Numeri

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1024 576 XVIII rapporto sulle condizioni di detenzione

 

Numeri del carcere

Anche quest’anno nel nostro rapporto molto spazio verrà dedicato alla presentazione dei numeri del carcere, ricavati sia delle fonti ufficiali, ed in particolare dall’Ufficio statistico del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, sia dai dati che i nostri osservatori hanno raccolto durante le visite di monitoraggio fatte in 96 carceri nel corso del 2021.

Iniziamo però dai dati ufficiali, per guardare anzitutto alle presenze in carcere nel corso degli ultimi anni. Come si vede sotto il totale dei presenti, drasticamente sceso durante il primo anno della pandemia, è tornato a crescere. Si è passati dalle 53.364 presenze della fine del 2020 alle 54.134 della fine del 2021. A fine Marzo i detenuti nelle nostre carceri erano 54.609. Le donne erano 2.276, il 4,2% dei presenti, gli stranieri 17.104, il 31,3% dei presenti.

Il tasso di affollamento ufficiale medio era del 107,4%, ma entrambi questi aggettivi, ufficiale e medio, vanno tenuti ben presenti.

Il tasso di affollamento ufficiale medio era del 107,4%, ma entrambi questi aggettivi, ufficiale e medio, vanno tenuti ben presenti.

Ufficiale, perchè nei fatti, a causa di piccoli o grandi lavori di manutenzione, la capienza reale degli istituti è spesso inferiore a quella ufficiale. Solo in Toscana ad esempio al “Gozzini” di Firenze sono in corso da diverso tempo dei lavori di ristrutturazione finalizzati a dotare di docce e acqua calda le celle della seconda sezione. A “le Sughere” di Livorno sono stati avviati lavori di ristrutturazione che porteranno all’apertura di 8 nuove sezioni e al raddoppiamento della popolazione penitenziaria presente in istituto, che non a caso al momento presenta un tasso di affollamento ufficiale del 67%, poco più della metà di quello nazionale. Il tasso di affollamento reale è dunque certamente più alto.

Va inoltre sempre tenuto presente che, se 107,4% è il tasso ufficiale medio di affollamento, in alcune regioni il tasso di affollamento medio è decisamente più alto (Puglia: 134,5%, Lombardia: 129,9%) mentre alcuni istituti presentano tassi di affollamento analoghi a quelli che si registravano al tempo della condanna dell’Italia da parte della CEDU. Per restare in Lombardia a fine marzo l’affollamento a Varese era del 164%, a Bergamo e a Busto Arsizio del 165% e a Brescia “Canton Monbello” addirittura del 185%. Dati, evidentemente, molto lontani dalla media nazionale.

Andamento delle presenze

Come si vede sotto il dato delle presenze è da tempo oscillante. Ad una costante tendenza alla crescita si sono contrapposti in diversi momenti misure e sforzi straordinari per contenere il ricorso al carcere. È stato così ad esempio ai tempi della citata condanna all’Italia da parte della CEDU nel gennaio 2013, e di nuovo di recente a causa della pandemia, ma la tendenza di fondo, che torna sempre a vanificare questi sforzi, resta quella di una più o meno rapida crescita.

Ingressi, che sono passati dai 92.800 del 2008 addirittura ai 35.280 del 2020, per poi risalire per la prima volta in molti anni e fermarsi a 36.539 nel 2021

Come si vede questa tendenza alla crescita è ripresa dal 2015 in poi, nonostante si continuasse a registrare nel frattempo un netto calo negli ingressi, che sono passati dai 92.800 del 2008 addirittura ai 35.280 del 2020, per poi risalire per la prima volta in molti anni e fermarsi a 36.539 nel 2021. Il dato è sorprendente. Il calo degli ingressi è certamente frutto delle misure adottate dal 2012 in poi per il contrasto del cosiddetto fenomeno delle “porte girevoli”, l’ingresso in carcere di persone per periodi brevi o brevissimi.

Ma come è possibile che tornino ad aumentare le presenze quando continuano a calare gli ingressi? Un primo indizio ce lo da il fatto che, come si vede sotto, negli ultimi anni si è registrato un innalzamento dell’età media della popolazione detenuta.

