{"id":5659,"date":"2022-04-26T12:50:33","date_gmt":"2022-04-26T10:50:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/alba-la-casa-di-non-lavoro-2\/"},"modified":"2022-05-30T11:15:24","modified_gmt":"2022-05-30T09:15:24","slug":"pavia-paradigma-di-un-conflitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/pavia-paradigma-di-un-conflitto\/","title":{"rendered":"Pavia. Paradigma di un conflitto"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Daniela Ronco, Valeria Verdolini<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.4) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Pavia. 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Paradigma di un conflitto. Viaggio nell\u2019economia dei diritti sospesi.<\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<em>Ma lungo tutto questo lato del recinto quel mondo era immaginato come una favola impossibile. L\u00ec c\u2019era un mondo particolare, che non assomigliava pi\u00f9 a nulla; l\u00ec c\u2019erano delle leggi particolari, delle vesti a s\u00e9, degli usi e costumi, e una casa di morti che pure erano vivi, una vita come in nessun altro luogo, e persone particolari. Ed \u00e8 questo particolare angoletto di mondo che mi appresto a descrivere.<\/em><\/p>\n<p>Dostoevskij, F\u00ebdor. Memorie da una casa di morti (Italian Edition) (p.10). Feltrinelli Editore. Edizione del Kindle.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]La casa circondariale di Pavia \u201cTorre del Gallo\u201d si trova nella periferia della citt\u00e0, ed \u00e8 periferica alla vita della cittadina universitaria, sia per la distanza materiale e la difficolt\u00e0 a raggiungere l\u2019istituto con i mezzi, sia per la scarna presenza di attivit\u00e0 all\u2019interno della societ\u00e0 civile (presenti in ogni caso i volontari, e la garante comunale).[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]F\u00ebdor Dostoevskij descrive la colonia penale in cui trascorre la reclusione con due formule molto suggestive: \u201cfavola impossibile\u201d e \u201cuna casa di morti che pure erano vivi\u201d. Le locuzioni proposte restituiscono immediatamente sia la dimensione teleologica ribaltata, caratterizzata spesso da un (non) lieto fine, e la condizione di annientamento dello spazio, che trasforma un luogo di vivi in una figurativa casa di morti. Sebbene sia passato pi\u00f9 di un secolo dalla stesura di \u201cmemorie da una casa di morti\u201d, il frammento di Dostoevskij riaffiora alla mente a fronte di alcune specifiche situazioni penitenziarie, caratterizzate da un concatenarsi di elementi di criticit\u00e0, che richiamano, nelle osservazioni del carcere degli anni \u201820, le suggestioni dello scrittore russo. Se il paragone risulta, tuttavia, audace, il richiamo evocativo offre molteplici spunti per provare a raccontare quello che si \u00e8 configurato, in tempi recenti, come uno spazio di sofferenza organizzata.<\/p>\n<p>Tra le strutture osservate nell\u2019anno appena trascorso, una casa circondariale ha evidenziato caratteristiche singolari che meritano di essere analizzate pi\u00f9 nel dettaglio: tra le mura si sono susseguiti eventi molteplici: le rivolte, la pandemia, un incremento dei suicidi, alcune proteste diffuse anche nel 2021. Sebbene nessun singolo episodio possa determinare l\u2019unicit\u00e0 della struttura, nelle osservazioni (due, svolte nel mese di dicembre) si \u00e8 registrata una fatica generalizzata che merita di essere indagata oltre le note osservative della scheda e delle singole visite. Si tratta di una casa circondariale di provincia, che negli ultimi anni ha visto un crescendo di eventi critici significativi, e una sempre pi\u00f9 palpabile sofferenza dei ristretti. Raccontarne l\u2019osservazione non vuole essere un j\u2019accuse contro uno spazio specifico, di cui capiamo le difficolt\u00e0 materiali e le circostanze peculiari, ma vorrebbe partire proprio da quegli eventi per provare ad allargare il campo di analisi, e comprendere cosa si pu\u00f2 apprendere dai mesi trascorsi. In qualche modo, la struttura svolge un ruolo paradigmatico di un certo tipo di traiettorie penitenziarie, sia per la sommatoria di eventi, sia per le modalit\u00e0 di gestione che sono seguite a tali episodi critici.