{"id":6040,"date":"2023-02-22T11:44:52","date_gmt":"2023-02-22T10:44:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione-femminile\/il-femminile-ristretto-donne-lgbt-in-carcere-e-differenza-di-genere-2\/"},"modified":"2023-06-05T11:30:53","modified_gmt":"2023-06-05T09:30:53","slug":"le-donne-prima-vittime-e-poi-detenute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/le-donne-prima-vittime-e-poi-detenute\/","title":{"rendered":"Donne detenute e vissuti di vittimizzazione"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Cristiana Taccardi<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.3) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Donne detenute e vissuti di vittimizzazione&u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6040\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"whatsapp\" class=\"ssba_whatsapp_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6040\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/whatsapp.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"whatsapp\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on whatsapp\" \/><div title=\"Whatsapp\" class=\"ssbp-text\">Whatsapp<\/div><\/a><a data-site=\"twitter\" class=\"ssba_twitter_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=Donne detenute e vissuti di vittimizzazione&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6040&via=\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><a data-site=\"linkedin\" class=\"ssba_linkedin_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/shareArticle?title=Donne detenute e vissuti di vittimizzazione&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6040\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/linkedin.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"linkedin\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on linkedin\" \/><div title=\"Linkedin\" class=\"ssbp-text\">Linkedin<\/div><\/a><\/div><\/div>\u00a0    <div class=\"scaricapdf\">\n\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/82.-ANTIGONE_DonneDetenute_Vittimizzazione.pdf\" target=\"_blank\"><i class=\"fa fa-arrow-circle-down\" aria-hidden=\"true\"><\/i>  <\/a>\n    <\/div>\n    [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 titolo\" style=\"\"><span>Donne detenute e vissuti di vittimizzazione<\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;10px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"font-weight: 400;\">Tra le donne autrici di reato, qualsiasi indagine svolta ha evidenziato la massiccia presenza di esperienze di pregressa vittimizzazione che sono state, in modo diretto o indiretto, all\u2019origine del reato realizzato<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]\u00c8 ormai da diversi anni che il tema della violenza sulle donne, come la questione di genere in senso lato, riceve la dovuta attenzione da parte della societ\u00e0. Si continua invece a trascurare quell\u2019universo femminile che entra in relazione con la giustizia penale non nella veste di persona offesa bens\u00ec di imputata, prima, e condannata e detenuta poi.[\/vc_column_text][vc_column_text]Tra le donne autrici di reato, qualsiasi indagine svolta ha infatti evidenziato la massiccia presenza di esperienze di pregressa vittimizzazione che sono state, in modo diretto o indiretto, all\u2019origine del reato realizzato. Al netto di ci\u00f2, nella percezione generale difficilmente la condizione detentiva viene associata a quella di vittima. Dagli studi che, sul finire del secolo scorso, hanno approfondito il tema emerge invece una popolazione detenuta composta da donne che hanno subito episodi di violenza ed abusi durante l\u2019infanzia e l\u2019et\u00e0 adulta, all\u2019interno del contesto familiare o della relazione affettiva. Tale dato mette in luce un\u2019ulteriore peculiarit\u00e0 che caratterizza la detenzione femminile, gi\u00e0 percorsa da innumerevoli aspetti di criticit\u00e0. [\/vc_column_text][vc_column_text]Secondo studi di psicologia, come confermati anche da autorevoli documenti ad opera di organismi internazionali (quali l\u2019<em>Handbook on Women and Imprisonment<\/em>, ad opera dell\u2019UNODC, o il <em>Factsheet on women<\/em> in prison del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti), la violenza, nella sua forma fisica, psicologica o sessuale, ha un impatto evidente sulla salute, sia fisica che psichica, e sull\u2019emersione di comportamenti a rischio (quali l\u2019assunzione\/le dipendenze da alcol, droghe o psicofarmaci) da parte delle donne che ne sono vittima. Se la relazione tra violenza e salute \u00e8 ormai acclarata, il tema della sofferenza psicologica della donna rimane ancora non opportunamente considerato dagli operatori sanitari e nel contesto dei servizi sociali e giudiziari, tanto da, come verr\u00e0 approfondito nel prosieguo rispetto ad alcune vicende processuali, ritorcersi contro la donna, se tale sofferenza si manifesta in perdita di memoria, sintomi da stress post-traumatico o assenza di segni di sofferenza, che possono rendere meno credibile la sua denuncia.