{"id":6054,"date":"2023-02-22T13:27:39","date_gmt":"2023-02-22T12:27:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione-femminile\/maternita-e-carcere-uno-spaccato-da-pozzuoli-2\/"},"modified":"2023-06-05T11:28:07","modified_gmt":"2023-06-05T09:28:07","slug":"cattive-madri-la-gabbia-del-genere-e-della-maternita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/cattive-madri-la-gabbia-del-genere-e-della-maternita\/","title":{"rendered":"Lo Sportello di Antigone a Pozzuoli: cattive madri"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Francesca Bonassi<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.6) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Lo Sportello di Antigone a Pozzuoli: cattive madri&u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6054\"  style=\"color:; 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nei confronti delle donne imputate; in relazione alle donne detenute.<br \/>\nNel primo caso, il fenomeno al quale troppo spesso si assiste all\u2019interno dei Commissariati e delle Stazioni dei Carabinieri, da parte dei servizi sociali, negli Uffici delle Procure e nelle aule dei tribunali nel corso dei procedimenti penali, civili e minorili \u00e8 quello della cosiddetta \u201cvittimizzazione secondaria\u201d, ovverosia della violenza, basata su stereotipi e pregiudizi, esercitata da parte delle istituzioni nei confronti delle donne &#8211; gi\u00e0 vittime di violenza domestica, fisica, psicologica, economica &#8211; tramite forme di delegittimazione e disconoscimento, addirittura di accusa di travisamento dei fatti nonch\u00e9 di manipolazione dei figli.<br \/>\nCi\u00f2 avviene per la mancata preparazione degli operatori alla lettura del fenomeno della violenza di genere e l\u2019assenza e\/o il mancato utilizzo di strumenti opportuni, nonch\u00e9 a causa della riduzione, in generale, delle problematiche sociali &#8211; nel cui alveo certamente rientra la violenza maschile contro le donne &#8211; a mere questioni interpersonali e di sicurezza. In relazione alle donne imputate, invece, se, da un lato, gli stereotipi di genere determinano una maggiore difficolt\u00e0, in un primo momento, a riconoscere la possibilit\u00e0 di delinquere da parte delle donne &#8211; dato il ruolo sociale di soggetto obbediente e mansueto a loro attribuito -, dall\u2019altro, nel momento in cui il reato \u00e8 accertato, la violenza contro queste ultime si manifesta tramite una duplice condanna &#8211; penale e sociale &#8211; a causa non solo della violazione di una o pi\u00f9 norme penali, ma anche della trasgressione delle norme di genere. Da soggetti ubbidienti si trasformano in soggetti pericolosi.<br \/>\nLa detenzione, infine, come pi\u00f9 volte denunciato, si basa, da un lato, su un modello prettamente maschile, oltre che binario ed essenzialista e, dall\u2019altro, su attivit\u00e0 trattamentali socialmente legate alla sfera femminile, oltre che su una serie di pratiche determinate dal sesso e dal genere della persona detenuta.<br \/>\nCertamente non \u00e8 possibile immaginare il carcere come un laboratorio di pratiche transfemministe essendo, per sua struttura, incompatibile con queste \u2013 e non essendo nemmeno, per chiudere il cerchio, la soluzione alla violenza maschile contro le donne e di genere.<br \/>\nDetto ci\u00f2, permane l\u2019importanza di ragionare sul sessismo insito al sistema penitenziario e sulle conseguenze pratiche che questo determina nella vita quotidiana delle donne detenute, nonch\u00e9 sull\u2019apporto che le lotte anti-sessiste e transfemministe possono fornire a quelle anti-carcerarie.<br \/>\nGi\u00e0 l\u2019espressione detenzione \u201cfemminile\u201d &#8211; connaturata dalla necessit\u00e0 di specificare il sesso delle persone recluse &#8211; rende manifesta la discriminazione di un sistema che con la semplice parola \u201cdetenzione\u201d intende automaticamente quella maschile.<br \/>\nCome evidenzia Angela Davis nel saggio \u201cAboliamo le prigioni? Contro il carcere, la discriminazione, la violenza del capitale\u201d, \u00abaffrontare le questioni che sono specifiche delle prigioni femminili \u00e8 di vitale importanza, ma \u00e8 altrettanto importante cambiare il nostro modo di concepire il sistema carcerario nel suo insieme. Di certo, le pratiche nelle prigioni femminili sono condizionate dal sesso, ma lo sono anche quelle delle prigioni maschili. Presumere che gli istituti maschili siano la norma e quelli femminili siano marginali significa, in un certo senso, partecipare proprio a quella normalizzazione del carcere che un approccio abolizionista cerca di mettere in discussione\u00bb.