Stranieri

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1024 538 Diciannovesimo rapporto sulle condizioni di detenzione

Stranieri

Il tema relativo ai flussi migratori è sicuramente foriero di accesi dibattiti con posizioni piuttosto nette che spesso sono fuorviate dalla narrazione filtrata dai mass media, la quale non sempre rispecchia la realtà. Un aiuto può venire dalla lettura dei dati che forniscono un adeguato supporto nel guardare il fenomeno nella giusta prospettiva, soprattutto sotto il profilo della criminalità attribuita alla figura dello straniero.

Rispetto ai dati forniti dall’ISTAT, in Italia al 1 gennaio 2022 gli stranieri residenti erano 5.193.669, secondo un trend che presenta una crescita rallentata, sotto le 200mila unità nel corso di tre anni.

Rispetto ai dati forniti dall’ISTAT, in Italia al 1 gennaio 2022 gli stranieri residenti erano 5.193.669, secondo un trend che presenta una crescita rallentata, sotto le 200mila unità nel corso di tre anni. Il XXVIII rapporto sulle migrazioni della fondazione ISMU riporta una moderata ripresa della crescita della popolazione straniera in Italia e, al contempo, una diminuzione della popolazione irregolare – 506.000 persone a fronte delle 519.000 dell’anno precedente (-2,5%). Secondo quanto riportato dal richiamato rapporto, tale riduzione si deve alla sanatoria 2020, di cui possiamo apprezzare oggi i risultati. Sempre la fondazione precisa che, tuttavia, mentre osserviamo un incremento degli occupati stranieri non assistiamo ad un consequenziale miglioramento delle condizioni reddituali delle persone straniere residenti in Italia.

Partendo da quanto riferito, si può ora passare alla valutazione dei dati afferenti le persone detenute straniere presenti in Italia. Rispetto al totale degli stranieri residenti – dato relativo all’inizio del 2023 – il tasso di detenzione è pari a circa 340 detenuti ogni 100mila unità, rispetto al tasso di detenzione dei detenuti italiani pari a circa 95 detenuti ogni 100mila abitanti.

Le persone detenute straniere corrispondono a 17.723 unità, con una percentuale rispetto al totale pari al 31,3% (sostanzialmente identica al medesimo dato rilevato lo scorso anno)

Rispetto al totale della popolazione detenuta in Italia, pari a 56.674 unità tra donne e uomini al 30.04.2023, le persone detenute straniere corrispondono a 17.723 unità, con una percentuale rispetto al totale pari al 31,3% (sostanzialmente identica al medesimo dato rilevato lo scorso anno), che presenta uno scarto in aumento in relazione all’ultimo mese (+0,3%). Si può dedurre come il dato sia stazionario e non si denotino tratti particolarmente rilevanti né in aumento né in diminuzione della popolazione detenuta straniera nel territorio, il che ulteriormente conferma come la narrazione dei mass media del fenomeno sia poi di fatto poco rispondente alla realtà.

Per ciò che concerne i dati regionali, questi sono utili per comprendere quale sia la distribuzione della popolazione detenuta che, si nota, si presenta come notevolmente disomogenea con una presenza massiccia di popolazione straniera concentrata negli istituti penitenziari del Nord-Italia, con percentuali che superano il 40% in molte Regioni, e percentuali che, di contro, non superano il 20% in tutte le regioni del Sud-Italia. Il Trentino e la Valle D’Aosta, come già rilevato nel precedente rapporto, mantengono le percentuali più elevate.

Calandosi nel dato specifico abbiamo che, al 30.04.2023, l’unico istituto della Valle d’Aosta, con un dato in lieve incremento rispetto allo scorso anno, presenta una percentuale di popolazione detenuta straniera pari al 61,4% e il Trentino Alto Adige una percentuale pari al 61%, entrambe superiori alla metà e con il dato più elevato sul territorio. Altre regioni con presenze notevolmente elevate sono la Liguria (54%), il Veneto (50,1%), l’Emilia Romagna (48,1%), la Lombardia (46,2%) e il Friuli Venezia Giulia (41,9%). La Toscana ha registrato un lieve decremento passando dal 47% dello scorso anno al 44,5%, mantenendo una presenza comunque elevata. Passando ora alle regioni che registrano presenze inferiori alla media abbiamo la Calabria (21,2%), l’Abruzzo (17,6%), la Basilicata (15,4%), la Sicilia (14,4%) e la Campania (12,4%).

