di Giulia Fabini
La presenza di giovani adulti nelle carceri per adulti è cresciuta in modo significativo negli ultimi anni
La presenza di giovani adulti nelle carceri per adulti è cresciuta in modo significativo negli ultimi anni.
I giovani adulti sono ragazze e ragazzi tra i 18 e i 25 anni che possono essere detenuti negli istituti penali per i minorenni (IPM) o nel carcere per adulti. Fino al 2014, in IPM erano ammessi solo ragazzi e ragazze fino ai 21 anni. Con il decreto-legge n. 92 del 2014, convertito nella legge n. 117 del 2014, la possibilità di permanenza nel circuito minorile è stata estesa fino al compimento dei 25 anni, con l’intento di garantire la continuità del trattamento. I giovani adulti si troveranno in IPM però solo se hanno commesso il reato in minore età. La collocazione istituzionale dei soggetti tra i 18 e i 25 anni, infatti, non dipende dall’età anagrafica in sé, ma dall’età al momento della commissione del reato: chi commette un reato dopo il compimento della maggiore età è inserito direttamente nel circuito penitenziario per adulti, mentre chi ha commesso il fatto da minorenne può rimanere negli istituti penali per minorenni fino al compimento dei 25 anni, salvo diversa valutazione del giudice.
Prima delle modifiche introdotte dal decreto-legge n. 123 del 2023 (cd. “decreto Caivano”), il D.Lgs. 121/2018, che regola l’esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni, stabiliva che chi avesse commesso il reato da minorenne potesse (non dovesse) permanere in IPM fino ai 25 anni. Dunque, se il magistrato valutava che, in particolari situazioni, per un ragazzo fosse meglio andare in una struttura per adulti (magari perché gli mancavano poche settimane e così si riavvicinava a casa, oppure perché in quella struttura poteva seguire un corso professionalizzante che in IPM non c’era, o altre situazioni simili), capitava che lo trasferisse. Con il Decreto Caivano, il trasferimento può essere disposto qualora il neomaggiorenne comprometta la sicurezza o turbi l’ordine negli istituti, impedisca le attività degli altri detenuti con violenza o minaccia e li ponga in stato di soggezione. La decisione è in capo al Direttore, previo nulla osta del magistrato, che però può rifiutarlo “solo per ragioni di sicurezza, anche del detenuto medesimo”. Dunque, si tratta di trasferimenti in chiave punitiva, disposti non più sulla base di una valutazione individuale del superiore interesse del ragazzo, ma per disfarsi di un ragazzo problematico. Cambia la filosofia di fondo e tale cambiamento si riflette chiaramente anche nei numeri relativi alla presenza dei giovani adulti nelle carceri per adulti.
In questo contributo ci concentreremo in particolare sui giovani adulti nelle carceri per adulti, che negli ultimi anni sono cresciuti percentualmente più in fretta rispetto alle altre classi d’età.
In base ai dati forniti dal Ministero della Giustizia in serie storica dal 2005 al 2025, dalla metà degli anni 2000 fino all’inizio degli anni 2020 la presenza dei giovani adulti in carcere è andata diminuendo. Nel 2005 i detenuti tra i 18 e i 24 anni erano oltre 6.200, pari al 10–11% della popolazione detenuta; all’inizio degli anni 2020 erano poco più di 3.200, circa il 6%, una riduzione di quasi la metà in circa quindici anni. Il carcere italiano, in questa fase, si “svuota” progressivamente di giovani. Negli stessi anni, la popolazione detenuta dai 45 anni in su aumenta complessivamente da 13.961 a 22.234 unità.