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_6054_1('footnote_plugin_reference_6054_1_2');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_6054_1('footnote_plugin_reference_6054_1_2');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_6054_1_2\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">2)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_6054_1_2\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span><br \/>\nFerma restando, dunque, la necessit\u00e0 di un ripensamento radicale dell\u2019istituzione carceraria e l\u2019impossibilit\u00e0 di una piena risoluzione delle problematiche a questa legate senza il superamento della stessa, \u00e8 opportuno indagare sulle differenti tipologie di violenza esercitate dalla reclusione, tra le quali la violenza di genere, che determina pratiche differenziate negli istituti e nelle sezioni maschili e femminili.<br \/>\nUna pratica riservata alle detenute donne madri comporta la riduzione della maternit\u00e0 a strumento di disciplinamento.<br \/>\nCi\u00f2 \u00e8 emerso chiaramente anche da dichiarazioni rese durante l&#8217;attivit\u00e0 di sportello ed in occasione di incontri organizzati presso la struttura.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"font-weight: 400;\">Pi\u00f9 volte nel corso dell\u2019attivit\u00e0 di sportello \u00e8 capitato di sentire raccontare storie di detenzione dovute alla commissione di reati per \u201carrivare a fine mese\u201d, \u201cper sfamare i miei bambini, e lo rifarei ancora se necessario\u201d<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<em>\u201cFatelo per i vostri figli, avete gi\u00e0 commesso un errore una volta nei loro confronti, non potete sbagliare di nuovo\u201d.<\/em><br \/>\nL\u2019iniezione del senso di colpa nelle persone detenute \u00e8 dinamica propria dell\u2019istituzione penitenziaria, termine che deriva appunto da penitenza.<br \/>\nQuando ad essere destinatarie di tale messaggio &#8211; dai toni pi\u00f9 redentivi che risocializzanti &#8211; sono le detenute madri, la figura dei figli \u00e8 spesso la carta giocata per tentare di far percepire la gravit\u00e0 dell\u2019errore commesso e far riflettere sulla propria condotta.<br \/>\nDa un lato, il ricorso al senso di colpa \u00e8 funzionale all\u2019istituzione penale e carceraria per trattare quali questioni prettamente individuali problematiche che si pongono in realt\u00e0 a livello strutturale, come ad esempio la povert\u00e0, le tossicodipendenze, i problemi legati alla salute mentale.<br \/>\nPi\u00f9 volte nel corso dell\u2019attivit\u00e0 di sportello \u00e8 capitato di sentire raccontare storie di detenzione dovute alla commissione di reati per <em>\u201carrivare a fine mese\u201d<\/em>, <em>\u201ccampare\u201d<\/em>, <em>\u201cdare da mangiare ai miei figli\u201d<\/em>, <em>\u201cper sfamare i miei bambini, e lo rifarei ancora se necessario\u201d<\/em>.<br \/>\nQuesti sono gli esempi di cattive madri con le quali abbiamo avuto perlopi\u00f9 a che fare.<br \/>\nDall\u2019altro lato, l\u2019utilizzo della figura dei figli alimenta la visione &#8211; diffusa anche nel mondo al di fuori delle mura penitenziarie &#8211; della maternit\u00e0 come esperienza totalizzante: se hai dei figli, non sei nient\u2019altro che madre; se sei madre e sei detenuta, devi necessariamente soffrire per avere sbagliato nei confronti dei tuoi figli; se sei madre, la maternit\u00e0 \u00e8 il ricatto al quale sottoporti per rieducarti.<br \/>\nLa maternit\u00e0 diviene l\u2019ulteriore strumento per sorvegliare e punire, per indurre al pentimento e fare redimere, limitandosi ad essere un dovere al quale adempiere &#8211; senza, tra l\u2019altro, la messa a disposizione degli strumenti necessari a tal fine &#8211; e non anche un diritto da esercitare.<br \/>\n<em>\u201cMa se posso sentire i miei figli solamente una volta alla settimana per dieci minuti, come faccio a fare la mamma? Durante la settimana, poi, i miei figli vanno a scuola e non possono venire a fare il colloquio\u201d.<\/em><br \/>\n<em>\u201cIo vorrei tornare dai miei figli, ma il magistrato di sorveglianza non decide sulla mia istanza di affidamento al lavoro. Come faccio a fare la mamma se il giudice non decide?\u201d<\/em><br \/>\n\u201cMo\u2019 levano pure il reddito di cittadinanza, come pensano possa fare la gente in mezzo alla strada? Io con quello davo da mangiare ai miei figli, e comunque non era sufficiente\u201d.<br \/>\nIl cortocircuito che viene a crearsi \u00e8 evidente: le madri che delinquono sono ritenute delle cattive madri a prescindere dalle ragioni che le hanno indotte a commettere il reato; per\u00f2, proprio facendo leva sull\u2019esperienza della maternit\u00e0, possono impegnarsi ad essere delle persone migliori &#8211; indipendentemente dal contesto familiare e sociale dal quale provengono e dalle condizioni economiche nelle quali versano. Le madri recluse devono, dunque, dimostrare di essere diventate, oltre che delle brave detenute, delle brave madri, adempiendo ai doveri dettati dalla maternit\u00e0, nonostante la mancanza di strumenti disponibili, dati, ad esempio, il limitato numero di telefonate e colloqui possibili e le difficolt\u00e0 dettate dalla detenzione al reperimento di un lavoro durante o dopo l\u2019esecuzione della pena.