{"id":6222,"date":"2023-02-27T14:11:34","date_gmt":"2023-02-27T13:11:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione-femminile\/le-norme-per-le-donne-detenute-analisi-e-mancanze-2\/"},"modified":"2023-06-05T11:33:09","modified_gmt":"2023-06-05T09:33:09","slug":"perche-le-donne-delinquono-meno-degli-uomini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/perche-le-donne-delinquono-meno-degli-uomini\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 le donne delinquono meno degli uomini?"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Giulia Fabini<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.3) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Perch\u00e9 le donne delinquono meno degli uomini?&u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6222\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"whatsapp\" class=\"ssba_whatsapp_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6222\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/whatsapp.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"whatsapp\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on whatsapp\" \/><div title=\"Whatsapp\" class=\"ssbp-text\">Whatsapp<\/div><\/a><a data-site=\"twitter\" class=\"ssba_twitter_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=Perch\u00e9 le donne delinquono meno degli uomini?&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6222&via=\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><a data-site=\"linkedin\" class=\"ssba_linkedin_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/shareArticle?title=Perch\u00e9 le donne delinquono meno degli uomini?&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6222\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/linkedin.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"linkedin\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on linkedin\" \/><div title=\"Linkedin\" class=\"ssbp-text\">Linkedin<\/div><\/a><\/div><\/div>\u00a0    <div class=\"scaricapdf\">\n\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/77.-ANTIGONE_DonneDetenute_DelinquonoMeno.pdf\" target=\"_blank\"><i class=\"fa fa-arrow-circle-down\" aria-hidden=\"true\"><\/i>  <\/a>\n    <\/div>\n    [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 titolo\" style=\"\"><span>Perch\u00e9 le donne delinquono meno degli uomini?<\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Perch\u00e9 le donne delinquono meno degli uomini? \u00c8 una domanda affascinante per chi, come me, si interroga sulle dinamiche di genere che attraversano le societ\u00e0 complesse e che diventano evidenti anche nelle forme che la giustizia penale assume di volta in volta.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_6222_1('footnote_plugin_reference_6222_1_1');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_6222_1('footnote_plugin_reference_6222_1_1');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_6222_1_1\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">1)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_6222_1_1\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span>[\/vc_column_text][vc_column_text]Qui si parte da alcune osservazioni empiriche: se prendiamo il numero delle donne autrici di delitti denunciate dalle forze di polizia all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria relativo all\u2019anno 2021, vedremo che queste sono 151.860 su 831.137, ovvero rappresentano il 18,3 per cento del totale. In maniera ancora pi\u00f9 evidente, il numero di donne in carcere \u00e8 pari a circa il 4 o 5 per cento del totale della popolazione detenuta. Cos\u00ec dagli anni Novanta ad oggi, con variazioni minime. Cos\u00ec in Italia, ma non solo. Come spieghiamo questi dati? Il numero delle denunce \u00e8 generalmente considerato pi\u00f9 pertinente di altri a restituire la misura della delittuosit\u00e0, poich\u00e9 registra il reato in prossimit\u00e0 alla sua possibile commissione (la colpevolezza la valuter\u00e0 poi l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria). I numeri della carcerazione ci raccontano invece pi\u00f9 di altri dei filtri del sistema della giustizia penale (ci arriveremo tra un momento). In ogni caso, entrambi i dati ci restituiscono una fotografia del sistema della giustizia penale in cui le donne sono una netta minoranza. Quindi, le donne