Isolamento ed eventi critici

Anche quest’anno l’isolamento si conferma come uno degli strumenti maggiormente utilizzati dall’istituzione penitenziaria per gestire il conflitto e, di conseguenza, le persone detenute che per differenti ragioni non si allineano al paradigma carcerario.

La logica della separazione, di cui l’isolamento ne è la massima rappresentazione, sembra configurarsi come la principale strategia propedeutica al mantenimento dell’ordine e del controllo all’interno degli istituti penitenziari

Dall’attività di osservazione svolta da Antigone nel 2025, la logica della separazione, di cui l’isolamento ne è la massima rappresentazione, sembra infatti configurarsi come la principale strategia propedeutica al mantenimento dell’ordine e del controllo all’interno degli istituti penitenziari. Se la media dei provvedimenti di isolamento ogni 100 detenuti emanati era rispettivamente pari a 11,8 nel 2022 e a 20, 9 nel 2023, nel 2024 ha raggiunto quota 22,1. Al fine di facilitare la comprensione di questi dati è bene precisare che relativamente all’isolamento e agli eventi critici i nostri osservatori durante la visita richiedono i dati dell’anno precedente. Questa scelta è volta a favorire l’elaborazione e la comparazione su base annuale dei dati raccolti durante le visite. Per quanto riguarda, invece, la media delle persone detenute in isolamento al momento della visita è pari allo 0.75% delle persone totali presenti.

I tre istituti in cui nelle visite realizzate nel 2025 è stato rivelato una maggiore frequenza nell’imposizione di provvedimenti di isolamento disciplinare ogni 100 detenuti sono: la Casa circondariale di Terni con un’incidenza pari a 150,7; la Casa circondariale di Ascoli Piceno con 120,6 e la Casa circondariale di Perugia Capanne con 82,9 provvedimenti di isolamento disciplinare ogni 100 detenuti. Non a caso si tratta di tre istituti con un tasso di affollamento superiore al 130% e dove durante la visita sono state riferite problematiche quali l’aumento di persone che presentano disagio psichico e degli episodi di tensione con la polizia penitenziaria.

Sebbene questi dati facciano riferimento al numero di provvedimenti disciplinari di isolamento comminati, non è detto che tali provvedimenti poi vengano eseguiti. Spesso infatti, per mancanza di spazi, l’esecuzione della sanzione disciplinare di isolamento, conosciuta anche come “esclusione dalle attività in comune”, viene posticipata in virtù del fatto che nella sezione di isolamento non vi sono posti disponibili. Ma viene da chiedersi: e da chi saranno occupati questi posti? Nonostante l’art. 73 comma 8 del reg. esec. preveda che non possano essere utilizzate sezioni o reparti di isolamento “per casi diversi da quelli previsti per legge”, ovvero per ragioni sanitarie, giudiziarie e, appunto, disciplinari (ex art. 33 o.p.), è sempre più frequente il collocamento in isolamento di detenuti che alterano la convivenza ordinata in sezione. All’interno della sezione di isolamento gli Osservatori di Antigone hanno potuto comprovare la presenza di persone che necessitavano di protezione personale, di persone sottoposte alla sorveglianza particolare ex art. 14 bis, di persone dal profilo psichiatrico o che presentavano profilo di incompatibilità con gli altri detenuti, di persone che necessitano di particolari cautele (ex art. 32 del reg. esec). Spesso le celle del reparto di isolamento sono anche utilizzate per ospitare nuovi giunti o detenuti in transito, in barba, ancora una volta, a quanto previsto dalla normativa penitenziaria.

All’interno del penitenziario gli spazi di isolamento – sia formali che informali – rappresentano lo spazio di deposito della marginalità sociale

Si tratta di un fenomeno che si manifesta in maniera sempre più evidente; all’interno del penitenziario gli spazi di isolamento – sia formali che informali – rappresentano lo spazio di deposito della marginalità sociale. Non è un caso che l’aumento del ricorso all’isolamento vada di pari passo con l’aumento del sovraffollamento, che attualmente ha superato il 139%. Il sovraffollamento determina il peggioramento delle condizioni di detenzione, a cui segue l’aumento delle tensioni sia tra detenuti che nei confronti del personale di polizia penitenziaria, nonché del senso di impotenza e di frustrazione per le persone ristrette. Al rapporto che sussiste tra isolamento, custodia chiusa, sovraffollamento ed eventi critici è dedicato un approfondimento specifico intitolato “Tutto chiuso: chiusure e separazione nel carcere contemporaneo. Una riflessione a partire dall’osservazione di Antigone”.