<br \/>\nCi\u00f2 che risulta necessario \u00e8 fuoriuscire dalla logica della maternit\u00e0 quale strumento di ricatto, abbattendo &#8211; dentro e fuori le mura carcerarie &#8211; la concezione di questa quale esperienza totalizzante e costrizione (e, allo stesso tempo, privilegio), per renderla una scelta libera ed un diritto effettivo e praticabile per tutt* coloro che la desiderano.<br \/>\nOccorre rompere la gabbia della maternit\u00e0.<br \/>\nSul piano pi\u00f9 pratico ed immediato, tali obiettivi comportano una serie di provvedimenti di cui, a partire dalle detenute madri ma tramite l\u2019ampliamento della platea, l\u2019intera popolazione detenuta beneficerebbe: pi\u00f9 chiamate e colloqui al fine di garantire un maggiore contatto con il mondo esterno; spazi di incontro con parenti e cari adeguati all\u2019interno delle strutture penitenziarie come, ad esempio, le stanze dell\u2019affettivit\u00e0 &#8211; diritto rispetto al quale \u00e8 stata di recente sollevata questione di legittimit\u00e0 costituzionale da parte di un magistrato di sorveglianza di Spoleto; un maggiore ricorso alle tecnologie comunicative, che non devono porsi quale strumento sostitutivo degli incontri in presenza, ma come possibilit\u00e0 di mantenimento dei legami ove non possibile altrimenti; applicazione pi\u00f9 diffusa delle misure alternative.<br \/>\nRispetto a queste ultime, il problema che spesso si pone riguarda la mancanza di una rete sociale, di possibilit\u00e0 lavorative e di una casa da parte della persona detenuta.<br \/>\nTali problematiche, se preesistenti alla condizione detentiva, rischiano da questa di essere amplificate; se non, rischiano da questa di essere generate.<br \/>\nIl carcere, infatti, riproduce, amplifica e non risolve una serie di problematiche sociali, rendendo inevitabile, quando si parla di ripensamento radicale dell\u2019istituzione, affrontare tematiche quali il lavoro, il reddito, la casa, la salute mentale e la violenza di genere.[\/vc_column_text][vc_column_text]Si tratta di questioni e di lotte che necessariamente devono essere portate avanti unitamente, dentro e fuori il carcere.<br \/>\nNonostante le mura penitenziarie siano fatte per isolare e nascondere, il carcere rimane, infatti, un\u2019istituzione porosa, che influenza il mondo esterno &#8211; tramite il timore della reclusione, la produzione di recidiva, povert\u00e0, malattie fisiche e psichiche &#8211; e che da questo \u00e8 condizionata.<br \/>\nRagion per cui il carcere pi\u00f9 che la soluzione alle questioni sociali di queste in realt\u00e0 fa parte.<br \/>\n[\/vc_column_text][vc_column_text]Ulteriore problematica relativa al rapporto tra maternit\u00e0 e detenzione riguarda l&#8217;ingresso di bambini nelle carceri o negli ICAM (Istituti a Custodia Attenuata per detenute Madri) al seguito delle proprie madri.<br \/>\nRompere la gabbia della maternit\u00e0 non significa, infatti, recludere in gabbia minori innocenti nel momento in cui la reclusione delle madri, pi\u00f9 che legata ad effettive esigenze cautelari o detentive, riguarda la mancata applicazione di misure alternative ove concedibili, a causa delle condizioni nelle quali riversano le detenute, spesso prive di una casa, di una rete familiare o di adeguati mezzi di sostentamento, e il pregiudizio che grava, in generale, sulle persone con una storia di detenzione alle spalle.<br \/>\nInoltre, la consistente diminuzione di minori in carcere figli di detenute determinata dai provvedimenti adottati a causa dell\u2019imperversare del Covid rende evidente come spesso, pi\u00f9 che di necessit\u00e0 di mantenere applicato il regime detentivo, si tratti di mancanza di volont\u00e0 giuridica e politica di immaginare ed agire diversamente.<br \/>\nLa presenza di bambini in carcere \u00e8 il tema della proposta di legge presentata dall\u2019ex deputato Paolo Siani ed altri intitolata <em>&#8220;Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alla legge 21 aprile 2011, n. 62, in materia di tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori&#8221;<\/em>.<br \/>\nTale proposta, approvata dalla Camera il 30 maggio e trasmessa al Senato, attraverso una serie di interventi relativi all\u2019applicazione delle misure cautelari ed all\u2019esecuzione della pena, promuove il modello delle case-famiglia, al fine di limitare ulteriormente l&#8217;ingresso di bambini in carcere.