41 bis e Alta sicurezza

L’utilizzo di Asinara e Pianosa come isole-carcere negli anni ‘90 è stato spesso denunciato dai movimenti per i diritti civili come una sorta di deportazione istituzionalizzata, volta a sradicare il detenuto non solo dal tessuto criminale, ma da ogni possibile contatto umano e affettivo attraverso un isolamento geografico estremo. Questi avamposti, dove lo Stato ha sospeso la funzione rieducativa della pena, hanno rappresentato per anni una versione italiana di Cayenna in cui la deportazione dei boss mafiosi serviva più a esibire un muscolare esercizio disciplinare che a garantire un reale percorso di giustizia.

L’obiettivo del nuovo piano è quello di concentrare i detenuti 41 bis in 7 istituti penitenziari di massima sicurezza, il più possibile isolati anche da un punto di vista geografico. La Sardegna è stata individuata come luogo particolarmente idoneo per assolvere tale funzione

Il menzionato processo di deportazione per i detenuti sottoposti al regime previsto dall’art. 41 bis comma II o.p., lungi dall’essersi esaurito con le esperienze di Asinara e Pianosa, è stato recentemente ripreso e rinvigorito dall’attuale governo. Nello specifico, uno dei baluardi dell’attività dell’ormai già Sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, è stata proprio la riorganizzazione delle sezioni dedicate alle persone detenute a cui è stato applicato il regime 41 bis comma II o.p., per cui è prevista, vale la pena ricordarlo, la sospensione delle ordinarie regole di trattamento, al fine di eliminare i contatti con l’esterno degli esponenti di vertice delle organizzazioni criminali. L’obiettivo del nuovo piano (chiamato “Kairos”), secretato per motivi di sicurezza, è quello di concentrare i detenuti 41 bis in 7 istituti penitenziari di massima sicurezza, il più possibile isolati anche da un punto di vista geografico. La Sardegna è stata individuata come luogo particolarmente idoneo per assolvere tale funzione, in virtù di quella “preferenza insulare” da accordare al collocamento dei detenuti 41 bis introdotta con una circolare del 2009 che è andata ad incidere sul comma 2 quater della norma di riferimento.

Il piano vede coinvolti gli istituti penitenziari di Cagliari-Uta, Sassari-Bancali e Nuoro-Badu e Carros in Sardegna, affiancati da Milano-Opera, Spoleto, Sulmona e Parma, per un totale di circa 810 posti destinati ai detenuti 41 bis. Secondo altre fonti, oltre agli istituti sardi e quello di Parma, gli istituti coinvolti dalla riorganizzazione sarebbero invece quelli di Alessandria, l’Aquila, e Vigevano. Durante la visita degli Osservatori di Antigone presso la casa di reclusione “San Michele” di Alessandria, infatti, è stato comunicato dalla Direzione che un intero padiglione con 150/200 posti verrà riservato ai detenuti al 41 bis. Parallelamente, invece, la sezione 41-bis del carcere di Cuneo sembra essere in via di smantellamento. Il processo di trasformazione che ha investito la Casa circondariale di Cuneo ha comportato la sospensione della quasi totalità delle attività trattamentali, compreso il centro “Agorà”, un’ampia area allestita all’interno del carcere proprio per ospitare attività educative e culturali. Anche la sezione 41 bis della Casa circondariale di Novara verrà presto chiusa.

Nel piano del governo, l’istituto di Nuoro-Badu e Carros verrà destinato interamente ai detenuti 41 bis. E’ stato ritenuto particolarmente idoneo ad ospitare questa tipologia di detenuti poiché le celle si troverebbero tutte in fila con di fronte solamente il muro, impedendo quindi ai detenuti possono trovarsi l’uno di fronte all’altro e quindi potenzialmente comunicare.