delinquono meno degli uomini? E, se cos\u00ec fosse, perch\u00e9? Forse, alla base sarebbe innanzitutto il caso di chiedersi se questi dati, di per s\u00e9 interessante, vadano interpretati come evidenza di una minore tendenza a delinquere per le donne rispetto agli uomini. La risposta \u00e8 no. O, almeno: non necessariamente. Per come la vedo io, questi dati potrebbero essere tanto il riflesso di una minore partecipazione delle donne ad attivit\u00e0 etichettate come criminali, quanto di una minore tendenza a denunciare il reato commesso da donne rispetto a quello commesso da uomini (per un minore senso di minaccia? Per la minore gravit\u00e0? Per la minore evidenza?), o anche il fatto che i comportamenti devianti delle donne non siano necessariamente categorizzati come violazioni del diritto penale \u2013 ossia, potranno essere sottoposte a controllo sociale e sanzionate, ma non necessariamente con l\u2019ausilio della giustizia penale. La verit\u00e0 \u00e8 che, in qualche modo, ho ingannato chi mi sta leggendo perch\u00e9 io, alla domanda \u201cperch\u00e9 le donne delinquono meno degli uomini?\u201d, non so rispondere. E, anzi, come credo emerga dai dubbi sopra esposti, penso che non sarebbe proprio possibile rispondere. Certo, sono convinta che questi dati empirici possano per\u00f2 fornirci una prospettiva interessante da cui osservare il funzionamento del sistema della giustizia penale: per chiederci cosa \u201cmaschile\u201d e \u201cfemminile\u201d abbiano a che fare con esso, quali siano le idee della criminalit\u00e0 \u2013 ma anche della devianza \u2013 \u201cfemminile\u201d e come questa sia stata gestita nella storia (spoiler: con il sistema della giustizia penale, ma non solo).[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"color: #eeb74f;\"><span style=\"font-weight: 400;\">I<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> tassi di carcerazione nonch\u00e9 quelli delle denunce ci restituiscono una fotografia non tanto della criminalit\u00e0, quanto del funzionamento della giustizia penale. Il problema, qui, \u00e8 quello che in criminologia viene chiamato <em>numero oscuro<\/em><\/span><\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Iniziamo facendo un passo indietro, ad allargare la nostra riflessione anche ad altre tipologie di persone denunciate e detenute: il ragionamento che pretende di collegare la presenza di una determinata categoria sociale in carcere o anche nelle statistiche sulle denunce e la tendenza di tale categoria al pi\u00f9 frequente coinvolgimento in attivit\u00e0 delittuose \u00e8 fallace. Infatti, i tassi di carcerazione nonch\u00e9 quelli delle denunce ci restituiscono una fotografia non tanto della criminalit\u00e0, quanto del funzionamento della giustizia penale. Il problema, qui, \u00e8 quello che in criminologia viene chiamato <em>numero oscuro<\/em>.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<p class=\"p1\">Il numero oscuro \u00e8 la misura della criminalit\u00e0 che, pur commessa, non viene registrata e rimane quindi nascosta, invisibile \u2013\u00a0che non significa che sia assente. Nel tempo, sono stati elaborati diversi metodi per indagare la misura del numero oscuro: indagini di vittimizzazione, in cui a un campione rappresentativo della popolazione si chiede se sia stato vittima di reati, o inchieste di auto-confessione, per cui a un gruppo campione si chiede se abbiano commesso reati in un certo lasso temporale. Senza soffermarci sui problemi legati a questo tipo di indagini (che si concentrano solo su certi tipo di reati, ovvero quelli di cui la vittima sia consapevole, che non si vergogni a confessare, o di cui si ricordi, per esempio\u2026), ci\u00f2 che queste indagini mettono in luce \u00e8 che i tassi di denunce, condanne, ordini di carcerazione restituiscono non gi\u00e0 la misura della criminalit\u00e0 reale, ma la misura della criminalit\u00e0 resa evidente in forza di un processo selettivo operato dal sistema della giustizia penale, nonch\u00e9 dalla cultura diffusa in una societ\u00e0. Tra la commissione di un certo atto e l\u2019imprigionamento intervengono, infatti, numerosi filtri, a partire dalla definizione normativa stessa di un atto come criminale, passando per la denuncia e il fermo di polizia, senza dimenticare la presenza di un avvocato pi\u00f9 o meno preparato o di un giudice