<\/p>\n<p>Come sempre, il punto di partenza \u00e8 lo spazio penitenziario osservato. La casa circondariale di Pavia \u201cTorre del Gallo\u201d si trova nella periferia della citt\u00e0, ed \u00e8 periferica alla vita della cittadina universitaria, sia per la distanza materiale e la difficolt\u00e0 a raggiungere l\u2019istituto con i mezzi, sia per la scarna presenza di attivit\u00e0 all\u2019interno della societ\u00e0 civile (presenti in ogni caso i volontari, e la garante comunale). Pi\u00f9 di vent\u2019anni di attivit\u00e0 dell\u2019Osservatorio di Antigone sulle condizioni di detenzione hanno ampiamente dimostrato come la dimensione spaziale costituisca uno dei principali elementi di afflittivit\u00e0 della punizione. Innanzitutto per via della materialit\u00e0 degli spazi osservati: crepe e umidit\u00e0, muffe alle pareti di celle e docce, materassi vecchi e sporchi, celle impersonali, anguste e sovraffollate, delineano una condizione di fatiscenza che accomuna tanto le carceri pi\u00f9 \u201cvecchie\u201d quanto le carceri d\u2019oro costruite negli anni\u201980. Tuttavia, una certa povert\u00e0 e impersonalit\u00e0 degli ambienti caratterizza altres\u00ec gli istituti di pi\u00f9 nuova generazione o quelli oggetto di importanti interventi di ristrutturazione. Come hanno evidenziato Hancock e Jewkes (2011), occorre non cadere nell\u2019errore di considerare \u201cmoderno\u201d come \u201cmigliore\u201d: se indubbiamente uno spazio pi\u00f9 salubre diventa anche uno spazio pi\u00f9 rispettoso della dignit\u00e0 delle persone private della libert\u00e0 personale, cos\u00ec come di chiunque ci lavori, il prezzo da pagare talvolta diventa un impoverimento delle relazioni umane e un incremento della stessa dimensione punitiva del carcere.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, l\u2019organizzazione spaziale del carcere in questione sembra riflettere appieno la convergenza tra vecchio e nuovo nella povert\u00e0 di attivit\u00e0 e di utilizzo del tempo della detenzione. L\u2019istituto rientra nel panorama delle carceri d\u2019oro, essendo stato costruito negli anni \u201980 e aperto nel 1992. La struttura ha sempre presentato elementi di complessit\u00e0, ma a questi si \u00e8 aggiunta la scelta di costruire uno dei nuovi padiglioni a ridosso delle pronunce Sulejmanovic e Torreggiani (inaugurato nel 2013) che ha pi\u00f9 che raddoppiato la capienza, riducendo sensibilmente gli spazi trattamentali (l\u2019edificio \u00e8 sorto sul giardino e sull&#8217;adiacente campo sportivo). La scelta ha determinato una forte compromissione degli spazi esterni dedicati alla socialit\u00e0. Quello che appare al visitatore \u00e8 dunque una struttura divisa in due: da un lato il reparto originale, che ospita circa 250 persone detenute in sezioni per la maggior parte mai ristrutturate, con celle inferiori ai 9 metri quadrati, con bagni senza acqua calda n\u00e9 doccia e con gravi malfunzionamenti all\u2019impianto di riscaldamento; dall\u2019altro lato, il nuovo reparto (aperto dal 2014), con una capienza di circa 300 posti, con celle di circa 18 metri quadrati ognuna dotata di doccia e acqua calda. Tutte le sezioni del \u201cvecchio\u201d reparto ospitano detenuti in media sicurezza, oltre all\u2019articolazione psichiatrica e ad una sezione di 4 celle destinata all\u2019isolamento, mentre il nuovo reparto \u00e8 destinato al circuito protetti.