{"id":5617,"date":"2022-04-21T17:57:21","date_gmt":"2022-04-21T15:57:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/le-tossiche-politiche-sulle-droghe-cannabis-e-referendum-alla-luce-della-sentenza-della-corte-costituzionale-n-51-2022-2\/"},"modified":"2022-05-30T11:16:25","modified_gmt":"2022-05-30T09:16:25","slug":"santa-maria-capua-vetere-nelle-viscere-dello-stato-democratico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/santa-maria-capua-vetere-nelle-viscere-dello-stato-democratico\/","title":{"rendered":"Santa Maria Capua Vetere. Nelle viscere dello stato democratico"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Luigi Romano<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.3) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Santa Maria Capua Vetere. 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Nelle viscere dello stato democratico.<\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]\u00abIl centro \u00e8 cieco, la verit\u00e0 si vede dai margini\u00bb scriveva Marco Revelli su <em>il manifesto<\/em> il 1 luglio 2011, quando raccontava le ragioni della lotta contro l\u2019alta velocit\u00e0 in Val di Susa contrastando le \u2018narrazioni tossiche\u2019 che si stavano abbattendo su quel movimento, ancora oggi interessato dalla attenzioni della Procura di Torino con nuove indagini e misure cautelari. Revelli descriveva \u2018la ragione dei barbari\u2019, che \u00e8 comprensibile soltanto quando si \u00e8 disposti a rinunciare alle certezze ideologiche legate a questo modo di produzione nocivo.<br \/>\nRaccogliendo questa prospettiva proviamo a tracciare alcune linee interpretative partendo da Santa Maria Capua Vetere, un\u2019altra periferia dell\u2019\u2018impero\u2019, a distanza di due anni dai fatti violenti che hanno sconvolto il mondo del penitenziario, scavando in quel margine e cospargendo di sale quei lembi di carne affinch\u00e9 la ferita bruci e rimanga aperta.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]L\u2019udienza preliminare sembra non finire mai, \u00e8 cominciata il 15 dicembre 2021 celebrandosi ogni marted\u00ec, ma l\u2019ultimo rinvio \u00e8 al 29 marzo di quest\u2019anno ed \u00e8 stato il pi\u00f9 lungo avuto finora.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>La macchina del processo e la fase preliminare<\/strong><br \/>\nPer ragioni di opportunit\u00e0 e di organizzazione degli uffici giudiziari, il processo si sta svolgendo nell\u2019aula bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Lontano dal vecchio centro romano di Capua, il carcere \u00e8 stato costruito nel 1996 fuori dalle citt\u00e0 per esigenze di ordine pubblico come la maggior parte delle strutture detentive del XX secolo, isolate dallo \u2018spazio del conflitto politico\u2019. Il penitenziario si distende di fronte a una discarica, poco distante da un groviglio di stradine di campagna, superstrade e magazzini di merci dell\u2019interporto logistico di Teverola, importante terreno del conflitto tra capitale e lavoro al Meridione. Accanto ai \u2018corpi\u2019 delle sezioni si appoggia il fabbricato autonomo che ospita l\u2019aula del tribunale. Davanti all\u2019ingresso c\u2019\u00e8 un campo coltivato di \u2018friarielli\u2019, quando il cielo \u00e8 terso sulla destra si scorgono in lontananza le montagne dell\u2019eremo di San Vitaliano e a sinistra la pianura casertana segna l\u2019orizzonte. Il mare del litorale domizio non \u00e8 lontano.<br \/>\nL\u2019udienza preliminare sembra non finire mai, \u00e8 cominciata il 15 dicembre 2021 celebrandosi ogni marted\u00ec, ma l\u2019ultimo rinvio \u00e8 al 29 marzo di quest\u2019anno ed \u00e8 stato il pi\u00f9 lungo avuto finora. Il dott. D\u2019Angelo, giudice dell\u2019udienza, ha procrastinato di un circa un mese la convocazione per permettere alle parti civili di notificare correttamente agli imputati e ai responsabili civili il decreto di citazione.