Il diritto all’istruzione in carcere è disciplinato dall’articolo 19 dell’Ordinamento Penitenziario e dall’articolo 44 del Regolamento Penitenziario. La normativa inserisce l’istruzione tra le attività di formazione culturale e professionale fondamentali per la risocializzazione delle persone detenute. Per questo, prevede la possibilità di accedervi in diversi livelli, dai corsi della scuola dell’obbligo fino agli studi universitari.
Il Ministero della Giustizia svolge ogni anno una rilevazione sul livello di istruzione delle persone detenute all’ingresso in istituto. Per il 2025, questa informazione è stata raccolta solo per il 49% dell’intera popolazione carceraria. Tra questi, il 76,48%, pari a 23.412 persone, sono privi di un diploma di scuola superiore o professionale. Inoltre, 5.661 non hanno conseguito la licenza media, mentre solo 622 hanno ottenuto una laurea.
Molte persone detenute hanno avuto un accesso molto ridotto ai percorsi di istruzione prima dell’ingresso in carcere
Risulta evidente da questi numeri che molte persone detenute hanno avuto un accesso molto ridotto ai percorsi di istruzione prima dell’ingresso in carcere e che, pertanto, garantire la possibilità di studiare a chi lo desidera può contribuire in modo significativo al loro reinserimento nella società.
I dati del Ministero della Giustizia relativi all’anno scolastico 2024-2025 riportano, in termini assoluti, una situazione sostanzialmente in linea con quella del 2023-2024. In particolare, risultano erogati 1.683 corsi scolastici, ai quali si sono iscritte 19.391 persone detenute (141 persone in più dell’anno precedente). Rispetto alla popolazione carceraria media, calcolata sulla base delle presenze nei mesi di svolgimento dell’anno scolastico, la percentuale di persone detenute che frequentano percorsi scolastici si attesta intorno al 31%.
Dei 19.391 iscritti, 10.105 hanno frequentato uno dei 901 corsi di primo livello offerti, quali percorsi di alfabetizzazione, corsi finalizzati all’acquisizione della licenza media e il primo biennio della scuola superiore, erogati dai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti. 9.286 persone detenute hanno invece frequentato uno dei 782 corsi di secondo livello, ossia percorsi scolastici che consentono di conseguire un diploma di istruzione superiore, grazie ad accordi con Istituti tecnici, professionali e artistici.
Il confronto tra gli ultimi due anni scolastici mostra una variazione interessante in termini di percorsi intrapresi. Nello specifico si è registrato un calo rilevante delle persone detenute che frequentano il primo livello dei percorsi di istruzione per adulti (-1.084 iscritti). Al contrario, si osserva un incremento consistente delle persone detenute iscritte ad un corso di secondo livello (+1.225). Questi dati delineano una situazione più equilibrata rispetto agli ultimi anni, in cui si registrava una maggiore disparità tra gli iscritti al primo livello e al secondo livello, a svantaggio di quest’ultimo.
I dati relativi alla tipologia dei corsi scolastici offerti suggeriscono una delle possibili spiegazioni a questo riequilibrio: si registra infatti una diminuzione dei corsi di primo livello (-49) e un aumento di quelli di secondo livello (+21).
Tra le persone detenute straniere, 8.705 risultano iscritte ad un corso scolastico, 260 in meno rispetto al 2023-2024. Rappresentano circa il 45% del totale degli iscritti.
Rispetto alla popolazione carceraria straniera media, calcolata sulla base delle presenze nei mesi di svolgimento dell’anno scolastico, la frequenza ai percorsi di istruzione si attesta intorno al 44%, circa il 3% in meno rispetto al dato dell’anno scolastico precedente.
La percentuale dei promossi è pari al 42,5%, in calo di 1,4 punti percentuali
A determinare questa diminuzione è anche il calo (-370) del numero di persone detenute straniere iscritte ai corsi di alfabetizzazione, che rappresentano il percorso di gran lunga più intrapreso da questo gruppo, nonostante un lieve aumento di 16 unità nella disponibilità di questi corsi.
La percentuale dei promossi è pari al 42,5%, in calo di 1,4 punti percentuali.
Mentre la quota di promossi del primo livello è rimasta sostanzialmente stabile (+0,2%), quella del secondo livello è diminuita di 6 punti percentuali, a fronte di un significativo aumento del numero di iscritti a questo livello.
Tra le persone detenute straniere iscritte ai corsi scolastici, la percentuale dei promossi è pari al 37,9%, in linea con il dato del 2023-2024.
La Conferenza Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari (CNUPP), organismo che coordina le attività di formazione universitaria rivolte alle persone private della libertà, redige un rapporto di monitoraggio al termine di ogni anno.
Da quello relativo al 2025-2026, si desume che 1.978 persone private della libertà (di cui 104 donne) risultavano iscritte ad un corso di laurea. Questo numero rappresenta una quota di circa il 3% della popolazione carceraria.
Un altro dato significativo riguarda il numero di persone coinvolte nei percorsi scolastici, che si attesta in media al 27,67%, ma che varia notevolmente da istituto a istituto.
Nel corso del 2025, l’Osservatorio dell’Associazione Antigone sulle condizioni di detenzione ha effettuato 102 visite negli istituti penitenziari.
Durante queste visite, le osservatrici e gli osservatori hanno raccolto informazioni rilevanti anche nell’ambito dell’istruzione.
In particolare, è emerso che in 94 istituti sono presenti spazi esclusivamente dedicati alle attività di scuola e formazione, mentre in 7 risultano assenti.
Un altro dato significativo riguarda il numero di persone coinvolte nei percorsi scolastici, che si attesta in media al 27,67%, ma che varia notevolmente da istituto a istituto.
Ad esempio, al momento della visita, nella Casa di Reclusione “San Michele” di Alessandria nessuna persona detenuta frequentava corsi di istruzione. Ciò è dovuto alla sospensione di tutte le attività trattamentali, conseguente alla decisione dell’Amministrazione Penitenziaria di trasformare un interno padiglione del carcere in una sezione 41bis. I necessari lavori di adeguamento della struttura hanno comportato uno svuotamento dell’istituto, che è passato da più di 300 persone detenute a 45.
In altre realtà, invece, come nella Casa Circondariale di Chieti, l’assenza di corsi scolastici, particolarmente grave dato l’alto numero di persone detenute con pene residue superiori ai 5 anni nonostante si tratti di una casa circondariale, è dovuta, secondo quanto riferito, ad un numero troppo scarso di richieste per formare delle classi. Presso questo istituto si registra anche una carenza di opportunità lavorative.
Diversamente, nella Casa Circondariale di Belluno l’offerta lavorativa è superiore alla media nazionale. Tuttavia, la necessità di adattare l’attività scolastica ai ritmi degli impegni lavorativi sembra contribuire alla limitata offerta formativa, che coinvolge una solo persona.
In altri istituti, la percentuale di persone iscritte ai corsi scolastici è ben superiore alla media. Tra questi, vale la pena citare la Casa di Reclusione di San Gimignano e la Casa di Reclusione femminile di Trani, nelle quali più del 75% di persone detenute frequenta la scuola.