Criminalità

All’inizio del 2026 l’Ufficio Centrale di Statistica del Ministero dell’Interno ha pubblicato i dati consolidati relativi al 2024 sui delitti denunciati e sulle persone segnalate dalle Forze di polizia all’Autorità giudiziaria 1. Si tratta di una rilevazione che fotografa l’attività delle forze dell’ordine e il numero dei fatti denunciati o accertati, senza seguire l’esito giudiziario successivo dei procedimenti.

I delitti totali registrati nel 2024 ammontano a circa 2,4 milioni, un valore praticamente identico a quello del 2018, quando erano 2,37 milioni

Prima di entrare nel dettaglio dei singoli reati, è però utile adottare una prospettiva di lungo periodo, perché i dati del 2024 acquistano un significato molto diverso se letti all’interno di una serie storica. Guardando i numeri dal 2018 al 2024 emerge infatti un quadro che contrasta profondamente con il clima di presunta emergenza criminalità che domina il dibattito pubblico italiano. I delitti totali registrati nel 2024 ammontano a circa 2,4 milioni, un valore praticamente identico a quello del 2018, quando erano 2,37 milioni: si tratta di una variazione di appena l’1,2% in sei anni, un dato che equivale a una sostanziale stabilità. I furti, che rappresentano la voce più consistente e quella che incide maggiormente sulla percezione quotidiana di sicurezza, addirittura diminuiscono: da 1,19 milioni nel 2018 a 1,05 milioni nel 2024. Le rapine, infine, passano da 28.441 a 28.709 nello stesso arco temporale, una differenza di appena 268 casi in valore assoluto su scala nazionale, che in qualsiasi analisi seria non può essere definita una crescita. Anche gli omicidi dal 2018 hanno visto un’importante riduzione, si è passati da 361 (2008) a 326 (2024). L’unica discontinuità evidente nell’intera serie è rappresentata dall’anno 2020, quando i delitti crollano a 1,9 milioni e i furti si quasi dimezzano rispetto ai livelli precedenti: un dato che però va letto come l’effetto diretto del lockdown da Covid-19, che ha ridotto la mobilità delle persone e quindi eliminato le occasioni materiali di reato. L’aumento che si osserva negli anni successivi non è dunque un peggioramento della situazione, ma un fisiologico ritorno ai livelli storici di base. Se si esclude questa parentesi eccezionale, la linea della criminalità italiana è piatta da almeno un decennio. È in questo contesto che va letta con occhio critico la produzione legislativa degli ultimi anni in materia di sicurezza pubblica: l’introduzione o l’inasprimento di reati come il blocco stradale, il rave party, l’accattonaggio molesto, fino alle norme sul cosiddetto “decreto sicurezza”, non trova alcun fondamento nei numeri reali della criminalità. Non c’è nessuna curva ascendente, né un impennata di reati che giustifichi una risposta legislativa di tale portata. I dati infatti raccontano di un paese con livelli di illegalità denunciata stabili nel tempo, mentre la narrazione pubblica costruisce un senso di insicurezza che non corrisponde alla realtà misurabile. L’allarme criminalità non è sorretto dalle statistiche, appare piuttosto uno strumento utile a legittimare norme che rispondono a logiche ideologiche più che a effettivi bisogni di sicurezza collettiva. Con questa prospettiva in mente, i dati riportati di seguito vanno letti senza enfasi eccessiva considerando che il confronto pluriennale — quello che conta per valutare una tendenza reale — non segnala nessuna escalation.

Nel 2024 i delitti denunciati in Italia sono stati 2.399.347, in aumento del 2,5% rispetto al 2023

Nel 2024 i delitti denunciati in Italia sono stati 2.399.347, in aumento del 2,5% rispetto al 2023. A incidere maggiormente sul dato complessivo sono stati i furti, che con 1.054.599 casi hanno rappresentato il 44% del totale dei delitti denunciati, con una crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente. Anche le rapine risultano in aumento: nel 2024 sono state 28.709 contro le 28.067 del 2023 (+2,3%). In lieve crescita anche il reato di ricettazione (+2,2%). L’incremento di queste tipologie di reato è un segnale che merita attenzione: pur trattandosi in parte di un effetto della ripresa dei flussi turistici e della maggiore mobilità urbana rispetto agli anni segnati dalla pandemia, esso riflette anche le persistenti difficoltà economiche di alcune fasce della popolazione e la pressione che tali condizioni esercitano sulla propensione a delinquere.