<br \/>\nPer gli addetti ai lavori era chiaro gi\u00e0 prima della notifica degli avvisi di garanzia agli imputati \u2013 quelli del 28 giugno 2021 \u2013 che si sarebbe trattato di un confronto teso, ma a bassa intensit\u00e0. Il processo ha anche la funzione collaterale di raffreddare gli animi delle persone coinvolte e della collettivit\u00e0, tentando di schermarsi da eventuali pressioni esterne. Obiettivi non semplici da raggiungere. Per tali motivi, il tempo del processo si distacca e vive in un\u2019altra dimensione che trascina soltanto alcuni soggetti. \u00c8 un risultato obbligato perch\u00e9 tendenzialmente la realizzazione secondo legge di tutte le \u2018sequenze\u2019 (legate dallo scopo di raggiungere il giudizio sulla responsabilit\u00e0 dei singoli oltre ogni ragionevole dubbio) avviene in un periodo dilatato rispetto alle reazioni dell\u2019animo umano. Queste procedure formali che oggi costituiscono le regole del processo sono il prodotto dello scontro materiale di forze storiche e di ideologie e per ora sono considerate il massimo grado di approssimazione per verificare la responsabilit\u00e0 degli individui.<br \/>\nTuttavia, in questa occasione la partita che si gioca \u00e8 complessa, perch\u00e9 gli episodi del 6 aprile del 2020, la mattanza della Settimana Santa, di cui abbiamo visto in parte le immagini rimbalzare sui nostri schermi per alcuni giorni, rappresentano il fallimento di un modello gestionale del penitenziario. Come in una pellicola doppiamente esposta alla luce, questo processo imprime due realt\u00e0: da un lato c\u2019\u00e8 l\u2019immagine principale, quella dell\u2019accertamento delle condotte dei dirigenti regionali, identificazione degli esecutori materiali delle violenze, verifica del grado dei depistaggi e delle vessazioni fisiche perpetrate anche dopo la perquisizione straordinaria\u2026 e al di sotto di questa (inevitabile richiesta di giustizia) si trova l\u2019altro \u2018rullino\u2019, quello della responsabilit\u00e0 politica di chi ha prodotto, conservato e sostenuto la crescita ipertrofica dell\u2019attuale esecuzione penale, fino a produrne la rottura di ogni equilibrio. Un giudizio politico che cade in una congiuntura economica delicata, in cui il nostro Paese si trova sotto la lente di osservazione dell\u2019Europa che vigila sui processi di riforma \u2018strutturali\u2019, <em>condicio sine qua non<\/em> per la continuit\u00e0 dei finanziamenti necessari alla ripresa economica.<br \/>\nQuesti elementi, per quanto apparentemente estranei e distanti dall\u2019aula bunker, premono ed in parte animano gli ingranaggi processuali. \u00abAntropologicamente considerata, la giustizia penale \u00e8 decomponibile in quattro elementi: potenza infestante che spoglia, lega, sfigura, uccide (nelle fonti romane <em>\u2018imperium merum\u2019<\/em>, il cui regime rispetto alla <em>\u2018iurisdictio\u2019<\/em> costituisce un punto politicamente cruciale fin dalla letteratura colta cinquecentesca), rito, spettacolo, giudizio; nel simbolismo penalistico lo stigma imposto al paziente attua dei valori; e la regola da applicare apre un possibile spazio critico al discernimento\u00bb, Cordero restituisce con un breve incipit nelle prime pagine del suo manuale, la complessit\u00e0 di questa macchina, gli aspetti contraddittori e gli interessi che la percorrono.<br \/>\nIl processo \u00e8 fatto di storie singole, di aspettative e codardie professionali, ambizioni di carriera e desideri di visibilit\u00e0, speranze risarcitorie e di assoluzione, sete di vendetta e\/o di giustizia, grandi ideali e meschinit\u00e0. Sono tutti aspetti tremendamente umani e quando si parla di un procedimento con 108 imputati (di diverso grado professionale e formazione, molti appartenenti al corpo di polizia penitenziaria, altri alla dirigenza dell\u2019amministrazione), 179 persone offese, di cui tanti detenuti ancora ristretti, 81 delle quali costituite nel processo\u2026 stiamo parlando di una \u2018manifestazione rituale\u2019 estremamente complessa. Allora non stupisce se all\u2019improvviso, dopo tutto il diluvio di immagini e racconti, i quotidiani nazionali annunciano la notizia di un viceispettore della polizia penitenziaria, non raggiunto dalle misure cautelari di giugno e dalle sospensioni amministrative promosse dalla ministra Cartabia, il quale avrebbe minacciato in carcere, anche con violenza fisica, un detenuto, persona offesa nel procedimento, per estorcere dichiarazioni favorevoli.