASL competenti faticano ad assecondare le molteplici richieste, si scontrano quotidianamente con ricambi frequenti di personale, arrancano nella ricerca di personale sanitario da adibire all\u2019ambito penitenziario e chi ne paga le conseguenze sono sempre i detenuti che vedono programmare le proprie visite urgenti a distanza di 5-6 mesi.<\/p>\n<p>\u00c8 la storia di G., 53 anni, che ci ha scritto chiedendo aiuto perch\u00e9 affetto dal 2019 da dolori articolari ad entrambe le anche che gradualmente hanno peggiorato la sua capacit\u00e0 di movimento. Oltre a questo, ha un&#8217;importante pregressa storia cardiologica con infarti miocardici sottoposti a bypass e una bronchite cronica ostruttiva. Alla comparsa dei disturbi G. aveva effettuato delle indagini radiologiche che avevano evidenziato un quadro avanzato di artrosi dell\u2019anca sinistra per cui era stata posta l\u2019indicazione a protesi chirurgica gi\u00e0 nel 2020. Nel frattempo G. era passato dal carcere ad una comunit\u00e0 ma, con l\u2019esplosione della pandemia di COVID-19, tutte le visite preoperatorie erano state sospese. Attualmente G. \u00e8 nuovamente detenuto, seppur in un diverso istituto, e si \u00e8 trovato di fronte al totale azzeramento del precedente percorso e alla conseguente necessit\u00e0 di dover ricominciare tutto da capo.<\/p>\n<p>Rispetto a 2 anni fa la condizione clinica di G. \u00e8 peggiorata al punto da compromettere la possibilit\u00e0 di compiere anche le pi\u00f9 semplici attivit\u00e0 quotidiane. Vista la difficolt\u00e0 ad utilizzare l\u2019arto inferiore sinistro ed il conseguente carico eccessivo sul destro per compensare i dolori, attualmente G. cammina con l\u2019ausilio di stampelle. Procrastinare l\u2019intervento di protesizzazione dell\u2019anca non solo limita la sua mobilit\u00e0 e peggiora la qualit\u00e0 della sua vita, ma impedisce a G. anche di svolgere l\u2019attivit\u00e0 fisica di cui avrebbe bisogno per calare di peso, il che permetterebbe di tenere sotto controllo un fattore di rischio fondamentale per l\u2019aspettativa di vita di un uomo cardiopatico e con patologie respiratorie croniche.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]M., 44 anni, che nel 2010 \u00e8 stato sottoposto ad un intervento chirurgico di asportazione di un tumore maligno cerebrale.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Da qui un altro dato drammatico che non pu\u00f2 non considerarsi: procrastinare gli accertamenti sanitari porta inevitabilmente con s\u00e9 il pericolo che la patologia si aggravi al punto da porre sempre pi\u00f9 in pericolo le gi\u00e0 precarie condizioni di salute di coloro che attendono le cure a cui hanno diritto. Nello svolgimento della sua attivit\u00e0 il Difensore si trova a seguire casi di persone che da anni si battono per vedere riconosciuto il loro malessere e perch\u00e9 chi di competenza si accorga che questa situazione non pu\u00f2 restare in uno stallo perenne.<\/p>\n<p>Ne \u00e8 diretta immagine la storia di M., 44 anni, che nel 2010 \u00e8 stato sottoposto ad un intervento chirurgico di asportazione di un tumore maligno cerebrale. I sintomi erano comparsi circa un mese prima dell\u2019operazione dapprima come formicolii agli arti e, successivamente, con crisi epilettiche generalizzate tonico-cloniche.<\/p>\n<p>In seguito alla rimozione del tumore i sintomi si erano inizialmente risolti, ma sono ricomparsi quattro anni dopo con la stessa modalit\u00e0 della prima presentazione. Non era stato possibile, infatti, rimuovere la massa in maniera radicale, trovandosi questa troppo vicino ad aree cerebrali che controllano la sensibilit\u00e0 ed il movimento e la cui lesione pu\u00f2 provocare disabilit\u00e0 permanenti. Alla ricomparsa dei sintomi M. \u00e8 stato pi\u00f9 volte valutato dagli operatori sanitari del carcere in cui risiede, sia dal medico penitenziario sia da uno specialista psichiatra e ciononostante la nuova presentazione dei sintomi per molto tempo \u00e8 stata erroneamente interpretata come una condizione ascrivibile a stati d\u2019ansia e, pertanto, trattata come tale senza eseguire ulteriori