Misure e sanzioni di comunità

Le misure e le sanzioni di comunità rappresentano ormai un pezzo fondamentale del sistema dell’esecuzione penale del nostro paese. La loro storia prende le mosse dalla riforma penitenziaria del 1975 (Legge 26 luglio 1975, n. 354), ed ha la fase di maggior slancio dopo l’approvazione della cosiddetta Legge “Gozzini” (Legge 10 ottobre 1986, n. 663), che prendeva il nome dal suo promotore, e aveva l’obiettivo di decongestionare le carceri e rilanciare con forza la funzione rieducativa della pena.

Negli anni poi la normativa è stata ampliata ed il sistema si è arricchito di nuove alternative alla detenzione, da applicarsi non solo in fase esecutiva, ma anche alla fine del giudizio, come pena principale, o in alternativa a questo, come nel caso della Messa alla prova. Non sorprende dunque il fatto che, come si vede sotto, negli anni il numero di persone in carico agli Uffici di esecuzione penale esterna (UEPE), il cui compito è supervisionare e sostenere appunto le misure e le sanzioni di comunità, sia cresciuto enormemente. Semmai sorprende che questa enorme crescita non sia stata in grado di contenere la altrettanto costante crescita dei numeri della detenzione, il cui unico antidoto continuano ad essere interventi deflattivi straordinari.

Le sanzioni di comunità crescono, ed anche parecchio, ma crescono anche i numeri della detenzione, con il risultato di una colossale espansione dell’area della penalità

In altre parole, le sanzioni di comunità crescono, ed anche parecchio, ma crescono anche i numeri della detenzione, con il risultato di una colossale espansione dell’area della penalità.

Come si vede sopra, al 31 dicembre 2015 le persone in carico agli UEPE erano 38.670, mentre i detenuti erano 52.164, per un totale di 90.834 persone in esecuzione penale. Questo stesso numero alla fine del 2025 era di 162.946 persone, con una crescita in 10 anni del 79,4%. L’espansione del controllo penale è stata dunque enorme, mentre i numeri della detenzione in questi anni non sono affatto scesi. Anche se certo non abbiamo la controprova di quali sarebbero stati in assenza di queste misure: probabilmente molti più alti di oggi.

Rallenta il sistema delle misure alternative

A fronte della enorme crescita del sistema delle sanzioni di comunità di cui si diceva sopra, il 2025 si segnala però come un anno chiave, che mostra i primi segnali di un possibile cambio di passo. La cosa non è a prima vista evidente e se si guarda solo al totale dei soggetti in carico agli UEPE, al 31 dicembre questi erano 99.447, 6.000 in più di un anno prima. La tendenza alla crescita dunque prosegue, ma guardando meglio a questi dati si cominciano a notare alcuni segnali di allarme. Il tasso di crescita delle misure è anzitutto certamente calato.

Il grafico sopra mostra in modo inequivocabile come la crescita nel 2025, +6,4%, sia stata la più bassa registrata negli ultimi 10 anni

Il grafico sopra mostra in modo inequivocabile come la crescita nel 2025, +6,4%, sia stata la più bassa registrata negli ultimi 10 anni, fatta eccezione per il 2020, che però è stato l’anno della pandemia da Covid-19, un anno unico da molti punti di vista.

A questo si aggiunga che alcune misure, per la prima volta, sono addirittura in calo

Se poi si guarda nel primo grafico pubblicato, all’andamento delle singole misure, si scopre facilmente a cosa vada imputato questo rallentamento nella crescita del sistema delle misure di comunità. Dal 2023 si è anzitutto fermata la crescita della Messa alla prova (da 26.084 persone alla fine del 2023 a 26.265 nel 2024 e 26.268 alla fine del 2025). È stata la Messa alla prova a contribuire in modo più massiccio alla complessiva crescita delle sanzioni di comunità negli ultimi anni e dunque non sorprende che quando la Messa alla prova per la prima volta smette di crescere, anche il complesso delle sanzioni di comunità rallenta la propria, di crescita. A questo si aggiunga che alcune misure, per la prima volta, sono addirittura in calo. I Lavori di Pubblica Utilità per violazione della legge stupefacenti passano dai 790 della fine del 2024 ai 593 della fine del 2025. E soprattutto i Lavori di Pubblica Utilità per violazione del codice della strada passano dagli 8.747 della fine del 2024 ai 7.606 della fine del 2025. Ma se queste misure presentano un saldo negativo, anche tra quelle che hanno un saldo positivo si cominciano a vedere le prime crepe.