Al 9 novembre 2025 erano 12 gli istituti che avevano una sezione dedicata ai detenuti 41 bis per un totale di 726 persone detenute fino a raggiungere in data 7 aprile 2026 quota 741

Secondo quanto riportato dall’ultima Relazione sull’Amministrazione della Giustizia, al 9 novembre 2025 erano 12 gli istituti che avevano una sezione dedicata ai detenuti 41 bis: Cuneo (45 detenuti presenti), L’Aquila (148 persone detenute di cui 10 donne), Milano Opera (99 detenuti presenti), Novara (69 detenuti presenti), Nuoro (6 detenuti presenti), Parma (61 detenuti presenti), Roma Rebibbia Nuovo Complesso (42 detenuti presenti), Sassari-Bancali (88 detenuti presenti), Spoleto (79 detenuti presenti), Terni (28 detenuti presenti), Tolmezzo (17 detenuti presenti) e Viterbo (43 detenuti, di cui 7 internati), per un totale di 726 persone detenute. Al 31 dicembre 2025 il totale delle persone sottoposte al 41 bis aumenta di 7 unità, fino a raggiungere in data 7 aprile 2026 quota 741.

La Relazione ribadisce che lo scopo del regime 41 bis comma II o.p., “non è determinare una condizione di isolamento, né aggravare la sofferenza della detenzione ordinaria, ma rafforzare la prevenzione in ambiente penitenziario”. Considerando le limitazioni estreme a cui i detenuti al 41 bis sono sottoposti, rispetto alle quali anche organismi internazionali come il Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite ed il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa hanno manifestato preoccupazioni, tale dichiarazione di intenti appare piuttosto inverosimile. A tale proposito, con una sentenza di luglio 2025, nell’ambito del Caso Gullotti contro Italia, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per aver limitato il diritto di una persona detenuta in regime di 41 bis o.p. a intrattenere una corrispondenza con i propri cari in assenza di una motivazione adeguata. Il ricorrente, recluso in regime 41 bis dalla fine degli anni Novanta per fatti di mafia, lamentava un’ingerenza nel proprio diritto alla vita privata e familiare, a causa di una limitazione ulteriore rispetto alle restrizioni imposte dal regime carcerario speciale. Al ricorrente, infatti, era stato applicato l’ulteriore vincolo di poter intrattenere una corrispondenza soltanto con i parenti autorizzati alle visite familiari, in considerazione del ruolo di primo piano ricoperto all’interno dell’organizzazione di tipo mafioso. La Corte ha rilevato che tale restrizione aggiuntiva imposta alla persona reclusa ha costituito una compressione del diritto sancito dall’art. 8 CEDU.

Ma la lista delle proibizioni paradossali che nulla hanno a che vedere con l’intento di eliminare i contatti criminali del detenuto con l’esterno è davvero lunga. Basti pensare che Alfredo Cospito aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari l’autorizzazione per acquistare una serie di libri e un cd. La Direzione dell’istituto di Sassari non aveva tuttavia dato corso alla decisione; il Procuratore generale aveva presentato ricorso in Cassazione affinché la decisione del Tribunale di Sorveglianza venisse annullata. I libri che inneggerebbero alla disobbedienza civile, quindi non acquistabili da Alfredo Cospito, sono: “Dio gioca a dadi con il mondo” di Giuseppe Mussardo; “L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson; “Gli altri figli di Dio” di Catherine Nixey, “Ghost Story” di Peter Straub. Il cd è “Who Let the Dogs Out” di Lambrini Girls.

Tra il 1 gennaio e il 31 ottobre 2025 sono state ben 232 le persone ristrette al 41 bis destinatarie di un provvedimento di proroga; solo 5, invece, le persone detenute declassate in AS1

Proprio sulla proroga del regime 41 bis nei confronti di Alfredo Cospito, si è pronunciato il Ministro della Giustizia lo scorso 1 maggio, confermando il carcere duro, sebbene già nel 2023 la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo avesse accordato parere favorevole rispetto alla declassificazione in Alta sicurezza (AS1) di Cospito. Quella di prorogare in maniera praticamente automatica il regime previsto dal 41 bis sembra essere una prassi piuttosto consolidata. Secondo i dati riportati dalla Relazione del Ministero sull’Amministrazione della giustizia 2025, tra il 1 gennaio e il 31 ottobre 2025 sono state ben 232 le persone ristrette al 41 bis destinatarie di un provvedimento di proroga; solo 5, invece, le persone detenute declassate in AS1 (1 per accoglimento del reclamo da parte del Tribunale di Sorveglianza, 1 per mancato rinnovo del decreto ministeriale e 3 per revoca del decreto da parte del Ministro).