con orientamento pi\u00f9 o meno favorevole e, quindi, una sentenza di condanna o di assoluzione. Inoltre, in caso di condanna, i filtri intervengono anche a definire quale tipo di condanna verr\u00e0 comminata, se la persona finir\u00e0 in carcere, ecc. La marginalit\u00e0 e la scarsit\u00e0 di risorse economiche agiscono pure alla base di ognuno di questi filtri. Dunque, il numero di persone in carcere non ci restituisce solo (e forse nemmeno principalmente) la misura della criminalit\u00e0, ma anche (e forse, pi\u00f9 che altro) la misura della selezione del sistema. E i filtri che operano nel sistema della giustizia penale tra la commissione del reato e l\u2019ingresso in carcere risultano (questo lo possiamo dire perch\u00e9 ce lo dicono i numeri di cui sopra) in una selezione pi\u00f9 frequente di uomini rispetto a donne \u2013 oltre che di poveri rispetto a ricchi, di neri rispetto a bianchi, di stranieri rispetto a italiani.<span class=\"footnote_referrer\"><a role=\"button\" tabindex=\"0\" onclick=\"footnote_moveToReference_6222_1('footnote_plugin_reference_6222_1_2');\" onkeypress=\"footnote_moveToReference_6222_1('footnote_plugin_reference_6222_1_2');\" ><sup id=\"footnote_plugin_tooltip_6222_1_2\" class=\"footnote_plugin_tooltip_text\">2)<\/sup><\/a><span id=\"footnote_plugin_tooltip_text_6222_1_2\" class=\"footnote_tooltip\"><\/span><\/span><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"font-weight: 400; color: #eeb74f;\">\u201cPerch\u00e9 ci sono cos\u00ec poche donne in carcere e, in generale, perch\u00e9 le donne vengono intercettate meno frequentemente dal sistema della giustizia penale?\u201d<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Questa, tutto sommato, \u00e8 per\u00f2 ancora una risposta insufficiente. Ovvero, la selettivit\u00e0 del sistema \u00e8 sicuramente parte della risposta, ma non la esaurisce. Intanto per\u00f2 ci aiuta a tradurre la domanda \u201cPerch\u00e9 le donne delinquono meno degli uomini\u201d in un quesito diverso, pi\u00f9 corretto: \u201cPerch\u00e9 ci sono cos\u00ec poche donne in carcere e, in generale, perch\u00e9 le donne vengono intercettate meno frequentemente dal sistema della giustizia penale?\u201d [\/vc_column_text][vc_column_text]Ora, questo interrogativo ha mandato in tilt pi\u00f9 di uno studioso e pi\u00f9 di una studiosa, sfidando la ricerca criminologica sin dagli albori della disciplina nell\u2019Ottocento, spingendola all\u2019elaborazione di modelli esplicativi altri e diversi che tenessero in conto anche la dinamica di genere. La sotto-rappresentazione delle donne in carcere si presenta come un quesito costantemente sollevato e costantemente irrisolto. E cos\u00ec sono anche molti gli studi pi\u00f9 recenti, in particolare firmati da criminologhe femministe, che provano a vederci chiaro sulla questione, con risposte diverse, a seconda del periodo storico (e delle ondate del femminismo). Ma procediamo con ordine. [\/vc_column_text][vc_column_text]Forse, per rispondere alla domanda sul perch\u00e9 ci sono poche donne in carcere e nel sistema della giustizia penale, dobbiamo anche virare il discorso sulle spiegazioni che si sono date della criminalit\u00e0 femminile. Volendo parlare della delinquenza femminile, di solito il riferimento corre al testo del 1893 di Lombroso e Ferrero, \u201cLa donna delinquente, la donna normale, la prostituta\u201d. Ma prima di Lombroso, come solidamente ricostruito da Silvano Montaldo nel libro \u201cDonne delinquenti\u201d (Carocci, 2019), due statistici morali, Quetelet e Guerry, nella Francia degli anni Venti e Trenta dell\u2019Ottocento, ragionando sui risultati delle prime pubblicazioni uscite in Francia sull\u2019attivit\u00e0 dei tribunali, avevano fornito una spiegazione della criminalit\u00e0 femminile molto diversa. Il dato era che nella Francia degli anni Venti donne e uomini presenti in carcere fossero in un rapporto di una a quattro o cinque (molto pi\u00f9 alto di adesso, a ben vedere). La criminalit\u00e0 femminile era non solo meno pericolosa ma anche meno diffusa di quella maschile. Questa, secondo Quetelet, dipendeva da tre fattori: la <em>possibilit\u00e0<\/em> (la forza fisica), la <em>volont\u00e0<\/em> (rappresentata da una spinta interna), e la <em>situazione<\/em> (ovvero il contesto sociale in cui una persona viveva). Le donne commettevano meno reati degli uomini perch\u00e9 erano meno forti, avevano un\u2019indole pi\u00f9 timida e prudente che le frenava dal comportamento criminale (<em>sic<\/em>!), ma soprattutto erano relegate alla sfera privata, quasi del tutto assenti nella sfera pubblica, incorrendo dunque in meno occasioni criminali.