approfondimenti. Si tratta infatti di sintomi aspecifici che, ad una rapida visita, possono essere confusi con stati conseguenti ad attacchi di panico. Gli episodi di crisi convulsive tonico-cloniche vere e proprie sono ricomparsi solo in seguito, in numero frequente, e sono stati trattati con ripetute iniezioni intramuscolo di farmaci anticomiziali. Anche successivamente alla comparsa di questi nuovi sintomi M., che risiede in un istituto carcerario ad oltre un\u2019ora di distanza dal pi\u00f9 vicino servizio di Neurochirurgia, non \u00e8 stato sottoposto a nuove indagini strumentali n\u00e9 visite specialistiche per evidenziare o escludere una ripresa di malattia.<\/p>\n<p>M. \u00e8 un uomo giovane, affetto dalle sequele croniche di una malattia oncologica, che pu\u00f2 andare incontro a complicanze disabilitanti e anche potenzialmente letali e che necessiterebbe di un monitoraggio altamente specialistico regolare e continuato nel tempo, possibilmente a carico di un unico centro di riferimento che abbia la possibilit\u00e0 di conservare per intero la sua storia clinica. Gli infiniti passaggi burocratici che si devono affrontare per accedere ad una visita medica esterna, le interminabili liste d\u2019attesa \u2013 il tutto notevolmente appesantito dalla pandemia da COVID-19 \u2013 e la precariet\u00e0 delle condizioni in cui M. versa, rendono frammentario, accidentato e conseguentemente inefficace il percorso di cura che dovrebbe assicurare la tutela della sua salute.<\/p>\n<p>Il caso di M. \u00e8 emblematico anche al fine di sottolineare che le persone affette da patologie croniche avrebbero bisogno di essere prese in carico da servizi specialistici in grado di eseguire visite periodiche sia dentro che fuori dal carcere, di intraprendere terapie specifiche e di intervenire sui fattori di rischio che vanno ad incidere sulla progressione della malattia. Tutte queste necessit\u00e0 si scontrano con una sanit\u00e0 penitenziaria evidentemente al collasso, composta da medici ed infermieri che operano all\u2019interno degli istituti con risorse scarse e con personale del tutto insufficiente ad un\u2019adeguata gestione del problema. In media \u00e8 presente un medico per 700 detenuti e, in alcuni casi, l\u2019assenza di personale non garantisce la presenza di almeno un medico nell\u2019arco delle 24 ore, con gli infermieri che si trovano a dover fronteggiare situazioni emergenziali potendosi rivolgere esclusivamente al personale di polizia penitenziaria, evidentemente non in possesso delle competenze necessarie per rappresentare una risorsa utile in questo contesto. In molti abbandonano l\u2019incarico perch\u00e9 si configura come una posizione lavorativa instabile e piena di rischi e non si riesce a trovare dei sostituti. In questa condizione il rischio di errore e burn-out degli operatori \u00e8 elevatissimo e giungere ad una diagnosi e individuare tempestivamente una terapia adeguata \u00e8 spesso complesso. In prossimit\u00e0 della scadenza dello stato di emergenza connesso alla pandemia da COVID-19 si prospetta all\u2019orizzonte un\u2019eventualit\u00e0 che comporter\u00e0 un inevitabile aggravamento di questa situazione gi\u00e0 drammatica: gli OSS (operatori socio-sanitari), impiegati dalla Protezione Civile per far fronte all\u2019emergenza COVID all\u2019interno degli istituti penitenziari, probabilmente non vedranno riconfermato il loro contratto e si prospetta la perdita di circa 1000 unit\u00e0 di personale.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]In Italia circa il 28% della popolazione detenuta ha pi\u00f9 di 50 anni, dato sicuramente al di sopra della media europea che si attesta al 15%[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]La carenza di personale e l\u2019emergenza sanitaria legata alla pandemia hanno portato all\u2019attenzione del Difensore Civico non solo le condizioni di coloro che si trovavano ad affrontare in tali contesti patologie complesse come quelle di carattere oncologico o come le malattie neurodegenerative, ma anche la macchinosa gestione di patologie che possono considerarsi quasi normali in condizioni di