Rispetto all’affiliazione delle persone detenute al 41 bis al 9 novembre 2025, 229 riguardano la Camorra, 206 la ‘Ndrangheta, 197 Cosa nostra, 32 la mafia pugliese, 29 la mafia siciliana, 18 la Sacra Corona Unita, 5 la Stidda, 3 la mafia lucana e 2 “altre mafie” non meglio identificate. Coloro che si trovano al 41 bis per reati di terrorismo sono 5, tra cui, appunto, Alfredo Cospito, unico anarchico sottoposto al regime speciale.

I detenuti sottoposti al 41 bis hanno la possibilità di interagire unicamente con un corpo speciale di polizia penitenziaria, il GOM (Gruppo operativo mobile), istituito proprio con lo scopo di gestire i detenuti collocati nel regime differenziato. A fine 2025 la forza complessiva del GOM era pari a 653 unità (di cui 30 analisti); il rapporto agente/detenuto al 41 bis è quindi quasi 1 a 1.

Sono le persone ristrette nel circuito AS1 ad essere anche loro investite da un processo di concentramento in pochi istituti di massima sicurezza

Ma il piano di riorganizzazione del DAP relativo ai detenuti ritenuti più pericolosi riguarda non solo i detenuti al 41bis, ma anche quelli collocati in Alta sicurezza (AS). Nello specifico, sono le persone ristrette nel circuito AS1 ad essere anche loro investite da un processo di concentramento in pochi istituti di massima sicurezza. Tale processo è cominciato con trasferimenti repentini, senza nessun tipo di comunicazione previa alle persone detenute circa l’imminente trasferimento verso una destinazione non sempre certa. E’ proprio quello che è accaduto presso la Casa di reclusione “Due Palazzi” di Padova a Pietro Giuseppe Marinaro. Quest’ultimo era un uomo di 73 anni, da oltre 30 anni detenuto nella sezione di AS dell’istituto padovano, dove con fatica aveva trovato una propria dimensione, anche grazie al coinvolgimento nell’attività di redazione di Ristretti Orizzonti. Dopo aver appreso della notizia del trasferimento, il 28 gennaio 2026 Pietro Giuseppe Marinaro si è tolto la vita.

La stretta sul circuito dell’AS era stata già portata avanti dal DAP attraverso l’emanazione di circolari amministrative nella primavera del 2025

La stretta sul circuito dell’AS era stata già portata avanti dal DAP attraverso l’emanazione di due circolari amministrative nella primavera del 2025. La prima, quella datata 17 febbraio, con cui viene ribadita la custodia chiusa senza deroghe in tutte le sezioni AS. Ciò implica l’impossibilità per i detenuti di stazionamento nel corridoio nella sezione, per cui chi non ha attività a cui partecipare si vede costretto a trascorrere tutto il giorno in cella, eccetto che per le ore d’aria. Il divieto di mantenere le celle aperte non è così più derogabile da parte dei direttori, nonostante in passato vi siano state alcune situazioni specifiche in cui il regime a celle aperte in AS fosse stato applicato. Con la successiva circolare del 27 marzo 2025 il DAP ha chiarito che la ratio della circolare precedente consiste nell’evitare contatti tra detenuti inseriti in circuiti detentivi differenti. Viene, dunque, precisato che non è possibile lo svolgimento di attività trattamentali in comune tra detenuti di circuiti diversi: in particolare, non è consentita la partecipazione di detenuti dell’Alta sicurezza alle attività organizzate per ristretti di altri circuiti. La Circolare che ha imposto la custodia chiusa sempre e comunque in AS ha comportato problematiche rilevanti rispetto all’accesso dei detenuti in AS alle attività universitarie ad esempio, ma anche dai lavori di redazione, come quelli portati avanti da molti anni dalla redazione di Ristretti Orizzonti presso la Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova.

