{"id":6414,"date":"2023-03-01T16:11:45","date_gmt":"2023-03-01T15:11:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione-femminile\/i-numeri-della-detenzione-femminile-2\/"},"modified":"2023-06-05T11:39:07","modified_gmt":"2023-06-05T09:39:07","slug":"carceri-e-sezioni-femminili-attivita-e-vita-interna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/carceri-e-sezioni-femminili-attivita-e-vita-interna\/","title":{"rendered":"L\u2019Osservatorio di Antigone nelle sezioni femminili d\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;]<h4 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h4 autore\" style=\"\"><span>Alessio Scandurra<\/span><\/h4>[vc_column_text]<!-- Simple Share Buttons Adder (8.5.4) simplesharebuttons.com --><div class=\"ssba-classic-2 ssba ssbp-wrap aligncenter ssbp--theme-1\"><div style=\"text-align:N\"><span class=\"ssba-share-text\">Share this...<\/span><br\/><a data-site=\"facebook\" class=\"ssba_facebook_share ssba_share_link\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?t=L\u2019Osservatorio di Antigone nelle sezioni femminili d\u2019Italia&u=https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6414\"  style=\"color:; 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Se si guarda al complesso dei 95 istituti visitati da Antigone nel 2022, compresi dunque anche quelli solo maschili, la percentuale scende al 39,4%. Se poi si guarda a quelli che ospitano solo uomini le percentuale scende ulteriormente, calando al 31%. Gli istituti che ospitano donne sono dunque mediamente pi\u00f9 recenti, anche se non mancano gli istituti ospitati in edifici \u201cstorici\u201d, come Trani o Venezia Giudecca.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12972058\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]Questo, come sempre, ha conseguenze positive e negative. Da un lato gli edifici dovrebbero presentarsi in condizioni migliori e disporre degli spazi indispensabili ad un&#8217;idea moderna di detenzione (aule didattiche, laboratori, spazi all\u2019aperto, etc.), anche se non \u00e8 sempre cos\u00ec. Dall\u2019altro gli istituti pi\u00f9 recenti sono realizzati generalmente fuori dal contesto urbano, sono meno raggiungibili dai parenti di chi vi \u00e8 detenuto ma anche da tutta quella comunit\u00e0 di persone, dipendenti del carcere, medici, operatori del terzo settore, insegnanti, volontari, che danno maggiore o minore sostanza al mandato rieducativo della pena, che certamente i soli muri non possono realizzare.<br \/>\nLa presenza media di donne, negli istituti in cui sono ospitate, durante le visite da noi svolte era di 48 donne detenute. Decisamente poche, e questa \u00e8 probabilmente la cifra distintiva della detenzione femminile. Nelle carceri che ospitano soli uomini la presenza media registrata era di 313 presenti, dunque pi\u00f9 di sei volte tanto, ed ovviamente questo non pu\u00f2 non incidere sulle modalit\u00e0 di gestione della detenzione e di svolgimento della vita interna che proveremo a descrivere in seguito. A ci\u00f2 si aggiunga che gli istituti che ospitano anche donne sono mediamente pi\u00f9 grandi (422 presenti in media) rispetto a quelli che ospitano solo uomini.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Il bidet, previsto esplicitamente dal regolamento del 2000 i reparti femminili, \u00e8 garantito solo nel 66% degli istituti dove sono ospitate donne[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>Le celle<\/strong><br \/>\nLe \u201ccamere di pernottamento\u201d che ospitano le donne generalmente, per forme e dimensioni, non differiscono molto da quelle che ospitano gli uomini. All\u2019interno di ciascun istituto le celle tendono a seguire tutte lo stesso modello, chiunque ospitino, e spesso si assomigliano molto anche tra istituti diversi. D\u2019altro canto l\u2019idea stessa di istituti, o sezioni, femminili, non va sopravvalutata nel suo significato strutturale. Diversi istituti o sezioni che oggi ospitano donne prima ospitavano uomini, o viceversa. I cambi di destinazione non sono frequenti, ma non sono nemmeno rarissimi e generalmente non comportano particolari interventi di adeguamento. Nei reparti femminili le condizioni strutturali sono per\u00f2 spesso migliori, come se venissero ristrutturate pi\u00f9 di frequente, e solitamente appaiono anche pi\u00f9 pulite e pi\u00f9 curate.