La Casa di reclusione di Arbus “Is Arenas” (68,8%) e quella di Onani “Mamone” (71,1%), entrambe carceri sarde, continuano a registrare elevate presenze di detenuti stranieri ben sopra il 60%

Per ciò che concerne il confronto relativo ai singoli istituti penitenziari, anche qui la distribuzione dei detenuti stranieri è piuttosto variegata con altrettante differenze all’interno delle singole Regioni. La Casa di reclusione di Arbus “Is Arenas” (68,8%) e quella di Onani “Mamone” (71,1%), entrambe carceri sarde, continuano a registrare elevate presenze di detenuti stranieri ben sopra il 60%, secondo un trend che si era già registrato nello scorso rapporto. Presumibilmente la ragione dell’elevata percentuale di detenuti stranieri riscontrata all’interno di una Regione che registra, generalmente, un tasso inferiore alla media risiede nella circostanza che trattasi di case di reclusione destinate all’esecuzione delle condanne a pena definitiva e presso cui vengono collocati, a seguito di provvedimenti di trasferimento, detenuti precedentemente in attesa di giudizio presso altri istituti penitenziari. Su questa stessa linea di tendenza si possono citare la Casa circondariale di Cremona (68,03%), quella di Piacenza “San Lazzaro” (64,71%), di Alessandria “Cantiello e Gaeta” (64,5%), di Bolzano (64,2%), di Firenze “Sollicciano” (63,3%), la Casa di reclusione di San Remo N.C. (62,88%), la Casa circondariale di Padova (61,9%), quella di Trento “Spini di Gardolo” (59,9%), di Trieste (59,49%), Pistoia (59,4%), Verona “Montorio” (59,1%), Firenze “Mario Gozzini” (58,8%) e Perugia “Capanne” (58,5%).

Da ultimo, con l’intento di effettuare un utile raffronto rispetto ai dati rilevati nel precedente rapporto, uno sguardo va rivolto ai dati relativi alle presenze nei singoli istituti in termini assoluti. Le carceri che presentano il numero di detenuti stranieri più elevato sono le medesime dello scorso anno: la Casa circondariale di Torino “Lorusso e Cutugno” con 629 detenuti stranieri (46,83%), dato lievemente in decremento rispetto allo scorso anno ma che rimane il più elevato del Paese. Seguono Milano San Vittore con 562 detenuti stranieri (59,53%), anche in questo caso in diminuzione rispetto allo scorso anno, Roma Regina Coeli con 519 detenuti stranieri (51,23%) e Roma Rebibbia N.C. con 512 detenuti stranieri (33,44%), entrambe con una presenza in aumento in termini di valori assoluti. Si cita, infine, la Casa di reclusione di Milano Bollate con 502 detenuti stranieri (39,19%) in lieve decremento rispetto al dato rilevato lo scorso anno.

Posizione giuridica, reati, pene.

Anche il dato afferente la posizione giuridica dei detenuti stranieri si mostra sostanzialmente costante rispetto alle rilevazioni effettuate nel precedente rapporto. Al 30.04.2023 la maggioranza dei detenuti stranieri, 12.568 detenuti di cui 586 donne, risulta condannata con sentenza definitiva – su un totale di 41.628 detenuti condannati – con numeri lievemente in aumento rispetto allo scorso anno. Gli imputati sono 5.086, di cui 161 donne, e gli internati 69 di cui una donna. In totale vi sono 17.723 detenuti stranieri di cui 748 donne (il 4,22% del totale).