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<blockquote><p><strong>Post-scriptum<\/strong><br \/>\n\u00abVolevo solo, entrando qua, tastare il polso del nostro Paese, sapere a che punto stanno le cose. Il carcere \u00e8 sempre stato e sempre sar\u00e0 la febbre che rivela la malattia del corpo sociale: continuare a ignorarlo pu\u00f2 portarci a ripetere il comportamento del buon cittadino tedesco che ebbe l\u2019avventura di esistere nel non lontano regime nazista\u00bb<br \/>\n<em>G. Sapienza, L\u2019universit\u00e0 di Rebibbia<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]Il carcere costituisce un problema non solo per la popolazione reclusa, ma anche per quella libera: \u00e8 la soluzione apparente &#8211; ed al tempo stesso costosa &#8211; di svariate problematiche sociali; comporta una rescissione pressoch\u00e9 radicale dei rapporti umani; consiste nella minaccia costante della peggiore delle alternative di vita possibile.<br \/>\nSempre nel saggio sopra citato, A. Davis definisce l\u2019istituzione penitenziaria come presente-assente nella nostra societ\u00e0, sostenendo che \u00abin generale, si tende a dare il carcere per scontato. \u00c8 difficile immaginare la vita senza di esso. Al tempo stesso, c\u2019\u00e8 riluttanza ad affrontare la realt\u00e0 che nasconde, si ha timore di pensare a ci\u00f2 che accade al suo interno. Di conseguenza, il carcere \u00e8 presente nella nostra vita e allo stesso tempo ne \u00e8 assente. Riflettere su questa presenza-assenza significa iniziare a riconoscere il ruolo svolto dall\u2019ideologia nel plasmare le nostre interazioni con l\u2019ambiente sociale che ci circonda. Diamo per scontate le prigioni, ma spesso abbiamo paura di affrontare le realt\u00e0 che producono. Dopotutto, nessuno vuole finire in galera\u00bb.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_6054_1('footnote_plugin_reference_6054_1_3');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_6054_1('footnote_plugin_reference_6054_1_3');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_6054_1_3\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">3)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_6054_1_3\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span><br \/>\nRendere visibile ci\u00f2 che si tende ad invisibilizzare &#8211; in questo stridente contrasto con strutture detentive a volte addirittura mastodontiche &#8211; \u00e8 certamente un passo da compiere per affrontare la questione.<br \/>\nI luoghi di detenzione &#8211; dalle carceri ai CPR, dalle REMS alla detenzione \u201cchimica\u201d determinata da abuso di psicofarmaci &#8211; non costituiscono solamente uno spazio fisico, ma anche uno spazio mentale e sociale necessariamente da abbattere.<br \/>\nNel saggio <em>Decarcerating disability<\/em>, Liat Ben-Moshe scrive \u00ab[&#8230;] incarceration is not just a space or locale but a logic of state coercion and segregation of difference. [&#8230;] it is a racist, colonial, gendered logic at its core\u00bb.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_6054_1('footnote_plugin_reference_6054_1_4');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_6054_1('footnote_plugin_reference_6054_1_4');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_6054_1_4\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">4)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_6054_1_4\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span><br \/>\nIl carcere \u00e8 un\u2019istituzione sociale, prodotto e spettro della societ\u00e0: in quanto tale, ai fini del suo superamento, pi\u00f9 che ad alternative ad esso \u00e8 necessario pensare e praticare societ\u00e0 alternative.<br \/>\nE se il carcere permette di comprendere lo stato delle cose, in Italia le cose stanno che nel 2022 si sono suicidate 84 persone detenute (quasi due suicidi alla settimana); che al 31 gennaio 2023 ad essere detenute erano 56.127 persone, a fronte di una capienza regolamentare pari a 51.403 posti, e che 17 erano i bambini in carcere al seguito delle loro madri.<br \/>\nL&#8217;8 marzo \u00e8 la giornata dello Sciopero globale femminista e transfemminista: lottare contro la violenza del genere e dei generi significa inevitabilmente lottare contro la violenza del carcere.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<div class=\"speaker-mute footnotes_reference_container\"> <div class=\"footnote_container_prepare\"><p><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_label pointer\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_6054_1();\">References<\/span><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_collapse_button\" style=\"display: none;\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_6054_1();\">[<a id=\"footnote_reference_container_collapse_button_6054_1\">+<\/a>]<\/span><\/p><\/div> <div id=\"footnote_references_container_6054_1\" style=\"\"><table class=\"footnotes_table footnote-reference-container\"><caption class=\"accessibility\">References<\/caption> <tbody> \r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_6054_1('footnote_plugin_tooltip_6054_1_1');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_6054_1_1\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>1<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Quando abbiamo deciso di contribuire al rapporto annuale di Antigone, quali volontari dello sportello dei diritti delle persone detenute attivo presso il carcere femminile di Pozzuoli ci siamo confrontati a lungo su quale questione affrontare.