La Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025) ha previsto un investimento di spesa da destinarsi al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria pari ad €3,5 miliardi circa.
La Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025) ha previsto un investimento di spesa da destinarsi al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria pari ad €3,5 miliardi circa. Questi ricoprono il 31,5% dei fondi destinati al Ministero della Giustizia, per cui è stato disposto un importo complessivo pari ad €11 miliardi circa. L’investimento si palesa sostanzialmente costante nel tempo: si nota, infatti, come dal 2017 ad oggi i fondi indirizzati all’amministrazione penitenziaria abbiano oscillato tra il 30 e il 35% dell’intera dotazione di spesa relativa al Ministero della Giustizia.
Il costo medio per persona detenuta si aggira, infatti, sempre intorno agli €150
Rispetto allo scorso anno, vi è stato comunque un incremento pari al 3,3% ma ciò, se si considera come la popolazione detenuta continui ad aumentare, non configura comunque un investimento sufficiente né volto a migliorare la condizione detentiva. Il costo medio per persona detenuta si aggira, infatti, sempre intorno agli €150, anche qui confermando la tendenza a mantenere costanti gli investimenti lasciando la situazione sostanzialmente invariata e priva di interventi strutturali e adeguati alle esigenze del sistema.
Si conferma, altresì, la tendenza a concentrare l’investimento maggiore per le voci di spesa rientranti nel capitolo dedicato al personale di polizia penitenziaria, che ricopre il 64,8% del totale della dotazione finanziaria dell’amministrazione penitenziaria (pari a circa €2,3 miliardi). Nelle altre voci di spesa aggregate vi sono stati alcuni aggiustamenti e mutamenti rispetto allo scorso anno: l’aumento più consistente è legato proprio al personale di polizia penitenziaria (+8,5%), cui segue la voce destinata alla realizzazione di nuove infrastrutture, potenziamento e ristrutturazione nell’ambito dell’edilizia carceraria (+6,1%). Guardando alle contrazioni, invece, l’unica voce aggregata che ha subito una riduzione è stata quella relativa alle spese per il personale amministrativo e i magistrati (-24,1%, corrispondente a circa €89 milioni).
La seconda voce di costo per investimento che riguarda il bilancio dell’amministrazione penitenziaria non è più costituita dagli investimenti in personale amministrativo e magistrati (8% del totale) bensì dalla voce relativa all’accoglienza, trattamento penitenziario e politiche di reinserimento delle persone sottoposte a misure giudiziarie (9,1% del totale). Lo scorso anno le posizioni erano invertite: le spese per il personale amministrativo rappresentavano il 10,8% del totale, ponendosi quindi al secondo posto per copertura, cui faceva seguito la voce aggregata relativa all’accoglienza, al trattamento e alle politiche di reinserimento, che rappresentava il 9,3% del totale. Si nota, pertanto, come sia proprio la voce afferente al personale amministrativo ad aver subito un intervento particolarmente incisivo in senso negativo.
Il fondo per i ricorsi per “trattamento inumano e degradante” non è stato ripristinato, né sembra esservi intenzione di ripristinarlo per il futuro
L’analisi maggiormente interessante attiene comunque ad una valutazione più approfondita di quelle che sono le singole voci di spesa. Non vi sono gravi stravolgimenti relativi alle voci che generalmente portiamo in evidenza. Nell’ambito del capitolo che riguarda i servizi tecnici e logistici connessi alla custodia delle persone detenute, la voce relativa alla manutenzione ordinaria degli immobili continua a diminuire (sono stati decurtati ulteriori €156 mila circa). Nell’ambito del medesimo capitolo, si colloca la voce destinata a far fronte alle spese per i ricorsi proposti da detenuti e internati che hanno subito una violazione ai sensi dell’art. 3 CEDU. Il fondo per i ricorsi per “trattamento inumano e degradante” non è stato ripristinato, né sembra esservi intenzione di ripristinarlo per il futuro poiché, nella previsione 2026-2028, la voce resta priva di fondi. Tale scelta risulta di difficile interpretazione. Guardando al bilancio consuntivo, l’ultimo disponibile risale al 2024, emerge come la previsione si sia rivelata necessaria: all’inizio dell’anno era stato disposto un investimento pari ad €1 milione. Non sono state previste variazioni nel corso dell’anno e, per competenza, sono stati corrisposti €999.988,12, con un’eccedenza residua di appena €11,88. Ciò a dimostrazione della circostanza che privare il capitolo di una disponibilità cui attingere avrebbe posto a rischio il sostentamento delle voci di costo che tale capitolo era destinato a ricoprire. Ciò nonostante, la scelta, a partire dalla Legge di Bilancio 2025, è stata quella di azzerare la relativa copertura, confermando questa presa di posizione anche nella Legge di Bilancio 2026.