<br \/>\nL\u2019affollamento delle sezioni femminili, rilevato durante le nostre visite, \u00e8 risultato essere sostanzialmente analogo a quello dei reparti maschili. 115% per le donne, 113,7% per gli uomini.<br \/>\nSecondo il Regolamento di esecuzione dell\u2019Ordinamento penitenziario del 2000 i servizi igienici sono \u201cforniti di acqua corrente, calda e fredda, sono dotati di lavabo, di doccia\u201d e aggiunge, con riguardo alle donne \u201cin particolare negli istituti o sezioni femminili, anche di bidet\u201d. Sempre il regolamento di esecuzione prevedeva che gli interventi di adeguamento strutturale necessari per rispettare queste norme avvenissero \u201centro cinque anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento\u201d. Dunque entro il 2005. Sono passati pi\u00f9 di 15 anni, ma come stanno di fatto oggi le cose?<br \/>\nCominciamo dalle docce, che sono ormai presenti in cella nel 60% degli istituti che ospitano anche donne, contro il 47,5% degli istituti che ospitano solo uomini. La norma appare dunque pi\u00f9 rispettata nei reparti femminili. Forse perch\u00e8, come dicevamo, sono generalmente di costruzione pi\u00f9 recente, ma non mancano eccezioni rilevanti. Non ci sono le docce in cella ad esempio nel carcere femminile di Trani, che \u00e8 certamente un edificio storico, ma anche nel pi\u00f9 grande carcere femminile d\u2019Italia, la Casa Circondariale femminile &#8220;G. Stefanini&#8221; di Roma Rebibbia, inaugurato nel 1973, mancano le docce in molte celle. Nel reparto &#8220;Camerotti&#8221;, costituto da 3 piani, ogni piano con 12 celle da 4 posti letto, le docce sono in comune al piano, mentre nel reparto &#8220;Cellulare&#8221;, anch&#8217;esso su 3 piani, al primo piano, dove le celle sono singole, non c\u2019\u00e8 la doccia ma \u00e8 presente solo il wc, che non \u00e8 nemmeno in un vano separato dal resto della cella. Altri istituti di costruzione recente dove ci sono celle senza doccia nel reparto femminile sono ad esempio Reggio Emilia, aperto nel 1994, e Milano Bollate, aperto addirittura nel 2000.<br \/>\nCome dicevamo a Rebibbia ci sono celle in cui il wc non \u00e8 in un ambiente separato, ma lo \u00e8 sempre per fortuna nel 95,5% degli istituti o reparti femminili visitati, contro l\u201989,8% degli istituti esclusivamente maschili. Altra eccezione significativa \u00e8 la sezione femminile di San Vittore. Nel reparto al piano terra il wc \u00e8 alla turca e in due celle non c\u2019\u00e8 una porta a separare l\u2019ambiente con i letti da quello del bagno.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12949290\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]E infine il bidet, per il quale il regolamento del 2000 cita esplicitamente i reparti femminili, che \u00e8 garantito solo nel 66% degli istituti dove sono ospitate donne. Ma anche qui, tra gli istituti in cui manca, ci sono sezioni femminili importanti per dimensioni, come, ancora, Milano Bollate, istituto che ospita 140 detenute, o Milano San Vittore, che ne ospita 79. [\/vc_column_text][vc_column_text]<strong>Il personale <\/strong><br \/>\nCome abbiamo detto gli istituti che ospitano anche donne sono mediamente pi\u00f9 grandi e dunque, alla luce della nostra esperienza, ci si aspetterebbe che presentino maggiori carenze di organico, soprattutto di polizia, sia in rapporto alla popolazione detenuta che alle piante organiche. Cos\u00ec \u00e8 infatti nella maggioranza degli istituti pi\u00f9 grandi. Guardando alle carceri che ospitano donne questa tendenza non si osserva, ed \u00e8 vero semmai il contrario.<br \/>\n\u00c8 pi\u00f9 facile incontrare un direttore incaricato in via esclusiva negli istituti che ospitano anche donne (70,5%) rispetto a quelli che ospitano solo uomini (45,8%). Altrettanto per i vicedirettori. Ce n\u2019\u00e8 uno o pi\u00f9 nel 34,9% degli istituti dove sono ospitate donne contro il 21,5% di quelli che ospitano solo uomini. Questo pu\u00f2 non sorprendere, trattandosi di istituti pi\u00f9 grandi e dalla gestione pi\u00f9 complessa. Ma negli istituti o sezioni femminili \u00e8 maggiore anche la presenza del personale di polizia, che copre l\u201986% della pianta organica, con in media un agente ogni 1,6 detenuti, contro l\u201982,5% di copertura della pianta organica degli istituti che ospitano solo uomini, con in media un agente ogni 1,8 detenuti. Discorso analogo per gli i funzionari giuridico pedagogici, generalmente noti come educatori.