{"id":5992,"date":"2023-02-21T10:54:39","date_gmt":"2023-02-21T09:54:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione-femminile\/un-anno-di-contenzioso-strategico-il-caso-rotundo-2\/"},"modified":"2023-06-05T11:32:43","modified_gmt":"2023-06-05T09:32:43","slug":"breve-storia-della-detenzione-femminile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/breve-storia-della-detenzione-femminile\/","title":{"rendered":"Breve storia della detenzione femminile"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Costanza Agnella<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.5) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Breve storia della detenzione femminile&u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5992\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"whatsapp\" class=\"ssba_whatsapp_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5992\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/whatsapp.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"whatsapp\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on whatsapp\" \/><div title=\"Whatsapp\" class=\"ssbp-text\">Whatsapp<\/div><\/a><a data-site=\"twitter\" class=\"ssba_twitter_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=Breve storia della detenzione femminile&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5992&via=\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><a data-site=\"linkedin\" class=\"ssba_linkedin_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/shareArticle?title=Breve storia della detenzione femminile&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5992\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/linkedin.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"linkedin\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on linkedin\" \/><div title=\"Linkedin\" class=\"ssbp-text\">Linkedin<\/div><\/a><\/div><\/div>\u00a0    <div class=\"scaricapdf\">\n\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/78.-ANTIGONE_DonneDetenute_BreveStoria.pdf\" target=\"_blank\"><i class=\"fa fa-arrow-circle-down\" aria-hidden=\"true\"><\/i>  <\/a>\n    <\/div>\n    [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 titolo\" style=\"\"><span>Breve storia della detenzione femminile<\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Nel sistema penitenziario italiano contemporaneo sembra persistere una concezione stereotipica dell\u2019identit\u00e0 femminile. Le opportunit\u00e0 lavorative e di formazione offerte alle detenute spesso, anche se con alcune eccezioni, tuttora ricadono nell\u2019ambito dei mestieri tradizionalmente attribuiti al genere femminile, non a caso storicamente chiamati mestieri <em>muliebri <\/em>o<em> donneschi<\/em>. Ricerche empiriche recenti (S. Ronconi e G. Zuffa, 2020; 2014) hanno inoltre messo in luce la centralit\u00e0 assunta dal ruolo materno nei discorsi delle detenute e delle operatrici penitenziarie, quasi come se il percorso rieducativo per le donne detenute dovesse coincidere con l\u2019assunzione \u2013 o la riassunzione \u2013 del ruolo di madre. Questa centralit\u00e0 della maternit\u00e0 si riscontra peraltro nello stesso ordinamento penitenziario, anche successivamente alla riforma del 2018. Infatti, nonostante la legge delega n. 103\/2017 avesse previsto l\u2019adozione di \u00abnorme che considerino gli specifici bisogni e diritti delle donne detenute\u00bb<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_1');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_1');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5992_1_1\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">1)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5992_1_1\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>, allargando la tutela giuridica della differenza di genere in carcere al di l\u00e0 della maternit\u00e0, in sede di riforma tale previsione \u00e8 rimasta perlopi\u00f9 sulla carta, salvo qualche eccezione<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_2');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_2');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5992_1_2\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">2)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5992_1_2\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>. Ciuffoletti (2014, pp. 56-57) ha analizzato i tre <em>pilastri<\/em> sopra i quali si \u00e8 strutturato il modello normativo della detenzione femminile: l\u2019uguaglianza formale nel trattamento di detenuti e detenute, la separazione tra uomini e donne negli istituti penitenziari e, per l&#8217;appunto, la protezione della \u201cdonna madre detenuta\u201d, che si \u00e8 espressa soprattutto nella previsione di misure alternative destinate alle detenute madri all\u2019interno dell\u2019ordinamento penitenziario, oltre a qualche norma che si occupa della <em>donna madre<\/em> all\u2019interno degli istituti penitenziari.