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"font-weight: 400;\">Secondo la pi\u00f9 recente letteratura psicologica americana, rispetto alle donne libere e altres\u00ec agli uomini incarcerati, le donne detenute riportano una prevalenza significativamente pi\u00f9 alta di abusi emotivi, fisici e sessuali<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Secondo la pi\u00f9 recente letteratura psicologica americana (cfr. P. Saxena, N. Messina, 2021), rispetto alle donne libere e altres\u00ec agli uomini incarcerati, le donne detenute riportano una prevalenza significativamente pi\u00f9 alta di abusi emotivi, fisici e sessuali: gli studi mostrano una correlazione pi\u00f9 forte nelle donne tra gli abusi subiti, e il loro protrarsi nell\u2019adolescenza\/et\u00e0 adulta, e una maggiore gravit\u00e0 di esiti cronici sulla salute mentale e fisica.[\/vc_column_text][vc_column_text]Un passato drammatico facilita dunque l\u2019emersione di disturbi psichici e di dipendenza da alcool o droga, i quali sono molto frequenti tra le detenute donne. \u00c8 emblematico in tal senso che nel 2022 ben 5 donne si siano tolte la vita in carcere.[\/vc_column_text][vc_column_text]A tali considerazioni si aggiunga la circostanza per cui il luogo in cui avviene la limitazione della libert\u00e0 personale segue i canoni dettati dalle esigenze e condizioni di detenuti di sesso maschile: la permanenza in carcere si presenta dunque manifestamente inadeguata ad affrontare le vulnerabilit\u00e0 specifiche della componente femminile della popolazione ristretta e, dunque, a produrre soddisfacenti risultati di reinserimento sociale (C. Pecorella, 2018). [\/vc_column_text][vc_column_text]Invero, le peculiarit\u00e0 descritte sono state prese in considerazione sul piano internazionale, in prima battuta, in una Risoluzione del Parlamento europeo del 13 marzo 2008, in cui si constatava che \u201cgran parte delle donne detenute \u00e8 stata vittima di violenza, abusi sessuali, maltrattamenti nell\u2019ambito della famiglia e della coppia\u201d, evidenziando dunque l\u2019esistenza di una correlazione tra tali episodi pregressi e la successiva carriera criminale: si invitavano gli Stati membri a dare maggiore considerazione al passato traumatico delle donne detenute, attraverso la formazione del personale, l\u2019introduzione di strutture di reinserimento concepite per le donne e l\u2019aumento dei centri di detenzione femminili sul territorio. Nelle successive Regole per il trattamento delle donne detenute o sottoposte a misure non detentive (c.d. Bangkok Rules), adottate nel 2010 dall\u2019Assemblea generale dell\u2019Onu ad integrazione delle Regole minime per il trattamento dei detenuti del 1955, per quel che maggiormente interessa in questa sede, viene dichiarata la necessit\u00e0 di tener conto delle vissute esperienze di violenza (si veda la regola n. 6 che richiede uno screening medico all&#8217;ingresso in carcere, che includa un esame di eventuali abusi sessuali o di altre forme di violenza che possono essersi verificate prima dell\u2019ingresso). Tuttavia, come evidenziato nel <em>Global Prison Trends<\/em> del 2021, ad opera della ong <em>Penal Reform International<\/em>, a pi\u00f9 di 10 anni dalla loro adozione, l\u2019attuazione delle Regole di Bangkok rimane oltremodo frammentaria, essendo ancora carenti i programmi di intervento e di sostegno per le donne detenute sopravvissute alla violenza di genere.