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12949393\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]Negli istituti che ospitano donne \u00e8 coperto il 77% della pianta organica, con in media un educatore ogni 87 detenuti. Non sono numeri confortanti, ma negli istituti che ospitano solo uomini la situazione \u00e8 lievemente peggiore, con una copertura della pianta organica del 67% e una media di 89 detenuti ogni educatore.<br \/>\n[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Le donne con diagnosi psichiatriche gravi sono il 12,4% delle presenti, contro il 9,2% dei presenti negli istituti in cui ci sono solo uomini, e fanno regolarmente uso di psicofarmaci addirittura il 63,8% delle donne presenti, contro il \u201csolo\u201d 41,6% degli uomini[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]<strong>La salute<\/strong><br \/>\nNon \u00e8 semplice fare un quadro aggregato, una fotografia unica, per le decine di situazioni diverse che si osservano girando per le carceri italiane. Contano le dimensioni dell\u2019istituto (un istituto piccolo ha generalmente meno servizi interni e si appoggia di pi\u00f9 sull\u2019esterno) la sua collocazione (una grande distanza dall\u2019ospedale rende ad esempio pi\u00f9 difficile fare affidamento sui servizi sanitari esterni) le caratteristiche della popolazione detenuta (pi\u00f9 o meno giovane, nazionalit\u00e0, etc.) le relazioni con l&#8217;asl e la regione stessa in cui l\u2019istituto si trova. Questi ed altri fattori fanno s\u00ec che, nell\u2019accesso alla salute, i detenuti incontrino in luoghi diversi ostacoli diversi.<br \/>\nMa alcune differenze tra istituti maschili e femminili appaiono evidenti gi\u00e0 quando si considera la possibilit\u00e0 di accesso ai servizi essenziali. \u00c8 infatti presente un servizio medico 24 ore su 24 nel 75% degli istituti che ospitano donne, contro il 61% di quelli che ospitano solo uomini.<br \/>\nQuanto alla presenza di specialisti, come in ogni istituto il pi\u00f9 presente \u00e8 certamente lo psichiatra. Vengono erogate in media nelle carceri che ospitano donne 11 ore di assistenza psichiatrica ogni 100 presenze, contro le 7 degli istituti che ospitano solo uomini. Analogo il discorso per sostegno psicologico: 22 ore alla settimana ogni 100 detenuti negli istituti dove ci sono anche donne, rispetto alle 13 di quelli dove ci sono solo uomini.<br \/>\nD\u2019altronde anche il disagio psichico appare maggiore tra la popolazione detenuta femminile. Le donne con diagnosi psichiatriche gravi sono il 12,4% delle presenti, contro il 9,2% dei presenti negli istituti in cui ci sono solo uomini, e fanno regolarmente uso di psicofarmaci addirittura il 63,8% delle donne presenti, contro il \u201csolo\u201d 41,6% degli uomini.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12949553\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]Sono inoltre in trattamento per tossicodipendenze il 14,9% delle donne detenute, contro il 18,7% degli uomini.<br \/>\nQuanto ai servizi di salute specificamente destinati alle donne, \u00e8 presente un servizio di ginecologia nel 66,7% degli istituti che ospitano donne. Dove non c\u2019\u00e8, compresi istituti importanti come San Vittore, con 79 donne presenti, o Palermo \u201cPagliarelli\u201d, con 66 donne presenti, si chiama lo specialista quando necessario o ci si reca all\u2019esterno.<br \/>\n\u00c8 infine presente un servizio di ostetricia per le donne detenute nel 31,8% degli istituti dove sono ospitate.<br \/>\n[\/vc_column_text][vc_column_text]<strong>I bambini in carcere<\/strong><br \/>\nI bambini negli istituti che abbiamo visitato erano in totale 17, distribuiti in 5 istituti: 10 dell&#8217;Istituto a custodia attenuata per detenute madri (ICAM) di Lauro, 3 nell\u2019ICAM di Torino, un struttura situata all&#8217;interno del carcere in uno spazio attiguo alla palazzina della direzione, 2 a Roma Rebibbia, nella sezione nido, 1 a Venezia Giudecca, nella sezione ICAM e 1 a Lecce, dove al momento della visita era presente una donna con una figlia di 2 anni, ospitate in una zona del carcere separata dalle altre donne detenute. A Lecce non \u00e8 presente una vera e propria sezione nido, ma solo uno spazio dove sono allocati una culla, un fasciatoio e dei giochi per bambini. Non sono organizzate attivit\u00e0 e programmi per madri con figli, dal momento che le madri detenute solitamente sono solo in transito per periodi brevi.