{"id":5623,"date":"2022-04-22T10:32:24","date_gmt":"2022-04-22T08:32:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/un-anno-di-contenzioso-strategico-il-caso-rotundo-2\/"},"modified":"2022-05-30T11:16:52","modified_gmt":"2022-05-30T09:16:52","slug":"una-morte-sospetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/una-morte-sospetta\/","title":{"rendered":"Torino. Una morte sospetta"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Lorenzo Grignani<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.4) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Torino. 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Aiutami\u2026 mi fanno morire qui dentro\u201d[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]\u201cPap\u00e0 portami a casa, fammi uscire di qua, non ce la faccio pi\u00f9. Aiutami\u2026 mi fanno morire qui dentro\u201d queste sono le parole di Antonio Raddi, pronunciate in un colloquio con i genitori nei primi giorni di dicembre del 2019.<br \/>\nPoche parole disperate che riassumono la storia di una vita spezzata a 28 anni, di un ragazzo detenuto presso la Casa Circondariale \u201cLorusso e Cutugno\u201d di Torino.<br \/>\nSi tratta dell\u2019ennesimo racconto di una persona che \u00e8 deceduta mentre era nelle mani dello Stato. La morte di Antonio, a differenza di molte altre \u00e8 stata lenta, anzi lentissima ed \u00e8 stata segnalata a pi\u00f9 riprese alle autorit\u00e0 competenti. Purtroppo per\u00f2 il ragazzo era tossicodipendente e in un sistema detentivo troppo influenzato da rigidit\u00e0 e trascuratezza, questa condizione \u00e8 stata la sua condanna.<br \/>\nCi sono alcuni numeri che fanno impressione in questa storia. Innanzitutto il dato relativo al calo ponderale del suo peso e il numero di segnalazioni che sono state fatte alle autorit\u00e0 negli ultimi 6 mesi della sua vita.<br \/>\nAntonio veniva dalla periferia di Mirafiori Sud di Torino, ed era nato il 1 dicembre 1992; gli anni neri della droga del suo quartiere erano alle spalle e la tristemente nota via Artom era solo un ricordo. La zona \u00e8 stata riqualificata, grazie ai risultati delle nuove politiche sociali e all\u2019impegno dei cittadini; tuttavia, come spesso accade, si \u00e8 pensato che il riscatto di un quartiere possa comportare anche la cancellazione delle sue criticit\u00e0. Invece il problema della droga \u00e8 ancora allarmante e Antonio come molti altri ragazzi ne \u00e8 stato affascinato e poi ne \u00e8 diventato dipendente. La sensazione di affrancamento dalla piaga della droga avvertita dalla cittadinanza \u00e8 spesso legata a un dato visivo: il soggetto tossicodipendente \u00e8 meno frequente nelle strade rispetto a un tempo, ma questo risultato \u00e8 frutto anche dell\u2019alto numero di persone tossicodipendenti ospitate nelle comunit\u00e0 residenziali e, spesso, in carcere.<br \/>\nE\u2019 frequente che la tossicodipendenza porti a delinquere e questo \u00e8 stato il percorso anche di Antonio, che ancora giovanissimo si \u00e8 trovato ristretto nella casa circondariale di Ivrea. In quel luogo, nella notte tra il 25 e il 26 ottobre del 2016, \u00e8 stato testimone dei pestaggi per cui sono state avviate le indagini della Procura della Repubblica di Ivrea, poi avocate dalla Procura Generale di Torino, a causa dell\u2019approssimazione nell\u2019accertamento dei fatti. Infatti era collocato proprio nel braccio del carcere dove si sono verificati quegli atti di violenza inaudita da parte di alcuni agenti della polizia penitenziaria.<br \/>\nTale evento, perpetrato da soggetti rappresentanti l\u2019istituzione pubblica, ha avuto un impatto determinante nella psicologia di Antonio che per gli anni a venire ha rivissuto l\u2019incubo di quella sera e il terrore di essere nuovamente ristretto a Ivrea.<br \/>\nDopo un breve periodo detentivo, ha ottenuto l\u2019affidamento in prova terapeutico ai servizi sociali presso una delle comunit\u00e0 Papa Giovanni XXIII.