libert\u00e0 e che diventano ulteriormente problematiche in un contesto come quello carcerario. La sospensione, tra le altre, di gran parte delle attivit\u00e0 ricreative ha sicuramente influito sulla salute dei detenuti. In particolare, la limitazione del movimento e della possibilit\u00e0 di fare attivit\u00e0 fisica influisce negativamente sul decorso naturale di malattie croniche molto diffuse, come le malattie cardiovascolari o respiratorie. Quanto detto assume ancora maggiore importanza se si considerano due ulteriori aspetti: in Italia circa il 28% della popolazione detenuta ha pi\u00f9 di 50 anni, dato sicuramente al di sopra della media europea che si attesta al 15%; inoltre, le malattie cardiovascolari e respiratorie croniche sono perlopi\u00f9 caratteristiche dell\u2019et\u00e0 adulta e difficilmente vanno incontro a regressione o risoluzione anche con adeguata terapia medica. Sotto questo profilo sono state diverse le segnalazioni di coloro che hanno lamentato difficolt\u00e0 di accesso anche alle pi\u00f9 semplici e ordinarie visite di controllo. Ancora una volta ci si scontra con la carenza di personale e con l\u2019eccessiva burocratizzazione del percorso di ottenimento di una visita medica in strutture esterne ai penitenziari. L\u2019attivit\u00e0 di sollecito, oramai quasi ordinaria da parte del Difensore Civico, nei confronti delle aree sanitarie di competenza dei diversi istituti ha evidenziato preoccupanti carenze di personale al punto che in alcune aree sono assenti responsabili ASL per il carcere in grado di prendere in carico la gestione sanitaria dell\u2019istituto.<\/p>\n<p>Ci sono, inoltre, detenuti con importanti disabilit\u00e0 che avrebbero bisogno di strutture adeguate e prive di barriere architettoniche e con servizi di fisioterapia e riabilitazione che consentano di recuperare quanto pi\u00f9 possibile l\u2019autonomia perduta, diritto di cui dovrebbero godere secondo quanto previsto dall\u2019art. 64, co. 1, dell\u2019ordinamento penitenziario. L\u2019ultima rilevazione, risalente al 2015, contava 628 detenuti con disabilit\u00e0 e solo 8 carceri sul totale idonee ad accogliere detenuti disabili; di queste strutture 5 possono contare sulla presenza di un fisioterapista per alcune ore al giorno e una palestra e due hanno una sezione SAI (ad assistenza intensiva): il carcere di Rovigo e la casa circondariale di Bari. Ne risulta che pi\u00f9 della met\u00e0 dei detenuti disabili \u00e8 ristretto in strutture inadeguate che non offrono un percorso riabilitativo e che, anche chi accede alle strutture virtuose, spesso lo fa sacrificando il principio di territorialit\u00e0 della pena vista la scarsit\u00e0 di soluzioni sul territorio italiano.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]G., 57 anni, \u00e8 stato colpito da una malattia neurologica acuta che l\u2019ha portato nel giro di breve tempo a tetraparesi e necessit\u00e0 di supporto ventilatorio per paralisi dei muscoli respiratori.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Questa ulteriore considerazione viene ben rappresentata dalla storia di G., a sua volta nella condizione di chiedere un intervento del Difensore. Ad Ottobre scorso G., 57 anni, \u00e8 stato colpito da una malattia neurologica acuta che l\u2019ha portato nel giro di breve tempo a tetraparesi e necessit\u00e0 di supporto ventilatorio per paralisi dei muscoli respiratori. G. \u00e8 stato ricoverato in ospedale \u2013 dove tuttora si trova \u2013 e, grazie alla terapia specifica, la fase acuta di malattia \u00e8 stata superata senza ulteriori complicanze. Una volta stabilizzato, gli specialisti avevano dato indicazione ad intraprendere un percorso riabilitativo intensivo ospedaliero e, successivamente, proseguire con una riabilitazione estensiva extra-ospedaliera per il recupero perlomeno parziale delle attivit\u00e0 motorie e nell\u2019ottica di migliorare l\u2019autonomia di G. nelle attivit\u00e0 di tutti i giorni.