Gli omicidi volontari consumati continuano a diminuire: nel 2024 sono stati 326 contro i 341 del 2023 (-4,4%),

Accanto ai reati contro il patrimonio emerge un dato particolarmente significativo relativo ai delitti contro la persona. Nel 2024 aumentano le violenze sessuali (+9,6%) e le lesioni dolose (+6,7%). Questo incremento può essere spiegato da una maggiore propensione alla denuncia e da un’intensificazione dell’attività investigativa. In questo senso, la crescita del dato può rappresentare anche segnale positivo delle campagne di sensibilizzazione e di una maggiore fiducia delle vittime nelle istituzioni. Al contrario, gli omicidi volontari consumati continuano a diminuire: nel 2024 sono stati 326 contro i 341 del 2023 (-4,4%), mentre gli omicidi di tipo mafioso sono passati da 19 a 17 (-10,5%). Il trend decrescente degli omicidi si inserisce in una tendenza di lungo periodo che vede l’Italia collocarsi stabilmente tra i paesi europei con i tassi di omicidio più bassi, a conferma di una progressiva riduzione della violenza letale nel contesto nazionale.

Sul fronte delle estorsioni e dell’usura, i dati del 2024 mostrano incrementi: le estorsioni sono passate da 11.438 a 12.076 (+5,6%) e i casi di usura da 124 a 141 (+13,7%). Questi reati, spesso collegati alla criminalità organizzata e all’economia sommersa, tendono ad acuirsi nei periodi di difficoltà economica, quando imprese e privati in difficoltà finanziaria diventano più vulnerabili alle pressioni illecite. In controtendenza risultano invece i reati informatici, in calo del 10,5%, e le truffe e frodi informatiche, scese del 5,3%.

Per quanto concerne le persone denunciate o arrestate, dal 2023 al 2024 sono aumentate del 4,7%, passando da 796.644 a 834.430. Crescono sia le segnalazioni a carico di persone denunciate in stato di libertà (+4%) sia quelle relative ad arresti e fermi (+8,1%).

I dati provvisori contenuti nel “dossier di Ferragosto” del Ministero dell’Interno, relativi al periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 luglio 2025, mostrano una riduzione dei principali reati monitorati

Il quadro cambia però nel corso del 2025. I dati provvisori contenuti nel “dossier di Ferragosto2 del Ministero dell’Interno, relativi al periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 luglio 2025, mostrano una riduzione dei principali reati monitorati rispetto allo stesso periodo del 2024. Furti (-7,7%), rapine (-6,7%) e violenze sessuali (-17,3%) risultano tutti in calo, con una diminuzione complessiva prossima al 8%. Solo gli omicidi mostrano un lieve aumento (+3,4%), dato che tuttavia va contestualizzato, trattandosi di numeri ridotti anche piccole variazioni producono percentuali apparentemente significative.

Nel 2025 si registra invece un’inversione: le persone denunciate scendono a 461.495, con una riduzione dell’8% rispetto al 2024, che riguarda sia le denunce in stato di libertà (-8,1%) sia gli arresti e i fermi (-7,2%)

Un quadro articolato emerge anche in merito alle persone denunciate. Nel periodo gennaio–luglio 2023 le persone segnalate all’autorità giudiziaria erano 434.940, di cui 86.543 in stato di arresto e 348.397 in stato di libertà 3. Il 2024 ha segnato una fase di crescita, con 501.380 persone denunciate nello stesso arco temporale, in crescita su entrambe le componenti. Nel 2025 si registra invece un’inversione: le persone denunciate scendono a 461.495, con una riduzione dell’8% rispetto al 2024, che riguarda sia le denunce in stato di libertà (-8,1%) sia gli arresti e i fermi (-7,2%). Il dato del 2025 si mantiene comunque al di sopra di quello registrato nel 2023, delineando un andamento altalenante, ma saranno necessari i dati consolidati annuali per avere un’idea più strutturata.