Tra il 2021 e il 2022 si registra il punto più basso della presenza dei giovani adulti, dopo il quale la tendenza si interrompe e si inverte: tra il 2022 e il 2025 i giovani adulti tornano a crescere, passando da poco più di 3.200 a oltre 4.100 detenuti. In termini percentuali, si tratta di un aumento di circa il 28%, superiore alla crescita complessiva della popolazione detenuta nello stesso periodo (circa +17%). Tuttavia, il numero dei giovani adulti non cresce in modo omogeneo: la fascia 21–24 anni aumenta, ma in misura relativamente contenuta, passando da 2.739 nel 2021 a 3.173 nel 2025, in linea con la crescita complessiva (+16%), o leggermente inferiore a quella. Ad aumentare in modo marcato è invece la fascia 18–20 anni, che passa da 523 detenuti nel 2021 a 1.021 nel 2025, registrando quindi un +95% nello stesso periodo.
Il ritorno dei giovani in carcere riguarda soprattutto i giovanissimi adulti, cioè coloro che si collocano immediatamente dopo la soglia della maggiore età
I dati parlano chiaro: il ritorno dei giovani in carcere riguarda soprattutto i giovanissimi adulti, cioè coloro che si collocano immediatamente dopo la soglia della maggiore età, ovvero una zona di confine tra sistema penale minorile e sistema penitenziario ordinario.
Il forte aumento dei giovanissimi adulti nelle carceri per adulti registrato negli ultimi anni può essere letto anche in relazione alla crescita degli ingressi negli IPM – anch’essi dovuti al Decreto Caivano e, più in generale, al clima culturale che lo accompagna – che passano da 713 nel 2020 a 1.197 nel 2025, contestualmente alla possibilità di trasferimento dei neomaggiorenni negli istituti per adulti. I trasferimenti da IPM alle carceri per adulti hanno riguardato 105 giovani nel 2022, 122 nel 2023, 189 nel 2024, 195 nel 2025 (dati del Ministero della Giustizia). Gli effetti della crescita degli ingressi e delle presenze negli IPM sembrano estendersi oltre il circuito minorile, contribuendo alla crescita dei detenuti nelle classi immediatamente successive ai 18 anni nel sistema penitenziario ordinario. Tuttavia, l’entità dell’aumento osservato nella fascia 18–20 suggerisce che tale dinamica non sia spiegabile unicamente con i trasferimenti dagli IPM, bensì vada letta come il risultato combinato di questi e di un incremento degli ingressi dalla libertà di soggetti sempre più giovani, anche in relazione alla crescente attenzione pubblica e istituzionale verso la criminalità giovanile. Con tutto che ad essere aumentata non è la criminalità dei giovani in sé, ma la reazione istituzionale alla stessa (Cornelli 2026; Scandurra 2026).
La presenza straniera è fortemente concentrata nelle fasce d’età più giovani e diminuisce progressivamente con l’aumentare dell’età
La presenza straniera è significativamente più elevata tra i detenuti più giovani rispetto alle altre classi d’età. Guardando ai dati del 2025 forniti dal Ministero della Giustizia, le persone detenute di nazionalità straniera sono 20.116 su 63.499 totali, pari a circa il 31,7% della popolazione detenuta complessiva. Tale quota cresce sensibilmente nelle classi più giovani: tra i 18–20 anni gli stranieri sono 587 su 1.021 (circa il 57,5%), mentre tra i 21–24 anni sono 1.513 su 3.173 (circa il 47,7%). Come si evince dal grafico sotto, la presenza straniera è fortemente concentrata nelle fasce d’età più giovani e diminuisce progressivamente con l’aumentare dell’età. In altre parole, il carcere dei giovani adulti appare molto più “straniero” del carcere complessivamente considerato.
