{"id":5647,"date":"2022-04-26T11:53:48","date_gmt":"2022-04-26T09:53:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/le-domande-delle-donne-al-difensore-civico-2\/"},"modified":"2022-05-30T11:14:22","modified_gmt":"2022-05-30T09:14:22","slug":"vedere-il-ruolo-delle-immagini-nei-casi-di-violenza-e-tortura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/vedere-il-ruolo-delle-immagini-nei-casi-di-violenza-e-tortura\/","title":{"rendered":"Vedere. Il ruolo delle immagini nei casi di violenza e tortura"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>di Valeria Verdolini<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.4) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Vedere. 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Il ruolo delle immagini nei casi di violenza e tortura<\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]\u201cVedere!\u201d questo \u00e8 il punto essenziale quando si parla di carcere. \u201cBisogna aver visto\u201d, scriveva Piero Calamandrei. Le sue celebri parole sono state richiamate dalla ministra Marta Cartabia in occasione della visita del 14 luglio 2021 al carcere di Santa Maria Capua Vetere, a seguito della notizia di atti di violenza perpetrati nei confronti dei detenuti da personale della polizia penitenziaria, e della pubblicazione dei relativi filmati. La centralit\u00e0 delle immagini \u00e8 metafora dell\u2019intero discorso della Ministra della giustizia, che evoca nuovamente le visione parlando di \u201cuna fotografia autentica della realt\u00e0 penitenziaria\u201d.[\/vc_column_text][vc_column_text]Sebbene la sollecitazione del costituzionalista e della ministra Cartabia siano entrambe rivolte alle condizioni di detenzione, \u00e8 significativo richiamarle dopo che per la prima volta, forse, nella storia della Repubblica Italiana, sono emerse intere videoregistrazioni di una vita penitenziaria caratterizzata da pratiche di coercizione fisica da parte di agenti di polizia penitenziaria nei confronti delle persone in custodia dello Stato.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Cosa mostrano quelle immagini? In che modo \u201cavere visto\u201d cambia la relazione col carcere, con la violenza, e con l\u2019esigibilit\u00e0 dei diritti intramurari?[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Oltre alle immagini di Santa Maria Capua Vetere, sono state diffuse anche alcune registrazioni di videosorveglianza della Casa Circondariale di Monza, rispetto ad una giornata dell\u2019agosto 2019, che rappresentano anch\u2019esse un episodio di coercizione violenta.<\/p>\n<p>Cosa mostrano quelle immagini? In che modo \u201cavere visto\u201d cambia la relazione col carcere, con la violenza, e con l\u2019esigibilit\u00e0 dei diritti intramurari?<br \/>\nSenza entrare nel merito delle vicende processuali, ancora in corso, questo contributo vorrebbe analizzare proprio le immagini, cosa si vede, come si vede e cosa ci restituiscono le visioni di tali agiti nei confronti delle persone private della libert\u00e0.<br \/>\nZimbardo (2008) nel suo studio sulla violenza in carcere distingue tra \u201csituazione\u201d e \u201ccontesto\u201d. Per l\u2019autore una specifica situazione assume una certa autonomia rispetto al contesto culturale pi\u00f9 generale, \u201csolo esaminando e comprendendo le cause di quel male saremo forse in grado di modificarlo, di tenerlo a freno, di trasformarlo con decisioni sagge e con un\u2019azione comune innovativa\u201d (Zimbardo, 2008, p. 27) e individua tre aspetti centrali per analizzare i fenomeni: &#8220;la Persona&#8221;, &#8220;la Situazione&#8221; e &#8220;il Sistema&#8221; (P.G. Zimbardo, 2008, p. 473).[\/vc_column_text][vc_column_text]Il tentativo sar\u00e0 quindi quello di analizzare i tre aspetti evidenziati da Zimbardo nelle due videoregistrazioni di sorveglianza prodotte e diffuse nel 2021 riguardanti i fatti avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere e nella casa circondariale di Monza.[\/vc_column_text][vc_column_text]La registrazione che obbliga a \u201cvedere!