I detenuti con meno di 40 anni di età, che sono stati a lungo maggioranza tra la popolazione detenuta, dal 2015 sono minoranza, una percentuale che al 31 dicembre 2021 si fermava al 45%

I detenuti con meno di 40 anni di età, che sono stati a lungo maggioranza tra la popolazione detenuta, dal 2015 sono minoranza, una percentuale che al 31 dicembre 2021 si fermava al 45%. Gli over 40 erano dunque il 55%, gli over 60 il 9.5% mentre 10 anni prima non arrivavano nemmeno al 5%.

É cambiata anche la posizione giuridica dei detenuti, come si vede sotto, nonostante l’andamento oscillante delle presenze. Da tempo infatti si registra una costante tendenza alla riduzione del ricorso alla custodia cautelare e dunque in proporzione alla crescita tra i presenti di persone con una condanna definitiva. Erano il 69,6% dei presenti al 31 dicembre 2021, mentre 10 anni prima erano il 56,9%. Una crescia di 10 punti percentuali in 10 anni. 

E queste condanne definitive sono sempre più lunghe. Tra i presenti al 31 dicembre 2021 avevano subito una condanna definitiva uguale o superiore a 5 anni il 50% dei detenuti. Questa percentuale 10 anni prima era del 40%. Il 29% aveva subito una condanna a 10 o più anni. Erano il 21% nel 2011.

I detenuti sono sempre più in là con gli anni. Sono sempre più spesso definitivi e scontano condanne sempre più lunghe.

I detenuti sono dunque sempre più in là con gli anni, con tutte le implicazioni che questo comporta sia in termini di domanda di salute sia in termini di opportunità di reinserimento. Sono sempre più spesso definitivi e scontano condanne sempre più lunghe. Il che probabilmente spiega com’è possibile che calo degli ingressi e crescita delle presenze riescano ad andare a braccetto.

Gli spazi

Per guardare invece agli spazi in cui le persone detenute scontano queste pene, facciamo riferimento anzitutto ai dati raccolti negli istituti visitati nel 2021 dal nostro osservatorio. Si tratta di un campione, sostanzialmente casuale, di 96 istituti penitenziari sui 189 al momento in funzione, un campione assolutamente significativo, superiore al 50%, distribuito come si vede sotto.

Una prima caratteristica da segnalare degli istituti visitati è la loro età, decisamente avanzata. Il 39% di tutti gli istituti visitati nel 2021 è stato costruito prima del 1950, il 26% prima del 1900. Si tratta di strutture talvolta molto antiche, che prima di essere carceri sono stati conventi o caserme, e che presentano limiti notevoli sia dal punto di vista degli spazi detentivi che da quello degli spazi comuni o per le attività. Sostituirli non appare realistico e nemmeno sempre auspicabile: gli istituti più recenti, generalmente scaraventati in periferie remote, del tutto avulse dalla vita della città, spesso presentano problemi igienici e strutturali che non sono da meno di quelli degli istituti più vecchi. Girando per le carceri la necessità di interventi significativi di ristrutturazione, e di adeguamento al regolamento del 2000, appare quasi dappertutto evidente.

Le celle

A proposito del regolamento di esecuzione del 2000, di cui sarebbe urgente un aggiornamento, questo prescriveva che le “camere detentive” fossero dotate di doccia, riscaldamento adeguato ed acqua calda. Come si vede sotto in molti degli istituti da noi visitati ci sono ancora celle che non rispettano queste condizioni.

Ma come si vede abbiamo osservato anche dell’altro. Per quanto appaia incredibile ed anacronistico, nel 5% degli istituti visitati ci sono ancora celle in cui il wc non è in un ambiente separato, isolato da una porta, ma in un angolo della cella. A Carinola ad esempio, nel reparto destinato ai protetti, manca qualsivoglia divisorio tra il water, il lavabo ed il letto. A San Severo in Puglia il bagno è separato dal resto della stanza esclusivamente tramite pannello dell’altezza di circa 3 metri.

Da segnalare inoltre il fatto che, nel 25% degli istituti visitati, abbiamo trovato celle in cui non apparivano garantiti 3 metri quadri calpestabili per ciascun detenuto, creando condizioni di affollamento evidentemente invivibili.