<br \/>\nIn questa struttura riesce ad avviare un vero recupero e sembra riuscire a curare i primi accenni di un disagio piscologico, tra cui un principio di anoressia, che aveva somatizzato nei precedenti anni travagliati della sua vita.<\/p>\n<p>In quello che appare un periodo positivo, ha inizio la tragedia di Antonio.<br \/>\nLa sua fragilit\u00e0 torna a prendere il sopravvento e, a pochi mesi dalla fine della sua pena, decide di allontanarsi dalla comunit\u00e0 e tornare a casa dei genitori, violando in questo modo le prescrizioni imposte per la concessione della misura alternativa.<br \/>\nI genitori sono disperati. Sono ben consapevoli delle conseguenze penali del gesto avventato del figlio, ma comunque il padre decide di compiere un atto di fiducia nelle istituzioni e chiama le Forze dell\u2019Ordine per denunciare Antonio. In quel momento c\u2019\u00e8 la consapevolezza di non essere in grado di gestire le criticit\u00e0 del figlio, ma soprattutto c\u2019\u00e8 la fiducia nello Stato. E\u2019 un gesto d\u2019amore di chi crede nel sistema giuridico italiano ed \u00e8 convinto che sia la scelta migliore per la salute del figlio.<br \/>\nUna volta tornato nelle mani dello Stato, Antonio subisce subito la rigidit\u00e0 di un sistema che non \u00e8 capace di interpretare le vicende della vita nella sua concretezza. La sanzione per la sua condotta \u00e8 una condanna per evasione, con contestuale fallimento dell\u2019affidamento in prova. Ci\u00f2 significa una nuova sottoposizione al regime carcerario anche per quella parte di tempo che aveva gi\u00e0 scontato fuori.<br \/>\nEntra nuovamente in carcere il 28 aprile 2019, questa volta a Torino. Nonostante l\u2019impatto psicologico tipico del rientro in istituto, amplificato dai terribili ricordi dell\u2019esperienza eporediese, Antonio prova a ripartire e pensare a quando la condanna sar\u00e0 ormai estinta, ben consapevole che non potr\u00e0 pi\u00f9 accedere a misure alternative alla detenzione a causa dell\u2019allontanamento dalla comunit\u00e0. Il tempo in carcere \u00e8 provvisorio e tutte le persone detenute hanno la consapevolezza che prima o poi usciranno, un concetto che chi guarda dall\u2019esterno troppo spesso dimentica.<br \/>\nViene ristretto presso la sezione undicesima del padiglione C, dedicata alle persone tossicodipendenti, dove viene sottoposto a un trattamento con metadone a mantenimento. A dimostrazione della sua volont\u00e0 di cambiamento decide di fare domanda per le case popolari e, in questo frangente, entra in contatto con l\u2019Ufficio della Garante delle persone private della libert\u00e0 di Torino, competente ad assistere le persone detenute nella presentazione della domanda. A questi operatori appare sorridente e speranzoso rispetto al futuro, nonostante le poche possibilit\u00e0 di ottenere l\u2019alloggio che gli vengono prospettate.<br \/>\nNel periodo successivo, Antonio inizia ad avvertire un forte disagio circa la permanenza in sezione, subisce una misura restrittiva abnorme che consiste nella chiusura del blindo per 15 giorni a causa di un sospetto caso di scabbia o di tubercolosi, con il quale era entrato in contatto. L\u2019isolamento viene perpetrato senza averlo fornito di un cuscino, senza avere il necessario per lavarsi e cambiarsi, e in assenza dell\u2019unico conforto che si ha in questi casi: il televisore.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Nel comportamento di Antonio si incominciano a intravedere i segni di un calo di lucidit\u00e0 psicologica, che appare evidente a causa del dimagrimento che ne consegue. Tornano alla luce gli incubi della detenzione ad Ivrea, e sviluppa una nuova ossessione di essere nuovamente assegnato in quel carcere e di dover patire le conseguenze di quello che aveva visto.