\u201d le violenze collettive nel penitenziario \u00e8 apparsa il 29 giugno 2021 (con nuovi video emersi anche il 6 luglio 2021) e riferisce delle violenze compiute nell\u2019aprile del 2020 dagli agenti di polizia nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. I carabinieri di Caserta hanno eseguito 52 misure cautelari nei confronti di agenti della polizia penitenziaria e dirigenti carcerari coinvolti e il 9 settembre 2021 si sono chiuse le indagini nei confronti di 120 persone coinvolte nell\u2019inchiesta. Seguendo le categorie di Zimbardo, \u00e8 quindi da inquadrare la Situazione: I fatti mostrati nel video sono relativi alle azioni intraprese dagli agenti a seguito della rivolta nel \u201creparto Nilo\u201d del carcere il 5 aprile 2020, dopo la notizia di un caso di positivit\u00e0 al coronavirus nella struttura. Sebbene la rivolta termin\u00f2 la notte stessa, il giorno successivo secondo la Procura alcuni agenti misero in atto perquisizioni punitive e ritorsioni. Le accuse per le persone coinvolte dalle misure cautelari sono a vario titolo di torture pluriaggravate, maltrattamenti pluriaggravati, lesioni personali pluriaggravate, falso in atto pubblico aggravato, calunnia, favoreggiamento personale, frode processuale e depistaggio.[\/vc_column_text][vc_column_text]Il video porta la data del 6 aprile 2020, alle ore 18.27, e si svolge nella saletta della socialit\u00e0 della prima sezione. Qui l\u2019attenzione si concentra su Persona, o meglio le persone, dividendo nella descrizione detenuti e personale penitenziario. La stanza ha circa una ventina di detenuti appoggiati al muro, in ginocchio, di spalle, vestiti. Al centro della stanza due agenti in assetto anti-sommossa con scudo, casco, manganello e guanti fanno scorrere in ginocchio un detenuto verso la parete. Circa venti minuti dopo la scena \u00e8 ripresa dall\u2019angolazione opposta. Gli agenti sono una decina, manganellano i detenuti sulla testa e alle ginocchia, e li colpiscono con ginocchiate allo stomaco. I detenuti non reagiscono ai colpi. La scena successiva, seppur in contemporanea in termini temporali, si svolge nel corridoio destro della prima sezione: ci sono all\u2019incirca una trentina di agenti, con manganelli (alcuni con caschi e scudi, altri no) e sono distribuiti ai lati del corridoio. I detenuti vengono fatti passare e colpiti al passaggio sulla testa e sulle ginocchia, a volte con manganelli, a volte con le mani (con guanti). La registrazione prosegue, mentre i minuti scorrono, con la medesima scena. Il video stacca e si vede un passaggio lungo la tromba delle scale. I detenuti sono colpiti mentre salgono. Ritorna il corridoio, con un minutaggio antecedente, che fa dedurre oltre due ore di pestaggio. Nel corridoio delle percosse, viene colpito anche un detenuto in sedia a rotelle.[\/vc_column_text][vc_column_text]Nei due video ulteriori video prodotti e resi pubblici si vede la preparazione della saletta della socialit\u00e0: \u00e8 presente un calcio-balilla al centro della stanza, che sar\u00e0 spostato nelle due ore successive. I detenuti vengono colpiti di nuovo sia con mani che con i manganelli: alle ginocchia, alle reni, e con schiaffoni in testa. L\u2019assenza dell\u2019audio delle registrazioni non restituisce gli scambi, ma le immagini sono quelle di un scena ordinata. I detenuti subiscono compostamente i colpi. Gli agenti non mostrano concitazione in viso (spesso coperto da casco o mascherina) ma l\u2019azione non sembra improvvisata o frutto di un degenerare di eventi o eccesso di conflittualit\u00e0.<br \/>\nCome emerge dagli atti della procura a commento delle immagini, si pu\u00f2 dedurre che:<br \/>\n\u201cIl reale scopo dimostrativo, preventivo e satisfattivo, finalizzato a recuperare il controllo del carcere e appagare presunte aspettative del personale di Polizia Penitenziaria (dalle chat tratte dai dispositivi smartphone, poi sequestrati, emergeva la reale causale, ossia dare il segnale minimo per riprendersi l&#8217;istituto e motivare il personale dando un segnale forte), essendosi conseguentemente utilizzato un atto di perquisizione . La perquisizione risultava, di fatto, eseguita senza alcuna intenzione di ricercare strumenti atti all&#8217;offesa ovvero altri oggetti non detenibili, ma, per la quasi totalit\u00e0 dei casi, le immagini della videosorveglianza rendevano un realt\u00e0 caratterizzata dalla consumazione massificata di condotte violente, degradanti ed inumane, contrarie alla dignit\u00e0 ed al pudore delle persone recluse\u201d.