<br \/>\nQuanto alla differenza tra gli ICAM, come quelli di Lauro o di Torino, e le sezioni nido, come quelle di Rebibbia o di Firenze Sollicciano (vuota al momento della nostra visita), questa non appare significativa. Si tratta comunque di spazi essenzialmente penitenziari arredati ed organizzati per rispondere al meglio ai bisogni delle madri e dei bambini, e l\u2019assegnazione all\u2019una o all\u2019altra struttura dipende esclusivamente da esigenze di spazio e di vicinanza al territorio di provenienza, non certo perch\u00e9 alle custodie attenuate siano destinate mamme \u201cdiverse\u201d, ad esempio per esigenze di sicurezza, di quelle ospitate ne nelle sezioni nido in carcere.<br \/>\nNon ci sono volontari che facciano uscire i bambini dal carcere, anzitutto per portarli al nido, nel 53,7% degli istituti, ma tra questi nessuno ospitava bambini al momento della nostra visita, con l\u2019unica eccezione, come dicevamo sopra apparentemente accidentale e transitoria, di Lecce.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 disponibilit\u00e0 di un pediatra nel 48,8% degli istituti dove sono ospitate donne, ma anche in questo caso tra questi istituti nessuno al momento della nostra visita ospitava anche bambini.[\/vc_column_text][vc_column_text]<strong>Eventi critici<\/strong><br \/>\nNel corso dell\u2019anno precedente alle nostre visite negli istituti che ospitavano donne si sono registrati in media 7,2 isolamenti disciplinari ogni 100 donne presenti, contro i 15 degli istituti che ospitano solo uomini, mentre gli atti di autolesionismo tra le donne sono stati 31 ogni 100 donne presenti, pi\u00f9 del doppio dei 15 ogni 100 presenti registrati negli istituti che ospitano solo uomini.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12949898\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]Si tratta di un quadro certamente allarmante, indicativo di tensioni e difficolt\u00e0 nella gestione dei reparti femminili che forse non daremmo per scontate. Da un lato il ricorso alla pi\u00f9 grave tra sanzioni disciplinari, ovvero l\u2019isolamento (esclusione dalle attivit\u00e0 in comune), \u00e8 per fortuna limitato, e questo \u00e8 certamente un bene tenendo conto dei danni che l\u2019isolamento pu\u00f2 portare alla salute e all&#8217;equilibrio di qualunque persona. D\u2019altro canto il dato sugli autolesionismi nei reparti femminili, quasi doppio a quello degli uomini, \u00e8 indice di livelli di tensione e di malessere molto elevati e che evidentemente non riescono a trovare un ascolto adeguato da parte delle strutture.<br \/>\nI dati sul disagio psichico e sul consumo di psicofarmaci che riportavamo sopra lasciano intuire nella popolazione detenuta femminile livelli di fragilit\u00e0 e sofferenza, pregressa o legata all\u2019adattamento alla vita in carcere, estremamente elevati, pi\u00f9 alti che tra gli uomini, e di questo i frequenti atti di autolesionismo sono certamente un segnale.<br \/>\n[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12945462\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]Altrettanto sembrano dire i tentati suicidi, 3,7 ogni 100 detenuti negli istituti e nelle sezioni femminili, pi\u00f9 del doppio degli 1,6 degli istituti che ospitano solo uomini. Infine, il livello di violenza nei reparti femminili, anche questo certamente indicativo di tensioni e disagi, non \u00e8 da meno rispetto ai reparti maschili: 2,6 aggressioni al personale ogni 100 detenuti negli istituti che ospitano anche donne rispetto ai 2,7 degli istituti che ospitano solo uomini, e addirittura 7,7 aggressioni a danno di altri detenuti ogni 100 presenze negli istituti e reparti femminili contro le 5,5 degli istituti che ospitano solo uomini.<br \/>\nLa vita nei reparti femminili non appare affatto meno problematica dunque di quella che si incontra in qualunque reparto detentivo maschile d\u2019italia.