Restando ancora all’interno del capitolo afferente i servizi tecnici e logistici, sostanzialmente invariata la voce denominata canoni, utenze, riparazioni mobili e arredi, funzionamento servizio sanitario e farmaceutico, mantenimento detenuti tossicodipendenti presso comunità terapeutiche, che ha registrato un incremento di appena €10mila. Confermata la scelta di non prevedere investimenti nel capitolo recante interventi in favore delle persone detenute tossicodipendenti e affette da infezioni da HIV.
Il fondo si conferma del tutto insufficiente a coprire le esigenze dei vari nuclei di traduzione
Un altro aspetto su cui occorre porre l’attenzione riguarda le spese per la traduzione delle persone detenute o internate e del relativo personale di scorta, annosa problematica che porta il nucleo di polizia penitenziaria di riferimento a scegliere, sostanzialmente, se condurre le persone in Tribunale o in Ospedale, senza considerare i numerosi altri servizi (ad es. ritiro del permesso di soggiorno in Questura, ritiro di denaro contante presso gli sportelli postali, appuntamenti per visite di accertamento presso le sedi INPS per il riconoscimento di invalidità civile, etc.) che non vengono neanche contemplati. Orbene, tale voce aveva subito, nel 2025, una riduzione di oltre 1 milione rispetto al 2024 mentre, per il 2026, è rimasta invariata (l’investimento è di circa €9,7 milioni). Il fondo si conferma del tutto insufficiente a coprire le esigenze dei vari nuclei di traduzione così come si conferma l’indifferenza per tale sentita questione.
Per ciò che concerne la voce afferente alle attività volte alla rieducazione, il cui investimento è di circa €8,9 milioni complessivi, la maggior parte del denaro è destinato alle attività scolastiche, che ricoprono oltre €5 milioni. I fondi residui sono ripartiti tra spese per attività culturali e sportive, per finanziare le biblioteche, corsi di formazione e, da un paio di anni, è stata inserita una voce con la quale si punta a finanziare programmi di tipo psicoterapeutico per persone condannate per reati a sfondo sessuale, atti persecutori o maltrattamenti ai danni di familiari, con un investimento di €1,5 milioni.
Guardando alla relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, tra gli obiettivi si pone l’efficientamento del sistema di videosorveglianza all’interno degli istituti penitenziari e il miglioramento di rete degli istituti ma, anche qui, si ravvisa in verità una contrazione -tra il 2024 e il 2025- del fondo recante spese per la digitalizzazione, lo sviluppo informativo e il cablaggio delle infrastrutture di rete negli istituti penitenziari pari ad €1,7 milioni circa. Nessun mutamento del fondo è stato previsto per il 2026.
Emerge come la retribuzione si aggiri intorno agli €596 al mese; trattasi di una cifra media calcolata al lordo delle imposte
Per ciò che concerne l’attività lavorativa, invece, nella previsione di investimento per il 2026, le spese per la retribuzione di coloro che lavorano alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria sono state incrementate di €1 milione esatto rispetto al 2025, per un investimento complessivo pari a €133 milioni. Al 31 dicembre 2025, le persone detenute lavoranti alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria erano 18.580, pari al 29,3% del totale della popolazione detenuta. Rapportando la somma che si prevede di investire alle persone detenute lavoranti emerge come la retribuzione si aggiri intorno agli €596 al mese; trattasi di una cifra media calcolata al lordo delle imposte, sulla base di quello che è l’investimento complessivo nella relativa voce di bilancio. Anche qui, non solo si palesa la totale inadeguatezza degli investimenti previsti ma, contestualmente, emerge con forza la violazione della dignità di coloro che prestano attività lavorativa alle dipendenze dell’amministrazione, tenuto conto che tale denaro è necessario per la sopravvivenza quotidiana propria e, molto spesso, della famiglia che si trova all’esterno, senza considerare come parte del denaro venga poi trattenuto come acconto rispetto alle spese relative alla detenzione. In aggiunta, si è scelto di ridurre ulteriormente il fondo di previsione per gli sgravi fiscali e le agevolazioni alle imprese che assumono persone detenute in relazione alla c.d. Legge Smuraglia. Dopo un incremento risalente al 2022 pari a €6 milioni, da allora si è continuato ad erodere progressivamente il capitolo.