La struttura demografica della popolazione migrante in Italia, mediamente più giovane rispetto a quella italiana, può contribuire a spiegare in parte questa sovrarappresentazione, ma non è sufficiente a renderne conto. Una possibile chiave interpretativa va piuttosto cercata nella specifica esposizione delle fasce più giovani con background migratorio ai processi di criminalizzazione, controllo penale e detenzione. Tale esposizione si costruisce lungo più passaggi: dalla selettività delle pratiche di polizia (Cornelli e Squillace 2026), al minore accesso alle misure alternative, fino alla maggiore probabilità di trasferimento dagli IPM agli istituti per adulti (Gonnella 2026). Quest’ultimo aspetto può essere ricondotto anche alla maggiore presenza di giovani stranieri negli IPM. A ciò si aggiunge il caso dei minori stranieri non accompagnati: una parte consistente dei giovani detenuti stranieri negli IPM è composta da giovani adulti che hanno alle spalle un percorso nel sistema dell’accoglienza prima dell’ingresso nel circuito penale. Si tratta di numeri rilevanti (Stannizzi e Tatangelo 2026), che suggeriscono la presenza di traiettorie istituzionali che connettono in modo non episodico il sistema dell’accoglienza e quello della giustizia penale.
Guardando la distribuzione della popolazione detenuta straniera per classi d’età tra il 2019 e il 2025, la quota complessiva di detenuti stranieri nel sistema penitenziario italiano rimane relativamente stabile per tutto il periodo considerato, oscillando tra il 31% e il 33% della popolazione detenuta totale. Nel frattempo, l’analisi delle classi anagrafiche mostra una struttura regolare e stabile: la presenza straniera è massima nelle età più giovani e diminuisce progressivamente con l’aumentare dell’età. In tutti gli anni considerati, circa la metà — o più della metà — dei detenuti sotto i 25 anni sono stranieri, mentre le percentuali decrescono progressivamente nelle classi centrali e diventano residuali nelle classi più anziane.
A partire dal 2023, invece, la fascia 18–20 torna a essere quella con la più alta incidenza di detenuti stranieri, raggiungendo il 58,3% nel 2024
All’interno di questa struttura relativamente stabile emerge tuttavia anche una trasformazione particolarmente interessante. Tra il 2019 e il 2022, la fascia con la maggiore presenza straniera era generalmente quella dei 21–24 anni (oppure le due classi 18–20 e 21–24 presentavano valori molto vicini). A partire dal 2023, invece, la fascia 18–20 torna a essere quella con la più alta incidenza di detenuti stranieri, raggiungendo il 58,3% nel 2024. Nel 2019, i detenuti stranieri rappresentavano il 60% della fascia 18–20 e il 56,4% della fascia 21–24; nel 2022 tali quote erano scese rispettivamente al 48,7% e al 51,2%; nel 2024–2025 la situazione si inverte, con i 18–20 che tornano a essere la classe più “straniera”. La serie storica sembra quindi indicare una progressiva concentrazione della popolazione detenuta straniera nelle fasce d’età immediatamente successive alla maggiore età.
Tuttavia, i giovani stranieri non sono distribuiti in maniera uniforme nel territorio nazionale. Sembrano in essere due modelli differenti di incarcerazione giovanile: uno nel Centro-Nord, molto segnato dalla presenza migrante; uno nel Sud, più legato alle popolazioni italiane locali.
Non è solo che il Centro-Nord incarcera più stranieri in generale: è che la sovrarappresentazione straniera è particolarmente accentuata proprio tra i giovanissimi
Questo in realtà riflette una tendenza che riguarda la carcerazione in generale, che da sempre vede la popolazione straniera particolarmente presente nelle regioni del Nord Italia. Tuttavia, se nel Centro-Nord la presenza straniera è alta in generale, tra i 18–20 anni è ancora più alta rispetto alle altre classi d’età. Ad esempio, nel 2025, in Emilia-Romagna gli stranieri sono 2.039 su 4.012 detenuti, circa il 51% del totale, ma tra i 18–20 sono 56 su 68, circa l’82% del totale per questa fascia d’età. In Lombardia, gli stranieri sono 4.043 su 8.809, il 46% del totale, ma tra i 18 e i 20 anni sono 165 su 205, l’80% del totale per questa fascia d’età. In Veneto, gli stranieri sono il 52% del totale e il 77% nella fascia 18-20; in Toscana, 48% di stranieri sul totale dei detenuti e l’80% nella fascia 18-20. Quindi il dato non è solo che il Centro-Nord incarcera più stranieri in generale: è che la sovrarappresentazione straniera è particolarmente accentuata proprio tra i giovanissimi. E questo rafforza molto l’ipotesi che i giovani migranti (o figli di percorsi migratori) siano particolarmente esposti ai processi di penalizzazione, soprattutto nella fase di transizione tra la minore età e l’età adulta.