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Nel comportamento di Antonio si incominciano a intravedere i segni di un calo di lucidit\u00e0 psicologica, che appare evidente a causa del dimagrimento che ne consegue. Tornano alla luce gli incubi della detenzione ad Ivrea, e sviluppa una nuova ossessione di essere nuovamente assegnato in quel carcere e di dover patire le conseguenze di quello che aveva visto.<br \/>\nIl giovane \u00e8 sempre pi\u00f9 sofferente e gi\u00e0 a luglio inizia a manifestare i sintomi di una costante inappetenza che gli causa svenimenti.<br \/>\nAvvia tramite un servizio esterno la procedura per la richiesta di invalidit\u00e0 civile, a conseguenza della quale viene visitato da parte dei medici della struttura penitenziaria, senza che la sua condizione di salute desti allarme rispetto alla compatibilit\u00e0 con il carcere.<br \/>\nIl 7 agosto 2019 viene inviata da parte dell\u2019Ufficio della Garante la prima segnalazione alla Direzione Sanitaria dell\u2019Istituto Penitenziario di Torino per chiedere un riscontro rispetto alla salute di Antonio; tuttavia la risposta da\u2019 atto che non si ravvisa alcuna criticit\u00e0 rispetto allo stato di salute del ragazzo.<br \/>\nI genitori iniziano a incontrare con pi\u00f9 frequenza il figlio nei colloqui in carcere e iniziano a scrivere alle autorit\u00e0 poste a tutela della sua salute psico-fisica: il direttore e il magistrato di sorveglianza. Antonio sta tornando in una voragine di disagio psichico che lo sta mangiando settimana dopo settimana. Nel padre di Antonio incomincia a instillarsi il dubbio che aver denunciato suo figlio non sia stata una scelta per il suo bene.<br \/>\nIl dimagrimento continua e Antonio incomincia a indossare indumenti per sembrare pi\u00f9 grosso, avendo paura che qualcuno sospettasse una sua sieropositivit\u00e0. Lui non ha mai fatto sciopero della fame, questo risulta sia dai registri interni alla struttura, sia dal fatto che non \u00e8 mai stato pesato quotidianamente come prevede il protocollo in questi casi. Se il suo calo ponderale si fosse consumato all\u2019esterno della struttura si sarebbe definito sintomo di anoressia, invece all\u2019interno la sua inappetenza era giudicata un comportamento strumentale tipico di soggetti tossicodipendenti.<br \/>\nA inizio ottobre, l\u2019Ufficio della Garante segnala il ragazzo per la necessit\u00e0 di un supporto psicologico esterno, ma ancora una volta la risposta \u00e8 negativa: Antonio \u00e8 gi\u00e0 seguito e non bisogna rischiare di sovrapporre interventi psicologici. Ad oggi nel \u201cLorusso e Cutugno\u201d il numero settimanale complessivo di ore di presenza degli psicologi \u00e8 di 371 per circa 1400 persone ristrette, un\u2019equazione semplice che fa comprendere quanto questo supporto interno non sia sufficiente per una persona fragile.<br \/>\nPer tutti questi mesi i genitori, partecipando ai colloqui di gruppo organizzati dal SerD coi genitori di ragazzi tossicodipendenti, avevano sempre sentito dire che le pretese di Antonio fossero solo strumentali a ottenere dei benefici. Ciononostante, nel mese di novembre, anche la referente del SerD interno si accorge che la situazione del ragazzo \u00e8 drammatica e inizia a inoltrare alcune segnalazione alle autorit\u00e0 per denunciare la situazione.<br \/>\nOrmai il ragazzo si muove solo in sedia a rotelle, il sorriso \u00e8 scomparso, il suo stato psicologico \u00e8 tragico: lui stesso sostiene di nutrirsi solo a caff\u00e8 e sigarette e di dover chiedere aiuto al compagno di cella per accenderle, non avendo pi\u00f9 le forze nemmeno per far questo gesto quotidiano.<br \/>\nL\u2019Ufficio della Garante compie una nuova segnalazione il 20 novembre. La Direzione sanitaria dell\u2019istituto, nonostante continui a sostenere che il suo comportamento sia solo strumentale, programma un ricovero presso l\u2019ospedale Molinette, nel reparto dedicato alle persone detenute, conosciuto come il Repartino.