<br \/>\nSembra quindi che l\u2019ordinamento, le pratiche e i discorsi messi in atto nelle strutture detentive, nonostante la previsione formale dell\u2019uguaglianza davanti alla legge, continuino a promuovere nei confronti delle donne un\u2019identit\u00e0 di genere fissa (cfr. C. Smart, 1992, p. 34), appiattita sul ruolo materno e sulle attivit\u00e0 tradizionalmente associate al <em>femminile<\/em>.<br \/>\nTale identit\u00e0 fissa sembra venire da lontano. Le sue origini possono essere messe in luce tramite una breve \u2013 e certamente non esaustiva \u2013 genealogia dell\u2019internamento femminile.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"color: #eeb74f;\"><span style=\"font-weight: 400;\">La <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">devianza<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> femminile che veniva sottoposta ad internamento nell\u2019ambito di questi istituti era prevalentemente legata alla sfera sessuale (&#8230;) Si internavano le donne che deviavano dal modello di femminilit\u00e0, casto e puro, previsto dalla societ\u00e0<\/span><\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h5><em>Dalle istituzioni della prima et\u00e0 moderna al carcere femminile<\/em><\/h5>\n<p>Sin dalla prima et\u00e0 moderna le donne sono state internate in istituzioni ideate appositamente per loro.<br \/>\nConservatori, rifugi, ritiri, asili sono sorti nel contesto italiano a partire dal XVI secolo, anticipando alcune funzioni assunte dal carcere disciplinare con la sua affermazione a cavallo tra Settecento e Ottocento. La storia della detenzione femminile porta, in questo senso, a <em>sfidare<\/em> la collocazione temporale della \u201cnascita della prigione\u201d (M. Bosworth, 2000). Infatti, i rifugi per donne <em>pericolanti<\/em> e <em>pericolate<\/em> hanno anticipato diverse istituzioni che si sono affermate in Italia soprattutto a partire dall\u2019Ottocento. Queste istituzioni avevano sostanzialmente due scopi: \u201cmantenere intatta la virt\u00f9 delle donne\u201d (A. Groppi, 1994, p. 6) e rieducare le donne che avessero gi\u00e0 <em>perduto<\/em> la propria virt\u00f9. Analogamente a quanto avveniva in altri Paesi europei (cfr. M. Bosworth, 2000), la <em>devianza<\/em> femminile che veniva sottoposta ad internamento nell\u2019ambito di questi istituti era prevalentemente legata alla sfera sessuale. Essa consisteva infatti nell\u2019avere vissuto esperienze di tipo sessuale al di fuori del vincolo matrimoniale \u2013 su tutte la prostituzione \u2013 oppure nell\u2019essere ritenute in pericolo di <em>cadere<\/em> nell\u2019esercizio di queste attivit\u00e0. Era quindi un internamento strettamente correlato al genere femminile: si internavano le donne che deviavano dal modello di femminilit\u00e0, casto e puro, previsto dalla societ\u00e0. Inoltre, esso colpiva principalmente le donne in stato di povert\u00e0, che facevano parte delle classi marginali della societ\u00e0.<br \/>\nLo scopo esplicitamente riabilitativo delle istituzioni che si sono affermate in questo periodo \u00e8 assimilabile alla funzione assunta dalla pena detentiva con l\u2019affermazione del carcere moderno (S. Cohen, 1992, p. 142). Bisogna considerare anche che rifugi e conservatori della virt\u00f9 femminile erano istituzioni totali per sole donne, tratto che avrebbe poi caratterizzato nel XIX secolo anche il carcere femminile, principalmente concepito, all\u2019esito dei dibattiti tra i riformatori penitenziari ottocenteschi, come separato da quello maschile.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"font-weight: 400; color: #eeb74f;\">La commistione tra reato e peccato e le teorie sull\u2019inferiorit\u00e0 biologica delle donne hanno connotato le ideologie sulla questione criminale femminile, contribuendo a promuovere nel XIX secolo un modello penitenziario improntato a tratti moralizzanti e punitivi allo stesso tempo<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h5><em>Le prigioni per le donne<\/em><\/h5>\n<p>Quando nel corso dell\u2019Ottocento anche nel contesto italiano si \u00e8 affermato il carcere disciplinare, gli istituti che per secoli erano stati adottati per internare le donne non sono venuti meno: la commistione tra reato e peccato e le teorie sull\u2019inferiorit\u00e0 biologica delle donne hanno connotato le ideologie sulla questione criminale femminile, contribuendo a promuovere nel XIX secolo un modello penitenziario improntato a tratti moralizzanti e punitivi allo stesso tempo (S. Trombetta, 2004, pp. 13-14).