<\/p>\n<p>Le enormi differenze materiali tra i due tipi di strutture sono evidenti. Ci\u00f2 che tuttavia le accomuna \u00e8 la grave riduzione degli spazi destinati alla socialit\u00e0 e alle attivit\u00e0 trattamentali, di fatto totalmente sacrificati in entrambi i casi. Il risultato \u00e8 che su una popolazione di quasi 600 detenuti non ci sono commesse per lavori esterni, non risultano attivi corsi di formazione e le persone che frequentano un corso scolastico sono pochissime.<\/p>\n<p>La grande carenza di attivit\u00e0 \u00e8 s\u00ec determinata da una mancanza di spazi, ma a sua volta incide sulla vivibilit\u00e0 degli stessi spazi: le persone detenute restano di fatto in sezione per tutta la loro giornata (salvo le ore d\u2019aria) e di fatto non possono spostarsi in autonomia al di fuori della sezione (laddove le sezioni sono aperte, altrimenti le 20 ore al giorno vengono trascorse in cella, come nella gran parte dei regimi detentivi pre-Torreggiani).<\/p>\n<p>Come l\u2019approccio sociologico al penitenziario ha evidenziato, \u00e8 proprio l\u2019intreccio tra spazio e tempo della detenzione a plasmare il livello di vivibilit\u00e0 di un istituto penitenziario: la quotidianit\u00e0 detentiva \u00e8 scandita da attivit\u00e0 svolte per \u201cammazzare\u201d il tempo piuttosto che per \u201csfruttarlo\u201d (Matthews, 1999).<\/p>\n<p>Nel caso specifico, sono numerose le attivit\u00e0 sacrificate in primis per ragioni \u201cstrutturali\u201d: oltre al vecchio campo sportivo chiuso per costruire il nuovo padiglione, accade che il teatro \u00e8 inagibile perch\u00e9 ci piove dentro e, soprattutto, le salette per i colloqui risultano da tempo inutilizzabili per via del crollo del tetto (cos\u00ec al momento della visita, ora riparate n.d.r.), una situazione per cui al momento gli incontri con i familiari avvengono nei corridoi dell\u2019istituto e anche la scuola (che ha ripreso lentamente nel dopo pandemia) appare sacrificata.<br \/>\nL\u2019intreccio tra la materialit\u00e0 delle condizioni di vita dentro al carcere e il modo in cui si dipana la dimensione spazio-temporale della detenzione contribuisce a determinare un clima particolarmente teso nelle sezioni, dove una percepibile tensione connota le relazioni sia detenuti-staff che tra persone detenute.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]L\u2019accumularsi di eventi critici nel medesimo spazio, in un tempo breve, restituisce sia la sofferenza di coloro che lo abitano che l\u2019andamento della conflittualit\u00e0 al suo interno, nonch\u00e9, a fronte del protrarsi di tali episodi, alcune possibili debolezze gestionali nella sua amministrazione.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Conflittualit\u00e0 e modelli di gestione<\/strong><br \/>\nSebbene il nesso eziologico tra eventi e fattori scatenanti nel carcere sia particolarmente labile, vero \u00e8 che l\u2019accumularsi di eventi critici nel medesimo spazio, in un tempo breve, restituisce sia la sofferenza di coloro che lo abitano che l\u2019andamento della conflittualit\u00e0 al suo interno, nonch\u00e9, a fronte del protrarsi di tali episodi, alcune possibili debolezze gestionali nella sua amministrazione.<\/p>\n<p>Il primo caso \u00e8 datato 2018, quando la stampa locale riferisce dell\u2019incendio di 3 celle nel mese di luglio 2018, e la recente condanna dei 3 detenuti coinvolti per resistenza a pubblico ufficiale (avvenuta nel maggio 2021).