Una conferenza mondiale contro l’isolamento: IGS e soft law internazionale

di Patrizio Gonnella, Susanna Marietti

La nostra campagna su uno dei problemi cruciali delle carceri del pianeta è diventata universale, con il lancio del documento chiave di essa in una conferenza online seguita da ogni continente

L’11 dicembre 2025 ha segnato una tappa fondamentale nel percorso internazionale di Antigone. La nostra campagna su uno dei problemi cruciali delle carceri del pianeta è diventata universale, con il lancio del documento chiave di essa in una conferenza online seguita da ogni continente.
L’”International Guiding Statement on alternatives to solitary confinement” (IGS) – supportato dal documento di approfondimento “Background brief” – non si limita a denunciare i rischi dell’isolamento carcerario, ma delinea un modello gestionale alternativo. Basato sulle riflessioni di un gruppo multidisciplinare di esperti a livello internazionale coordinato da Antigone e Physicians for Human Rights Israel (PHRI), il documento è stato pubblicato nel 2023 e presentato a livello mondiale lo scorso dicembre.
Sul sito dedicato alla campagna si possono trovare le informazioni relative all’IGS e al percorso che ha condotto alla sua stesura, nonché il video completo della conferenza dell’11 dicembre, che ha visto la registrazione di partecipanti da 46 paesi diversi (Argentina, Armenia, Australia, Austria, Belgio, Canada, Cile, Colombia, Congo, Costa Rica, Croazia, Danimarca, Filippine, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Grecia, India, Israele, Italia, Kenya, Lituania, Malta, Messico, Nigeria, Norvegia, Paesi Bassi, Pakistan, Paraguay, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Somalia, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Tunisia, Turchia, Ucraina, Ungheria, Uruguay, USA, Venezuela, Zimbabwe). Il programma della conferenza è stato ricco e significativo. Aperta dalle due organizzazioni promotrici, ha visto alternarsi al microfono rappresentanti da tutti i continenti, persone con esperienza diretta dell’isolamento penitenziario, esperti del tema provenienti dalle istituzioni internazionali o dalla società civile. Tra questi Juan Mendez, che in veste di Special Rapporteur Onu sulla tortura ha stabilito nel 2011 il limite dei quindici giorni per l’isolamento non prolungato entrato poi nella definizione fornita dalle Mandela Rules, Alan Mitchell, attuale presidente del Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d’Europa, Claude Heller, presidente del Comitato Contro la Tortura delle Nazioni Unite, Manfred Nowak, che in varie vesti alle Nazioni Unite ha avuto un ruolo fondamentale sull’isolamento, David Fathi, direttore del National Prison Project dell’American Civil Liberties Union, Sharon Shalev, fondatrice del progetto solitaryconfinement.org, Craig Haney, tra i più grandi esperti mondiali delle conseguenze dell’isolamento sulla psiche umana, Helena Solà, direttrice del programma anti-tortura dell’Organizzazione Mondiale Contro la Tortura, Mauro Palma, ex presidente del CPT ed ex National Preventive Mechanism italiano.

Presentare l’IGS al mondo ha voluto significare, per Antigone e PHRI, gettare il seme per una nuova stagione normativa sul tema, con l’intento di far confluire il documento nel corpo della soft law internazionale.

Presentare l’IGS al mondo ha voluto significare, per Antigone e PHRI, gettare il seme per una nuova stagione normativa sul tema, con l’intento di far confluire il documento nel corpo della soft law internazionale. Nel corso degli ultimi decenni, il diritto internazionale dei diritti umani ha infatti costituito un baluardo contro il potere punitivo dei singoli Stati. Con il passare degli anni, si è progressivamente delineato un quadro giuridico multilivello in materia penitenziaria. Tale quadro comprende norme vincolanti e non vincolanti, standard emanati da organismi di monitoraggio o diplomatici, nonché la giurisprudenza dei tribunali sovranazionali. Il controllo esterno esercitato dal diritto internazionale si è rivelato altamente efficace nel mettere in discussione un modello statale punitivo arcaico e rigido. Gli Stati hanno talvolta resistito e talvolta assecondato il dinamismo del diritto internazionale dei diritti umani all’interno dei sistemi di giustizia penale e carceraria. Questa prospettiva esterna è assolutamente necessaria per spingere le autorità nazionali, spesso timide, indifferenti e talvolta riluttanti, ad affrontare adeguatamente un ambito così delicato.
È per questo che abbiamo lavorato all’”International Guiding Statement on alternatives to solitary confinement” con l’ambizioso obiettivo che le nostre linee guida entrino a far parte della soft law internazionale in materia penitenziaria.