Il fondo relativo alle retribuzioni ha subito una variazione in aumento pari ad €8 milioni nel corso del 2024, passando da 128 milioni a 136 milioni
Anche in relazione alle spese lavorative si può dare uno sguardo alle voci di consuntivo. Il fondo relativo alle retribuzioni ha subito una variazione in aumento pari ad €8 milioni nel corso del 2024, passando da 128 milioni a 136 milioni. Di questi, la spesa effettiva, di competenza, è stata di €135,7 milioni, di cui circa €252 mila non pagati. Visto l’ammontare effettivo di spesa, risulta connotata da scarsa logicità la scelta di mantenere il relativo fondo su una soglia medio-bassa. Per ciò che concerne gli sgravi fiscali relativi alla legge Smuraglia, non vi sono stati correttivi nel corso del 2024 e la somma effettivamente corrisposta è stata di circa €15,6 milioni. Il ragionamento si fa più complesso poiché una delle problematiche principali di tale normativa è la scarsa conoscenza della medesima da parte delle diverse imprese che potrebbero usufruirne, per cui risulta più comprensibile la scelta governativa di dirottare altrove parte dei fondi nella misura in cui le richieste di accesso non consentono di coprire l’intera dotazione di spesa. Dalla relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, rispetto a tale tematica emerge un certo ottimismo. Stando ai dati riportati si sarebbe registrato un incremento delle richieste di circa il 20% tra il 2024 e il 2025. Rispetto alle imprese che hanno richiesto l’accesso al beneficio, circa il 38% sarebbero nuove beneficiarie. I dati relativi a tale settore vengono interpretati come indubbiamente positivi ma restano delle perplessità rispetto alle scelte di investimento prospettate, soprattutto sotto il profilo di un’adeguata diffusione di informazioni rispetto a tale beneficio.
Altre voci di spesa che meritano attenzione sono contemplate nell’ambito della dotazione finanziaria destinata al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Si fa riferimento, in particolare, ai capitoli 1312 e 1313 che riguardano, rispettivamente, le somme da corrispondere a titolo di equa riparazione e risarcimenti per ingiusta detenzione nei casi di errori giudiziari e le somme da corrispondere a titolo di equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo (c.d. Legge Pinto) e per il mancato rispetto della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ivi comprese le spese legali e gli interessi. Per la prima si è previsto, per il 2026, un investimento pari a €50 milioni, identico al 2025; per la seconda, l’investimento è di €50 milioni, con una riduzione di 10 milioni rispetto al 2025 (quando erano stati investiti 60 milioni). Rispetto a tali voci, guardando al consuntivo (il più recente è relativo al 2024) emerge che, in relazione alle previsioni iniziali, le somme effettivamente erogate sono state inferiori. Nel caso delle somme afferenti ai risarcimenti per ingiusta detenzione, a fronte di una previsione finale determinata in €49,9 milioni, la somma di competenza corrisposta è stata pari a €26 milioni circa, in diminuzione rispetto alla medesima erogazione dell’anno precedente (corrispondente a circa €31,7 milioni). Nel caso delle somme da corrispondere a titolo di equa riparazione per il mancato rispetto della CEDU e per violazione della ragionevole durata dei processi, a fronte di una previsione pari a €70 milioni, la somma di competenza corrisposta è stata pari a €47,3 milioni, in questo caso in forte riduzione rispetto alla medesima erogazione afferente al 2023, quando erano stati corrisposti €86,1 milioni.
La dotazione finanziaria per la copertura degli investimenti da destinarsi a casi rientranti nella c.d. Legge Pinto comprende, altresì, il capitolo 1264 del bilancio relativo al Ministero della Giustizia, per cui si è previsto uno stanziamento, per il 2026, pari a €140 milioni, così come previsto nel 2025. Tale voce di bilancio presenta un consuntivo piuttosto complesso: questo recava delle somme non corrisposte nel 2023 per un importo pari a €24 milioni circa; l’investimento per il 2024 ha subito una rimodulazione in riduzione nel corso dell’anno scendendo a €129 milioni circa; sono stati effettivamente erogati €114,8 milioni, con un’eccedenza residua di €14,3 milioni rispetto all’investimento iniziale. Tuttavia, a fine anno si registrava un residuo da pagare pari a €16,9 milioni.