<\/p>\n<p>Un secondo evento &#8211; frattura \u00e8 l\u2019inizio della pandemia, che vede la struttura partecipe delle rivolte del 7-10 marzo 2020, a seguito delle misure restrittive per contrastare l\u2019epidemia da Coronavirus.<\/p>\n<p>La stampa nazionale, in un primo momento, riporta: \u201cI detenuti hanno preso in ostaggio due agenti di polizia penitenziaria, riuscendo quindi a rubare le chiavi delle celle in dotazione agli agenti, liberando cos\u00ec decine di carcerati. I due agenti di polizia sarebbero stati anche picchiati violentemente. La rivolta \u00e8 iniziata intorno alle 19.30-20. I sindacati Uilpa e Sappe parlano di vera e propria &#8220;devastazione&#8221; con i carcerati che in questo momento si stanno picchiando tra di loro. Sarebbero in arrivo da San Vittore e Opera, agenti di rinforzo\u201d (fonte: <a href=\"https:\/\/www.fanpage.it\/attualita\/carcere-pavia-detenuti-sequestrano-agenti-e-aprono-celle-protesta-contro-decreto-coronavirus\/%20https:\/\/www.fanpage.it\/\">Fanpage<\/a>) .<\/p>\n<p>Il racconto della cronaca trova riscontro anche negli scambi avvenuti durante le visite:<\/p>\n<blockquote><p>Erano l\u00ec, lo vede? Sul tetto di quel padiglione (e indica l\u2019edificio di due piani di fronte a noi). Erano tanti, praticamente tutto quell\u2019edificio. Erano entrati nella MOF hanno preso le motoseghe e i martelli, e dicevano che volevano Barbara d\u2019Urso, e negoziare l\u2019indulto con lei. Dalle 19 di sera alle 5 del mattino hanno distrutto tutto. Un collega \u00e8 rimasto bloccato nell\u2019ascensore, perch\u00e9 hanno rotto i fari, ed \u00e8 saltata la luce. Da fuori, molti detenuti gli urlavano \u201cti ammazziamo\u201d. Poi, sono arrivati i rinforzi dei GOM, abbiamo negoziato la fine della rivolta. Delle persone coinvolte, solo un quarto sono state trasferite in altre carceri della regione. Ma tutti gli altri sono rimasti l\u00ec. E il giorno dopo, eravamo sempre gli stessi, noi e loro, a dover stare insieme, in un carcere distrutto, e a ristabilire l\u2019ordine. I miei agenti avevano paura, alcuni sono in stress post-traumatico. Molti si sono messi in malattia. Non \u00e8 semplice tornare, e spiegare che quello che \u00e8 accaduto non \u00e8 pi\u00f9 possibile, non si dovr\u00e0 ripetere\u201d [Note di campo, Conversazione con un responsabile degli agenti della polizia penitenziaria, ottobre 2020]<\/p><\/blockquote>\n<p>Le violenze e le rivolte del 7 marzo, che hanno visto 99 detenuti raggiunti da avvisi di garanzia per devastazione e saccheggio e resistenza a pubblico ufficiale prima derubricate a percosse, con competenza al giudice di pace, ora in attesa di nuove indagini dopo la recente riapertura da parte del GIP violenza e autolesionismo.<br \/>\nInoltre, a ridosso degli eventi Antigone \u00e8 stata contattata da alcuni familiari di persone detenute nella Casa circondariale, che hanno riferito violenze e abusi, nonch\u00e9 trasferimenti arbitrari posti in essere nei giorni successivi alle proteste dell&#8217;otto marzo 2020. Secondo le segnalazioni raccolte, i detenuti avrebbero protestato anche per le omissioni nell&#8217;adeguamento dell&#8217;istituto alle misure di prevenzione. Le segnalazioni riportavano diversi abusi: secondo le ricostruzioni la polizia avrebbe usato violenza e umiliato diverse persone detenute, colpendole, insultandole, privandole di indumenti e lasciandole senza cibo. Ai detenuti trasferiti non sarebbe stato permesso di portare alcun effetto personale n\u00e9 di avvisare i familiari.<br \/>\nL\u2019indagine inizialmente era stata archiviata dal Giudice di pace, ma i legali dei detenuti che avevano presentato le denunce, in collaborazione anche con l\u2019associazione Antigone, avevano fatto opposizione all\u2019archiviazione.