<br \/>\n[\/vc_column_text][vc_column_text]<strong>Le attivit\u00e0 <\/strong><br \/>\nI dati disponibili rispetto alle attivit\u00e0 che si svolgono nei reparti detentivi femminili rappresentano uno dei pochi spiragli di luce di questa rilevazione. Come abbiamo detto si tratta di reparti che ospitano poche persone, in media meno di 50, e peraltro alle donne e agli uomini generalmente non \u00e8 consentito partecipare insieme alle stesse attivit\u00e0 trattamentali. Fatta eccezione infatti per la fruizione comune della messa o di spettacoli ed eventi, sono previste attivit\u00e0 in comune tra detenute e detenuti solo nel 10% degli istituti che ospitano donne. A Bollate \u00e8 prevista la partecipazione mista ad un&#8217;attivit\u00e0 di istruzione dedicata alle donne, a Sollicciano a taluni corsi formativi (ad esempio l&#8217;HCCP), a Bergamo e a Forl\u00ec al corso di teatro, a Mantova al laboratorio di poesia e a Pesaro al progetto di green therapy che si svolge all&#8217;interno della serra. Per il resto uomini e donne svolgono sempre attivit\u00e0 separate, ed essendo gli uomini molti e le donne poche, ci si aspetterebbe che per queste ultime siano organizzate meno attivit\u00e0, e dunque che pi\u00f9 donne restino senza nulla da fare. Apparentemente questo non \u00e8 vero.<br \/>\nI dati ufficiali dell&#8217;Amministrazione penitenziaria, aggiornati per le sole donne al 31 dicembre 2021, davano per occupate alle dipendenze dell\u2019amministrazione il 41% delle detenute, ed alle dipendenze di altri datori di lavoro l\u20198,6% delle presenti, contro il 31,2% ed il 4,2% del totale dei presenti. Insomma, non si pu\u00f2 certamente dire che le detenute in carcere abbiano meno opportunit\u00e0 di lavoro degli uomini.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12957444\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]Lavoro per le donne ce n\u2019\u00e8 forse un po\u2019 pi\u00f9 che per gli uomini, ma resta comunque insufficiente[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]Le donne che lavorano alle dipendenze dell\u2019amministrazione penitenziaria sono come sempre impegnate soprattutto nei servizi interni necessari alla gestione dell\u2019istituto, servizi che richiedono una bassa qualificazione e garantiscono solo un impegno ed una retribuzione limitati. Non mancano per\u00f2 significative eccezioni anche in questo ambito, come la grande azienda agricola di Rebibbia o il laboratorio sartoriale per le camicie per la Polizia Penitenziaria di Santa Maria Capua Vetere. Come sempre in carcere sono pi\u00f9 qualificanti e meglio retribuiti i lavori alle dipendenze di ditte esterne, che coinvolgono per\u00f2 una minoranza delle detenute lavoratrici. Tra queste si pu\u00f2 ad esempio segnalare la torrefazione nel carcere femminile di Pozzuoli, gestita dalla cooperativa La Lazzarelle che riesce anche ad impiegare detenute all\u2019esterno, o la rigenerazione di apparecchiature elettroniche per la ditta Linkem a Rebibbia. Ma si tratta di eccezioni. Nella maggior parte degli istituti o sezioni femminili non c\u2019\u00e8 nemmeno una donna che lavori in carcere per societ\u00e0 o cooperative esterne, e restano comunque istituti, come Sassari o Como, in cui nessuna detenuta lavora. Insomma, lavoro per le donne ce n&#8217;\u00e8 forse un po\u2019 pi\u00f9 che per gli uomini, ma resta comunque insufficiente.<br \/>\nQualcosa di simile emerge anche per le opportunit\u00e0 di formazione professionale. Decisamente insufficienti, secondo i dati del DAP coinvolgevano al 31 dicembre 2021 il 7,2% delle donne, me sempre meglio del misero 4,2% che alla stessa data si registrava per il totale dei presenti.<br \/>\n[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed flourish-chart\" data-src=\"visualisation\/12957676\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]Dove poi ci sono, a volte i corsi di formazione professionale appaiono appiattiti su stereotipi di genere che vedono le donne come maggiormente interessate a professioni come la pasticceria, la sartoria o il giardinaggio, ma certamente quello che pesa di pi\u00f9 \u00e8 la loro totale assenza nella larga maggioranza delle sezioni femminili.