<br \/>\nCi\u00f2 si nota nelle esperienze preunitarie di carcerazione femminile, tra le quali spicca l\u2019istituto delle Forzate di Torino, diretto dalla Marchesa Falletti di Barolo e gestito con un modello detentivo fondato sulla preghiera, sull\u2019istruzione e sul lavoro inteso \u201ccome un veicolo di educazione al sacrificio\u201d (ivi, pp. 72 e ss.). La dimensione insieme punitiva e moralizzante del carcere femminile si pu\u00f2 individuare anche nella regolamentazione penitenziaria successiva all\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, oltre che nelle pratiche concrete messe in atto negli istituti. L\u2019esiguit\u00e0 numerica delle donne all\u2019interno delle strutture detentive era gi\u00e0 un tratto che connotava il sistema penitenziario: nel 1871 le donne costituivano il 5% della popolazione detenuta totale (M. Gibson, 2022, p. 82) e, in generale, nel corso dell\u2019Ottocento la loro presenza negli istituti penitenziari non ha mai raggiunto 9% (S. Trombetta, 2004, p. 13). Anche il numero di istituti dedicato alle donne in quel periodo era minimo: le carceri giudiziarie spesso erano miste, mentre vi erano solo 6 case di pena<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_3');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_3');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5992_1_3\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">3)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5992_1_3\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span> dedicate alle donne a fronte delle 72 presenti in totale sul territorio italiano nel 1881 (M. Gibson, 2007, p. 193).<br \/>\nIl dibattito ottocentesco sulla riforma penitenziaria si \u00e8 concentrato, per quanto riguarda la detenzione femminile, su due punti essenziali: la gi\u00e0 accennata separazione tra uomini e donne e l\u2019affidamento delle carceri femminili agli ordini religiosi, quindi alle suore, che hanno gestito gli istituti penitenziari per le donne fino alla riforma del 1975 e, in alcuni casi, anche successivamente (S. Trombetta, 2004, pp. 25 e ss.).<br \/>\nUna netta separazione tra uomini e donne continua ancora oggi a caratterizzare il carcere, pregiudicando in molti casi i programmi trattamentali delle detenute. A queste ultime vengono infatti proposte meno attivit\u00e0 rispetto agli uomini, soprattutto per quanto riguarda le donne detenute in istituti penitenziari maschili. Per intervenire su questo aspetto, la riforma dell\u2019ordinamento penitenziario del 2018 ha previsto che il numero delle donne ospitate in apposite sezioni degli istituti maschili debba essere \u201ctale da non compromettere le attivit\u00e0 trattamentali\u201d (art. 14 l. n. 354\/1975). Tuttavia, come evidenziato anche dal presente rapporto di Antigone, il principio non \u00e8 ancora del tutto applicato, permanendo ancora nel sistema penitenziario attuale sezioni femminili con numeri esigui. Per questo motivo, \u00e8 stato auspicato che si prevedano tra uomini e donne attivit\u00e0 diurne in comune, in modo da implementare la tutela dei diritti delle detenute (S. Marietti, 2019, p. 28).<br \/>\nPer quanto concerne la gestione religiosa degli istituti femminili, essa aveva gi\u00e0 caratterizzato il periodo preunitario<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_4');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_4');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5992_1_4\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">4)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5992_1_4\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span> ed \u00e8 stata riproposta anche nella normativa penitenziaria successiva all\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. Nel Regolamento per le case di pena del 1862 solo quattro articoli erano dedicati alle \u201cIncombenze delle Suore addette alle case di pena destinate alle donne condannate\u201d, incaricate di occuparsi dell\u2019istruzione, della sorveglianza, dell\u2019assistenza e della disciplina delle detenute<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_5');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_5');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5992_1_5\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">5)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5992_1_5\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>. Soltanto tre articoli erano dedicati alle guardiane, donne laiche impiegate negli istituti in numeri esigui, \u201cposte sotto la diretta dipendenza delle suore\u201d (art. 200 Regolamento 1862). I guardiani uomini dovevano invece limitarsi a sorvegliare l\u2019esterno delle case di pena per le donne<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_6');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_6');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5992_1_6\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">6)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5992_1_6\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>.