{"id":6300,"date":"2023-02-28T09:15:15","date_gmt":"2023-02-28T08:15:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione-femminile\/perche-le-donne-delinquono-meno-degli-uomini-2\/"},"modified":"2023-06-05T11:37:49","modified_gmt":"2023-06-05T09:37:49","slug":"area-penale-esterna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/area-penale-esterna\/","title":{"rendered":"Donne in area penale esterna"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Flaminia Sollini<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.6) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=Donne in area penale esterna&u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6300\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/facebook.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"facebook\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on facebook\" \/><div title=\"Facebook\" class=\"ssbp-text\">Facebook<\/div><\/a><a data-site=\"whatsapp\" class=\"ssba_whatsapp_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/web.whatsapp.com\/send?text=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6300\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/whatsapp.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"whatsapp\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on whatsapp\" \/><div title=\"Whatsapp\" class=\"ssbp-text\">Whatsapp<\/div><\/a><a data-site=\"twitter\" class=\"ssba_twitter_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=Donne in area penale esterna&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6300&via=\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/twitter.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"twitter\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on twitter\" \/><div title=\"Twitter\" class=\"ssbp-text\">Twitter<\/div><\/a><a data-site=\"linkedin\" class=\"ssba_linkedin_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/shareArticle?title=Donne in area penale esterna&url=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6300\"  style=\"color:; background-color: ; height: 48px; width: 48px; \" ><img src=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/plugins\/simple-share-buttons-adder\/buttons\/somacro\/linkedin.png\" style=\"width: 35px;\" title=\"linkedin\" class=\"ssba ssba-img\" alt=\"Share on linkedin\" \/><div title=\"Linkedin\" class=\"ssbp-text\">Linkedin<\/div><\/a><\/div><\/div>\u00a0    <div class=\"scaricapdf\">\n\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/67.-ANTIGONE_DonneDetenute_AreaPenaleEsterna.pdf\" target=\"_blank\"><i class=\"fa fa-arrow-circle-down\" aria-hidden=\"true\"><\/i>  <\/a>\n    <\/div>\n    [\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 titolo\" style=\"\"><span>Donne in area penale esterna<\/span><\/h4>[vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Se la stessa Costituzione, al terzo comma dell\u2019art. 27, si preoccupa di declinare il termine \u201cpena\u201d al plurale, un ruolo fondamentale dovrebbe essere svolto dagli Uffici di esecuzione penale esterna (UEPE) che, in collaborazione con l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria, permettono agli autori di reati \u2013 uomini e donne \u2013 di avvalersi di percorsi alternativi alla detenzione classica.<br \/>\nAl 15 gennaio 2023 il panorama extracarcerario \u00e8 popolato da un totale di 122.257 persone, di cui l\u201911,6% (pari a 14.146) \u00e8 costituito da donne, a fronte dell\u201988,4% della controparte maschile (vale a dire 108.111 uomini). Una tale sottorappresentazione non deve per\u00f2 trarre in inganno, risultando infatti necessario, ai fini di un\u2019analisi rigorosa, raffrontare quest\u2019ultimo dato con i pi\u00f9 recenti numeri riguardanti la detenzione, secondo i quali solo il 4,3% della popolazione carceraria al 31 gennaio 2023 \u00e8 composto da donne. Da questa comparazione \u00e8 possibile delineare un quadro pi\u00f9 realistico della situazione femminile, un quadro in cui la percentuale delle donne in carico al sistema di esecuzione penale esterna \u00e8 notevolmente superiore alla percentuale delle donne sottoposte al regime intramurario. Evidente, quindi, la maggiore propensione a favorire le donne nell\u2019intraprendere un percorso al di fuori degli istituti penitenziari, sintomo quest\u2019ultimo, non solo di una prevalente fiducia nella potenzialit\u00e0 risocializzante delle donne che accedono alle misure non carcerarie, ma anche di una realt\u00e0 criminale che tendenzialmente vede le donne commettere reati per cui sono previste pene pi\u00f9 brevi.