[\/vc_column_text][vc_column_text]Il dibattito dalla Francia si diffonde in altri paesi. Si inizia a notare che il rapporto tende a variare in senso sfavorevole alla donna man mano che ci si sposti in paesi in cui questa abbia pi\u00f9 libert\u00e0 di accedere alla sfera lavorativa e di svolgere professioni anche tipicamente maschili, portando i criminologi a teorizzare che impedire l\u2019ingresso delle donne al mondo del lavoro fosse utile per impedire che esse si mascolinizzassero e, quindi, limitare l\u2019aumento di una loro partecipazione ad attivit\u00e0 delittuose e una loro presenza in carcere. [\/vc_column_text][vc_column_text]Lombroso scrive in un contesto completamente diverso, quarant\u2019anni dopo Quetelet e, soprattutto, dopo la diffusione della teoria dell\u2019evoluzione di Darwin. Affronta il problema della criminalit\u00e0 femminile dal punto di vista teorico: le sue teorie dell\u2019atavismo (secondo cui ogni uomo nella sua evoluzione ripercorre l\u2019evoluzione della specie) e del delinquente nato (per cui l\u2019uomo delinquente si sarebbe fermato a uno stadio precedente dell\u2019evoluzione) e le teorie di Darwin sulla donna (che sarebbe naturalmente inferiore all\u2019uomo perch\u00e9 meno evoluta) implicano per forza di cose che le donne siano pi\u00f9 delinquenti degli uomini. Lombroso doveva chiarire perch\u00e9, invece, queste non fossero presenti in carcere se non in percentuali esigue. Secondo Lombroso, la donna delinquente \u00e8 a met\u00e0 strada tra l\u2019uomo delinquente e la donna normale: meno deforme e pi\u00f9 crudele del primo, \u00e8 audace, ha una scarsa indole materna, una grande forza fisica, una propensione ai vizi e ai piaceri. Le soluzioni per appagare l\u2019istinto sessuale femminile deviato ed evitare l\u2019insorgere della criminalit\u00e0 sono maternit\u00e0 e matrimonio. La prostituta \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 rappresentativo della donna delinquente, vittima di un istinto sessuale malato. Dunque, la spiegazione della minore presenza di donne in carcere nonostante la loro maggiore delinquenza risiede nel fatto che la devianza per eccellenza della donna, la prostituzione, non fosse considerata reato. [\/vc_column_text][vc_column_text]La prostituta inizia ad essere al centro di un dibattito che riflette il processo di criminalizzazione del mercato sessuale gi\u00e0 iniziato in fase napoleonica \u2013 periodo in cui inizia ad esistere anche quel sistema di polizia centralizzato che, nel suo target, oltre a poveri, mendicanti e vagabondi, vede anche le prostitute. [\/vc_column_text][vc_column_text]Lombroso parla di prostituzione come criminalit\u00e0; altri parlano di prostituzione come attivit\u00e0 criminogena, possibile produttrice di criminalit\u00e0: la donna corrotta non commette reato ma istiga altri a farlo. La prostituzione pu\u00f2 essere criminogena ma non \u00e8 criminale. Anzi, svolge un ruolo di stabilizzazione della societ\u00e0 andando ad accontentare i \u201cbisogni naturali\u201d dell\u2019uomo.[\/vc_column_text][vc_column_text]Le teorie di Lombroso vennero criticate in Italia, abbastanza, e molto di pi\u00f9 in altri paesi, come Francia e Inghilterra, dove il movimento femminista era pi\u00f9 solido e diffuso, mostrando quanta misoginia ci fosse in queste affermazioni. [\/vc_column_text][vc_column_text]Sta di fatto che in questo periodo la questione della criminalit\u00e0 femminile assume toni diversi. La criminalit\u00e0 femminile inizia a fare paura, forse pi\u00f9 paura di quella maschile. La donna criminale \u00e8, infatti, doppiamente colpevole: devia non solo dalla legge, ma anche dalla norma sociale che la vuole buona, docile, servizievole. Madre, figlia, sorella, nonna, zia: la donna \u00e8 colei che si prende cura, colei attorno cui si stringe e ruota il nucleo familiare; \u00e8 il perno della societ\u00e0. E proprio questa sua centralit\u00e0 nel nucleo familiare, il suo ruolo di dover educare i futuri buoni cittadini e la dipendenza degli altri familiari dalla sua figura, rende la donna corrotta pericolosissima. L\u2019uomo corrotto rimane il solo ad esserlo; la donna corrotta, invece, corrompe i figli, il marito, i parenti; e cos\u00ec facendo, aumenta le schiere di quelle <em>classi pericolose<\/em> che vengono teorizzate insieme alla nascita di un sistema di polizia moderno.