<br \/>\nVi erano poi alcune norme che si occupavano delle detenute nelle carceri del Regno, aventi ad oggetto questioni come: la perquisizione all\u2019ingresso in istituto, che doveva essere effettuata dalle guardiane; il vitto, che doveva essere inferiore a quello maschile; il taglio dei capelli, che non avrebbe dovuto essere praticato nei confronti delle detenute tranne che nel caso di necessit\u00e0 di carattere igienico-sanitario<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_7');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_7');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5992_1_7\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">7)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5992_1_7\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>.<br \/>\nIl Regolamento si occupava, nella parte dedicata all\u2019infermeria e al servizio sanitario, delle donne in stato di gravidanza, che potevano essere trattate dal medico come <em>inferme<\/em> senza dover necessariamente essere ricoverate in infermeria (cfr. art. 332 Regolamento 1862)<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_8');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_8');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5992_1_8\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">8)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5992_1_8\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>. Questa previsione lascia intravedere una concezione che associa la maternit\u00e0 negli istituti penitenziari alle questioni di carattere sanitario, idea che ha continuato a permeare l\u2019ordinamento penitenziario fino a tempi recenti. Infatti, nella legge n. 354 del 1975 la norma sulla possibilit\u00e0 per le madri di tenere con s\u00e9 i figli fino al compimento dei tre anni di et\u00e0 era stata originariamente collocata all\u2019art. 11, dedicato all\u2019assistenza sanitaria in carcere. Con la riforma del 2018, la norma \u00e8 stata spostata all\u2019interno dell\u2019art. 14 dell\u2019ordinamento penitenziario, dedicato alle diverse categorie di detenuti, cercando di limitare, almeno a livello simbolico-normativo, la medicalizzazione della maternit\u00e0 in carcere<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_9');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_9');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5992_1_9\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">9)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5992_1_9\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span> (cfr. S. Marietti, 2019, p. 28). D\u2019altro canto, la possibilit\u00e0 di tenere presso di s\u00e9 i figli in carcere non era prevista dal Regolamento del 1862, che al contrario disponeva, dopo la nascita, l\u2019affidamento del bambino alla famiglia o a \u201cuno stabilimento di carit\u00e0\u201d (art. 434 Regolamento 1862), specificando che la madre avrebbe potuto \u201cpresentarsi per ritirare il suo nato dallo stabilimento di carit\u00e0 in cui fosse stato ricoverato\u201d (art. 435 Regolamento 1862) al momento del rilascio.<br \/>\nLa possibilit\u00e0 per le madri di tenere con s\u00e9 i propri figli in carcere \u00e8 stata prevista all\u2019interno del successivo Regolamento del 1891, che attribuiva all\u2019Autorit\u00e0 dirigente il compito di autorizzare la permanenza dei bambini in carcere fino a quando lo avesse ritenuto \u201cnecessario\u201d. I bambini non potevano rimanere all\u2019interno delle strutture detentive dopo avere raggiunto i due anni di et\u00e0, momento in cui avrebbero dovuto essere affidati ai parenti della madre detenuta o ad un istituto di ricovero (cfr. art. 237 Regolamento 1891). La norma \u00e8 stata riproposta nella sostanza anche nel Regolamento del 1931<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_10');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_10');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5992_1_10\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">10)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5992_1_10\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>, che ha disciplinato il sistema penitenziario italiano fino alla riforma del 1975.<br \/>\nPi\u00f9 in generale, il Regolamento del 1891 ha continuato a prevedere la possibilit\u00e0 di affidare gli istituti penitenziari femminili agli ordini religiosi con il supporto delle guardiane<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_11');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_11');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5992_1_11\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">11)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5992_1_11\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>. Il Regolamento ha quindi continuato a riprodurre, per quanto riguarda la questione femminile, l\u2019impianto di quello precedente: le suore hanno continuato a gestire, sulla base di convenzioni stipulate con lo Stato, gli istituti penitenziari femminili, formalmente sotto la direzione delle Autorit\u00e0 statali, ma mantenendo intatta una certa autonomia gestionale nella pratica penitenziaria.