[\/vc_column_text][vc_column_text]Rispetto al contesto italiano, poche indagini approfondiscono l\u2019ormai assodato legame tra vittimizzazione e detenzione femminile. Una tra queste \u00e8 la ricerca portata avanti da un gruppo di studiosi penalisti (C. Pecorella, 2018) sulla sezione femminile della Casa di Reclusione di Milano-Bollate (nello specifico su 69 donne in espiazione di pena alla data del 31 dicembre 2015), dalla quale \u00e8 emersa, rispetto al campione in oggetto, un\u2019alta percentuale di donne che avevano subito violenze nell\u2019infanzia (da parte dei genitori in 18 casi e altri familiari in 4 casi) o in et\u00e0 adulta (in 14 casi ad opera del partner): in un solo caso la violenza era stata opera di estranei, mentre in 5 casi agli abusi da parte della famiglia si erano aggiunti quelli del partner. Tale ricerca sottolinea come un chiaro segnale del disagio con cui le donne vivono la detenzione sia dato dal fatto che vi \u00e8 da parte di queste una scarsa partecipazione alle attivit\u00e0 trattamentali, ai corsi di istruzione, di formazione professionale e alle attivit\u00e0 culturali. Ricostruendo la vicenda criminale del campione di donne analizzato (da cui emerge una predominanza di reati commessi contro il patrimonio, in materia di stupefacenti, nonch\u00e9 di reati contro la persona, nello specifico ben 14 omicidi), si evidenzia come, al netto dei casi in cui il reato trae origine esclusivamente in un disturbo psicopatologico della persona o \u00e8 collegato ad una dipendenza, si tratti di forme di criminalit\u00e0 radicate in contesti culturali dove il ruolo della donna \u00e8 relegato a garantire la prosecuzione della specie o di ipotesi di delitti dettati dalla scelta di porre fine ad anni di umiliazioni e violenze da parte del partner.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019esempio pi\u00f9 evidente e diretto della correlazione tra vittimizzazione pregressa e sviluppo di successivi comportamenti devianti \u00e8 quello dei casi di omicidio o tentato omicidio del partner<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Tale ultima constatazione ci d\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di menzionare un recente studio (C. Pecorella, 2022) che analizza delle vicende giudiziarie che hanno portato alla condanna di alcune donne per il reato di omicidio. L\u2019esempio pi\u00f9 evidente e diretto della correlazione tra vittimizzazione pregressa e sviluppo di successivi comportamenti devianti \u00e8 infatti proprio quello dei casi di omicidio o tentato omicidio del partner, posti in essere dalla donna per difendersi o porre fine a una situazione persistente di aggressioni fisiche e psicologiche. Il contesto di violenza, come confermato da una recente ricerca dell\u2019ong <em>Penal Reform International<\/em>, caratterizza pressoch\u00e9 tutti i casi di uccisione del partner o dell\u2019ex- partner da parte di una donna che non presenti disturbi di natura psicologica che abbiano una qualche incidenza sulla commissione del fatto.[\/vc_column_text][vc_column_text]Lo studio porta avanti una riflessione sul riscontro che quel gesto disperato e drammatico trova nelle norme del nostro ordinamento giuridico. Tra quelle analizzate, solo in due pronunce si ritiene sussistente in capo alla donna la scriminante della legittima difesa: si tratta di sentenze che dimostrano come siano praticabili quelle soluzioni ermeneutiche critiche rispetto all\u2019interpretazione restrittiva dei presupposti necessari per il riconoscimento di una situazione di legittima difesa. Si fa riferimento a quell\u2019impostazione che tende a ravvisare la scriminante in esame solo nel caso in cui il gesto sia compiuto nel corso di un\u2019aggressione in atto, potendosi in tal caso rinvenire il presupposto dell\u2019attualit\u00e0 del pericolo o della necessit\u00e0 dell\u2019azione, dovendosi per contro escludere invece tutte quelle ipotesi in cui l\u2019azione, in questo caso della donna vittima di violenze, intervenga in un momento di poco successivo all\u2019ultimo atto subito, oppure in via preventiva per impedirne ulteriori. Tale consolidato orientamento, che conferma la scarsa applicazione dell\u2019istituto della legittima difesa nel nostro ordinamento per scelte di politica criminale legate alla necessit\u00e0 di evitare un indiscriminato spazio di autotutela privata, se applicato a casi di uccisione del partner maltrattante aumenta il rischio di possibili processi di vittimizzazione secondaria, atteso che manca totalmente da parte dei giudici l\u2019indagine del vissuto della donna e la capacit\u00e0 di saper riconoscere le conseguenze che quella violenza ha prodotto sul suo comportamento. Emblematico in tal senso l\u2019articolo 61 delle gi\u00e0 menzionate Regole di Bangkok, nel quale si incoraggiano le autorit\u00e0 giudiziarie a tenere in considerazione il background tipico delle donne autrici di reati come fattore \u201calmeno\u201d attenuante.