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12873690\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Lo sviluppo diacronico delle misure alternative da un lato, e della popolazione carceraria dall\u2019altro, ha viaggiato nel tempo secondo ritmi analoghi, quasi su binari paralleli[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Interessante notare, a tal proposito, la consistente e costante crescita del ricorso all\u2019area penale esterna osservabile nel corso del tempo, in particolare negli ultimi 15 anni. Un incremento che, riguardando sia uomini che donne, potrebbe sembrare il frutto di una progressiva erosione del modello carcerocentrico in generale. In realt\u00e0, a ben guardare, lo sviluppo diacronico delle misure alternative da un lato, e della popolazione carceraria dall\u2019altro, ha viaggiato nel tempo secondo ritmi analoghi, quasi su binari paralleli. Se si ripercorre la storia della detenzione e delle alternative alla detenzione, infatti, appare lampante l\u2019evoluzione estremamente similare delle oscillazioni registrate su entrambi i fronti. In seguito all\u2019indulto del 2006, che ha determinato una drastica caduta delle presenze in carcere e dei destinatari di misure alternative (le presenze femminili in carcere vengono quasi dimezzate, passando da 2.804 a 1.670), i numeri ricominciano a crescere inesorabilmente fino alla dichiarazione di emergenza penitenziaria nel 2010. Si registra, non a caso, una prima discrepanza tra carcere e misure alternative ed una netta espansione di quest\u2019ultime proprio tra il 2009 e il 2011, in concomitanza con il deposito di quei ricorsi che, lamentando una condizione di sovraffollamento, avrebbero poi portato alla nota sentenza Torreggiani del 2013, svelando cos\u00ec un chiaro intento deflattivo volto esclusivamente a fronteggiare lo stato di emergenza.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12873559\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]La mancanza, oltretutto, di un reale piano assistenziale e di sostegno nella fuoriuscita dal mondo carcerario \u00e8 resa ancora pi\u00f9 manifesta dall\u2019iniziale spropositato utilizzo, da parte del Governo italiano, della detenzione domiciliare, misura in cui non si fa che riprodurre il paradigma segregante tipico del modello penitenziario, e dove a prevalere sull\u2019obiettivo riabilitante \u00e8 l\u2019esigenza securitaria di controllo attraverso il mero e sterile isolamento.<br \/>\nNegli anni allora, paradossalmente, le persone in misura alternativa sono aumentate senza per\u00f2 che ci\u00f2 comportasse un simmetrico e proporzionato calo della popolazione carceraria, con il risultato che la giustizia penale e la sua stretta autoritaria non hanno cambiato rotta, ma hanno semplicemente allargato il proprio campo di azione e sorveglianza. Lo dimostrano anche le fluttuazioni minime ed omogenee che si sono verificate nel pi\u00f9 recente periodo tra le donne detenute e le donne in misura alternativa: ad un lieve incremento del numero di donne in misura alternativa (da 2.566 nel 2018 si \u00e8 giunti a 3.331 nell\u2019inizio del 2023), non \u00e8 corrisposto, se si esclude la parentesi pandemica, un equivalente decremento della percentuale di donne in detenzione, quest\u2019ultima sempre intorno al 4%.