<br \/>\nAnche nel Regolamento del 1931 le norme dedicate alla detenzione femminile erano limitate e riproducevano nella sostanza le previsioni dei regolamenti precedenti. Con riferimento a questo Regolamento si segnala una norma in tema di istruzione, che prevedeva che alle donne detenute dovessero essere \u201cimpartite anche nozioni di igiene e di economia domestica\u201d. Questa disposizione formalizzava nei confronti delle detenute un\u2019istruzione improntata ancora una volta a questioni tradizionalmente considerate <em>femminili<\/em>. Per ovviare alla scarsit\u00e0 delle offerte formative che connota ancora oggi il carcere femminile, la riforma dell\u2019ordinamento penitenziario del 2018 ha introdotto all\u2019art. 19 della legge n. 354 del 1975 la previsione secondo cui dovrebbe essere \u201cassicurata parit\u00e0 di accesso delle donne detenute e internate alla formazione culturale e professionale\u201d, \u201ctramite la programmazione di iniziative specifiche\u201d. In questo senso, \u00e8 stato auspicato che le <em>iniziative specifiche<\/em> a cui fa riferimento la norma non si traducano ancora una volta esclusivamente in occasioni di apprendimento di mestieri tradizionalmente associati al genere femminile (S. Marietti, 2019, p. 28).[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"color: #eeb74f;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Fino a quando il carcere femminile \u00e8 stato appannaggio degli ordini religiosi, le detenute sono state gestite tramite un \u201cmodello familiare\u201d fondato sulla moralizzazione, che divideva le detenute in <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">buone <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">e<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\"> cattive<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> a seconda che si conformassero o meno ad un ideale di femminilit\u00e0 docile e mansueta<\/span><\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Sotto il profilo del <em>diritto in azione<\/em>, in generale \u00e8 stato considerato che, fino a quando il carcere femminile \u00e8 stato appannaggio degli ordini religiosi, le detenute sono state gestite tramite un \u201cmodello familiare\u201d fondato sulla moralizzazione, che divideva le detenute in <em>buone <\/em>e<em> cattive<\/em> a seconda che si conformassero o meno ad un ideale di femminilit\u00e0 docile e mansueta (F. Faccioli, 1990, pp. 129 e ss.). Si trattava di un modello basato su un paternalismo camuffato da assistenza, basato sulla persuasione e sul condizionamento psicologico (ivi, p. 132). Tale condizionamento derivava anche dal ruolo <em>materno<\/em> che veniva esercitato dalle suore, che erano le agenti principali del controllo all\u2019interno delle istituzioni totali femminili (ivi, p. 131). Tra l\u2019altro, \u00e8 stato considerato che le suore, essendo madri <em>spirituali<\/em>, \u201cnon coinvolte in un\u2019esperienza reale di maternit\u00e0\u201d, erano in grado di incarnare \u201cil significato simbolico prescrittivo\u201d della maternit\u00e0 in modo particolarmente pregnante (A. Groppi, 1988, p. 145).[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h5><em>Considerazioni conclusive<\/em><\/h5>\n<p>Oggi il carcere femminile appare molto diverso da quello che \u00e8 stato storicamente: non ci sono pi\u00f9 le prigioni-convento, la parit\u00e0 di trattamento tra detenuti \u00e8 stata espressamente prevista dalla normativa penitenziaria<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_12');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_5992_1('footnote_plugin_reference_5992_1_12');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_5992_1_12\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">12)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_5992_1_12\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>. Inoltre, la riforma del 1975 ha inaugurato un modello detentivo orientato, sulla carta, al reinserimento sociale. Tuttavia, la detenzione femminile continua ad essere connotata da alcuni degli elementi che sono stati richiamati sopra e che hanno contraddistinto la storia dell\u2019internamento delle donne: le poche norme dedicate al carcere femminile, i numeri esigui delle detenute, un trattamento penitenziario ancora orientato ad un modello di femminilit\u00e0 rigido e riduttivo. Sembra permanere infatti una mancata tutela delle soggettivit\u00e0 femminili al plurale, nelle diverse dimensioni della vita in cui, come esseri umani, le donne si esprimono e continueranno ad esprimersi nonostante il carcere.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong><em>Bibliografia<\/em><\/strong><br \/>\n<strong>Bosworth M., Confining femininity: A History of Gender, Power and Imprisonment, Theoretical Criminology, 4, 3, 2000, pp. 265-284.