In più di un terzo degli istituti i detenuti non hanno accesso settimanalmente alla palestra o al campo sportivo. Generalmente perché questi non ci sono o non sono agibili

Gli spazi comuni

La vivibilità delle celle è un aspetto fondamentale per chi è detenuto, dato che in cella molti detenuti finiscono per passare buona parte del proprio tempo. Ma un carcere non è fatto solo di celle, e la qualità della detenzione, e la sua capacità di influire positivamente sul percorso trattamentale della persona, dipende anche dalle caratteristiche degli spazi comuni. Anche questi purtroppo spesso inadeguati.

Come si vede sotto in più di un terzo degli istituti i detenuti non hanno accesso settimanalmente alla palestra o al campo sportivo. Generalmente perché questi non ci sono o non sono agibili. Non a caso se si guarda solo ai 47 istituti situati all’interno di un contesto urbano (generalmente quelli più vecchi) non è garantito l’accesso settimanale alla palestra nel 38% dei casi e al campo sportivo addirittura nel 51% dei casi.

Mancano spazi per le lavorazioni nel 32% degli istituti che abbiamo visitato, percentuale che sale al 45% negli istituti più vecchi, e nel 17% degli istituti visitati ci sono sezioni che non hanno spazi per la socialità. Chi può esce dalla sezione per andare a svolgere qualche attività, mentre gli altri se va bene passeggiano nel corridoio, altrimenti passano in cella tutta la giornata.

Infine nel 35% degli istituti visitati mancava o non era in funzione un’area verde per i colloqui all’aperto con i familiari.

Quando bisogna immagazzinare dei pacchi serve un magazzino. Se i pacchi sono troppi, serve un magazzino più grande, ma per i detenuti non vale, e non può valere, la stessa logica

Sovraffollamento o inadeguatezza?

Il quadro tracciato sopra, e quello che emerge dai capitoli successivi relativi alla caratteristiche della popolazione detenuta, alle attività che svolge, ed alla disponibilità di personale, crediamo imponga una riflessione sul concetto di sovraffollamento. Una riflessione che deve partire da un presupposto che ci auguriamo si possa dare per scontato: i detenuti non sono pacchi.

Quando bisogna immagazzinare dei pacchi serve appunto un magazzino. Se i pacchi sono troppi, serve un magazzino più grande, ma per i detenuti non vale, e non può valere, la stessa logica. Spesso si finge di credere che la soluzione al problema del sovraffollamento sia la costruzione di nuove carceri, ma generalmente poi su quel fronte si fa molto poco, e probabilmente non a caso.

La verità è che lo spazio, o la sua mancanza, è solo uno dei fattori che vanno considerati quando si parla di sovraffollamento. Per ospitare in maniera dignitosa le persone detenute non serve solo spazio, ma anche personale, attività, opportunità trattamentali, risposte alla domanda di salute o a quella di inclusione sociale, il sostegno della comunità locale. Dove queste risorse non sono adeguate alle presenze il carcere andrebbe considerato sovraffollato comunque, anche se il mero spazio fisico fosse sufficiente. E quando si creano nuovi spazi detentivi bisogna poi riempirli di tutti questi contenuti. Altrimenti accade quello che purtroppo ci dicono i dati presentati qui sotto.

Al 31 dicembre 2021, dei detenuti presenti nelle carceri italiane, solo il 38% era alla prima carcerazione. Il restante 62% in carcere c’era già stato almeno un’altra volta. Il 18% c’era già stato addirittura 5 o più volte.

Quello che chiamiamo sovraffollamento è anche il frutto dell’inadeguatezza dell’offerta trattamentale e di una carcerazione che acutizza i problemi anziché risolverli

La percentuale di chi ci è stato più volte cala per gli stranieri, ma sale preoccupantemente per gli italiani, per i quali si immagina che i percorsi di reinserimento sociale siano più facili. Mentre i dati sulla recidiva sono difficili da reperire, presuppongono il seguire per diversi anni il percorso delle persone scarcerate, questo quadro del numero di carcerazioni precedenti delle persone detenute parla comunque da se: le persone tornano troppo spesso in carcere, immaginiamo tutt’altro che volentieri.

E quello che chiamiamo sovraffollamento è probabilmente anche il frutto dell’inadeguatezza dell’offerta trattamentale e di una carcerazione che acutizza i problemi anziché risolverli. Sovraffollamento e inadeguatezza sono probabilmente due facce della stessa medaglia.