I primi mesi del 2026 sembrano confermare questa direzione. Nel primo trimestre continuano a diminuire gli omicidi volontari, che passano da 61 casi nel corrispondente periodo del 2025 a 59, mentre si riduce in misura più evidente il numero delle vittime donne: da 19 a 12. Significativo è il calo degli omicidi di donne commessi da partner o ex partner, scesi da 11 a 5 casi. Si tratta ancora di dati provvisori, che potrebbero cambiare in base all’evoluzione dei procedimenti. Proprio per questo motivo, vanno interpretati con una certa cautela.

Nel complesso, il periodo tra il 2024 e il 2026 mostra una situazione in evoluzione. Nel 2024 si è registrato un aumento della criminalità denunciata, dovuto soprattutto alla crescita dei reati predatori e di alcune forme di violenza tra persone. Nel 2025 e nei primi mesi del 2026 emergono invece segnali di calo abbastanza diffusi nei principali indicatori.

Prima di analizzare la popolazione detenuta, è però importante chiarire la differenza tra le due fonti statistiche utilizzate in questo capitolo, perché fanno riferimento a fenomeni diversi.
I dati del Ministero dell’Interno, analizzati sino ad ora, descrivono l’attività delle forze dell’ordine sul territorio nazionale e registrano tutti i reati denunciati all’autorità giudiziaria, a prescindere da come si concluderà poi il procedimento penale. Si tratta quindi di dati che comprendono anche fatti per cui non arriverà una condanna. Per tale ragione, i numeri sulla criminalità denunciata non indicano soltanto quanto si delinque, ma anche quanto viene denunciato e accertato.

Diverso è invece il significato dei dati del Ministero della Giustizia sui reati contestati alle persone detenute, che saranno analizzati nei paragrafi successivi. Questi dati riguardano le persone presenti in carcere al 31 dicembre e rappresentano solo quella parte che è arrivata fino alla detenzione dopo il passaggio attraverso il sistema penale. La composizione della popolazione detenuta dipende infatti anche da altri fattori, come le decisioni della magistratura sulla custodia cautelare, l’applicazione delle misure alternative, i tempi della giustizia e, più in generale, dalle politiche criminali e repressive adottate nel periodo considerato, nonché dal fatto che l’imputato venga assolto o condannato ad esito del processo.

Passando dunque ad analizzare i reati commessi dalle persone detenute, i dati aggiornati diffusi dal Ministero della Giustizia, mostrano che al 31 dicembre 2025 la popolazione carceraria italiana ha raggiunto le 63.499 unità, a fronte delle quali sono stati registrati complessivamente 153.940 reati4. Questo scarto numerico si spiega con la natura stessa dei percorsi giudiziari, in cui un singolo detenuto può essere responsabile di più fattispecie di reato. Rispetto all’anno precedente, si registra una crescita sia del numero di reati, aumentati del 4%, sia della presenza nelle carceri, cresciuta del 2,6%; ciononostante, la media dei reati per singolo detenuto resta stabile a 2,4, confermando esattamente il trend già rilevato nel 20245.

In termini numerici, a questa categoria sono attribuiti 40.431 reati, con una media di circa due reati per detenuto

Infine, dall’analisi della nazionalità delle persone detenute emerge che la maggior parte dei reati contestati riguarda cittadini italiani, che rappresentano anche la componente numericamente più ampia della popolazione carceraria. Le persone detenute straniere, poco più di ventimila, incidono invece per circa il 26% del totale dei reati registrati. In termini numerici, a questa categoria sono attribuiti 40.431 reati, con una media di circa due reati per detenuto.

La serie storica dei reati contestati alle persone detenute al 31 dicembre, dal 2008 al 2025, mostra inoltre un aumento significativo del numero complessivo dei reati registrati. Si passa infatti da 114.710 reati nel 2008 a 153.940 nel 2025, con una crescita complessiva di circa il 34,2%. L’andamento, però, non è stato costante. Dopo un forte incremento tra il 2008 e il 2012, si registra una diminuzione nel periodo 2013–2015, seguita poi da una nuova crescita graduale che prosegue fino al 2025.