[\/vc_column_text][vc_column_text]La mancanza di una visuale di genere del fenomeno criminale femminile si riscontra altres\u00ec nel campo dei delitti contro l\u2019amministrazione della giustizia, in particolare del delitto di calunnia, ritenuto integrato in alcuni casi di donne che ritrattano o ridimensionano precedenti accuse. La circostanza della ritrattazione \u00e8 qualificata automaticamente in termini di responsabilit\u00e0 penale senza alcun approfondimento delle peculiarit\u00e0 che assume la calunnia nell\u2019ambito delle relazioni affettive, trasformando cos\u00ec il giudizio per calunnia in un ulteriore episodio di vittimizzazione (anche nei casi in cui l\u2019esito sia il proscioglimento o l\u2019assoluzione, atteso che la sola esperienza processuale pu\u00f2 avere una valenza afflittiva). In alcuni casi analizzati in uno studio sulla giurisprudenza del tribunale di Milano (C. Pecorella, 2020), lo stato psicologico della donna \u00e8 ritenuto irrilevante per valutare il peso della ritrattazione. Che da queste ritrattazioni possano nascere pi\u00f9 o meno automaticamente imputazioni per calunnia si sollevano molti dubbi di ragionevolezza. [\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"font-weight: 400;\">Altre ricerche hanno evidenziato che vissuti di pregressa violenza possono influenzare la scelta deviante o il percorso criminale anche in termini non di stretta causalit\u00e0 lineare<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Quella fin d\u2019ora descritta \u00e8 la prospettiva di donne ritrovatesi prima imputate e poi detenute per atti di stretta conseguenzialit\u00e0 rispetto alla violenza subita. In senso pi\u00f9 ampio altre ricerche hanno evidenziato che vissuti di pregressa violenza possono influenzare la scelta deviante o il percorso criminale anche in termini non di stretta causalit\u00e0 lineare, ma concorrendo allo sviluppo di alcune condotte criminose. Spesso si tratta di reati di carattere economico, come il furto, il taccheggio o l\u2019utilizzo di carte di credito rubate, atteso che, allorquando la vittima riesca ad allontanarsi da una situazione di abusi, questa si trova spesso in condizioni di estrema precariet\u00e0 che influenzano il ricorso ad attivit\u00e0 illegali. [\/vc_column_text][vc_column_text]Secondo un\u2019ulteriore studio (C. A. Romano, L. Ravagnani, N. Policek, 2017) svoltosi in alcuni istituti penitenziari italiani attraverso la somministrazione di 116 questionari (elaborati a partire da un originale creato da Susan Sharp dell\u2019University of Oklahoma, studiosa che da anni si occupa di questi temi), \u00e8 emerso che il 15,9% delle donne intervistate avesse vissuto con un padre violento e il 10,3% con una madre violenta: il 24,1% del campione ha dichiarato di aver subito violenza fisica da bambina (nel 40,7% dei casi si trattava di un soggetto non legato da parentela, nel 37% dei casi di uno o entrambi i genitori, nel 22,2% di un parente, nel 7,4% di un fratello o di una sorella e nel 3,7% dei casi di un patrigno o di una matrigna). [\/vc_column_text][vc_column_text]Passando ora ad un piano pi\u00f9 prettamente giuridico, anche dal punto di vista della normativa dedicata alla vittima di reato si constata una scarsa attenzione alla figura dell\u2019autrice di reato vittima di violenza. La cornice normativa in oggetto si compone delle Direttive europee n. 80 del 2004, di natura civilistica, in materia di diritto all\u2019indennizzo per la vittima, e n. 29 del 2012, di matrice penalistica, che definisce gli standard minimi di tutela, di supporto e protezione da mettere in campo da parte degli Stati membri, garantendo inoltre alle vittime di reato un ruolo attivo nel procedimento penale a carico del presunto autore. Una ricerca condotta di recente da Antigone (C. Antoniucci, 2018) ha sottolineato come le vittime in stato di detenzione presentino esigenze di tutela marcatamente diverse da quelle della vittima di reato in stato di libert\u00e0: tra tutte, quella di poter condividere con l\u2019autore della violenza il luogo di detenzione, o il tema, rispetto a possibili violenze subite in carcere, anche da appartenenti della Polizia penitenziaria, dell\u2019assenza di un\u2019autorit\u00e0 indipendente deputata a ricevere le denunce, atteso che \u00e8 la stessa Polizia a svolgere tale ruolo. [\/vc_column_text][vc_column_text]Sebbene la correlazione tra detenzione femminile e pregressa vittimizzazione emerga in tutte le ricerche, anche internazionali, pu\u00f2 tuttavia dirsi che definire il fenomeno a livello generale risulta particolarmente complicato in ragione della disponibilit\u00e0 di letteratura scientifica frammentaria.