[\/vc_column_text][vc_column_text]La prostituta e il controllo del mercato sessuale rimane al centro delle forme del controllo istituzionale verso la donna anche in periodi successivi. La questione della criminalit\u00e0 femminile diventa quindi una questione di moralit\u00e0.[\/vc_column_text][vc_column_text]E la mancanza di moralit\u00e0, sebbene soggetta a controllo e punita tanto quanto la criminalit\u00e0 per gli uomini, non necessariamente veniva punita con il carcere.[\/vc_column_text][vc_column_text]Se ci voltiamo a studi che in Italia hanno guardato alla presenza delle donne in carcere, un classico irrinunciabile \u00e8 il testo \u201cDonne in carcere\u201d, curato da Campelli, Faccioli, Giordano e Pitch (Feltrinelli, 1992). Qui si parla di un sistema di detenzione femminile basato su un modello \u201cfamiliare\u201d di gestione della detenuta, dove il reato commesso da una donna era visto soprattutto come atto di amoralit\u00e0 e colei che lo commetteva poteva essere riabilitata attraverso la disciplina, il pentimento e la preghiera. Non a caso, il carcere femminile in Italia ha visto la presenza delle suore al posto e poi a fianco alle vigilanti fino agli anni Ottanta.[\/vc_column_text][vc_column_text]In questi studi classici della carcerazione e della criminalit\u00e0 femminile emerge un\u2019idea di donna criminale come sviata, come una bambina che ha sbagliato e che deve essere redarguita, recuperata, rieducata. Come scrive Tamar Pitch (1987, pp. 24-5), vi sarebbe da sempre \u201cla tendenza a patologizzare il comportamento deviante femminile, sia in relazione al reato per cui si \u00e8 incarcerate (reati anche legati alla propriet\u00e0, ma spesse volte riconducibili a \u201cfollia\u201d e prostituzione), sia in relazione alla vita che si conduce in carcere: il ricorso a medicine e psicofarmaci \u00e8 alto, ma \u00e8 in generale l\u2019orientamento complessivo che \u00e8 maggiormente caratterizzato da approcci terapeutizzanti\u201d. [\/vc_column_text][vc_column_text]In generale, il potere che storicamente regolava la detenzione delle donne era un potere paternalistico e per questo le donne venivano sottoposte a un sistema detentivo che era correttivo, volto alla rieducazione. Come spiega Enzo Campelli (1992) ricostruendo il dibattito che si era prodotto negli anni Settanta intorno alla carcerazione femminile, il potere paternalistico di cui comunque era intriso il sistema detentivo poteva risultare ancora pi\u00f9 punitivo per le donne, e in particolare per le minori. Si notava, poi, che sebbene le donne fossero incarcerate in numeri comparativamente inferiori rispetto alla controparte maschile, questo non significava che non fossero punite. Anzi, qualcuno ha sostenuto che lo fossero pi\u00f9 severamente degli uomini: venivano punite, ma non necessariamente con il carcere. Le donne spesso denunciate dalle proprie famiglie per comportamenti devianti quali <em>incoreggibilit\u00e0<\/em>, assenze continue a scuola, atteggiamenti promiscui, venivano condannate all\u2019internamento, che per le ragazze rispetto ai ragazzi poteva pi\u00f9 spesso avere una durata indeterminata, \u201ccoerentemente con l\u2019atteggiamento protettivo e la natura delle infrazioni e l\u2019idea che tutto sommato sia sempre possibile \u2018riabilitare\u2019 le donne\u201d (Pitch, 1987, p. 24).[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"font-weight: 400; color: #eeb74f;\">Nella spiegazione della minore presenza delle donne in carcere non bisogna tralasciare il ruolo da sempre assegnato al singolo maschio nella sfera privata piuttosto che allo Stato nella sfera pubblica di tenere sotto controllo, disciplinare ed eventualmente punire la donna deviante<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Inoltre, nella spiegazione della minore presenza delle donne in carcere non bisogna tralasciare il ruolo da sempre assegnato al singolo maschio nella sfera privata piuttosto che allo Stato nella sfera pubblica di tenere sotto controllo, disciplinare ed eventualmente