Nel Centro emerge una configurazione strutturalmente simile. La quota complessiva di detenuti stranieri oscilla tra il 38% e il 40%, mentre le classi giovani registrano valori nettamente superiori. Nel 2025 i detenuti stranieri rappresentano circa il 66% della fascia 18–20 anni e circa il 53% della fascia 21–24. Anche in questo caso si osserva quindi una forte concentrazione della componente straniera nelle età giovani, sebbene con livelli inferiori rispetto al Nord.
Nel Sud e nelle Isole, invece, sebbene la presenza straniera nel sistema penitenziario appaia molto più contenuta – la quota complessiva di detenuti stranieri oscilla infatti attorno al 15–17% del totale della popolazione detenuta – rappresenta, nel 2025, circa il 31% della fascia 18–20 anni e il 26% della fascia 21–24, cioè quote circa doppie rispetto alla percentuale complessiva dell’area.
Ovunque la presenza straniera è massima nelle classi di età più giovani e diminuisce progressivamente con l’avanzare dell’età
Dunque, da un lato, il carcere del Nord appare molto più “internazionalizzato” rispetto a quello del Sud, riflettendo probabilmente la diversa distribuzione territoriale delle popolazioni migranti in Italia e le differenti configurazioni socio-economiche e urbane. Dall’altro lato, però, ovunque la presenza straniera è massima nelle classi di età più giovani e diminuisce progressivamente con l’avanzare dell’età.
Tutto ciò induce a ritenere che, nel sistema penitenziario, si stia delineando la costruzione di una nuova categoria di detenuti, quella dei “giovani adulti”, intesa come problema penitenziario specifico. Tale specificità ha dato luogo anche a soluzioni emergenziali fortemente criticabili, sia sul piano simbolico sia su quello materiale, come l’apertura straordinaria di una sezione per giovani adulti afferente al circuito minorile ma collocata all’interno del carcere per adulti di Bologna, operativa per sei mesi nel 2025, da marzo a settembre (Fabini 2026). In generale, appare quindi necessario interrogarsi su come questa categoria si configuri concretamente all’interno degli istituti e su quali siano gli effetti, nella quotidianità detentiva, di una presenza sempre più consistente di giovanissimi adulti, in larga parte stranieri.
Tra gli istituti visitati, quello con la percentuale più alta di giovani adulti nel totale della popolazione detenuta è la casa circondariale di Larino, dove rappresentano il 28% dei detenuti (45 su 159). Ma non sono pochi gli istituti in cui la percentuale dei giovani adulti sul totale delle presenze al momento della visita supera il 10%: Varese (16,7%), Cassino (15,8%), Belluno (15,4%), Brescia (13,5%), Avezzano (13,3%), Locri (12,9%), Como (12,5%), Regina Coeli (12,1%), Siena (12%), Genova (11,7%), Verona (11,3%), Vercelli (10,8%), Piacenza (10,7%), Reggio Emilia (10,4%), Modena (10,2%).
Questi numeri non possono essere spiegati esclusivamente con i trasferimenti dagli IPM: a livello dei singoli istituti, infatti, il numero di trasferimenti registrati nell’anno precedente è molto contenuto
Il nostro osservatorio sembra confermare che questi numeri non possono essere spiegati esclusivamente con i trasferimenti dagli IPM: a livello dei singoli istituti, infatti, il numero di trasferimenti registrati nell’anno precedente è molto contenuto, variando da 1 a un massimo di 5 in un solo caso, quello di Regina Coeli. Tuttavia, questi sono dati molto difficili da avere durante le visite, dunque non sono sicuramente esaustivi. Inoltre, come abbiamo visto sopra, se considerati nel loro complesso, i trasferimenti da tutti gli IPM agli istituti per adulti non sono trascurabili, con un incremento di oltre l’85% rispetto all’ultimo anno pre-Caivano (Marietti 2026).