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Apparentemente il motivo della non immediatezza del ricovero \u00e8 legato all\u2019assenza di posto, ma, come si scoprir\u00e0 in seguito, in quei giorni ci sono letti liberi.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Apparentemente il motivo della non immediatezza del ricovero \u00e8 legato all\u2019assenza di posto, ma, come si scoprir\u00e0 in seguito, in quei giorni ci sono letti liberi.<br \/>\nAnche gli altri detenuti presso la sezione di Antonio iniziano una protesta che durer\u00e0 per giorni e che ha l\u2019obiettivo di farlo ricoverare.<br \/>\nAncora una volta la Garante muove le sue preoccupazioni in un colloquio in presenza con il direttore che per\u00f2 dimostra di non essere sufficientemente informato sulla situazione.<\/p>\n<p>Il SerD il 3 dicembre sollecita nuovamente un intervento, Antonio ha appena compiuto 28 anni.<br \/>\nIl giorno successivo la Garante effettua un nuovo incontro personale con il ragazzo, che ormai ha difficolt\u00e0 anche ad esprimersi. Implora che qualcuno intervenga, accusa continui svenimenti, la faccia talmente scavata che si vedono tutte le ossa del cranio, non riesce pi\u00f9 a ingoiare nulla, ha le labbra completamente aride e violacee, dice che la sua difficolt\u00e0 a parlare \u00e8 dovuta alla massiccia assunzione di Valium.<br \/>\nLo stesso giorno la sua funzionaria giuridico-pedagogica afferma che il detenuto ha le stesse sembianze delle foto di Stefano Cucchi, e che anche lei ha sollecitato numerose volte un intervento alle autorit\u00e0 competenti. Segue un nuovo incontro al direttore e un\u2019altra richiesta a effettuare una nuova valutazione clinica in vista di un urgente ricovero. In questa occasione, tra i destinatari vengono inseriti anche la responsabile dei detenuti e trattamento del Prap, l\u2019Ufficio del Garante Nazionale per i diritti delle persone private della libert\u00e0 e il magistrato di Sorveglianza.<br \/>\nAlcuni giorni pi\u00f9 tardi si viene a sapere che vi \u00e8 stato effettivamente un ricovero, ma durato poche ore con l\u2019immediata dimissione del paziente. In quell\u2019occasione viste le condizioni di arrivo in ospedale e la sua storia clinica si sospetta un\u2019overdose di eroina consumata all\u2019interno del carcere e viene effettuata una puntura di Narcan, con l\u2019obiettivo di neutralizzare gli effetti degli oppioidi. Le analisi successive dimostreranno che non vi era traccia di alcuna droga ad eccezione del metadone che assumeva regolarmente. Infatti nell\u2019ultimo periodo il SerD aveva raddoppiato il dosaggio di metadone rispetto al suo ingresso in istituto nella primavera dello stesso anno.<br \/>\nIl 10 dicembre, Antonio Raddi viene nuovamente ricoverato d\u2019urgenza all\u2019ospedale Maria Vittoria perch\u00e9 ha perso i sensi. L\u00ec, per\u00f2, rimane per poche ore. Nessun medico ha avuto la seriet\u00e0 professionale, n\u00e8 lo scrupolo morale, di considerarlo un caso grave da tenere sotto controllo. Quello stesso giorno, Antonio \u00e8 stato condotto al repartino di psichiatria dove, secondo le dichiarazioni sbrigative delle autorit\u00e0 penitenziarie, non \u00e8 voluto rimanere, rifiutando il ricovero. In nessuna di quelle dichiarazioni, per\u00f2, \u00e8 stata esposta la motivazione alla base di quella scelta: la salute mentale. Un tema ancora considerato tab\u00f9, trascurato e facile preda di un vortice distruttivo di disinteresse e violazione sistemica dei diritti fondamentali della persona.<br \/>\nIl giorno successivo spiega al padre che non ha accettato l\u2019ospedalizzazione perch\u00e8 era in uno stato di forte ansia e depressione. L\u2019idea di rimanere chiuso in una camera con le telecamere sul letto, senza riuscire a ingerire nulla, se non del caff\u00e8, non era di certo uno scenario rasserenante. Quando si ha il coltello dalla parte del manico, per\u00f2, \u00e8 facile rigirare i fatti per mostrarne solo una pericolosa parzialit\u00e0 e fornire giustificazioni per celare la violenza di un sistema oppressivo come quello carcerario italiano, all\u2019interno del quale la salute fisica e psicologica dell\u2019individuo non trovano la doverosa tutela.