punire la donna deviante, che sia moglie, compagna, figlia, sorella. Nell\u2019affascinante ricostruzione di Silvia Federici (2014) della nascita del capitalismo (<em>e del carcere e della fabbrica<\/em>) da una prospettiva di genere, il capitale \u2013 mentre cercava tramite il carcere e prima ancora con le case di lavoro di trasformare il contadino \u201cliberato\u201d dalle campagne in operaio disciplinato in citt\u00e0\u2013 aveva allo stesso tempo bisogno che una donna si prendesse cura nella sfera privata del lavoro riproduttivo, non pagato, che permettesse all\u2019uomo di essere produttivo e al contempo accudito, nutrito, sostenuto; che permettesse quindi al capitale di proliferare. Secondo Federici, la caccia alle streghe che si diffonde in Europa tra sedicesimo e diciassettesimo secolo aveva avuto proprio la funzione di disciplinare la donna al suo ruolo di genere nello spazio privato senza ricorrere al carcere. Melossi (2022), proprio riprendendo questo scritto di Federici, riflette recentemente sull\u2019assenza delle donne dal carcere, cos\u00ec come di altri soggetti come minori e schiavi, non perch\u00e9 questi non siano sottoposti a un controllo, in particolare di tipo paternalistico, ma perch\u00e9 tale controllo avviene in altri luoghi: nella piantagione per gli schiavi, nel riformatorio per i minori, a casa per le donne.[\/vc_column_text][vc_column_text]Negli anni Settanta, le criminologhe femministe avevano pensato che la maggiore partecipazione delle donne nella sfera pubblica dovuta all\u2019accesso al mercato del lavoro avrebbe portato anche a un incremento dei numeri di donne in carcere. Cosa che non si \u00e8 certo verificata secondo le aspettative. Ci\u00f2 che per\u00f2 gi\u00e0 alle femministe degli anni Settanta \u00e8 stato chiaro \u00e8 che le carceri, cos\u00ec come la criminalit\u00e0, \u201csono domini maschili, ma mai esaminati come tali\u201d (Pitch, 1992). Del resto, concordo pienamente con Tamar Pitch sul fatto che la \u201ccriminalit\u00e0\u201d sembri avere una componente di \u201cmaschilit\u00e0\u201d che andrebbe problematizzata come tale e spiegata forse pi\u00f9 della criminalit\u00e0 femminile; anche solo il fatto che la selettivit\u00e0 del sistema penale e penitenziario tenda a dirigersi quasi esclusivamente verso soggetti di genere maschile sarebbe meritevole di spiegazione.[\/vc_column_text][vc_column_text] Il lavoro di Carole Smart (1976) sul contratto sessuale, continuato poi da altre teoriche femministe dell\u2019epoca (si veda Fitz-Gibbon e Walklate, 2018), fu seminale in questo senso. Oltre a sottolineare quanto la criminalit\u00e0 fosse un\u2019attivit\u00e0 dominata dal maschile e quanto fosse necessario avere dati su criminalit\u00e0 e punitivit\u00e0 disaggregati in base al genere, esse evidenziarono che il rapporto tra donna e criminalit\u00e0 andasse inteso non solo come donne autrici di atti criminali ma anche come donne vittime.[\/vc_column_text][vc_column_text]Differenti prospettive femministe hanno offerto spiegazioni diverse del rapporto tra la criminalit\u00e0 e il sistema della giustizia penale. Il femminismo liberale ricercava l\u2019uguaglianza, cos\u00ec ha avuto un grosso impatto negli studi del sistema della giustizia penale centrati su equit\u00e0 e discriminazione tra donne e uomini, anche se \u00e8 stato tacciato di dualismo normativo. Al centro del femminismo radicale c\u2019era la questione della violenza sessuale e della cultura dello stupro, espressione del dominio maschile e che deve essere combattuto. Il femminismo socialista, invece, si concentrava sull\u2019intreccio tra l\u2019oppressione capitalista e quella esercitata dall\u2019uomo sulla donna. Il femminismo postmoderno, infine, si concentrava sulla moltiplicazione delle identit\u00e0 e la decostruzione degli stereotipi di genere.