Anche la popolazione detenuta mostra un andamento simile. Dopo il picco raggiunto tra il 2010 e il 2011, il numero dei detenuti cala in modo evidente fino al 2015, per poi tornare gradualmente a crescere negli anni successivi. La diminuzione registrata tra il 2013 e il 2015 è legata anche alla sentenza Torreggiani della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con cui nel 2013 l’Italia venne condannata per le condizioni di sovraffollamento delle carceri, considerate in contrasto con l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Dopo quella decisione, lo Stato italiano adottò diversi strumenti per ridurre la pressione sul sistema penitenziario: un maggiore ricorso alle misure alternative alla detenzione, un uso più limitato della custodia cautelare e alcune modifiche alla disciplina dell’esecuzione penale, insieme a strumenti pensati per contenere gli ingressi in carcere. Gli effetti di queste misure emergono chiaramente dai dati. Tra il 2012 e il 2015 il numero delle persone detenute passa da oltre 65.000 a circa 52.000 unità, mentre i reati contestati scendono da circa 140.000 a poco più di 120.000. La riduzione riguarda soprattutto i reati legati agli stupefacenti, quelli contro il patrimonio e altre categorie storicamente molto presenti nelle carceri, confermando l’impatto delle politiche adottate in quel periodo per ridurre il sovraffollamento penitenziario.

Nel 2008 si registravano in media 1,97 reati per detenuto; nel 2025 tale valore sale a 2,42, con un incremento del 22,8% – ben superiore alla crescita della popolazione detenuta considerata isolatamente

Un elemento di particolare interesse emerge dal rapporto tra il numero totale di reati contestati alle persone detenute e il numero assoluto delle persone detenute al 31 dicembre. Nel 2008 si registravano in media 1,97 reati per detenuto; nel 2025 tale valore sale a 2,42, con un incremento del 22,8% – ben superiore alla crescita della popolazione detenuta considerata isolatamente. Questo aumento indica che le persone detenute presentano, nel tempo, situazioni giudiziarie sempre più articolate, con un numero più alto di reati contestati per ciascun soggetto.

Dal 2016 in poi il valore si stabilizza intorno a 2,25–2,30 per poi riprendere a salire negli anni più recenti, raggiungendo 2,42 nel 2025

L’andamento del rapporto non è uniforme nel tempo. Tra il 2008 e il 2015 si assiste a una crescita costante del numero medio di reati per detenuto, che passa da 1,97 a 2,31: paradossalmente, proprio negli anni in cui le politiche deflattive riducevano il numero assoluto delle persone ristrette, il profilo penale medio di chi rimaneva in carcere si faceva più articolato, a indicare che le misure adottate operavano una selezione verso i soggetti con storie criminali più complesse. Dal 2016 in poi il valore si stabilizza intorno a 2,25–2,30 per poi riprendere a salire negli anni più recenti, raggiungendo 2,42 nel 20256.

Questo indicatore spiega bene come stia cambiando il profilo di chi entra in carcere. Oltre al mutamento dei reati prevalenti, si nota che i detenuti tendono ad avere più carichi penali contemporaneamente. È un fattore che appesantisce la gestione interna e rende più tortuoso il percorso di reinserimento sociale.

Quanto alle tipologie, i reati contro il patrimonio rappresentano, per l’intero periodo considerato, la categoria quantitativamente più rilevante. Nel 2008 costituiscono circa il 23,8% del totale dei reati contestati; nel 2025 la quota si attesta al 23,7%, con una sostanziale stabilità del peso percentuale. In termini assoluti, i casi aumentano da 27.345 a 36.406, segnando una crescita del 33,1%, quasi perfettamente allineata all’incremento generale del totale dei reati. La stabilità della quota relativa dimostra come i reati patrimoniali continuino a rappresentare il nucleo strutturale della criminalità che conduce alla detenzione, confermandosi come il principale ambito repressivo del sistema penitenziario italiano.

Nel 2008 i reati previsti dalla legge sugli stupefacenti incidono per circa il 20,5% del totale; nel 2025 la quota scende al 14%, con una riduzione in valore assoluto da 23.505 a 21.604 casi, pari a un calo dell’8,1%

La legislazione sugli stupefacenti rappresenta la seconda grande area dell’intera serie storica. Nel 2008 i reati previsti dalla legge sugli stupefacenti incidono per circa il 20,5% del totale; nel 2025 la quota scende al 14%, con una riduzione in valore assoluto da 23.505 a 21.604 casi, pari a un calo dell’8,1%. Il fenomeno è particolarmente evidente dopo il 2010, anno in cui i reati legati agli stupefacenti raggiungono il valore massimo della serie con oltre 28.000 contestazioni (circa il 20,3% del totale), per poi contrarsi fortemente tra il 2011 e il 2015, quando scendono sotto le 18.000 unità. Questa riduzione appare collegata agli effetti della sentenza della Corte Costituzionale che nel 2014 intervenne sulla legge Fini-Giovanardi, oltre che a un uso più contenuto della custodia cautelare per i reati in materia di stupefacenti. Dal 2016 in avanti si registra una nuova crescita, ma insufficiente a riportare la categoria ai livelli di incidenza percentuale dei primi anni della serie, segnalando una progressiva riduzione della centralità relativa dei reati droga all’interno della popolazione detenuta.