Naturalmente è difficile risalire con certezza alle ragioni per le quali vi siano stati tali importanti scostamenti. Sicuramente, tale settore è fortemente influenzato dalla tematica dei ritardi nella giustizia: la difficoltà nell’istruire i procedimenti e la grande lentezza nel pervenire ad una pronuncia definitiva. Il ragionamento sembra essere confermato anche dalla circostanza che, stando alla relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, la grave situazione di arretrato ha portato ad una modifica normativa della L. n. 89 del 2001 (recante Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell’articolo 375 del codice di procedura civile) con introduzione dell’art. 5-sexies c. 12-bis che ha disposto l’improponibilità di azioni esecutive e la sospensione dei giudizi di ottemperanza pendenti dal 21 gennaio 2025 per i creditori ai sensi della legge medesima e sino al 21 gennaio 2027. Contestualmente, è stato predisposto un nuovo progetto denominato “Pintopaga” il cui fine dichiarato è quello di eliminare l’arretrato ex legge Pinto nell’arco di due anni attraverso un procedimento digitalizzato. Nella specie si parla di circa 80.000 decreti di pagamento pendenti fino al 31 dicembre 2023 il cui debito ammonterebbe a oltre €400 milioni. Stando sempre al contenuto della relazione, tra il 1 gennaio 2015 e il 4 dicembre 2025 sono state depositate nell’apposita piattaforma circa 100.000 istanze di pagamento, con una corresponsione pari a €111,7 milioni. Altra voce di costo attiene poi ai decreti di liquidazione che hanno raggiunto il grado dell’ottemperanza innanzi ai TAR, che ha comportato il pagamento in un arco temporale di un anno e mezzo di circa 1800 ordinativi di pagamento. Solo nel 2025 sono stati erogati pagamenti per 320 sentenze per un investimento complessivo di €1,9 milioni. Proprio il nuovo progetto Pintopaga ha richiesto una variazione in aumento del capitolo 1264 per cui, per il 2025, è cresciuto fino a €206,2 milioni.
Già tra il 2024 e il 2025 vi era stata una riduzione del 4,5%; guardando alla Legge di bilancio 2026 emerge una nuova contrazione, di circa l’1,1%
La parte di fondi da destinarsi al Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità rappresenta una sezione del bilancio che desta sempre diverse perplessità, dato l’ampio contenuto di cui pare connotata che, sembrerebbe, incida in parte anche sul sistema degli adulti, in specie per ciò che concerne l’esecuzione penale esterna.
In premessa, si evidenzia la costante erosione di tale capitolo. Già tra il 2024 e il 2025 vi era stata una riduzione del 4,5%; guardando alla Legge di bilancio 2026 emerge una nuova contrazione, di circa l’1,1%, sicuramente inferiore ma che comunque si inserisce in un trend preoccupante. La voce rappresenta il 3,6% del totale dei fondi riservati al Ministero della Giustizia, anche qui seguendo un andamento abbastanza costante nel tempo (lo scorso anno rappresentava il 3,7%).
Guardando alla voce aggregata che ha registrato il decremento maggiore, si tratta di quella relativa alla realizzazione di nuove infrastrutture, potenziamento e ristrutturazione per la giustizia minorile e di comunità, che ha registrato una riduzione del 60,6% (oltre 19,7 milioni). Altra voce che è stata decurtata è quella relativa alla gestione del personale per il programma giustizia minorile e di comunità. Un incremento abbastanza rilevante, pari al 15,9% è stato registrato dalla voce relativa al trattamento e al reinserimento delle persone sottoposte a misure giudiziarie. Trattasi di dato da apprendere positivamente ma che deve necessariamente tener conto del fatto che potenzialmente si configura come un semplice ritorno dell’investimento verso il medesimo livello dell passato poiché, tra il 2024 e il 2025, la medesima voce aveva subito una decurtazione del 17,3%.
Tra le voci aggregate, quella cui è destinato l’investimento più consistente si conferma la voce afferente alle risorse da destinarsi al personale amministrativo e ai magistrati (53,6%), cui seguono le risorse per il personale di polizia penitenziaria (23,6%).