Istruzione

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1024 538 Diciannovesimo rapporto sulle condizioni di detenzione

Istruzione

L’art. 19 Ord. Pen. stabilisce che l’istruzione intramuraria deve avere nei programmi e nei metodi di insegnamento le stesse caratteristiche della scuola esterna

L’istruzione è una delle attività di tipo trattamentale di fondamentale importanza per le persone detenute, disciplinato dall’art. 19 l. 354/1975 e art. 44 D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230, poiché rappresenta uno strumento di promozione della personalità in un’ottica di reinserimento sociale. L’art. 19 Ord. Pen. stabilisce che l’istruzione intramuraria deve avere nei programmi e nei metodi di insegnamento le stesse caratteristiche della scuola esterna e prevedere, almeno sulla carta, la possibilità per i detenuti-studenti di effettuare un percorso che parta dalla scuola primaria e arrivi fino all’Università.

L’organizzazione dei percorsi di scuola primaria e di certificazione linguistica (Percorsi di primo livello) e dei percorsi di istruzione secondaria (Percorsi di secondo livello) è deputata ai CPIA – Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti – sulla base di specifici accordi con le istituzioni scolastiche. I CPIA possono inoltre proporre un ampliamento dell’offerta formativa mediante accordi con le Regioni, gli Enti locali e con altre strutture formative accreditate dalle Regioni.

I percorsi di istruzione di primo livello si articolano in due periodi didattici, rispettivamente finalizzati al conseguimento a) del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione – ex licenza media inferiore – e b) al conseguimento delle competenze di base afferenti al biennio dei corsi di scuola media superiore.

Per quanto riguarda l’offerta formativa dei detenuti stranieri si prevede inoltre lo svolgimento di percorsi di alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana finalizzati al conseguimento di una certificazione attestante il raggiungimento di un livello di conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello A2 del Quadro comune europeo (art. 4, comma 1, lett.c del Regolamento).

I percorsi di istruzione di secondo livello sono volti al conseguimento del diploma di istruzione tecnica, professionale e/o artistica e si articolano in tre periodi didattici, rispettivamente finalizzati a) all’acquisizione della certificazione per l’ammissione al secondo biennio del liceo artistico e/o dei percorsi degli istituti tecnici o professionali, in relazione all’indirizzo scelto dallo studente; b) all’acquisizione della certificazione per l’ammissione all’ultimo anno del liceo artistico e/o dei percorsi degli istituti tecnici o professionali, in relazione all’indirizzo scelto dallo studente; c) all’acquisizione del diploma di liceo artistico e/o di istruzione tecnica o professionale, in relazione all’indirizzo scelto dallo studente.

Scuola

Se guardiamo agli ultimi dati elaborati dal Ministero della Giustizia al 30 giugno 2022, vediamo che nell’anno scolastico 2021 – 2022 sono stati erogati in totale 1.735 corsi scolastici per un totale di 17.324 persone iscritte (di cui 7.550 stranieri) e che la percentuale dei detenuti iscritti che riesce ad ottenere la promozione si attesta al 48,8%.

Rispetto al numero di persone straniere iscritte a corsi di istruzione, vediamo come quest’ultimo si concentri soprattutto nel primo livello (5.941 detenuti stranieri). Tra costoro, 3.521 risultano iscritti a corsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana, in percentuale decisamente più elevata rispetto al totale della popolazione detenuta iscritta a tale percorso didattico, pari a 3.860 unità. Le motivazioni principali sono correlate alla necessità di apprendere la lingua e talvolta al non riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero.
Se confrontiamo il raggiungimento della promozione a fine percorso notiamo che, in media, i detenuti iscritti al primo livello didattico riportano una percentuale di raggiungimento inferiore (40,2 %) rispetto ai detenuti iscritti al secondo livello di istruzione (scuola media superiore) che si attesta invece al 59,1%.

Università

Oltre ai corsi di scolarizzazione, i detenuti possono anche iscriversi ai corsi universitari. L’organizzazione dei corsi universitari in carcere è considerata una buona pratica italiana rispetto ad altri contesti internazionali, dove non è sempre garantita né prevista.

Nelle città con Università grandi o particolarmente attente al mondo penitenziario si sono sviluppati nel corso del tempo i Poli Universitari Penitenziari, che sono organizzati in un coordinamento chiamato Conferenza Nazionale dei Poli Universitari Penitenziari (CNUPP) istituita presso la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane). Oggi la CNUPP conta 43 Università. Il bilancio del monitoraggio svolto dalla CNUPP sull’anno accademico 2021-2022 è il seguente: 1.246 studenti universitari iscritti (1.201 uomini e 45 donne), di cui 1.114 detenuti in 91 istituti penitenziari e 132 in esecuzione penale esterna. Fra gli studenti detenuti non mancano quelli in regime di alta sicurezza (449) e quelli sottoposti al regime previsto dall’art. 41-bis dell’Ordinamento Penitenziario (33). L’86% degli iscritti ha optato per un corso di laurea triennale e fra questi 29 hanno conseguito la laurea nell’anno solare 2021. Il 12% ha preferito invece un corso di laurea magistrale o a ciclo unico e in 10 hanno conseguito il diploma di laurea nel 2021. Infine il 2% era iscritto a un corso post-laurea.
Rispetto agli iscritti per aree disciplinari, la CNUPP riporta che nell’anno accademico 2021/2022 la maggior parte fosse iscritta a corsi di laurea dell’area politica sociale (27%) seguiti dall’area letteraria-artistica (18%), giuridica (16%), agro-alimentare (10%), psico -pedagogica (8%), storico-filosofica (8%), economica (7%), scienze, tecnologie, ingegneria, matematica (4%) e infine medico-sanitaria (2%).

Nel corso degli anni il numero degli iscritti è andato sempre aumentando passando da 796 nell’anno accademico 2018-2019 (l’1,3 % dei 59.655 detenuti presenti al 31 dicembre 2018) a 1.246 in quello del 2021-2022 (il 2,3% dei 54.134 detenuti presenti al 31 dicembre 2021).

Nel corso dell’anno 2022 sono state effettuate 97 visite negli istituti penitenziari italiani da parte dell’Osservatorio Nazionale di Antigone. Rispetto alle visite effettuate dall’Osservatorio la media dei detenuti iscritti a corsi scolastici nell’anno 2022 è del 27,9%. I dati registrati sono in linea con quelli rinvenuti durante le visite effettuate negli anni precedenti: si evidenzia infatti una situazione piuttosto disomogenea e differenziata tra un istituto e l’altro. Vi sono istituti più virtuosi di altri, con una percentuale di detenuti iscritti a corsi scolastici che supera il 60%, come la Casa di Reclusione di San Gimignano (84.6%), la Casa Circondariale di Treviso (77.3%), la Casa Circondariale di Rimini (73%), la Casa di Reclusione di Volterra (66.3%) e la Casa di Reclusione di Spoleto (65%), mentre altri decisamente meno virtuosi con una bassissima percentuale di iscritti. Tra questi segnaliamo la Casa Circondariale di Belluno (1.2%), la Casa Circondariale di Brindisi (5,1%), la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale (6.9%) e la Casa Circondariale dell’Aquila (7.4%).