Molti istituti scelgono di non istituire reparti specificamente dedicati ai giovani adulti: si ritiene infatti che la concentrazione in un unico spazio di una popolazione percepita come problematica possa accentuare la conflittualità
Durante le visite dell’osservatorio, la crescente presenza di giovani adulti nella popolazione detenuta viene riconosciuta da diverse Direzioni e comandanti come un fenomeno emergente, caratterizzato da problemi specifici, in particolare di tipo comportamentale. Questa popolazione è spesso descritta come più difficile da gestire, proprio in ragione della minore età e della maggiore indisciplina. Anche per questo motivo, molti istituti scelgono di non istituire reparti specificamente dedicati ai giovani adulti: si ritiene infatti che la concentrazione in un unico spazio di una popolazione percepita come problematica possa accentuare la conflittualità. Al contrario, l’affiancamento con detenuti più adulti viene interpretato come una possibile forma di accudimento e di trasmissione delle regole della vita detentiva (ma – si potrebbe aggiungere – anche come dispositivo di controllo). Non sorprende, quindi, che in nessuno degli istituti visitati dal nostro osservatorio nel corso del 2025 sia assicurata la separazione dei giovani adulti dal resto della popolazione detenuta, fatta eccezione per quattro casi — Spoleto, Terni, Novara e Orvieto — dove i detenuti tra i 18 e i 25 anni sono collocati in celle separate. Un cenno particolare merita l’istituto di Augusta, dove per circa cinque mesi è stata sperimentata la possibilità di collocare i giovani adulti insieme a persone con un residuo di pena inferiore a due anni all’interno della stessa sezione. Tuttavia, a causa del sovraffollamento, la sperimentazione non ha potuto essere proseguita.
Una delle dimensioni che cerchiamo di indagare durante le visite dell’osservatorio riguarda la presenza di attività specificamente dedicate ai giovani adulti; tuttavia, raramente abbiamo rilevato esperienze di questo tipo
Una delle dimensioni che cerchiamo di indagare durante le visite dell’osservatorio riguarda la presenza di attività specificamente dedicate ai giovani adulti; tuttavia, raramente abbiamo rilevato esperienze di questo tipo. A Regina Coeli, dove, come si è detto, la percentuale di giovani adulti sul totale della popolazione detenuta raggiungeva addirittura il 28%, la Direzione starebbe mettendo in atto una progettualità specifica, come un corso di musica che al momento della visita non era ancora avviato. Attività dedicate ai giovani adulti sono state rilevate anche in altri istituti: a Parma, nella biblioteca del nuovo padiglione; a Verona, dove è stato attivato una tantum un ciclo di incontri condotto da psicologi grazie a fondi specifici; a Modena, con attività sportive (pallacanestro e danza urbana) e i laboratori delle Gallerie Estensi (arte, scrittura, fotografia, ecc.); a Bari, dove all’ingresso i giovani adulti vengono presi in carico da uno staff multidisciplinare che favorisce il loro accesso alle attività trattamentali; a Ferrara, dove sono previsti incontri con una psicologa specializzata nella gestione della rabbia; a Brescia, dove il centro diurno offre attività quali videomaking, studio del tatuaggio, formazione di podcast e graffitismo; e a Reggio Emilia, dove sono stati attivati un corso semestrale di scrittura di testi musicali (genere rap/trap) e un corso di formazione per attività edilizia.