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Il tema della maternit\u00e0 si \u00e8 imposto a partire dai racconti delle esperienze raccolte da ciascuno di noi, sebbene le problematiche emerse durante il dibattito fossero tante, dal sopravvitto alla condizione delle celle, dal regime trattamentale delle sex offenders alle difficolt\u00e0 (e alla casualit\u00e0) per le persone detenute di ottenere l\u2019affidamento al lavoro.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Quello della maternit\u00e0 ci \u00e8 apparso sin da subito un tema \u201cscomodo\u201d, e non tanto perch\u00e9 rischiava di ribadire l\u2019equazione tra donna e madre, come se fosse l\u2019unico o il principale argomento di cui discutere nel momento in cui ci si occupa della detenzione femminile, ma perch\u00e9 eravamo consapevoli della complessit\u00e0 della questione, e del rischio di non essere in grado di dominarla.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Cos\u00ec, abbiamo deciso di raccontare la nostra esperienza, in tempi e modi diversi, nel carcere femminile di Pozzuoli, cercando di restituire almeno in parte quello che abbiamo compreso e che ci \u00e8 stato raccontato in questi anni. Quelli che seguono sono due brevi contributi di due dei volontari del gruppo, numeroso, che da circa 4 anni anima lo sportello.<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_6054_1('footnote_plugin_tooltip_6054_1_2');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_6054_1_2\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>2<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">A. Davis, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Aboliamo le prigioni? Contro il carcere, la discriminazione, la violenza del capitale<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, minimux fax, Roma, 2009, pp. 69-70.<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_6054_1('footnote_plugin_tooltip_6054_1_3');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_6054_1_3\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>3<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">ivi, pp. 22.<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_6054_1('footnote_plugin_tooltip_6054_1_4');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_6054_1_4\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>4<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">L. Ben-Moshe, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Decarcerating disability. Deinstitutionalization and Prison Abolition<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, University of Minnesota Press, Minneapolis, 2020, pp. 15.<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n <\/tbody> <\/table> <\/div><\/div><script type=\"text\/javascript\"> function footnote_expand_reference_container_6054_1() { jQuery('#footnote_references_container_6054_1').show(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_6054_1').text('\u2212'); } function footnote_collapse_reference_container_6054_1() { jQuery('#footnote_references_container_6054_1').hide(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_6054_1').text('+'); } function footnote_expand_collapse_reference_container_6054_1() { if (jQuery('#footnote_references_container_6054_1').is(':hidden')) { footnote_expand_reference_container_6054_1(); } else { footnote_collapse_reference_container_6054_1(); } } function footnote_moveToReference_6054_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_6054_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } } function footnote_moveToAnchor_6054_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_6054_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } }<\/script>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]\u00a0Le donne, madri e detenute, infatti, commettendo un reato, non hanno violato solamente le norme penali, ma hanno anche trasgredito le norme di genere[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]\u201cNon avete sbagliato solo nei confronti della societ\u00e0, avete sbagliato soprattutto nei confronti dei vostri figli perch\u00e9 siete state di cattivo esempio\u201d. \u00c8 una frase che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":5975,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6054"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6054"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6054\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7140,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6054\/revisions\/7140"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5975"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6054"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6054"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6054"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}