<br \/>\nQuesti interessi spesso disuniti, avvolti o soppressi da tensioni singole, a volte si compongono in un blocco unico e si rendono visibili in alcune scelte processuali, ma di norma ognuno insegue il proprio binario stemperando il sospetto reciproco con cordialit\u00e0 professionale e istituzionale. L\u2019aula bunker \u00e8 fredda e non \u00e8 solo il cemento grigio o le gabbie vuote alle spalle dei banchi dei difensori a rendere l\u2019atmosfera cupa.<br \/>\nAd ogni modo, anche se ci troviamo alle battute iniziali, in questi mesi \u00e8 emerso qualche elemento interpretativo che lascia intravedere i possibili scenari successivi. Infatti, alcuni difensori degli imputati, opponendosi alle richieste di costituzione di parte civile hanno sottolineato il ruolo contraddittorio (ma legittimo secondo gli schemi del processo) del Ministero di giustizia, persona offesa e responsabile civile, perch\u00e9 potrebbe trovarsi di fronte all\u2019imbarazzo \u2013 in fase dibattimentale \u2013 di vedere coinvolti nella vicenda sammaritana altri quadri ministeriali. Si preannuncia fin da ora il consueto schieramento contrapposto: da una parte gli esecutori materiali degli ordini, dall\u2019altro i colletti bianchi, che pur prefigurandosi il disastro, avrebbero dettato la linea.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Da una parte gli esecutori materiali degli ordini, dall\u2019altro i colletti bianchi, che pur prefigurandosi il disastro, avrebbero dettato la linea.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Il dibattimento. Un campo aperto<\/strong><br \/>\nSimona Filippi, responsabile del contenzioso di Antigone, trovandosi in prima linea su pi\u00f9 fronti ha un prezioso sguardo d&#8217;insieme sulle violenze che hanno attraversato i penitenziari nel marzo 2020. \u00c8 dell\u2019idea che la forza narrativa degli eventi della \u2018Mattanza\u2019 sia straordinaria, ma, rispetto alle condotte denunciate, in altri istituti la reazione delle forze dell\u2019ordine sarebbe stata ugualmente violenta, forse peggiore? Su quest\u2019ultimo punto, il dibattimento che si celebrer\u00e0 nell\u2019aula bunker forse non offrir\u00e0 degli elementi per interpretare vicende analoghe, ma sicuramente delineer\u00e0 un <em>modus operandi<\/em> istituzionale dei corpi di polizia che sembrerebbe fisiologico quando bisogna domare il conflitto ovvero ristabilire i rapporti di dominio. Enrico Zucca, pubblico ministero che ha condotto l\u2019accusa alle forze dell\u2019ordine rispetto alle violenze commesse a durante il G8 del 2001, oggi alla procura generale di Genova, \u00e8 estremamente chiaro quando traccia i contorni di questa Epifania del potere: \u00abIl filo rosso delle varie condanne della Corte di Strasburgo negli ultimi 20 anni dimostra che quando la tortura emerge \u00e8 solo apparentemente sporadica. Si ha infatti paura di riconoscere che la tortura \u00e8 per sua natura \u201cistituzionale\u201d, perch\u00e9 ha necessit\u00e0 di tecniche, addestramento e pratica: non esiste, neppure nella fiction, il \u201ctorturatore solitario\u201d. Gi\u00e0 dai tempi del G8 il fenomeno doveva essere affrontato come tale. Non si tortura alla Diaz e a Bolzaneto se non si \u00e8 gi\u00e0 capaci e pronti a farlo. Con Genova 2001 appare chiara un\u2019altra cosa: i diritti garantiti dalla democrazia e scritti nelle carte fondamentali non lo sono tuttavia per sempre e ad ogni costo, come il modello presuppone\u00bb.<br \/>\nDopo l\u2019ammissione dei mezzi di prova ci sar\u00e0 una distesa di fogli bianchi su cui scrivere la verit\u00e0 processuale, prenderanno campo moltissime insidie che potrebbero minare quanto emerso fino ad oggi e molto dipender\u00e0 dalla fragilit\u00e0 o forza delle persone offese chiamate a ripercorrere oralmente quei momenti.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Aprire, squarciare, le porte di questo processo, raccogliere le vite travolte da questa storia, restituire la complessit\u00e0 agli eventi narrati per capire quali sono le ragioni alla base della sospensione delle garanzie in uno stato di diritto occidentale.