<br \/>\nNei giorni successivi si verifica anche una visita di un componente del collegio del Garante Nazionale per le persone recluse, che dopo un breve colloquio constata ancora una volta le condizioni di salute non pi\u00f9 accettabili e a sua volta fa pressione sul Direttore per un nuovo ricovero.<br \/>\nIl 13 dicembre Antonio ha l\u2019ennesima crisi, vomita sangue nel bagno della sua cella, perde il controllo delle sue funzioni fisiologiche e sviene. Solo in serata viene portato all&#8217;ospedale pi\u00f9 vicino al carcere in condizioni pessime. Entra in un coma farmacologico irreversibile. Per i medici sin dall\u2019inizio non ci sono pi\u00f9 speranze per la sua sopravvivenza, in quanto gli organi vitali sono quasi tutti compromessi e una semplice infezione ha fatto breccia nel suo debole sistema immunitario compromettendolo in maniera definitiva.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]I genitori sono disperati, il padre si sente responsabile di quanto \u00e8 successo e continua a ripetersi che avrebbe potuto evitare questa tragedia. Rimangono al suo capezzale, vedendo il figlio spegnersi con gli agenti della Polizia Penitenziaria a piantonare il letto di un uomo morente.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]I genitori sono disperati, il padre si sente responsabile di quanto \u00e8 successo e continua a ripetersi che avrebbe potuto evitare questa tragedia. Rimangono al suo capezzale, vedendo il figlio spegnersi con gli agenti della Polizia Penitenziaria a piantonare il letto di un uomo morente.<br \/>\nNel pomeriggio giunge anche il deferimento della pena da parte del magistrato di Sorveglianza, che finalmente assume la consapevolezza della gravit\u00e0 della situazione. Antonio \u00e8 un uomo libero attaccato a una macchina che lo mantiene in vita, privo di coscienza, in una situazione di salute gravissima e ben differente da quella con cui era entrato in istituto.<br \/>\nQuello che prima era stato considerato un pretesto e poi trattato con sufficienza, si tramuta nella causa della sua morte che si verificher\u00e0 alcune settimane dopo, il 30 dicembre 2019.<br \/>\nL\u2019Ufficio della Garante annovera oltre 12 segnalazioni effettuate all\u2019autorit\u00e0 competente, senza contare quelle inviate da altre istituzioni e dalla famiglia, e, nell\u2019adempimento del proprio dovere di ufficio la Garante, assieme all\u2019avvocato di Antonio trasmette la propria documentazione alla Procura della Repubblica di Torino.<br \/>\nLe richieste sono sempre rimaste inascoltate perch\u00e8 Raddi ha sempre scontato lo stereotipo comune del tossicodipendente che ricerca pretesti per ottenere benefici previsti dall&#8217;ordinamento, stereotipo espresso chiaramente nei rari casi in cui le richieste hanno ottenuto risposta.<br \/>\nLa Procura di Torino apre un procedimento penale con un\u2019ipotesi di omicidio colposo e viene disposta una prima consulenza tecnica, che giunge per\u00f2 a conclusioni affrettate. In maniera sbrigativa, si indica come l\u2019evento morte si sia verificato a causa di un\u2019infezione che ha agito su un organismo compromesso, senza che si possano rimproverare degli inadempimenti da parte dei responsabili sanitari. Nulla viene detto in merito ai motivi che hanno portato il corpo di Antonio a essere tanto debole.<br \/>\nNei mesi successivi il Pubblico Ministero chiede un nuovo incidente probatorio, ma il Giudice non autorizza a procedere e respinge l\u2019istanza.