[\/vc_column_text][vc_column_text]La terza ondata del femminismo, evoluzione del femminismo postmoderno, nasce dalle riflessioni del femminismo nero degli anni Ottanta, che rifiuta il concetto universale di donna portato avanti sino ad allora, in particolare dal femminismo liberale, radicale e socialista, come se le esperienze e i processi di criminalizzazione, vittimizzazione e anche incarcerazione delle donne bianche fossero uguali a quelle delle donne nere. Con il femminismo della terza ondata si introduce in concetto di intersezionalit\u00e0 (Crenshaw 1991), ovvero l\u2019idea che la posizione sociale di qualcuno all\u2019interno di una data organizzazione dipende dall\u2019intersezione tra alcuni assi sociali quali classe, genere e razza, che definiscono la partecipazione a sistemi culturali egemonici o la subordinazione ad essi. E qui torniamo al nostro tema della presenza residuale di donne in carcere e nel sistema della giustizia penale. Il femminismo della differenza aveva provato a delineare le differenze tra le esperienze di donne e uomini con il sistema della giustizia penale. Tuttavia, alcuni studi avevano rilevato che le donne sono trattate con maggiore clemenza dalla corte, mentre altri che sono trattate in maniera pi\u00f9 severa. Spiegano Fitz-Gibbon e Walklate (2018) che \u201cqueste conclusioni contradditorie sottolineano la maniera complessa in cui fattori come l\u2019et\u00e0, la classe, la razza, lo stato sociale e possibili precedenti interagiscono tra loro\u201d (p. 39). Infatti l\u2019evidenza \u00e8 proprio questa: donne diverse fanno esperienze diversificate del sistema della giustizia penale e quindi lo studio del sistema del diritto penale deve allargare il proprio interesse anche all\u2019indagine delle condizioni della donna fuori dal sistema della giustizia penale. In questo senso, le donne che finiscono in carcere si troverebbero preponderatamente in posizione svantaggiata all\u2019intersezione tra classe, genere e razza (Carlen 1988).[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]<span style=\"color: #eeb74f;\">L\u2019indagine delle donne oggi presenti in carcere e nel sistema della giustizia penale pi\u00f9 in generale richiede un\u2019attenzione forte ai loro vissuti di marginalit\u00e0, alla cittadinanza, ai percorsi di violenza, al tipo di reati di cui sono autrici<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Come insegna il femminismo della terza ondata, anche io sono convinta del fatto che l\u2019indagine delle donne oggi presenti in carcere e nel sistema della giustizia penale pi\u00f9 in generale richieda un\u2019attenzione forte ai loro vissuti di marginalit\u00e0, alla cittadinanza, ai percorsi di violenza, al tipo di reati di cui sono autrici. Per spiegare la presenza di donne in carcere e nelle statistiche della giustizia penale non possiamo riferirci a un concetto universale di donna, che non esiste, ma bisogna invece andare ad indagare le esperienze diversificatissime delle donne, in base appunto a tutti gli elementi di cui si diceva prima. Resta il fatto che il discorso intorno alla criminalizzazione femminile non pu\u00f2 rimanere marginale se si vogliono comprendere a fondo le dinamiche di controllo e normalizzazione intrinseche alla violenza carceraria e alla penalit\u00e0 che hanno a che fare, per l\u2019appunto, anche con il genere e la sua riproduzione.[\/vc_column_text][vc_column_text]<strong>Bibliografia<\/strong><br \/>\n<strong>Anastasia S. (2022), Le pene e il carcere. Mondadori Education.<\/strong><br \/>\n<strong>Campelli E., Faccioli F., Giordano V., Pitch T. (1992), Donne in carcere. Ricerca sulla detenzione femminile in Italia. Feltrinelli.<\/strong><br \/>\n<strong>Campelli E. (1992), Un\u2019immagine in pezzi. Note sulla metodologia della ricerca, in Campelli E., Faccioli F., Giordano V., Pitch T., Donne in carcere. Ricerca sulla detenzione femminile in Italia, Feltrinelli, pp. 22-27.<\/strong><br \/>\n<strong>Carlen P. (1988) Women, crime and poverty. Open University Press.<\/strong><br \/>\n<strong>Crenshaw, K. (1991). Mapping the Margins: Intersectionality, Identity Politics, and Violence against Women of Color. Stanford Law Review, 43(6), 1241\u20131299.<\/strong><br \/>\n<strong>Fitz-Gibbon K. E Walklate S. (2018) Gender, crime and criminal justice (3\u00b0 ed.). Routledge.<\/strong><br \/>\n<strong>Melossi, D. (2022). Servitude for a time: From the permanent slavery of the unfree to the slavery pro tempore of the free. Punishment & Society, 0(0). <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1177\/14624745221140132\">https:\/\/doi.org\/10.1177\/14624745221140132<\/a>.<\/strong><br \/>\n<strong>Montaldo, S. (2019) Donne delinquenti. Il genere e la nascita della criminologia. Carocci.<\/strong><br \/>\n<strong>Pitch T. (1987), Diritto e rovescio. Studi sulle donne e il controllo sociale, Edizioni scientifiche Italiane.