<\/strong><br \/>\n<strong>Ciuffoletti S., Le politiche legislative sulla detenzione femminile in Italia. Tra effettivit\u00e0 e propaganda, Studi sulla questione criminale, IX, n. 3, 2014, pp. 47-71.<\/strong><br \/>\n<strong>Cohen S., The Evolution of Women&#8217;s Asylums Since 1500. From Refuges for Ex-Prostitutes to Shelters for Battered Women, New York, Oxford University Press, 1992.<\/strong><br \/>\n<strong>Faccioli F., I soggetti deboli. I giovani e le donne nel sistema penale, Milano, Franco Angeli, 1990.<\/strong><br \/>\n<strong>Gibson M., Ai margini della cittadinanza: le detenute dopo l\u2019Unit\u00e0 italiana (1860-1915), Storia delle donne, 3, 2007, pp. 187-207.<\/strong><br \/>\n<strong>Gibson M., Le prigioni italiane nell\u2019et\u00e0 del Positivismo (1861-1914), Roma, Viella, 2022.<\/strong><br \/>\n<strong>Groppi A., Una gestione collettiva di equilibri emozionali e materiali. La reclusione delle donne nella Roma dell\u2019Ottocento, in Ferrante L., Palazzi M., Pomata G., a cura di, Ragnatele di rapporti. Patronage e reti di relazione nella storia delle donne, Torino, Rosemberg & Sellier, 1988, pp. 130-147.<\/strong><br \/>\n<strong>Groppi A., I conservatori della virt\u00f9, Roma-Bari, Laterza, 1994.<\/strong><br \/>\n<strong>Marietti, S., Il trattamento e la vita interna alle carceri, in Gonnella P., a cura di, La riforma dell\u2019ordinamento penitenziario, Torino, Giappichelli, 2019, pp. 15-31.<\/strong><br \/>\n<strong>Ronconi S., Zuffa G., Recluse. Lo sguardo della differenza femminile sul carcere, Roma, Ediesse, 2014.<\/strong><br \/>\n<strong>Ronconi S., Zuffa G., La prigione delle donne. Idee e pratiche per i diritti, Roma, Ediesse, 2020.<\/strong><br \/>\n<strong>Smart C., The Woman of Legal Discourse, Social & Legal Studies, 1, 1, pp. 29-44, 1992.<\/strong><br \/>\n<strong>Trombetta S., Punizione e carit\u00e0. Carceri femminili nell\u2019Italia dell\u2019Ottocento, Bologna, il Mulino, 2004.<\/strong>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<div class=\"speaker-mute footnotes_reference_container\"> <div class=\"footnote_container_prepare\"><p><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_label pointer\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_5992_1();\">References<\/span><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_collapse_button\" style=\"display: none;\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_5992_1();\">[<a id=\"footnote_reference_container_collapse_button_5992_1\">+<\/a>]<\/span><\/p><\/div> <div id=\"footnote_references_container_5992_1\" style=\"\"><table class=\"footnotes_table footnote-reference-container\"><caption class=\"accessibility\">References<\/caption> <tbody> \r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5992_1('footnote_plugin_tooltip_5992_1_1');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5992_1_1\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>1<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Art. 1, comma 83, lett. t) l. 103\/2017.<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5992_1('footnote_plugin_tooltip_5992_1_2');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5992_1_2\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>2<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Sulla riforma in tema di detenzione femminile, cfr. S. Marietti (2019, pp. 27-29).<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5992_1('footnote_plugin_tooltip_5992_1_3');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5992_1_3\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>3<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Le case di pena erano istituti in cui si scontava una pena detentiva superiore a due anni, mentre le carceri giudiziarie ospitavano detenuti in attesa di giudizio o con condanne fino a due anni (M. Gibson, 2007, p. 193).<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5992_1('footnote_plugin_tooltip_5992_1_4');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5992_1_4\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>4<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Anche nel carcere delle Forzate di Torino, retto dalla Marchesa di Barolo, poco tempo dopo l\u2019avvio dell\u2019attivit\u00e0 sono state impiegate le suore, facendo terminare la breve esperienza della gestione del carcere da parte di signore laiche (S. Trombetta, 2004, p. 79).<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5992_1('footnote_plugin_tooltip_5992_1_5');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5992_1_5\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>5<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Cfr. 99-103 del Regolamento. In tutto, gli articoli dedicati alle suore nelle case di pena del Regno erano diciotto.