[\/vc_column_text][vc_column_text]Come ha affermato Horowitz, se guardiamo i gesti nelle azioni degli agenti, \u201cIl momento stesso dell\u2019attacco diventa spesso una questione di eccitamento e addirittura di piacere, in cui torture e mutilazioni potrebbero aver luogo in uno stato d\u2019animo d\u2019ilarit\u00e0, di \u00abbarbara frivolezza\u00bb\u201d (Horowitz 2001, p. 114). Al contrario, focalizzando l\u2019attenzione sui detenuti, forse si realizza il primo etimo della tortura per i greci, che veniva chiamata<br \/>\n\u1f00\u03bd\u03ac\u03b3\u03ba\u03b7. \u1f08\u03bd\u03b1\u03b3\u03ba\u03b1\u0129\u03bf\u03c2 che significa \u201cnecessario\u201d o, meglio ancora, \u201cinevitabile\u201d.<br \/>\nLe immagini ben corrispondono alla descrizione del \u201ccorridoio verde\u201d fatta da Dostoevskij nella sua \u201cMemorie di una casa di morti\u201d<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5647_1('footnote_plugin_reference_5647_1_1');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5647_1('footnote_plugin_reference_5647_1_1');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5647_1_1\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">1)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5647_1_1\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>. Con <em>corridoio verde<\/em> \u201csi indicava, nel gergo carcerario, il passaggio del detenuto da punire tra le due file di soldati armati di verghe. L\u2019espressione compare nel Dizionario del gergo russo citato nella Postfazione, e come esempio \u00e8 menzionato appunto Dostoevskij<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5647_1('footnote_plugin_reference_5647_1_2');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5647_1('footnote_plugin_reference_5647_1_2');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5647_1_2\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">2)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5647_1_2\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>.\u201d[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Simile composizione collettiva e strategica si ritrova anche ne \u201cIl regime carcerario italiano\u201d, di Riccardo Bauer della prima fase repubblicana, in cui si legge: \u201cSi crede forse che nelle carceri italiane il cosiddetto santantonio, cio\u00e8 la pratica delle busse inflitte da un gruppo di agenti al detenuto impastoiato nelle coperte, sia assolutamente sconosciuto?\u201d<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5647_1('footnote_plugin_reference_5647_1_3');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5647_1('footnote_plugin_reference_5647_1_3');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5647_1_3\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">3)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5647_1_3\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>[\/vc_column_text][vc_column_text]Infine, in tempi pi\u00f9 recenti, Christian G. De Vito in Camosci e Girachiavi racconta con queste parole le reazioni alle proteste del 1969: \u201cQuando i reclusi cessarono ogni resistenza e scesero dai tetti, dentro San Vittore vennero incolonnati e fatti passare tra due ali di poliziotti e guardie carcerarie che presero a percuoterli con manganelli, calci, pugni, cinghie, perfino catene <span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5647_1('footnote_plugin_reference_5647_1_4');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5647_1('footnote_plugin_reference_5647_1_4');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5647_1_4\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">4)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5647_1_4\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>\u201c (De Vito, 2009, p. 59).[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Tutti i racconti, cos\u00ec come le immagini, riferiscono di una forte passivit\u00e0 dei soggetti che subiscono l\u2019azione violenta. Le immagini, infatti, restituiscono una serie di persone inermi, cos\u00ec paralizzate dagli eventi da quasi non avere lo spazio per accusare il dolore fisico ricevuto.