<br \/>\nCome gi\u00e0 sostenuto in precedenza (Ronco, Sbraccia e Verdolini, 2021; 2022) le rivolte hanno sempre a che fare con il controllo dello spazio carcerario (Useem, Piehl, 2008), indipendentemente dalle motivazioni specifiche che le originano. Si pu\u00f2 qui forse ipotizzare che la minaccia esterna del Covid, unita al silenziamento dei contatti con l\u2019esterno per ragioni di prevenzione sanitaria, abbia creato le condizioni materiali per la sommossa.<br \/>\nPer Matthews sembrerebbe che sia spesso il grado di privazione \u201crelativa\u201d piuttosto che \u201cassoluta\u201d ad essere critico. Spiegazioni delle rivolte, come le spiegazioni dei suicidi, devono partire da un riconoscimento dei contesti sociali, strutturali e istituzionali in cui hanno luogo, i meccanismi causali che li sostengono e i &#8220;trigger&#8221; che fanno scattare questi meccanismi.<br \/>\nUseem e Kimball (1989) sostengono che le rivolte in prigione avvengono quando le carceri entrano in crisi sistemica, il che implica l&#8217;incapacit\u00e0 dell&#8217;amministrazione penitenziaria di contenere le tensioni e disordini, combinata con il senso di ingiustizia per la propria condizione vissuto dai detenuti. In questo processo la presunzione di legittimit\u00e0 viene in frantumi e c&#8217;\u00e8 un indebolimento dell&#8217;autorit\u00e0 amministrativa. In tale contesto, anche un singolo evento o una mancanza di sicurezza pu\u00f2 portare alla rivolta (come nel caso dell\u2019avvento della pandemia).<br \/>\nSebbene alla rivolta siano seguiti trasferimenti e ristrutturazioni, l\u2019evento conflittuale non ha rappresentato nella casa circondariale n\u00e9 l\u2019occasione per intervenire sulle debolezze strutturali (allagamenti, riscaldamento inadeguato, assenza di acqua calda) n\u00e9 per modificare le relazioni tra detenuti e amministrazione. La situazione tra il 2020 e il 2021, oltre ad un oscillare costante dei contagi, si \u00e8 caratterizzata per quella che Foucault chiamava \u201cl\u2019economia dei diritti sospesi\u201d, ma al contempo in grado di mantenere i tratti dell\u2019 \u201carte delle sensazioni insopportabili\u201d.<br \/>\nNe \u00e8 riprova il susseguirsi di eventi critici. Nel mese di luglio, la cronaca denuncia le intemperie di 4 detenuti ubriachi, (<a href=\"https:\/\/www.ilgiorno.it\/pavia\/cronaca\/carcere-pavia-autolesionismo-1.6565275\">il Giorno il 7 luglio 2021<\/a>).<br \/>\nNel mese di settembre 2021 la stampa locale registra un\u2019aggressione rivolta alla direzione (<a href=\"https:\/\/primapavia.it\/cronaca\/detenuto-tenta-di-aggredire-il-direttore-del-carcere-di-pavia-bloccato-dagli-agenti\/\">14 settembre 2021<\/a>). Tra il mese di ottobre e quello di dicembre in istituto commettono suicidio tre detenuti (vedi infra) e a questi eventi drammatici \u00e8 seguito uno sciopero del carrello (<a href=\"https:\/\/www.ilgiorno.it\/pavia\/cronaca\/pavia-carcere-sciopero-detenuti-torre-gallo-carrello-1.7149505\">14 dicembre 2021<\/a>) e una successiva <a href=\"https:\/\/www.askanews.it\/cronaca\/2022\/03\/15\/m5s-sistemazione-e-nuovi-agenti-e-funzionari-per-carcere-pavia-pn_20220315_00065\/\">Interrogazione parlamentare su Pavia<\/a>.<br \/>\nIn tali giorni, si \u00e8 svolta nell\u2019istituto anche una visita del Garante Nazionale, che ha espresso parole severe nei confronti della situazione presente in istituto: \u201cLo stato di agitazione dei detenuti al carcere di Pavia e l\u2019annunciato sciopero del carrello, poi rientrato, sono giustificati dalle gravi criticit\u00e0 che il Garante nazionale ha rilevato in una visita all\u2019Istituto proprio in questi giorni. La visita di questi giorni ha trovato l\u2019istituto in condizioni analoghe, se non peggiori, rispetto alla visita del 2017. L\u2019impressione del Garante nazionale \u00e8 stata di trovarsi davanti al rischio di un carcere abbandonato a s\u00e9 stesso con carenze di personale e di gestione. Non ci sono a Pavia opportunit\u00e0 trattamentali e strumenti per rendere il tempo detentivo un tempo utile alla risocializzazione. All\u2019estremo degrado di alcuni padiglioni si aggiungono le carenze di personale e risorse nell\u2019area sanitaria. Per questo il Garante ha avuto un incontro con la Procura per segnalare, tra l\u2019altro, l&#8217;allarme sul dato inaccettabile di tre suicidi in un mese\u201d.