<br \/>\nTornando alla situazione femminile attuale, per\u00f2, occorre precisare che delle 14.146 donne in carico agli UEPE, 8.534 sono destinatarie di misure molto variegate tra di loro, mentre le restanti 5.612 sono soggette ad un\u2019attivit\u00e0 di consulenza, ad un\u2019attivit\u00e0 di indagine finalizzata alla eventuale applicazione della misura e ad un\u2019attivit\u00e0 di trattamento per l\u2019assistenza post-penitenziaria e familiare. [\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12873614\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]La messa alla prova si configura come la risposta pi\u00f9 frequente alla delinquenza femminile, superando il numero di misure alternative applicate e segnando cos\u00ec un\u2019ulteriore differenza rispetto alla criminalit\u00e0 maschile[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Il lavoro di indagine maggiormente svolto \u00e8 quello avente ad oggetto la messa alla prova per una sua richiesta in fase istruttoria, rappresentando il 75% delle indagini e consulenze complessive, laddove il 12,1% riguarda le indagini per le misure alternative. Percentuali che approssimativamente riflettono la preponderante applicazione in concreto non tanto e non solo delle misure alternative (il 39%), quanto e soprattutto della messa alla prova (il 45% sul totale). Quest\u2019ultima, effettivamente, si configura come la risposta pi\u00f9 frequente alla delinquenza femminile, superando il numero di misure alternative applicate e segnando cos\u00ec un\u2019ulteriore differenza rispetto alla criminalit\u00e0 maschile, dove si assiste ad un rapporto inverso e ad uno scarto maggiore tra le misure alternative assegnate (il 40,4%) e la messa alla prova concessa (il 31,2%). Introdotta nel 2014 anche nel settore degli adulti, la sospensione del procedimento finalizzata all\u2019esecuzione di un programma di messa alla prova \u00e8 una modalit\u00e0 alternativa di definizione del processo, attivabile sin dalla fase delle indagini preliminari, ed attualmente la preminente reazione della giustizia italiana alla commissione di un reato da parte di una donna, la quale, in caso di esito positivo del periodo di prova, vedrebbe il reato stesso estinguersi. Dal 2018 ad oggi le cifre relative alle donne interessate da tale misura sono cresciute, anche se solo leggermente, subendo una lieve e quasi impercettibile flessione unicamente nell\u2019ultimo anno (se al 31 dicembre 2021 le donne in messa alla prova erano 3.962, attualmente si attestano a 3.815). [\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12873829\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]Se si esaminano le specifiche tipologie di misure alternative adottate al 15 gennaio 2023, a spiccare su tutte \u00e8 l\u2019affidamento in prova al servizio sociale, concesso a ben 2.113 donne, delle quali il 74,2% proviene dalla libert\u00e0, il 19,7% da una detenzione gi\u00e0 iniziata in carcere e il 6% dalla detenzione domiciliare o dagli arresti domiciliari. [\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12873691\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]Sulle 1.185 donne in detenzione domiciliare, invece, regna una suddivisione pi\u00f9 equilibrata tra coloro che sono state condannate dalla libert\u00e0 (il 40%) e coloro che sono state condannate dalla detenzione (il 46%), a cui si aggiungono le donne in attesa della decisione ex art. 656 c.p.p. (il residuale 14,2%). Per effetto poi della legge 40\/2001, che oltre all\u2019assistenza all\u2019esterno dei figli minori ha introdotto la c.d. detenzione domiciliare speciale, a godere del beneficio sono adesso anche le donne incinte o madri di bambini di et\u00e0 inferiore a dieci anni. Ma la vera spinta all\u2019utilizzo di tale misura si deve alla legge 199\/2010, che ne ha ampliato i criteri di concessione, determinando un graduale allargamento della categoria di destinatari ed un andamento crescente proprio nel periodo immediatamente successivo all\u2019emanazione del provvedimento. Si tratta, comunque, di una misura non priva di luci e ombre, basti pensare agli ostacoli che una donna, reclusa in casa e senza altri stimoli od opportunit\u00e0 di reinserimento, pu\u00f2 incontrare nel suo percorso di ricostruzione del legame con il tessuto sociale e lavorativo.