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]La ritualit\u00e0 dei gesti \u00e8 organizzata, e richiama i metodi e le forme dell&#8217;attacco coercitivo gi\u00e0 viste in precedenza. Come se ci fosse una trasmissione di una tecnologia della repressione, di un sapere disciplinare che si accompagna alle forme e strutture del penitenziario. Allo stesso modo, tutti i racconti, cos\u00ec come le immagini, riferiscono di una forte passivit\u00e0 dei soggetti che subiscono l\u2019azione violenta. Le scene, infatti, restituiscono una serie di persone inermi, cos\u00ec paralizzate dagli eventi da quasi non avere lo spazio per accusare il dolore fisico ricevuto. Randall Collins sostiene che la dimensione di attacco prevede una collettivizzazione delle emozioni, mentre \u201c\u200b\u200ble vittime sono quasi sempre passive, preda di una paralisi emozionale che preclude loro qualsiasi possibilit\u00e0 di resistenza. Le vittime non oppongono resistenza in quel determinato momento, anche se potrebbero averlo fatto prima, in un\u2019altra situazione, perch\u00e9 sono intrappolati in un\u2019atmosfera emozionale collettiva\u201d.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5647_1('footnote_plugin_reference_5647_1_5');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5647_1('footnote_plugin_reference_5647_1_5');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5647_1_5\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">5)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5647_1_5\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>[\/vc_column_text][vc_column_text]Chauvenet, Rostaing e Orlic (2008) riportano le riflessioni di alcuni agenti nella loro indagine in Francia, che affermano che la rappresaglia sia al contempo un modo per prevenire le violenze future e per punire quelle precedenti. Kauffman (1988), invece, legge il grado di violenza che pu\u00f2 verificarsi nelle lezioni impartite ai detenuti dallo staff come una misura non dell&#8217;onnipotenza dei supervisori, ma della loro vulnerabilit\u00e0.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Seguendo un ordine di apparizione, un secondo video \u00e8 stato trasmesso in esclusiva su Rai 1 il 12 agosto 2021. Si tratta del pestaggio di un detenuto avvenuto nel carcere di Monza, che ha portato al rinvio a giudizio di quattro agenti e una vicecomandante alla fine del mese di luglio 2021, per i fatti avvenuti due anni prima. Le accuse sono di abuso d\u2019ufficio, lesioni aggravate, falso. La voce del cronista annuncia che si svolge nel reparto di infermeria. Il video non ha audio. C\u2019\u00e8 un detenuto in mutande, su una barella, accompagnato da 4 agenti, tre lo circondano attorno alla barella, ai lati delle braccia e dietro la testa. Il reparto \u00e8 vuoto, tutti i blindi sono chiusi. Gli agenti indossano guanti di lattice. Lo immobilizzano tenendolo per le braccia. Due si posizionano sul lato destro della barella. Uno torce il braccio destro del detenuto. L\u2019altro schiaccia il petto. Un terzo agente guarda, in piedi. Il quarto agente, sulla sinistra, inizia a colpirlo con degli schiaffi in faccia ripetuti. Il filmato stacca, e riprende dall\u2019altra parte del corridoio. Il detenuto, sempre riverso sulla barella, viene portato nell\u2019ultima cella in fondo al corridoio. Ora gli agenti sono cinque. Il garante nazionale, intervistato durante il servizio, commenta cos\u00ec: \u201cQuella persona viene scaricata, come fosse una cosa \u00e8 quello che noi diciamo \u00e8 una \u201ccosificazione\u201d. C\u2019\u00e8 stato anche un tentativo di coprire ci\u00f2 che era avvenuto\u201d. E prosegue: \u201c<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=CsPkpDwl1as\">ci sono settori che all\u2019interno del corpo di polizia penitenziaria hanno questo tipo di cultura che va estirpata proprio per il bene del corpo della polizia penitenziaria<\/a>\u201d. In questo caso il video prodotto non aiuta a comprendere i fattori individuali (chi \u00e8 la persona vittima del pestaggio? cosa \u00e8 avvenuto in precedenza? Quali ragioni hanno determinato questo tipo di reazione? Per quel che emerge dall\u2019inchiesta giornalistica, la persona stava protestando in sciopero della fame: \u00e8 questa la ragione?) n\u00e9 la situazione precedente alle immagini, anche se tuttavia \u00e8 evidente che ci siano dei motivi che hanno permesso che quel gruppo di pubblici