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Gli psichiatri di fatto presenti in struttura sono soltanto 2, uno dei quali spesso \u00e8 costretto a coprire i turni della guardia medica, il che impedisce di garantire un\u2019adeguata assistenza psichiatrica ai tanti detenuti presenti nel carcere (o qui inviati) che presentano qualche forma di disagio psichico.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Qualunque aspetto della quotidianit\u00e0 detentiva incide tanto sulle condizioni di benessere e malessere personale (Ronco, 2018, Mosconi, 2005, Gonin, 1994), quanto, pi\u00f9 in generale, sul benessere in senso <em>globale<\/em> della comunit\u00e0 carceraria (le relazioni, la socializzazione, il clima di vivibilit\u00e0, ecc.). Condizioni strutturali, risorse a disposizione (umane, trattamentali e in termini di opportunit\u00e0) e clima generale si intrecciano dunque e diventano tutti fattori che concorrono a determinare un degrado complessivo che si respira e percepisce in ogni spazio e interazione all\u2019interno del carcere, come in una battuta amara rivolta da uno dei detenuti durante l\u2019ultima visita: \u201cLa fortuna \u00e8 che qui non vendono le corde nel sopravvitto, altrimenti saremmo tutti appesi per la disperazione\u201d.<br \/>\nCome ha affermato Matthews (2009), sono tre i modelli possibili di gestione della vita detentiva da parte dei prigionieri. Il primo e pi\u00f9 funzionale \u00e8 il modello di <em>Cooperazione o colonizzazione<\/em>: in questo modo di adattamento i prigionieri mirano a tenersi fuori dai guai e a scontare la loro pena con il minimo di conflitto e stress, e con l&#8217;intenzione di lavorare per la loro prima data di rilascio.<br \/>\nIn situazione di quiete, \u00e8 uno dei modelli pi\u00f9 diffusi e pi\u00f9 funzionali, tanto per l\u2019amministrazione quanto per le traiettorie soggettive dei detenuti. Un secondo modello, che ben descrive gli eventi narrati, \u00e8 quello della <em>Ribellione e resistenza<\/em>: Questo pu\u00f2 comportare il coinvolgimento in rivolte o disordini ad un estremo e forme di non cooperazione all&#8217;altro. La forma che assume la ribellione o la resistenza dipender\u00e0 dalle pressioni esercitate sui trasgressori, dal loro background e dalle loro esperienze e dalla misura in cui essi ritengono che la loro reclusione o il loro trattamento in prigione sia giusto ed equo.<\/p>\n<p>Proprio per la composizione sociale della struttura, e per il fatto che le rivolte siano state appannaggio dei comuni, la tenuta e la forma delle proteste \u00e8 uscita rapidamente indebolita, lasciando il passo ad un terzo modello, che si \u00e8 registrato nella casa circondariale nel corso delle due osservazioni, ossia il modello del <em>Ritiro<\/em>: questo pu\u00f2 assumere una serie di forme diverse, tra cui separazione fisica dagli altri detenuti, impegnandosi in gradi minimi di comunicazione, depressione, o automutilazione e suicidio. (Matthews, 2009, p. 53). E proprio per cambiare tale modello, che presenta molti pi\u00f9 rischi e pi\u00f9 sofferenze rispetto a quello conflittuale, che \u00e8 necessario riflettere sugli effetti delle circuitazioni \u201comogenee\u201d e sui rischi di sommare molteplici sofferenze in spazi fragili, proprio per evitare di preservare strutture penitenziarie che pi\u00f9 che destinate alla rieducazione, si rispecchiano nella definizione dostoevskijana delle \u201ccase di morti che pur sono vivi\u201d. Tuttavia, il carcere da solo non basta a trovare soluzioni, e questo caso evidenzia come un disinvestimento del territorio sul penitenziario non pu\u00f2 che amplificare le conseguenze nocive della detenzione.