<br \/>\nOperando poi un confronto tra la quantit\u00e0 di donne in detenzione domiciliare e la quantit\u00e0 di donne sottoposte all\u2019affidamento in prova, non si pu\u00f2 non notare un rapporto mediamente bilanciato, rilevabile soprattutto negli ultimi 5 anni. Tant\u2019\u00e8 vero che l\u2019affidamento in prova supera di poco le cifre relative alla detenzione domiciliare, rapporto che invece soggiace ad uno scarto pi\u00f9 ampio nella sfera maschile, dove gli uomini in affidamento svettano in maniera nitida, dimostrandosi quasi sempre in numero decisamente superiore rispetto al numero degli uomini in detenzione domiciliare. Una statistica che si potrebbe spiegare con il pi\u00f9 facile accesso di madri e donne incinte a quest\u2019ultima misura, ma anche con un substrato culturale che tende a relegare la donna nel solo ruolo domestico, smorzandone ogni afflato lavorativo e professionalizzante, che invece avrebbe la possibilit\u00e0 di sviluppare in condizioni di maggiore libert\u00e0 e attraverso lo svolgimento di attivit\u00e0 risocializzanti.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12874152\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Le donne straniere presenti in carcere sono 732 su 2.392, vale a dire il 30,6% della popolazione femminile detenuta, mentre le donne straniere sottoposte a misure extracarcerarie sono solo il 18,8% (pari a 2.657)[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Solo 33 sono le donne in semilibert\u00e0, la quasi totalit\u00e0 (31) condannata dallo stato detentivo. Non stupisce il numero particolarmente esiguo che contraddistingue tale misura alternativa, il cui limitato impiego si \u00e8 infatti mantenuto sempre pressoch\u00e9 stabile ed invariato nel corso degli anni, anche nei confronti degli uomini.<br \/>\nAncora pi\u00f9 contenuto, tuttavia, \u00e8 il ricorso alle sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi: nessuna donna si trova in semidetenzione e solo 16 sono in libert\u00e0 controllata. Segnale eloquente di un malfunzionamento sistemico della normativa che ne disciplina l\u2019applicazione. Anche in questo caso, infatti, i numeri bassi si registrano altres\u00ec sul versante maschile (un solo uomo in semidetenzione e 94 in libert\u00e0 controllata).<br \/>\nLe donne sottoposte alla misura di sicurezza della libert\u00e0 vigilata si attestano a 295.<br \/>\nIl 12,6% dell\u2019area penale esterna femminile \u00e8 costituito inoltre dal lavoro di pubblica utilit\u00e0, astrattamente previsto sia in caso di inosservanza della legge sugli stupefacenti sia in caso di infrazione del codice della strada. La prestazione di un\u2019attivit\u00e0 non retribuita a favore della collettivit\u00e0 riguarda, per\u00f2, solo in minima parte le donne colpevoli di non aver rispettato la normativa sulle sostanze stupefacenti o psicotrope, rappresentando il 6,9% delle beneficiarie di tale misura. Il restante e maggioritario 93,1% concerne invece le donne responsabili di reati in violazione delle regole sul comportamento stradale.<br \/>\nUn altro elemento da non sottovalutare, ma anzi alquanto significativo, \u00e8 l\u2019area geografica di provenienza delle donne complessivamente in carico agli UEPE. Attraverso un agile confronto con le donne straniere presenti in carcere (732 su 2.392, vale a dire il 30,6% della non cos\u00ec ampia popolazione femminile detenuta), \u00e8 difatti possibile notare una marcata sproporzione rispetto alle donne straniere sottoposte a misure extracarcerarie: al cospetto di un\u2019area penale esterna composta da ben 14.146 donne, solo il 18,8% (pari a 2.657) \u00e8 costituito da donne non italiane.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12873500\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]Considerata tale irrisoria percentuale, allora, non sarebbe poi cos\u00ec azzardato desumere una malcelata diffidenza che induce a guardare con circospezione, e di conseguenza a sfavorire, le autrici di reato di origine straniera, spesso etichettate aprioristicamente come socialmente pericolose. Non \u00e8 altro che il riflesso di una societ\u00e0 discriminatoria e di un sistema politico e socio-economico di estrema rigidit\u00e0 nei confronti delle donne appartenenti alle fasce pi\u00f9 deboli e svantaggiate, un contesto che, invece di includere appianando le differenze, mira a stigmatizzare e respingere i soggetti gi\u00e0 marginalizzati. Sebbene, pertanto, secondo le statistiche, le donne straniere commettano reati meno gravi e siano quindi destinatarie di pene pi\u00f9 miti, di fatto risultano avere meno occasioni di fruire delle opportunit\u00e0 di reintegrazione sociale, a volte anche per l\u2019oggettiva impossibilit\u00e0 di godere di un riferimento abitativo stabile. L\u2019esclusione delle donne straniere dal circuito extracarcerario, allora, sembra essere strettamente collegata non tanto ad una valutazione individualizzata e scevra da pregiudizi, quanto alla loro concreta condizione di isolamento e assenza di una rete sociale, assenza che lo Stato non sembra in grado di colmare.