ufficiali esercitasse una forma di coercizione fisica organizzata (le immagini non sono scomposte, le persone non si accavallano nelle azioni, la gestione degli atti non \u00e8 concitata, gli agenti indossano i guanti prima di esercitare la violenza fisica) in una situazione di vita quotidiana e non a fronte di particolari fattori di fibrillazione del penitenziario. Inoltre, in queste immagini c\u2019\u00e8 una consapevolezza della presenza della telecamera, la maggior parte delle azioni avviene nel \u201ccono d\u2019ombra\u201d della registrazione. Possiamo intuire la rapidit\u00e0 dei gesti, e la non volontariet\u00e0 dell\u2019azione (il luogo in cui la persona viene portata non \u00e8 lo stesso in cui viene \u201cversato\u201d dalla barella) ma anche l\u2019intenzione che i gesti non siano visibili n\u00e8 tracciabili, a differenza delle immagini dei video di Santa Maria Capua Vetere, in cui -seppur supposte- le telecamere non vengono considerate. L\u2019azione avviene in differenti spazi del penitenziario nel primo caso, con una organizzazione collettiva che non si sottrae alla visione dei livelli apicali. In questo video monzese, invece, il centro dell\u2019azione avviene fuori dall\u2019occhio di chi guarda, il corpo \u00e8 sottratto alla vista. I gesti presentano delle caratteristiche ricorrenti, come la dimensione collettiva. Randall Collins sostiene, infatti, che: \u201cla tortura sia perpetrata quasi esclusivamente dai gruppi, con la loro tipica dinamica emozionale al centro di questo processo\u201d; il percuotere le stesse parti del corpo, l\u2019uso dei guanti, l\u2019organizzazione e la calma degli agenti.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Zimbardo ha sostenuto che il potere pervasivo, bench\u00e9 impalpabile, di una quantit\u00e0 di variabili situazionali pu\u00f2 avere la meglio sulla volont\u00e0 individuale di resistere[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Zimbardo ha sostenuto che il potere pervasivo, bench\u00e9 impalpabile, di una quantit\u00e0 di variabili situazionali pu\u00f2 avere la meglio sulla volont\u00e0 individuale di resistere (Zimbardo, 2008, p. XXVIII).[\/vc_column_text][vc_column_text]Risultano efficaci le parole di Bertolt Brecht, \u201cinspiegabile, pur se quotidiano, indecifrabile, pure se \u00e8 regola\u201d. Pi\u00f9 lapidarie, invece, quelle che propone Angela Davis definendo questo tipo di violenza come violenza di routine: \u201cl&#8217;ordinario \u00e8 caratterizzato dalla violenza di routine che permea tutte le prigioni; lo straordinario estende il continuum della violenza alla tortura\u201d (2005, p. 114).[\/vc_column_text][vc_column_text]Quali sono le differenti variabili situazionali rispetto ai due episodi registrati dalle videocamere di sorveglianza? Cosa c\u2019\u00e8 in comune? Quali tratti si possono tratteggiare delle forme della violenza nel penitenziario? Quali possono essere gli aspetti di \u201csistema\u201d? Come ha affermato Randall Collins (1974) possiamo trovare una chiave della crudelt\u00e0 nella connessione tra la moralit\u00e0 e i confini di inclusione ed esclusione del gruppo. I confini morali possono porre alcune persone al di fuori di tale obbligazione etica, ma possono anche organizzare confronti che rendono la violenza non solo moralmente indifferente ma moralmente motivata.[\/vc_column_text][vc_column_text]Inoltre, indipendentemente dalle motivazioni sottese, cosa producono tali immagini? Tra le difficolt\u00e0 pi\u00f9 classiche nei confronti degli accertamenti giudiziari per episodi di violenze, sevizie e, nei casi pi\u00f9 gravi di tortura in contesti di custodia c\u2019\u00e8 l\u2019assenza di di evidenze probatorie in grado di acclarare le responsabilit\u00e0, a fronte di meccanismi a volte opachi che hanno portato anche ad inquinare le prove. Non \u00e8 un caso che le immagini abbiano svolto un ruolo centrale come spinta d\u2019avvio di due celebri processi recenti: il processo Aldrovandi e il processo Cucchi. In entrambi i casi, i parenti delle vittime hanno esposto le immagini dei corpi martoriati come forma di verit\u00e0, per essere credute. A distanza di tre lustri, con l\u2019introduzione del reato di tortura nel 2017 e l\u2019arrivo delle prime condanne, queste nuove immagini aprono ad un dibattito