Le misure concesse sono in calo

Invece di guardare, come abbiamo fatto sopra, alle persone in misura alternativa ad una certa data, guardiamo ora a quante hanno iniziato ad eseguire una misura, o meglio, sono state prese in carico dagli UEPE, nel corso di un certo anno.

In ogni caso, e per la prima volta da molto tempo, le nuove misure alternative alla detenzione sono in calo

Facendo così si scopre ad esempio che le prese in carico degli UEPE per Affidamento in prova al servizio sociale, che nel 2024 erano state 26.151, nel 2025 sono state 24.627, il 5,8% in meno. Ed altrettanto sta accadendo con la Detenzione domiciliare, la seconda misura alternativa alla detenzione per incidenza numerica. I nuovi casi presi in carico nel 2024 erano stati 14.247, mentre nel 2025 sono stati 13.519, il 5,1% in meno. L’andamento complessivo dei casi in carico sia dell’Affidamento in prova che della Detenzione domiciliare come abbiamo visto è ancora in crescita, ma questo perchè le misure in corso alla fine del 2025 erano la somma di quelle che erano in corso alla fine del 2024, e a quella data non si erano ancora concluse, più quelle prese in carico nel corso del 2025. Ma se i nuovi casi presi in carico continuano a diminuire, a breve anche il complesso delle misure prese in carico diminuirà. In ogni caso, e per la prima volta da molto tempo, le nuove misure alternative alla detenzione sono in calo. Anche questo probabilmente contribuisce a spiegare l’attuale crescita delle presenze in carcere ma, in prospettiva, l’effetto che questa tendenza potrebbe avere sui numeri della detenzione deve metterci tutti in allarme.

Già oggi questi numeri dicono chiaramente che nel 2025 sono usciti dal carcere, in Affidamento o in Detenzione domiciliare, circa 1.000 persone in meno che nel 2024, ma anche il calo delle misure concesse dalla libertà può e potrà avere un impatto sugli ingressi in carcere, assumendo che una buona parte di queste mancate concessioni (nel 2025, 1.200 in meno che nel 2024) si traduca in altrettanti ingressi in carcere.

Perché questo stia accadendo, non è difficile da spiegare. Come illustrato altrove in questo rapporto, l’attuale Governo, al di là di interventi tecnici più puntuali e dall’impatto numerico molto limitato, dalla sua entrata in carica ha introdotto oltre 55 nuovi reati e più di 60 nuove aggravanti, che intervengono sul codice penale e su leggi speciali. A questo si aggiungono oltre 65 inasprimenti sanzionatori. Tutto questo significa ovviamente pene più lunghe, e quindi anche tempi più lunghi per raggiungere i requisiti di residuo pena necessari per accedere alle alternative alla detenzione. Ma una produzione normativa di questo segno e così massiccia, accompagnata da una comunicazione pubblica del Governo dello stesso tenore, lanciano anche un forte messaggio politico e culturale: “tutto chiuso!”, per tornare al titolo di questo rapporto.

Che in un clima del genere i numeri delle misure di comunità comincino a calare non può sorprenderci. La cosa deve però farci preoccupare, e non poco

Che in un clima del genere i numeri delle misure di comunità comincino a calare non può sorprenderci. La cosa deve però farci preoccupare, e non poco. Se in una stagione come questa, di difficoltà senza precedenti per il sistema penitenziario, dovessimo anche cominciare a smantellare, nei fatti se non nelle norme, il sistema delle sanzioni di comunità, gli effetti sarebbero catastrofici. La conseguenza sarebbe un’ulteriore impennata nei numeri della detenzione che sono già peraltro fuori controllo, e ci troveremmo davanti ad una situazione impossibile da gestire. Come se quella attuale non fosse già abbastanza grave.