<\/p>\n<p>Il problema sorger\u00e0 al momento della dimissione di G. dall\u2019ospedale, quando si dovr\u00e0 trovare una struttura in grado di accoglierlo, tenendo anche conto della circostanza che si tratta di un detenuto sottoposto al regime speciale ex art. 41 bis. L\u2019istituto penitenziario dove G. si trovava prima del ricovero ha fatto sapere che non pu\u00f2 offrire questo tipo di assistenza riabilitativa e, in ogni caso, le celle e gli altri spazi del carcere non sono idonei ad accogliere un detenuto con le disabilit\u00e0 fisiche di G. n\u00e9 sono passibili di adeguamento. Dall\u2019altro lato, la struttura ospedaliera presso cui G. era stato ricoverato durante la fase acuta e tutte le strutture ospedaliere o residenze di riabilitazione geograficamente pi\u00f9 prossime non sono predisposte per accogliere un detenuto sottoposto al richiamato regime speciale.. Al momento in cui ha contattato il Difensore Civico, G. si trovava ancora ricoverato in ospedale seppur con una dimissione gi\u00e0 prevista al termine della terapia riabilitativa intensiva. Le sue condizioni di salute e la sopraggiunta disabilit\u00e0 fisica rendono incompatibile G. con la vita in carcere ma, allo stesso tempo, la sua condizione di detenuto ostacola l\u2019accesso al trattamento riabilitativo di cui ha bisogno per recuperare le funzioni motorie perse.<\/p>\n<p>Al netto di queste riflessioni, ci si limita a una considerazione finale. Le storie citate, che hanno consentito di volta in volta di approfondire alcuni aspetti problematici connessi alla sanit\u00e0 penitenziaria, rappresentano uno strumento fortemente efficace che aiuta a comprendere l\u2019importanza di dare voce a chi il carcere lo vive quotidianamente. Questo aspetto si lega fortemente all\u2019attivit\u00e0 del Difensore Civico che, oltre oltre a quanto gi\u00e0 detto, si occupa di raccogliere testimonianze portandole cos\u00ec all\u2019attenzione di chiunque sia disposto ad ascoltarle.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Breve bibliografia.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.openpolis.it\/la-gestione-della-pandemia-nelle-carceri-italiane-e-europee\/\">https:\/\/www.openpolis.it\/la-gestione-della-pandemia-nelle-carceri-italiane-e-europee\/<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ildubbio.news\/2019\/01\/20\/quella-pena-doppia-per-i-detenuti-disabili\/\">https:\/\/www.ildubbio.news\/2019\/01\/20\/quella-pena-doppia-per-i-detenuti-disabili\/<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.dati.istat.it\">https:\/\/www.dati.istat.it<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.rivistacriticadeldiritto.it\">https:\/\/www.rivistacriticadeldiritto.it<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/ristretti.guido.link\/viaggio-nel-disastro-della-sanita-in-carcere-medici-precari-e-poco-personale-sanitario\">https:\/\/ristretti.guido.link\/viaggio-nel-disastro-della-sanita-in-carcere-medici-precari-e-poco-personale-sanitario<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.nurse24.it\/dossier\/covid19\/bando-protezione-civile-task-force-oss.html\">https:\/\/www.nurse24.it\/dossier\/covid19\/bando-protezione-civile-task-force-oss.html<\/a>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]La condizione degli istituti penitenziari italiani \u00e8 oggetto di numerosi dibattiti che cercano di richiamare l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica sulle frequenti violazioni dei diritti delle persone detenute perpetrate anche a causa dell\u2019assenza di riforme adeguate, riforme che si prospettano come sempre pi\u00f9 imprescindibili e che non possono pi\u00f9 essere ignorate.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":5677,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5605"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5605"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5605\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5960,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5605\/revisions\/5960"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5677"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5605"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5605"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5605"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}