pi\u00f9 articolato e rappresentano la prova principe di quelli in corso. Se le vicende precedenti si erano presentate come episodi, singoli casi, le famose \u201cmele marce\u201d, le nuove immagini prodotte dalle recenti registrazioni evocano le parole di Pietro Buffa (2013), che parlando del caso di Asti scriveva: \u201cl\u2019approccio situazionista pone l\u2019attenzione non tanto sulle <em>mele marce<\/em> quanto, piuttosto, sui <em>cattivi cesti<\/em> (P.G. Zimbardo, 2008, p. 271) intendendo, in questo modo, il fatto che non sono tanto le qualit\u00e0 o le perversioni individuali a generare i comportamenti patologici oggetto di attenzione quanto il complesso situazionale, fatto di ruoli, regole, norme, anonimato delle persone e del luogo, deumanizzazione, conformismo e tante altre variabili che andremo ad analizzare e che caratterizzano il contesto in cui quelle persone si calano, rinforzato, a sua volta, dal Sistema pi\u00f9 generale\u201d.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Se le immagini odierne, quindi, ci restituiscono i riflessi di un \u201csistema\u201d, che ora che \u00e8 stato visto, richiede un intervento strutturale per modificare le forme della coercizione dalle sue fondamenta, dobbiamo per\u00f2 essere consapevoli della volatilit\u00e0 dell\u2019indignazione.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Se le immagini odierne, quindi, ci restituiscono i riflessi di un \u201csistema\u201d che richiede un intervento strutturale per modificare le forme della coercizione dalle sue fondamenta, dobbiamo per\u00f2 essere consapevoli della volatilit\u00e0 dell\u2019indignazione. Come afferma Susan Sontag, le immagini della crudelt\u00e0 suscitano una doppia reazione: da una parte vedere la violenza senza mediazione la rende reale, e ci ingaggia eticamente nella sua realizzazione (in qualche modo, l\u2019evocazione di Calamandrei e il discorso della Ministra davanti alla casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere); dall\u2019altra parte, per\u00f2, Sontag ci mette in guardia poich\u00e9 in un mondo saturo di immagini (vere o fake, iperprodotte) tendiamo a divenire insensibili. In altre parole, la violenza delle registrazioni di ieri doveva comunque spartire l\u2019indignazione con la drammaticit\u00e0 delle immagini della pandemia, oggi superate dalla crudelt\u00e0 delle forme, dei corpi, e dell\u2019indicibile violenza della guerra. Proprio per questo, tali documenti video prodotti nel penitenziario devono essere osservati con una doppia valenza: come epifania di un\u2019opacit\u00e0 che \u00e8 sempre stata oggetto di sottrazione alla vista e dall\u2019altra parte come spazio di studio per comprendere i meccanismi che si dipanano in tali scene. Pi\u00f9 immagini di per s\u00e9 non cambieranno la nostra conoscenza delle forme degli abusi che si ripetono in modo episodico e individuale (come nel caso di Monza) o con reattivit\u00e0 collettiva (come accaduto a Santa Maria Capua Vetere), ma la loro esistenza \u00e8 essa stessa un punto di partenza importante, per dire che \u201csi \u00e8 visto\u201d, che \u201cnon si pu\u00f2 pi\u00f9 negare\u201d e che la strada e il lavoro culturale e politico da percorrere per cambiare tali dinamiche \u00e8 solo all\u2019inizio.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Buffa P., Prigioni. Amministrare la sofferenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2013.<br \/>\nCalamandrei, Piero. Bisogna aver visto. Il carcere nella riflessione degli antifascisti (Italian Edition) (p.88) Edizioni dell\u2019Asino, Edizioni del Kindle.<br \/>\nChauvenet A., Rostaing C., Orlic F., La violence carc\u00e9rale en question, Presses Universitaires de France, Paris, 2008.<br \/>\nCollins, R., Violenza (Italian Edition), Rubbettino Editore, 1974.<br \/>\nDavis A. Y. (2005), Aboliamo le prigioni? Contro il carcere, la discriminazione, la violenza del capitale, Minimum Fax, Roma.<br \/>\nDe Vito C. G., Camosci e girachiavi. Storia del carcere in Italia, Laterza, Roma-Bari, 2009.<br \/>\nDostoevskij, F\u00ebdor. Memorie da una casa di morti. Feltrinelli, Milano, 2017.<br \/>\nHorowitz, D. L. The Deadly Ethnic Riot, University of California Press, Berkeley, 2001.<br \/>\nInvernizzi, I, Il carcere come scuola di rivoluzione, Einaudi, Torino, 1974.