In 6 anni l’incremento percentuale relativo all’imposizione di sanzioni di isolamento è stato superiore al 171% nell’ultimo biennio, l’aumento è del 42%

Ma torniamo ai dati quantitativi. I dati risultanti dall’attività di monitoraggio di Antigone riguardanti l’applicazione di provvedimenti di isolamento disciplinare menzionati anteriormente trovano piena conferma nei dati istituzionali. Anzi, potremmo dire che questi ultimi ci restituiscono una dimensione dell’aumento del ricorso all’isolamento ancora più nitida. Negli ultimi sei anni il numero delle sanzioni di esclusione dall’attività in comune è più che raddoppiato. Nel 2019 sono state inflitte 10.035 sanzioni disciplinari di questa tipologia; successivamente, negli anni coinvolti dalla pandemia, il numero delle sanzioni si è attestato alle 11.000 (11.872 nel 2020, 11.050 nel 2021 e 11.716 nel 2022). Nel 2023 si registra un aumento considerevole; il numero di sanzioni inflitte raggiunge quota 15.641, arrivando a 19.169 nel 2024. Ma è il 2025 l’anno in cui viene rivelato l’incremento più impressionante; la sanzione dell’esclusione dalle attività in comune è stata applicata ben 27.243 volte, una cifra che conferma in maniera definitiva come oggi l’isolamento si configuri come uno dei principali dispositivi di governo del carcere contemporaneo. In 6 anni l’incremento percentuale relativo all’imposizione di sanzioni di isolamento è stato superiore al 171%, mentre se ci soffermiamo nell’ultimo biennio, l’aumento in termini percentuali è del 42%.

Sebbene l’isolamento in quanto sanzione disciplinare sia la tipologia di isolamento maggiormente utilizzata, secondo l’art. 33 o.p. l’isolamento può avere anche natura giudiziaria e sanitaria. L’isolamento di carattere giudiziario viene disposto dal giudice per tutelare le indagini in corso e vieta a chi è in custodia cautelare di incontrare altre persone detenute. Secondo i dati forniti dalla delegazione del Ministero della Giustizia durante l’84ª sessione del Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite (CAT), nel 2022 l’isolamento giudiziario sarebbe stato applicato 19 volte, nel 2023 33, nel 2024 36 e nel 2025 34. Si tratta, quindi, di numeri molto contenuti che rimandano alla residualità di questo tipo di provvedimento.
L’isolamento sanitario, invece, viene disposto dal medico in caso di malattie contagiose, in particolare scabbia e tubercolosi. Nel 2022 questa tipologia di isolamento è stata disposta 31191 volte, ma si tratta di un dato che risente ancora del periodo pandemico. Nel 2023 la cifra è pari a 3.100, nel 2024 diminuisce a 1.160 e nel 2025 si attesta a 1.242.

Ad essere aumentate sono soprattutto le aggressioni, sia quelle tra persone detenute, sia quelle nei confronti del personale di polizia penitenziaria

Le difficoltà di accesso alle attività trattamentali in connessione ad una diffusione trasversale della custodia chiusa, nonché all’aumento costante del sovraffollamento, ha determinato un impatto nella produzione di eventi critici all’interno degli istituti penitenziari italiani. Ad essere aumentate sono soprattutto le aggressioni, sia quelle tra persone detenute, sia quelle nei confronti del personale di polizia penitenziaria. Queste ultime sono state 2.154 nel 2024, arrivando ad essere 2.423 nel 2025; l’aumento è stato quindi del 12,4%. Rispetto al 2021, le aggressioni nel 2025 tra persone detenute sono quasi raddoppiate; sono state 3.356 quattro anni prima e arrivano ad essere 5.812 nel 2025. In questo caso l’incremento è del 73%.

Secondo i dati dell’Osservatorio di Antigone, la media degli atti autolesivi ogni 100 detenuti è passata dal 18,1 nel 2022 al 21 nel 2023 al 19,2 nel 2024. Secondo i dati del Garante Nazionale gli atti di autolesionismo nel 2025 sono stati 12704, l’1,5% in meno rispetto al 2024. Al tema dell’autolesionismo in carcere ed, in particolare al significato che tale pratica assume per le persone detenute che la pongono in essere rispetto alle interpretazioni che ne fa il personale penitenziario, è dedicato un approfondimento specifico dal titolo “L’autolesionismo in carcere. Contro la retorica della strumentalità”.

Per quanto concerne le manifestazioni di protesta collettiva nel 2025 si è registrato un calo del 18,1%

Per quanto concerne le manifestazioni di protesta collettiva, che avevano raggiunto il numero più elevato nel 2024 con 1461 eventi, nel 2025 si è registrato un calo del 18,1%.

“Gli atti turbativi dell’ordine e della sicurezza” registrano una crescita del 27,6%

Tuttavia, all’interno della macro-categoria delle manifestazioni di protesta collettive, nell’ultimo anno risultano essere aumentati “gli atti turbativi dell’ordine e della sicurezza”, i quali registrano una crescita del 27,6% (sono stati 203 nel 2024 e 259 nel 2025). Si tratta di una categoria alquanto ambigua e dai contorni poco nitidi per cui è difficile differenziarla chiaramente dalla categoria degli atti che vengono considerati rivolte. Secondo i dati pubblicati dal Garante Nazionale, queste ultime sarebbero state 7 nel 2024 e 4 nel 2025.