[\/vc_column_text][vc_column_text]In termini pi\u00f9 ampi, dimostrare in modo pi\u00f9 puntuale tale correlazione ha l\u2019obiettivo di promuovere meccanismi di conoscenza e, quindi, di prevenzione in primis della violenza subita e, in secondo luogo, dei possibili sviluppi di comportamenti devianti, secondo un modello di intervento che si basi sulla lettura complessiva di un vissuto fatto di violenza, di dinamiche familiari, di fattori sociali, economici e culturali, oltre che di caratteristiche personali. Tale obiettivo \u00e8 realizzabile solo attraverso politiche sociali che vadano oltre l\u2019ambito della giustizia penale. [\/vc_column_text][vc_column_text]A fronte dell\u2019esiguit\u00e0 dei numeri e delle specificit\u00e0 esposte, rispetto alla detenzione femminile appare ancora pi\u00f9 impellente la domanda su quanto sia necessaria la carcerazione e se a questa effettivamente si ricorra rispettando il canone dell\u2019extrema ratio dell\u2019intervento penale. Per rispondere compiutamente a tale interrogativo sembra indispensabile un\u2019indagine empirica a tutto campo sulla popolazione ristretta e sulle carriere devianti (M. Miravalle, 2018). La risposta detentiva sembrerebbe infatti inadeguata a rispondere da sola alle esigenze di una popolazione che, secondo quel nesso tra vittimizzazione e criminalit\u00e0, necessiterebbe anche e soprattutto di luoghi di cura e assistenza, dove mettere in campo strumenti specifici capaci di guardare alle peculiari esigenze delle donne. [\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Breve bibliografia <\/strong><br \/>\n<strong>C. Antoniucci, Le \u2018Direttive vittime\u2019 e la violenza in carcere. Le direttive comunitarie in materia di tutela dei diritti delle vittime di reato nel contesto della detenzione, consultabile su www.antigone.it;<\/strong><br \/>\n<strong>M. Cruells \u2013 N. Igareda (edito da), MIP PROJECT- Women, Integration and Prison; An analysis of the sociolabour integration processes of women prisoners in Europe, Barcelona, 2005, consultabile su https:\/\/cordis.europa.eu\/project\/id\/HPSE-CT-2002-00111\/es;<\/strong><br \/>\n<strong>M. Miravalle, Quale genere di detenzione? Le donne in carcere in Italia e in Europa, in G. Mantovani, Donne ristrette, Torino, 2018, pp. 29 ss.;<\/strong><br \/>\n<strong>C. A. Romano, L. Ravagnani, N. Policek, Percorsi di vittimizzazione e detenzione femminile Victimization and female detention, in Rass. it. Crim., n. 2\/2017, pp. 115 ss.;<\/strong><br \/>\n<strong>C. Pecorella, Conoscere il passato per poter giudicare il presente: quando la violenza reiterata \u00e8 all&#8217;origine dell&#8217;uccisione del partner, in C. Pecorella (a cura di), La legittima difesa delle donne. Una lettura del diritto penale oltre pregiudizi e stereotipi, Milano, 2022, pp. 235 ss;<\/strong><br \/>\n<strong>C. Pecorella (a cura di), La criminalit\u00e0 femminile. Un\u2019indagine empirica e interdisciplinare, Milano, 2020,.<\/strong><br \/>\n<strong>C. Pecorella, Donne in carcere. Una ricerca empirica tra le donne detenute nella II Casa di Reclusione di Milano-Bollate, in C.E. Paliero, F. Vigan\u00f2, F. Basile, G.L. Gatta (a cura di), La pena, ancora. Fra attualit\u00e0 e tradizione. Studi in onore di Emilio Dolcini, Milano 2018, pp. 663 ss.;<\/strong><br \/>\n<strong>P. Saxena, N. Messina, Trajectories of victimization to violence among incarcerated women, in Health & Justice, volume 9, Article number: 18, 2021;<\/strong>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;10px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Tra le donne autrici di reato, qualsiasi indagine svolta ha evidenziato la massiccia presenza di esperienze di pregressa vittimizzazione che sono state, in modo diretto o indiretto, all\u2019origine del reato realizzato[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]\u00c8 ormai da diversi anni che il tema della violenza sulle donne, come la questione di genere in senso [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":5975,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6040"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6040"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6040\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7145,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6040\/revisions\/7145"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5975"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6040"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6040"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6040"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}