<br \/>\nKaufmann, K. Prison officers and their world, Harvard University Press, Cambridge, Mass., 1988<br \/>\nSontag, S. Davanti al dolore degli altri, Nottetempo, Milano, 2003.<br \/>\nZimbardo P.G., L\u2019effetto lucifero: cattivi si diventa?, Cortina, Milano, 2008.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<div class=\"speaker-mute footnotes_reference_container\"> <div class=\"footnote_container_prepare\"><p><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_label pointer\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_5647_1();\">References<\/span><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_collapse_button\" style=\"display: none;\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_5647_1();\">[<a id=\"footnote_reference_container_collapse_button_5647_1\">+<\/a>]<\/span><\/p><\/div> <div id=\"footnote_references_container_5647_1\" style=\"\"><table class=\"footnotes_table footnote-reference-container\"><caption class=\"accessibility\">References<\/caption> <tbody> \r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5647_1('footnote_plugin_tooltip_5647_1_1');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5647_1_1\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>1<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\">L\u2019intuizione \u00e8 emersa in una conversazione con Dario Stefano Dell\u2019Aquila.<\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5647_1('footnote_plugin_tooltip_5647_1_2');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5647_1_2\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>2<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\">Dostoevskij, F\u00ebdor. Memorie da una casa di morti (Italian Edition) (p.332). Feltrinelli Editore. Edizione del Kindle.<\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5647_1('footnote_plugin_tooltip_5647_1_3');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5647_1_3\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>3<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\">Calamandrei, Piero. Bisogna aver visto. Il carcere nella riflessione degli antifascisti (Italian Edition) (p.88). Edizioni dell&#8217;Asino. Edizione del Kindle.<\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5647_1('footnote_plugin_tooltip_5647_1_4');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5647_1_4\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>4<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\">La testimonianza \u00e8 riportata in Invernizzi, Il carcere cit., pp. 216-221. I. Invernizzi, <em>Il carcere come scuola di rivoluzione<\/em>, Einaudi, Torino 1973<\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5647_1('footnote_plugin_tooltip_5647_1_5');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5647_1_5\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>5<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\">Collins, Randall. Violenza (Italian Edition) . Rubbettino Editore. Edizione del Kindle.<\/td><\/tr>\r\n\r\n <\/tbody> <\/table> <\/div><\/div><script type=\"text\/javascript\"> function footnote_expand_reference_container_5647_1() { jQuery('#footnote_references_container_5647_1').show(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_5647_1').text('\u2212'); } function footnote_collapse_reference_container_5647_1() { jQuery('#footnote_references_container_5647_1').hide(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_5647_1').text('+'); } function footnote_expand_collapse_reference_container_5647_1() { if (jQuery('#footnote_references_container_5647_1').is(':hidden')) { footnote_expand_reference_container_5647_1(); } else { footnote_collapse_reference_container_5647_1(); } } function footnote_moveToReference_5647_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_5647_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } } function footnote_moveToAnchor_5647_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_5647_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } }<\/script>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]\u201cVedere!\u201d questo \u00e8 il punto essenziale quando si parla di carcere. \u201cBisogna aver visto\u201d, scriveva Piero Calamandrei. 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