<br \/>\nDelle poche donne straniere in esecuzione penale esterna, inoltre, pi\u00f9 della met\u00e0 (esattamente il 54,6%) giunge dal continente europeo, mentre le provenienze dall\u2019Africa (soprattutto quella Settentrionale e Occidentale) e dall\u2019America (in particolar modo la zona Centro-meridionale) tendono a equivalersi, rappresentando rispettivamente il 17,2% e il 20,1% e perci\u00f2 superando di gran lunga l\u2019Asia (il 7,8%) e l\u2019Oceania, con solamente 3 donne prese in carico. Anche qui si avverte l\u2019ennesima divergenza rispetto alla situazione maschile, dove i principali Paesi di provenienza degli uomini in area penale esterna si suddividono piuttosto equamente tra il continente europeo (il 41,8%) e quello africano (il 38%).<br \/>\nMeritevole di considerazione, oltre la nazionalit\u00e0, \u00e8 infine anche l\u2019et\u00e0 delle interessate. Se le ragazze dai 18 ai 20 anni figurano come la minoranza, raggiungendo un modesto 0,7%, in cima all\u2019estremo opposto si colloca invece la fascia compresa tra i 30 e i 49 anni, e pi\u00f9 precisamente a spiccare su tutte \u00e8 quella tra i 45 e i 49 anni (il 13,2%), indice probabilmente di una maggiore presenza, in misura alternativa, di madri con figli piccoli.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12874235\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]L\u2019allontanamento dalla famiglia, infatti, \u00e8 solo una delle conseguenze negative in cui pu\u00f2 incorrere una persona, in particolare una donna su cui solitamente grava il lavoro di cura e genitoriale, in caso di detenzione in carcere. Ricorrere quindi alla mera reclusione carceraria di fronte a reati generalmente di lieve entit\u00e0, come quelli in linea di massima commessi da donne, non solo significa non rispettare il principio di proporzionalit\u00e0 della pena, ma pu\u00f2 risultare persino dannoso per la donna stessa che, oltre a vedersi spezzati i legami familiari, rischia di subire la riprovazione sociale e di perdere un lavoro che difficilmente riuscir\u00e0 a recuperare una volta fuori di prigione. Allo stesso tempo, tuttavia, l\u2019esecuzione penale esterna, se da un lato si iscrive nella pi\u00f9 opportuna ottica di contrasto della recidiva, di riabilitazione e risocializzazione, dall\u2019altro lato potrebbe rimanere lettera morta se non accompagnata da una contestuale decongestione della struttura penitenziaria e da un sistema di strumenti e risorse che ne permettano un pi\u00f9 facile accesso ed il buon funzionamento.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Se la stessa Costituzione, al terzo comma dell\u2019art. 27, si preoccupa di declinare il termine \u201cpena\u201d al plurale, un ruolo fondamentale dovrebbe essere svolto dagli Uffici di esecuzione penale esterna (UEPE) che, in collaborazione con l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria, permettono agli autori di reati \u2013 uomini e donne \u2013 di avvalersi di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":5975,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6300"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6300"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6300\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7160,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6300\/revisions\/7160"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5975"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6300"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6300"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6300"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}