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Memoria e racconto<\/strong><br \/>\n\u00abLa verit\u00e0 non \u00e8 mai interamente s\u00e9 stessa, \u00e8 tuffata nella tenebra oceanica della vita\u00bb, scrive Ceronetti quando raccoglie le notizie su Rosa Vercesi. Articoli di giornali, resoconti processuali, interviste, alcune descrizioni fotografiche, compongono il racconto complesso dell\u2019omicidio di Vittoria compiuto dalla sua amica e amante Rosa. Anche se il Regime non amava dare spazio alla cronaca nera perch\u00e9 turbava l\u2019immagine mediatica di una societ\u00e0 sicura, quell\u2019episodio scosse la Torino degli anni \u201930 e irruppe nella vita quotidiana del Paese.<br \/>\nIn questo lavoro acrobatico, districandosi nel coagulo informe di interessi, tra le storie singole e collettive, si sostanzia l\u2019impegno che sentiamo di assumere in questa fase. Aprire, squarciare, le porte di questo processo, raccogliere le vite travolte da questa storia, restituire la complessit\u00e0 agli eventi narrati per capire quali sono le ragioni alla base della sospensione delle garanzie in uno stato di diritto occidentale. A riguardo, Ascanio Celestini ragionando sui fatti di Santa Maria Capua Vetere ricorda<br \/>\nPasolini: \u00abIl 7 luglio del \u201960 le forze dell\u2019ordine ammazzano 5 manifestanti. C\u2019\u00e8 una registrazione fatta quel giorno. Si sentono i lacrimogeni e i colpi di arma da fuoco. \u201cSpero che nessun registratore serva mai pi\u00f9 a stampare dischi come questo\u201d scrive Pasolini alla fine di agosto di quell\u2019anno e si stupisce della \u201cfreddezza organizzata e quasi meccanica con cui la polizia ha sparato\u201d. Ha \u201cla sensazione netta che a lottare non siano pi\u00f9 dei dimostranti italiani e una polizia italiana\u201d, ma \u201cdue schiere quasi estranee: la popolazione di una citt\u00e0 che protesta contro delle truppe occupanti\u201d. Cio\u00e8 che le forze dell\u2019ordine agiscano \u201cquasi come l\u2019esercito di una potenza straniera, installata nel cuore dell\u2019Italia\u201d. Il mondo dei ristretti sta a quello dei cittadini liberi come una terra africana al civile paese europeo che l\u2019ha occupata militarmente\u00bb.<br \/>\nDando per scontato che la memoria collettiva \u00e8 il prodotto di un conflitto, di un rapporto di forza (perch\u00e9 le forme sociali del presente selezionano i ricordi e li riscrivono), sono dell\u2019idea che solo attraversando questo \u2018margine periferico\u2019 (scomposto e a volte contraddittorio) si possono restituire (non le verit\u00e0, ma almeno) parte delle storie.<\/p>\n<p>M. Revelli, <em>La ragione dei barbari<\/em>, in <em>il manifesto<\/em> 1 luglio 2011.<br \/>\nV. Verdolini, <em>L\u2019istituzione reietta. Spazi e dinamiche del carcere in Italia<\/em> (Roma 2022).<br \/>\nF. Cordero, <em>Procedura penale<\/em> (Milano 2012).<br \/>\nR. Pietrobon, <em>Intervista a Enrico Zucca<\/em>, in <em>il manifesto<\/em> 18 luglio 2021.<br \/>\nG. Ceronetti, <em>La vera storia di Rosa Vercesi e della sua amica Vittoria<\/em> (Roma 2000).<br \/>\nA. Celestini, <em>La retorica carceraria del governo e i \u00abvitelli da abbattere\u00bb<\/em>, in <em>il manifesto<\/em> 13 gennaio 2022.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]\u00abIl centro \u00e8 cieco, la verit\u00e0 si vede dai margini\u00bb scriveva Marco Revelli su il manifesto il 1 luglio 2011, quando raccontava le ragioni della lotta contro l\u2019alta velocit\u00e0 in Val di Susa contrastando le \u2018narrazioni tossiche\u2019 che si stavano abbattendo su quel movimento, ancora oggi interessato dalla attenzioni [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":5677,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5617"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5617"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5617\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5955,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5617\/revisions\/5955"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5677"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5617"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5617"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5617"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}