<\/strong><br \/>\n<strong>Pitch T. (1992), Dove si vive, come si vive, in Campelli E., Faccioli F., Giordano V., Pitch T., Donne in carcere. Ricerca sulla detenzione femminile in Italia, Feltrinelli, pp. 59-103.<\/strong>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<div class=\"speaker-mute footnotes_reference_container\"> <div class=\"footnote_container_prepare\"><p><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_label pointer\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_6222_1();\">References<\/span><span role=\"button\" tabindex=\"0\" class=\"footnote_reference_container_collapse_button\" style=\"display: none;\" onclick=\"footnote_expand_collapse_reference_container_6222_1();\">[<a id=\"footnote_reference_container_collapse_button_6222_1\">+<\/a>]<\/span><\/p><\/div> <div id=\"footnote_references_container_6222_1\" style=\"\"><table class=\"footnotes_table footnote-reference-container\"><caption class=\"accessibility\">References<\/caption> <tbody> \r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_6222_1('footnote_plugin_tooltip_6222_1_1');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_6222_1_1\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>1<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\"><a href=\"http:\/\/dati.istat.it\/\"><span class=\"footnote_url_wrap\">http:\/\/dati.istat.it\/<\/span><\/a>; Giustizia penale, Autori e vittime dei delitti denunciati dalle forze di polizia all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria.<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n<tr class=\"footnotes_plugin_reference_row\"> <th scope=\"row\" class=\"footnote_plugin_index_combi pointer\"  onclick=\"footnote_moveToAnchor_6222_1('footnote_plugin_tooltip_6222_1_2');\"><a id=\"footnote_plugin_reference_6222_1_2\" class=\"footnote_backlink\"><span class=\"footnote_index_arrow\">&#8593;<\/span>2<\/a><\/th> <td class=\"footnote_plugin_text\"><span style=\"font-weight: 400;\">Come dimostrano vari lavori su queste tematiche (si veda, su tutti, Anastasia 2022).<\/span><\/td><\/tr>\r\n\r\n <\/tbody> <\/table> <\/div><\/div><script type=\"text\/javascript\"> function footnote_expand_reference_container_6222_1() { jQuery('#footnote_references_container_6222_1').show(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_6222_1').text('\u2212'); } function footnote_collapse_reference_container_6222_1() { jQuery('#footnote_references_container_6222_1').hide(); jQuery('#footnote_reference_container_collapse_button_6222_1').text('+'); } function footnote_expand_collapse_reference_container_6222_1() { if (jQuery('#footnote_references_container_6222_1').is(':hidden')) { footnote_expand_reference_container_6222_1(); } else { footnote_collapse_reference_container_6222_1(); } } function footnote_moveToReference_6222_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_6222_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } } function footnote_moveToAnchor_6222_1(p_str_TargetID) { footnote_expand_reference_container_6222_1(); var l_obj_Target = jQuery('#' + p_str_TargetID); if (l_obj_Target.length) { jQuery( 'html, body' ).delay( 0 ); jQuery('html, body').animate({ scrollTop: l_obj_Target.offset().top - window.innerHeight * 0.2 }, 380); } }<\/script>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Perch\u00e9 le donne delinquono meno degli uomini? \u00c8 una domanda affascinante per chi, come me, si interroga sulle dinamiche di genere che attraversano le societ\u00e0 complesse e che diventano evidenti anche nelle forme che la giustizia penale assume di volta in volta.1)[\/vc_column_text][vc_column_text]Qui si parte da alcune osservazioni empiriche: se prendiamo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":5975,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6222"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6222"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6222\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7150,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6222\/revisions\/7150"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5975"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6222"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6222"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6222"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}