<br \/>\nLa Procura effettua una nuova consulenza che finalmente giunge a delle conclusioni significative. Tra i quesiti posti dal PM si chiedeva se la risposta trattamentale al calo progressivo e ponderale del peso del soggetto sia stata adeguata alle buone pratiche rispetto a un soggetto affetto da anoressia. E\u2019 la prima volta che si usa questo termine in un documento ufficiale e finalmente si afferma che il deperimento organico \u00e8 stato causato da questo calo di peso, con maggior rischio infettivo.<br \/>\nSecondo tale analisi tecnica il calo era gi\u00e0 allarmante nel mese di agosto, ma non per la stessa struttura restrittiva che aveva obbligo giuridico di salvaguardare la vita di Antonio, che ha disposto per la prima volta un ricovero a dicembre inoltrato.<br \/>\nDopo una prima caparbia volont\u00e0 di comprendere la verit\u00e0 sul fatto, il Pubblico Ministero ha deciso di richiedere l\u2019archiviazione, in quanto, si legge nella richiesta, che l\u2019elemento determinante per la morte \u00e8 stato il rifiuto di ospedalizzazione da parte di Antonio. La verit\u00e0 per\u00f2 \u00e8 che lui non ha mai rifiutato le proposte trattamentali, anzi ha sempre chiesto un intervento sanitario a causa della sua difficolt\u00e0 a stare in piedi. All\u2019ingresso in ospedale \u00e8 stato trattato come un normale detenuto che in una cella dove deve essere trattenuto, ma non c\u2019\u00e8 stata alcuna valutazione del suo stato psicologico determinante nella scelta di rifiutare il ricovero.<br \/>\nIl 30 dicembre del 2019, \u00e8 stato certificato l\u2019ennesimo fallimento dell\u2019istituzione carceraria e di quello che dovrebbe essere uno dei compiti primari, tutelare la salute delle persone ristrette.<br \/>\nE ancora come mai il 10 dicembre nessun medico del pronto soccorso \u00e8 stato in grado di comprendere che le condizioni di vita del Raddi erano compromesse a causa della mancanza di funzionalit\u00e0 di numerosi organi, n\u00e9 dell\u2019estrema debilitazione del suo sistema vitale verificatasi in un arco di numerosi mesi?<br \/>\nCome mai nessuno ha ritenuto allarmante il fatto che sia entrato in carcere a Torino verso maggio che pesava circa 90 kg, per quasi 1,90 m di altezza, ed \u00e8 venuto a mancare che pesava meno di 50 kg e si muoveva solo pi\u00f9 in sedia a rotelle.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]La morte di Antonio lega indissolubilmente la vicenda personale alla vicenda politica e sociale e svela il fallimento dello Stato nel tutelare chi \u00e8 sotto la sua responsabilit\u00e0.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]La morte di Antonio lega indissolubilmente la vicenda personale alla vicenda politica e sociale e svela il fallimento dello Stato nel tutelare chi \u00e8 sotto la sua responsabilit\u00e0.<br \/>\nIl suo dolore, invece, \u00e8 stato ignorato da chi avrebbe dovuto prendersene cura. Quel corpo, indebolito dalla trascuratezza estrema a cui era stato abbandonato, \u00e8 stato vittima del pregiudizio di chi ha visto nella sua perdita di peso una \u201cstrategia di fuga\u201d e non una richiesta d\u2019aiuto.<\/p>\n<p>La famiglia tramite i propri legali ha fatto opposizione all\u2019archiviazione e ad oggi si attende la fissazione dell\u2019udienza di discussione in merito alla richiesta.<\/p>\n<p>La giustizia non pu\u00f2 fallire. Lo Stato lo deve alla famiglia di Antonio e a quel padre che ha deciso di fidarsi dello Stato per tutelare la salute del figlio, e ora, davanti al suo fallimento, chiede allo stesso Stato di fare luce e giustizia.<br \/>\nNon si pu\u00f2 accettare che la vicenda di Antonio accada, non si pu\u00f2 accettare che si ripeta.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]\u201cPap\u00e0 portami a casa, fammi uscire di qua, non ce la faccio pi\u00f9. Aiutami\u2026 mi fanno morire qui dentro\u201d[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]\u201cPap\u00e0 portami a casa, fammi uscire di qua, non ce la faccio pi\u00f9. 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