<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5992_1('footnote_plugin_tooltip_5992_1_6');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5992_1_6\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>6<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Art. 156 del Regolamento.<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5992_1('footnote_plugin_tooltip_5992_1_7');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5992_1_7\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>7<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Cfr. gli artt. 230, 235, 318 del Regolamento.<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5992_1('footnote_plugin_tooltip_5992_1_8');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5992_1_8\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>8<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Cfr. gli artt. 199-201 del Regolamento.<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5992_1('footnote_plugin_tooltip_5992_1_9');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5992_1_9\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>9<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 tuttora previsto all\u2019art. 11 dell\u2019ordinamento penitenziario l\u2019obbligo di attivare \u201cservizi speciali per l\u2019assistenza sanitaria alle gestanti e alle puerpere\u201d. Si tratta di una norma che, seppur in funzione della tutela del diritto alla salute, concentra ancora una volta l\u2019attenzione sulla maternit\u00e0 e non sulla tutela della salute del corpo femminile in generale (in relazione al quale \u00e8 doveroso tutelare anche la maternit\u00e0).<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5992_1('footnote_plugin_tooltip_5992_1_10');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5992_1_10\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>10<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Cfr. l\u2019art. 43 del Regolamento del 1931.<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5992_1('footnote_plugin_tooltip_5992_1_11');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5992_1_11\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>11<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Nel Regolamento del 1891 cfr. gli articoli 16, 18, da 148 a 160, da 217 a 219.<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_5992_1('footnote_plugin_tooltip_5992_1_12');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_5992_1_12\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>12<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Anche con riferimento esplicito al divieto di discriminazioni in base al sesso e all\u2019identit\u00e0 di genere (cfr. art. 1 legge n. 354\/1975).<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n <\/tbody> <\/table> <\/div><\/div><script type=\"text\/javascript\"> function footnote_expand_reference_container_5992_1() { jQuery('#footnote_references_container_5992_1').show(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_5992_1').text('\u2212'); } function footnote_collapse_reference_container_5992_1() { jQuery('#footnote_references_container_5992_1').hide(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_5992_1').text('+'); } function footnote_expand_collapse_reference_container_5992_1() { if (jQuery('#footnote_references_container_5992_1').is(':hidden')) { footnote_expand_reference_container_5992_1(); } else { footnote_collapse_reference_container_5992_1(); } } function footnote_moveToReference_5992_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_5992_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } } function footnote_moveToAnchor_5992_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_5992_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } }<\/script>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;][\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Nel sistema penitenziario italiano contemporaneo sembra persistere una concezione stereotipica dell\u2019identit\u00e0 femminile. Le opportunit\u00e0 lavorative e di formazione offerte alle detenute spesso, anche se con alcune eccezioni, tuttora ricadono nell\u2019ambito dei mestieri tradizionalmente attribuiti al genere femminile, non a caso storicamente chiamati mestieri muliebri o donneschi. Ricerche empiriche recenti [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":5975,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5992"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5992"}],"version-history":[{"count":23,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5992\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7149,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5992\/revisions\/7149"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5975"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5992"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5992"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5992"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}