Rispetto alle pene residue si notano, anche quest’anno, a fronte dei dati forniti dal Ministero della Giustizia al 31.12.2022, delle profonde differenze nelle posizioni dei detenuti italiani e stranieri, chiaramente sovrarappresentati tra quanti eseguono condanne più brevi. Il dato più elevato riguardo alle pene residue si colloca tra 3 e 5 anni (8.110 detenuti) tra cui gli stranieri sono 2.236 (il 28,80%), mentre il dato più elevato relativo ai soli stranieri si colloca nelle pene residue inferiori a un anno – su 7.259 totali 3.052 sono stranieri, vale a dire il 42,04% – in particolare il 7,58% del totale delle persone detenute. Di contro, sono pochissimi i detenuti stranieri che presentano un residuo pena superiore ai 20 anni (solo lo 0,19%); del resto tale è anche il dato relativo alla totalità dei detenuti ristretti (1,13%).

Rispetto alle pene inflitte, al 31.12.2022 la popolazione detenuta condannata risultava pari a 40.269 unità; tra costoro, gli stranieri erano 12.221, pari al 30,35%. La categoria più numerosa era quella di coloro che scontavano una condanna compresa tra 5 e 10 anni (29,65% pari a 11.940 detenuti) e tra questi il 29,94% era rappresentato da stranieri (3.575 persone), pari all’8,88% del totale della popolazione detenuta. Il numero inferiore di stranieri si individuava nelle condanne all’ergastolo (solo 123 detenuti stranieri, pari allo 0,31% del totale della popolazione detenuta) e nelle condanne a pene detentive superiori ai 20 anni (solo 321 stranieri pari allo 0,80%). Per effettuare un efficace confronto con i dati rilevati lo scorso anno, bisogna altresì precisare che solo l’1% del totale della popolazione detenuta straniera risultava condannata all’ergastolo, a fronte del 4,61% del totale dei detenuti condannati, e il 2,63% aveva condanne superiori ai 20 anni rispetto al 6,60% del totale della popolazione detenuta.

Un aspetto particolarmente rilevante e che deve essere attentamente analizzato riguarda le tipologie di reato per le quali i soggetti stranieri sono detenuti. Al 31.12.2022 (dati più recenti forniti dal Ministero della Giustizia) tra i detenuti stranieri la maggioranza delle condanne continuano ad avere ad oggetto reati contro il patrimonio (8.951 condanne tra donne e uomini – 26,13%) – che figurano come categoria maggiormente rappresentata in generale, con 32.050 soggetti coinvolti rispetto ai quali i detenuti stranieri costituiscono il 27,92% – e reati contro la persona (7.609 tra donne e uomini – 22,21%) – con un totale di soggetti coinvolti pari a 24.402. Altre tipologie di reato altamente rappresentate nell’ambito dei detenuti stranieri afferiscono ai reati legati alla legge sulle droghe (5.811 tra donne e uomini – 16,96%) – ove i detenuti stranieri ricoprono una percentuale pari al 30,05% della totalità dei soggetti coinvolti tra italiani e stranieri (19.338 unità) – ai reati contro la pubblica amministrazione (3.466 – 10,12%), ai reati contro la fede pubblica (1.403 – 4,10%), ai reati contro la famiglia (1.338 – 3,91%), ai reati legati alla legge sugli stranieri (1.428 – 4,17%) – ove la totalità dei soggetti coinvolti è pari a 1.562 unità e, pertanto, la percentuale ricoperta da detenuti stranieri equivale al 91,42% – e ai reati contro l’amministrazione della giustizia (1.205 – 3,52%). Categorie di reato meno rappresentate riguardano i reati di associazionismo (solo 277 detenuti), che rappresentano lo 0,81% della totalità dei reati commessi da stranieri, a fronte di 9.068 soggetti coinvolti tra detenuti italiani e stranieri (ove i detenuti stranieri ricoprono una percentuale pari al 3,05%). Seguono i reati di prostituzione (358 – 1,05%), i reati contro il sentimento e la pietà dei defunti (100 – 0,29%), i reati di moralità pubblica (43 – 0,13%) e i reati contro l’economia pubblica (23 – 0,07%).

Provenienza geografica ed età.