<\/p>\n<p>Uno sguardo infine ai corsi scolastici, ed anche qui i dati ufficiali vedono un maggior coinvolgimento delle donne, che arriva al 37,3% delle presenti contro il 32% degli uomini. Come meglio illustrato dai dati sotto, e nel contributo di questo rapporto interamente dedicato a lavoro, formazione ed istruzione, il coinvolgimento delle donne nelle attivit\u00e0 scolastiche \u00e8 maggiore nei gradi inferiori di istruzione, ma decresce mano a mano che si procede verso i gradi pi\u00f9 alti.<br \/>\n[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<div class=\"flourish-embed\" data-src=\"story\/1846839\"><script src=\"https:\/\/public.flourish.studio\/resources\/embed.js\"><\/script><\/div>\n<p>[\/vc_column_text][vc_column_text]Questo fenomeno pu\u00f2 trovare diverse spiegazioni, ma \u00e8 probabilmente qui che torna, con pi\u00f9 forza che altrove, il tema delle dimensioni dei reparti femminili. Non c\u2019\u00e8 motivo di supporre che le donne siano meno interessate ai corsi di istruzione di secondo livello. La verit\u00e0 \u00e8 che questi, negli istituti pi\u00f9 piccoli, generalmente non esistono, spesso con la giustificazione che non ci sono abbastanza donne interessate alla loro attivazione. Come dicevamo in realt\u00e0 molto piccole a volte non c\u2019\u00e8 quasi nulla da fare, come a Reggio Emilia, dove per le 12 donne detenute presenti il giorno della nostra visita non c\u2019erano corsi scolastici o professionali, ma solo laboratori di teatro, yoga e ricamo. O a Modena, dove alle 21 donne presenti erano proposti solo sport come la pallavolo e zumba e al momento della visita i corsi scolastici si erano interrotti per mancanza di partecipazione.<br \/>\nMa quando si prendono in considerazione istituti pi\u00f9 grandi, come ad esempio Perugia, con 49 detenute presenti alla data della nostra visita, si scopre quanto dicevamo sopra. Nella sezione femminile \u00e8 previsto solo un corso di alfabetizzazione che, al momento della visita, coinvolgeva 3 donne detenute. Non erano presenti corsi scolastici di secondo livello in quanto appunto pare non si raggiunga il numero di persone necessario alla loro attivazione. Viene per\u00f2 erogato un corso per acquisire competenze di base, sia scolastiche che professionali (\u201cCorso garanzie delle competenze\u201d) da una scuola di formazione della Regione Umbria insieme ai professori del CPIA, e le donne che vi partecipavano erano ben 13. La domanda di istruzione dunque c\u2019\u00e8, ma non basta per generare una risposta adeguata. Questo, pi\u00f9 forse di altri, \u00e8 il contesto in cui le donne scontano il loro essere esigua minoranza nella comunit\u00e0 penitenziaria.<br \/>\nPoche infine le donne in semilibert\u00e0, il 2% contro il 2,7% dei presenti negli istituti che ospitano solo uomini. E poche anche le donne al lavoro all&#8217;esterno in articolo 21, il 4% delle presenti contro il 4,3% registrato negli istituti che ospitano solo uomini.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text]\u00a0[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_empty_space height=&#8221;5px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/4&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;citazione&#8221;]La presenza media di donne, negli istituti in cui sono ospitate, durante le visite da noi svolte era di 48 donne detenute[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;3\/4&#8243;][vc_column_text]In vista della preparazione del primo rapporto di Antigone sulle donne detenute, nel corso del 2022 il nostro Osservatorio sulle condizioni di detenzione degli adulti, che ogni anno [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":5975,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0},"categories":[9],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6414"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6414"}],"version-history":[{"count":18,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6414\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7163,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6414\/revisions\/7163"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5975"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6414"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6414"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoantigone.it\/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6414"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}