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]\u201cLa fortuna \u00e8 che qui non vendono le corde nel sopravvitto, altrimenti saremmo tutti appesi per la disperazione\u201d.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>La questione sanitaria e gli eventi critici<\/strong><br \/>\nIl carcere in questione \u00e8, inoltre, un luogo in grave sofferenza dal punto di vista sanitario, in cui si fa fatica, soprattutto dall\u2019autunno 2021, a coprire i turni della guardia medica. Lo stesso direttore sanitario partecipa a tale copertura, per sopperire alle necessit\u00e0 organizzative. Dal 2017 nell\u2019istituto \u00e8 presente un reparto di articolazione di osservazione psichiatrica con 12 posti in celle singole, in cui operano uno psichiatra, uno psicologo, tre tecnici per la riabilitazione psichiatrica, due assistenti sociali e sei infermieri. La sezione \u00e8 aperta e le persone qui detenute possono muoversi liberamente nel corridoio della stessa e in una saletta comune, entrambi per\u00f2 senza finestre e accesso di luce naturale, dove di fatto viene svolta la gran parte delle attivit\u00e0. Il reparto \u00e8 affiancato da un reparto gemello, adibito al momento a gestione dei positivi covid ma che non ha mai funzionato a pieno regime. Un elemento di complessit\u00e0 del quadro \u00e8 l\u2019invio in questa struttura di molti detenuti provenienti da altri istituti della Regione che presentano problemi psichiatrici, per via della presenza di questa articolazione e di un numero elevato \u201csulla carta\u201d di ore di presenza degli psichiatri (60 settimanali). Ore che tuttavia non risultano poi effettive: gli psichiatri di fatto presenti in struttura sono soltanto 2, uno dei quali spesso \u00e8 costretto a coprire i turni della guardia medica, il che impedisce di garantire un\u2019adeguata assistenza psichiatrica ai tanti detenuti presenti nel carcere (o qui inviati) che presentano qualche forma di disagio psichico.<\/p>\n<p>La questione sanitaria e le sue carenze paiono costituire cos\u00ec l\u2019ultimo anello che contribuisce ad accrescere il livello di tensione generale della struttura, in cui si concentra una quota altissima di sofferenze psichiche e sociali tra loro pericolosamente e drammaticamente intrecciate. Un malessere generalizzato e respirabile entrando nelle sezioni, che \u00e8 culminato negli ultimi mesi del 2021 con tre suicidi avvenuti in tempi molto ravvicinati. Come riportato dalla stampa locale: \u201ctre suicidi in un mese, di cui due in una settimana: per quanto siano insondabili le scelte delle persone che arrivino a togliersi la vita, e quindi oscena la presunzione di trarne facili correlazioni, non ci vuole un genio a capire che le tre morti fra il 25 ottobre e il 30 novembre (pi\u00f9 un tentato suicidio) sono la punta di un iceberg di problemi serissimi nel carcere\u201d (Luigi Ferrarella, Corriere della Sera, 2 dicembre 2021).<\/p>\n<p>Ferma restando l\u2019insondabilit\u00e0 di un gesto personale che va considerato nella sua complessit\u00e0, l\u2019eccezionalit\u00e0 di eventi cos\u00ec ravvicinati nel tempo e nello spazio richiede di tener conto di una pluralit\u00e0 di fattori \u201csistemici\u201d entro cui quegli stessi eventi si sono registrati. La prospettiva ambientale sul tema dei suicidi in carcere (Liebling, 1992; Boraschi, Manconi, 2006; Buffa, 2012; Miravalle, Torrente, 2016) evidenzia, in contrapposizione alle letture pi\u00f9 marcatamente medico-psichiatriche, la componente del \u201cclima\u201d dell\u2019istituto come rilevante fattore da considerare per comprendere e gestire un fenomeno.