Il Gruppo di intervento operativo (GIO), istituito per gestire situazioni ad alto rischio all’interno delle carceri, come rivolte, sequestri o interventi di sicurezza particolarmente delicati, nel 2025 è stato attivato 24 volte su tutto il territorio nazionale; ha eseguito 41 servizi di ordine pubblico e 3 trasferimenti ad alto rischio. Per il 2026 è previsto un incremento delle forze del corpo speciale; le unità che lo compongono dovrebbero passare dalle attuali 144 a 311 nel futuro prossimo.

Le manifestazioni di protesta individuale evidenziano il calo più marcato in valore assoluto, con una riduzione di 1.424 casi (da 13.008 nel 2024 a 11.584 nel 2025, -10,9%). Gli scioperi della fame e/o sete, che costituiscono la componente più numerosa di questa categoria, diminuiscono di 1.288 unità (da 7.253 nel 2024 a 5.965 nel 2025, -17,8%). Gli istituti in cui gli scioperi della fame sono stati più numerosi sono la Casa circondariale di Milano San Vittore con 172 eventi di questo tipo (su 914 presenti), seguito da Firenze Sollicciano con 147 (su 555 presenti) e la Casa di reclusione di Augusta con 115 (su 611 presenti). Milano San Vittore e Firenze Sollicciano sono anche i due istituti in cui nel 2025 si sono verificati più atti di autolesionismo, in numeri assoluti rispettivamente pari a 1.067 e 585. Nel caso di Milano San Vittore la media è quindi di circa 3 atti di autolesionismo al giorno. Il terzo posto di questa drammatica classifica è occupato dalla Casa circondariale di Roma Regina Coeli con 543 intenti autolitici.

Particolarmente critica è la situazione presso la CR di Augusta. Al momento della visita vi erano 5 persone in sciopero della fame (durante il 2025 in tutto sono state 8). Le ragioni degli scioperi della fame sono le seguenti: rigetto dell’istanza di liberazione anticipata, richiesta di trasferimento, mancato rinnovo della carta d’identità, richiesta di parlare con Direttore e Magistrato di Sorveglianza, mancato accoglimento dell’istanza di differimento pena. Rispetto agli episodi di manifestazione collettiva, nel 2025 vi sono stati 10 rifiuti di fare rientro in cella; 7 battiture e 1 rifiuto di vitto/terapia.

Nei 30 istituti in cui si sono verificati più tentati suicidi sono stati registrati oltre 1.100 tentativi di suicidio. Ciò equivale ad una media di circa 3 episodi al giorno

Nel 2025 a diminuire sono stati anche i tentati suicidi. Secondo i dati raccolti dagli Osservatori di Antigone nel 2025 sarebbe pari a 2,4 la media dei tentati suicidi ogni 100 detenuti. Il dato rilevato nel 2024 ma relativo al 2023 era invece pari a 2,9. Secondo i dati riportati dal Garante Nazionale il numero complessivo dei tentati suicidi passerebbe da 20198 nel 2024 a 1981 nel 2025, registrando una diminuzione del 4,7%. I tre istituti in cui durante il 2025 le persone detenute hanno tentato più volte di togliersi la vita sono ancora una volta la Casa circondariale di Milano San Vittore (76 tentati suicidi), seguita dalla Casa circondariale di Bologna (70 casi) e la Casa circondariale di Teramo (69 casi). Il Garante Nazonale sottoliena come, nei 30 istituti in cui si sono verificati più tentati suicidi, complessivamente sono stati registrati oltre 1.100 tentativi di suicidio nell’arco del 2025. Ciò equivale ad una media di circa 3 episodi al giorno.

Nonostante la diminuzione di alcune categorie di eventi critici, i numeri rimangono complessivamente molto elevati e, ancora una volta, rimandano alla dimensione strutturale assunta dalla sofferenza e dalla frustrazione sperimentate dalle persone detenute. Per far fronte a questa situazione dai multipli livelli di criticità, Il 13 ottobre 2025 il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP) ha emanato l’ennesima circolare nella quale vengono proposte linee guida operative tese alla prevenzione degli eventi critici negli istituti penitenziari. Tuttavia, le indicazioni fornite non offrono nuovi strumenti operativi concreti capaci di incidere in maniera significativa sullo scenario attuale. In più passaggi della circolare viene ribadito il ruolo centrale dei funzionari giuridico pedagogici, imprescindibile al fine di evitare ritardi e lentezze che potrebbero rappresentare cause di conflittualità. Secondo il dettato della Circolare, i momenti critici da attenzionare maggiormente sono quello dell’ingresso e, eventualmente, del trasferimento. Viene al contempo riconosciuto come sia proprio il contesto penitenziario in quanto caratterizzato da spersonalizzazione, burocratizzazione estrema e condizioni di vita spesso precarie, a costituire una delle cause principali degli eventi critici e, in particolari, degli atti di autolesionismo.