L’effetto sembra essere quello di un disallineamento tra i bisogni specifici di questa categoria e le risposte offerte dal sistema penitenziario
I giovani adulti costituiscono dunque una nuova popolazione all’interno del circuito penitenziario. Si tratta di soggetti che, proprio per la loro età, avrebbero bisogno di un maggiore supporto, difficilmente reperibile nel carcere per adulti. Allo stesso tempo, questa categoria appare ambivalente: soprattutto tra i giovani adulti più grandi, i percorsi di vita possono esprimere forme di adultità che mal si adattano alla convivenza con i minori (Stroppa 2026). Tuttavia, come si è visto, la crescita riguarda in particolare la fascia 18–20 anni. Questo dato, unito al fatto che i trasferimenti dagli IPM avvengono spesso come provvedimento disciplinare, rende urgente accendere un faro su questi soggetti, che — proprio per le fragilità legate all’indisciplina o a percorsi di vita che li conducono in carcere in età molto giovane — avrebbero bisogno di un supporto trattamentale ancora più intenso. Supporto che difficilmente può essere garantito nel carcere per adulti, dove il rapporto tra educatori e detenuti è significativamente più sfavorevole rispetto agli IPM. L’effetto sembra essere quello di un disallineamento tra i bisogni specifici di questa categoria e le risposte offerte dal sistema penitenziario, con il rischio di un ulteriore aggravamento della quotidianità detentiva, non solo per i giovani stessi ma anche per l’intera popolazione detenuta adulta, già gravata dalle criticità legate al sovraffollamento e alla crescente chiusura degli istituti. Per tutte queste ragioni, ripensare la gestione dei giovani adulti, dentro e fuori dal carcere, appare quanto mai urgente.
Cornelli, R., (2026), Impennata della criminalità minorile? Dataroom sbaglia l’analisi https://www.crimepo.it/it/commentoopinione/impennata-della-criminalita-minorile-dat aroom-sbaglia-lanalisi/503
Cornelli, R. e Squillace R. (2026), Polizia e cambiamento sociale: le sfide dell’etnicità nell’Italia contemporanea. REPORT DI RICERCA. Report UNIMI_Polizia e cambiamento sociale- le sfide dell’etnicità nell’Italia contemporanea .pdf
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Gonnella, P. (2026), I minori stranieri nel circuito penale, , in Marietti, S., Antonelli, S., Stroppa, R., (a cura di), (2026), Io non ti credo più. VIII Rapporto sulla giustizia minorile di Antigone https://www.ragazzidentro.it/i-minori-stranieri-nel-circuito-penale/
Marietti, S. (2024), Il Decreto Caivano: un commento puntuale, in Marietti, S., (a cura di), Prospettive minori, VII Rapporto sulla giustizia minorile, Antigone https://www.ragazzidentro.it/commento-al-d-l-n-123-del-13-settembre-2023-recante-misure-urgenti-di-contrasto-al-disagio-giovanile-alla-poverta-educativa-e-alla-criminalita-minorile-nonche-per-la-sicurezza/
Scandurra, A., (2026), Criminalità minorile e allarme sociale, in Marietti, S., Antonelli, S., Stroppa, R., (a cura di), (2026), Io non ti credo più. VIII Rapporto sulla giustizia minorile di Antigone https://www.ragazzidentro.it/criminalita-minorile-e-allarme-sociale/
Stannizzi, F. e Tatangelo, M.V. (2026) I minori stranieri non accompagnati: sempre meno risorse per accoglierli, sempre più numerosi nelle carceri, in Marietti, S., Antonelli, S., Stroppa, R., (a cura di), (2026), Io non ti credo più. VIII Rapporto sulla giustizia minorile di Antigone https://www.ragazzidentro.it/i-minori-stranieri-non-accompagnati-sempre-meno-risorse-per-accoglierli-sempre-piu-numerosi-nelle-carceri/
Stroppa, R. (2026) La detenzione su piccola scala per minori e giovani adulti. Il case study italiano. Antigone https://www.antigone.it/upload/Report_det_piccola_scala.pdf