Ma nel corso del 2025 la stretta sul macro-circuito dell’Alta sicurezza è andata ben oltre. Con una nuova circolare emanata ad ottobre 2025 cambiano le regole per l’organizzazione di tutti gli eventi – di carattere educativo, culturale e ricreativo – che prevedono l’ingresso di persone esterne negli istituti penitenziari dove è presente una sezione del circuito di Alta sicurezza, collaboratori di giustizia e 41-bis. Per tutti questi eventi l’autorizzazione deve essere rilasciata obbligatoriamente dall’amministrazione centrale, anche laddove l’evento riguardi solo persone detenute nel circuito di media sicurezza ma in un istituto dove sono presenti gli altri circuiti o regimi speciali. Ancora una volta, la finalità rieducativa della pena viene facilmente sacrificata davanti a supposte esigenze di sicurezza. 1 Il 6 maggio 2026 è arrivata però una rettifica dal DAP; rimane centralizzata l’autorizzazione delle attività che riguarda i circuiti AS, ma la competenza torna al Provveditorato (PRAP) per quanto riguarda le attività trattamentali per i detenuti del circuito di MS.

Gli Osservatori di Antigone hanno potuto constatare come le suddette circolari abbiano impattato nelle sezioni di AS delle carceri italiane. Presso la Casa di reclusione di Sulmona, i detenuti in AS1 e AS3 rimangono chiusi in cella durante tutto il giorno, ad eccezione delle due ore d’aria e di due ore al giorno previste per l’accesso alle attività. Tuttavia è stato osservato come queste due ore si traducano in ore dedicate alla socialità, permessa in gruppi di due celle contigue, consentendo alle persone detenute di interagire tra loro all’interno della propria cella. Sebbene le celle siano condivise, la quotidianità detentiva per questo collettivo di detenuti è molto simile a quella conseguente all’imposizione di una sanzione disciplinare di isolamento, che prevede la reclusione in cella per 22 ore al giorno e 2 ore d’aria. Uno scenario simile è stato rilevato anche presso la Casa di reclusione di Padova.

Al 7 aprile 2026 le persone detenute all’interno del macro circuito dell’Alta sicurezza erano 9.264, pari al 14,49% della popolazione carceraria totale

Secondo i dati pubblicati dal Garante Nazionale, al 7 aprile 2026 le persone detenute all’interno del macro circuito dell’Alta sicurezza erano 9.264, pari al 14,49% della popolazione carceraria totale. Erano invece 9.375 al 31 luglio 2025.

Su 102 istituti visitati dagli Osservatori di Antigone nel 2025, 37 avevano almeno una sezione dedicata ad un sottocircuito di AS. Gli istituti visitati in cui erano presenti detenuti in AS1 sono stati solamente quattro: la Casa di reclusione di Sulmona (45 detenuti al momento della visita), gli Istituti penitenziari di Parma (34 detenuti al momento della visita), la Casa di reclusione di Padova (24 detenuti presenti al momento della visita) e la Casa circondariale di Catanzaro (13 detenuti presenti al momento della visita). Il sottocircuito AS2 – dedicato a chi è coinvolto in reati con finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico – vede collocato un numero molto ridotto di persone ristrette; una delle sezioni più ampie dedicate a tale circuito si trova presso la Casa circondariale di Sassari (11 detenuti), seguita rispettivamente da quella della Casa circondariale di Terni (9 detenuti) e di Melfi (8 detenuti).
Il sottocircuito più numeroso è l’ AS3, a cui sono destinate le persone imputate o condannate per reati previsti dall’art. 4-bis comma 1 o.p., in particolare per il reato di associazione mafiosa previsto dall’art. 416 bis del Codice penale. Secondo i dati dell’Osservatorio di Antigone, tale circuito ospita il 96,7% delle persone detenute classificate in AS. Le presenze nel sottocircuito AS2 calano drasticamente, arrivando a rappresentare appena lo 0,9% e quelle in AS1 sono l’2,4%.

  1. Sul punto si rimanda all’approfondimento “Approfondimento sulle circolari AS”.