Quanto alla provenienza geografica delle persone detenute, in Italia la presenza più massiccia è rappresentata da detenuti di origine marocchina (20,3%), seguiti da detenuti romeni (11,6%), albanesi (10,3%), tunisini (10,1%) e nigeriani (7,1%). Vi sono poi percentuali inferiori di detenuti egiziani (3,8%), senegalesi (2,7%), algerini (2,5%), gambiani (2,2%), pakistani (1,8%), peruviani (1,4%), ucraini (1,3%), bosniaci (1,1%), cinesi (1%), georgiani (1%), e altre nazionalità le cui percentuali si fermano sotto l’1%.

La nazionalità delle donne detenute – che al 31.12.2022 erano in totale 722 – maggiormente rappresentata è sicuramente la romena, con 184 donne detenute (25,48% sul totale delle donne detenute), e la nigeriana, con 111 donne detenute (15,37%). Anche questo dato non è di fatto mutato rispetto alle precedenti rilevazioni.

La popolazione straniera continua a registrare presenze di persone nettamente più giovani, in particolare tra i 30 e i 34 anni

Confrontando la presenza di detenuti per età si nota come, in generale, la rappresentanza maggiore, al 31.12.2022, sia costituita da persone di età compresa tra 50 e 59 anni (10.662 detenuti, di cui gli stranieri sono solo 1.742) ove invece la popolazione straniera continua a registrare presenze di persone nettamente più giovani, in particolare tra i 30 e i 34 anni, nello specifico 3.395 detenuti stranieri su un totale di 7.592 detenuti. La popolazione detenuta straniera continua a mostrarsi sostanzialmente più giovane della popolazione detenuta italiana e a presentare condanne nel complesso più brevi.

Spazi dedicati al culto

L’aspetto relativo al culto religioso di appartenenza e alle opportunità messe a disposizione dall’amministrazione penitenziaria affinché il detenuto possa proseguire nella coltivazione del proprio credo denotano l’attenzione riservata alla presenza, comunque importante, di detenuti stranieri nel nostro tessuto penitenziario.

Preliminarmente è opportuno considerare che, al 1 luglio 2022 secondo dati forniti dall’ISMU, in Italia i cristiani complessivamente rappresentavano, tra gli stranieri, la maggioranza assoluta degli stessi (53,1%), con una percentuale pari al 17,1% relativa agli immigrati cattolici. I musulmani rappresentavano, invece, una percentuale pari al 29,4% e, a seguire: buddisti (3,5%), induisti (2,1%), sikh (1,7%) e altre religioni (0,4%). Gli atei o agnostici si attestavano al 9,9%, pari ad un migrante ogni 10. L’ISMU ha fornito anche i dati secondo valori assoluti, nel senso di includere nel conteggio i minori, stimando che i musulmani erano pari ad 1.539.000, i cristiani ortodossi ad 1.524.000 e i cattolici ad 898.000.

Tanto premesso, rispetto agli spazi dedicati al culto presenti negli istituti penitenziari italiani per detenuti non professanti il culto cattolico, i dati parlano chiaro: solo il 22,7% degli istituti presenta degli appositi spazi. Per quanto riguarda la presenza di ministri del culto diversi dal cappellano cattolico questi sono presenti in 71 istituti (pari al 73,2%). Tra questi 71 istituti – nel 72% – ci sono ministri cristiani evangelici e testimoni di geova. In soli 16 istituti (pari al 23%) sono presenti ministri islamici, in 14 istituti (20%) ministri ortodossi, in 7 istituti (10%) rappresentanze buddiste, in 2 istituti (3%) ministri anglicani, in 1 istituto ministri hindu e in 1 istituto ministri ebraici. È di immediata percezione come la distribuzione delle rappresentanze diverse dalla cattolica sia del tutto disomogenea oltre a non garantire la possibilità ad ogni detenuto professante un culto diverso dalla religione cattolica di poter praticare liberamente il proprio credo con il supporto di un proprio ministro né sia loro assicurata la sussistenza di appositi spazi, come visto presenti soltanto in pochissimi istituti penitenziari sul territorio.