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Boraschi Andrea, Manconi Luigi (2006), \u201cQuando hanno aperto la cella era gi\u00e0 tardi perch\u00e9\u2026\u201d. Suicidio e autolesionismo in carcere 2000-2004, <em>Rassegna italiana di Sociologia<\/em>, 1, pp. 117-150<\/p>\n<p>Buffa Pietro (2012), Il suicidio in carcere: la categorizzazione del rischio come trappola concettuale ed operativa, <em>Rassegna penitenziaria e criminologica<\/em>, XV, 1, pp. 7-118<\/p>\n<p>Gonin Daniel (1994), Il corpo incarcerato, <em>Edizioni Gruppo Abele<\/em>, Torino<\/p>\n<p>Hancock Philip, Jewkes Yvonne (2011), Architectures of Incarceration: The Spatial Pains of Imprisonment, <em>In Punishment & Society<\/em>, 13 (5): 530-550.<\/p>\n<p>Liebling Alison (1992), Suicides in Prison, <em>Routledge<\/em>, London<\/p>\n<p>Manconi Luigi (2002), Cos\u00ec si muore in galera. Suicidi e atti di autolesionismo nei luoghi di pena, <em>Politica del Diritto<\/em>, XXIII (2), pp. 315-330<\/p>\n<p>Matthews, Roger (1999), Doing Time: Introduction to the Sociology of Imprisonment, <em>Palgrave Macmillan<\/em><\/p>\n<p>Miravalle Michele, Torrente Giovanni (2016), La normalizzazione del suicidio nelle pratiche penitenziarie. Una ricerca sui fascicoli ispettivi dei Provveditorati dell\u2019Amministrazione penitenziaria, <em>Politica del Diritto<\/em>, 1-2, pp. 217-258<\/p>\n<p>Mosconi Giuseppe, (2005), Il carcere come salubre fabbrica della malattia, in G. Concato, G., S. Rigione, a cura di, Per non morire di carcere, <em>FrancoAngeli<\/em>, Milano<\/p>\n<p>Ronco Daniela (2018), Cura sotto controllo. Il diritto alla salute in carcere, <em>Carocci<\/em>, Roma.<\/p>\n<p>Ronco Daniela, Sbraccia Alvise, Verdolini Valeria, (2021) Salute, violenza, rivolta: leggere il conflitto nel carcere contemporaneo, <em>ANTIGONE<\/em>, 2\/2020: 75-85.<\/p>\n<p>Ronco Daniela, Sbraccia Alvise, Verdolini Valeria, (2022) Violenze e rivolte nei penitenziari della pandemia, in <em>Studi sulla questione criminale<\/em> 1\/22, pp. 96-119.<\/p>\n<p>Useem B., Kimball P. (1989), States of Siege: u.s. Prison Riots, 1971-1986, <em>Oxford University Press<\/em>, New York.<\/p>\n<p>Useem B., Piehl A. M. (2008), Prison State: the Challenge of Mass Incarceration, <em>Cambridge University Press<\/em>, Cambridge.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;50px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Ma lungo tutto questo lato del recinto quel mondo era immaginato come una favola impossibile. L\u00ec c\u2019era un mondo particolare, che non assomigliava pi\u00f9 a nulla; l\u00ec c\u2019erano delle leggi particolari, delle vesti a s\u00e9, degli usi e costumi, e una casa di morti che pure erano vivi, una [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":5677,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5659"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5659"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5659\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5952,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5659\/revisions\/5952"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5677"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5659"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5659"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/diciottesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5659"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}