Tra le trasformazioni più rilevanti dell’intera serie storica spicca la crescita dei reati contro la persona. Nel 2008 rappresentano circa il 17% del totale dei reati contestati; nel 2025 la quota sale al 18,6%. In termini assoluti, i casi passano da 19.551 a 28.677, con una crescita del 46,7%, nettamente superiore all’incremento generale. Questo andamento suggerisce una progressiva trasformazione della composizione della popolazione detenuta, con una presenza crescente di reati riconducibili alla violenza interpersonale, ai maltrattamenti, alle aggressioni e ai fenomeni di violenza domestica.

I reati contro la pubblica amministrazione mostrano una delle crescite più consistenti dell’intera serie storica. Nel 2008 incidono per circa il 5,4% del totale; nel 2025 raggiungono quasi l’8%. I valori assoluti passano da 6.151 a 12.205 casi, con un incremento del 98,4%, quasi il doppio rispetto alla crescita generale dei reati. L’espansione appare particolarmente intensa dopo il 2017 e riflette probabilmente il rafforzamento dell’azione giudiziaria contro i fenomeni corruttivi, l’inasprimento delle normative anticorruzione e una maggiore attenzione pubblica verso i reati commessi nell’ambito della pubblica amministrazione. L’aumento del peso relativo di questa categoria costituisce uno degli elementi più significativi della trasformazione qualitativa della criminalità perseguita nel periodo considerato.

I reati associativi di tipo mafioso evidenziano una crescita continua e strutturale. Nel 2008 il 416-bis rappresenta circa il 4,6% del totale dei reati contestati; nel 2025 la quota sale al 6,1%. In termini assoluti, i casi aumentano da 5.257 a 9.417, con una crescita del 79,1%. Il dato più significativo si registra tra il 2021 e il 2022, quando si verifica un improvviso incremento superiore a 1.700 unità, verosimilmente riconducibile a importanti operazioni giudiziarie contro la criminalità organizzata o a una diversa classificazione dei reati associativi. Nel complesso, la crescita del peso percentuale del 416-bis conferma il ruolo sempre più centrale della criminalità organizzata all’interno del sistema penitenziario italiano.

Anche i reati contro l’amministrazione della giustizia registrano una crescita molto significativa: dal 4% del totale nel 2008 al 5,6% nel 2025, con un incremento in valore assoluto da 4.569 a 8.580 casi

Anche i reati contro l’amministrazione della giustizia registrano una crescita molto significativa: dal 4% del totale nel 2008 al 5,6% nel 2025, con un incremento in valore assoluto da 4.569 a 8.580 casi (+87,8%). L’aumento appare collegato all’espansione delle violazioni delle prescrizioni giudiziarie, delle evasioni, delle resistenze ai provvedimenti dell’autorità e di altre condotte che coinvolgono direttamente il funzionamento del sistema giudiziario. La crescita accelera soprattutto dopo il 2020, in parallelo con l’espansione generale della popolazione detenuta.

Non tutte le categorie mostrano un andamento espansivo. I reati collegati alla prostituzione passano da 981 casi nel 2008 a 414 nel 2025, con una diminuzione del 57,8%, e la loro incidenza sul totale si riduce dallo 0,85% allo 0,27%. Ancor più marcato è il calo dei reati relativi alla legge sugli stranieri: dopo il picco del 2010, quando superavano i 4.200 casi, essi diminuiscono progressivamente fino a 1.375 nel 2025. Complessivamente, tra il 2008 e il 2025 la riduzione è pari al 41,7%, mentre il peso percentuale sul totale passa dal 2% a meno dell’1%. Questa trasformazione riflette probabilmente le modifiche normative in materia di immigrazione, il ridimensionamento del ricorso alla detenzione per violazioni di carattere amministrativo e il mutamento delle politiche migratorie.