È giunto il momento di riconoscere l’isolamento per quello che è: una pratica estremamente dannosa, che non è indispensabile e che può essere superata. Il raggiungimento di tale risultato richiede lo sforzo congiunto di attori istituzionali e non governativi

È giunto il momento di riconoscere l’isolamento per quello che è: una pratica estremamente dannosa, che non è indispensabile e che può essere superata. Il raggiungimento di tale risultato richiede lo sforzo congiunto di attori istituzionali e non governativi. È per questo che abbiamo deciso di organizzare la conferenza dell’11 dicembre 2025, che ha portato tanti soggetti diversi a concentrarsi sul tema.
Dalla fine della Seconda guerra mondiale la questione della detenzione, pur rimanendo tradizionalmente di competenza statale, è stata affrontata anche nel quadro del diritto internazionale dei diritti umani, che ha trovato la sua grundnorm nella Dichiarazione universale dei diritti umani. La soft law internazionale sul carcere ha progressivamente acquisito forza normativa. Ma tale forza non è insita nella natura delle sue fonti. Essa non è paragonabile a un codice giuridico specificamente concepito come tale, né a un sistema normativo dotato di una ratio a priori. Essa non consiste solo di norme, né di norme e giurisprudenza, ma è composta anche da relazioni periodiche, raccomandazioni, dichiarazioni, rapporti di ispezione, studi, ricerche. La sua potenza risiede proprio nella sua estemporaneità e nell’eterodossia delle sue fonti.
Il primo pilastro, come già accennato, è la Dichiarazione universale dei diritti umani. La sua efficacia risiede più nella storia che nel diritto. Per i giuristi tradizionali, una dichiarazione non è altro che un suggerimento politico privo di valore vincolante. Ma il suo potenziale trasformativo risiede al di fuori dell’ambito giuridico. Guardando al Preambolo, vediamo come esso contiene un forte riferimento alla dignità umana, un concetto evidente di per sé, che deliberatamente non è stato definito. Qualsiasi possibile definizione sarebbe risultata troppo ristretta. Ed è proprio la dignità umana a costituire la linfa vitale della soft law internazionale in materia penitenziaria, è lei che le conferisce forza giuridica.
Nei decenni successivi al 1948 si è andato istituendo un quadro normativo multilivello, culminato nelle Mandela Rules. Esse non impongono un unico modello di esecuzione penale, ma ribadiscono che la punizione non deve mai violare la dignità umana. È la soglia che non può essere superata. È questa, di nuovo, la chiave per comprendere la soft law internazionale in materia di carcere e pena. Ed è questo il punto di accesso giuridico alla questione dell’isolamento penitenziario. L’intangibilità della dignità umana è un principio di jus cogens che deve guidare ogni legislazione, anche quella non vincolante.
La soft law penitenziaria ha acquisito una forza che va oltre la sua qualificazione normativa formale. Gli standard elaborati dal Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura o dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa, sebbene formalmente non vincolanti, hanno costretto gli Stati ad affrontare importanti riforme legislative nei propri sistemi penali e penitenziari. Allo stesso modo, le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno determinato cambiamenti anche in Stati diversi da quelli formalmente condannati. Le norme meno incisive nella gerarchia delle fonti hanno determinato i cambiamenti più significativi nelle politiche nazionali. E il concetto più vago e meno definito del diritto, ovvero la dignità umana, ha avuto il potere di frenare l’arbitrarietà punitiva degli Stati. La ragionevolezza in materia penitenziaria a livello statale è stata finora favorita proprio da quelle regole che meno assomigliano a norme vere e proprie e da quei concetti maggiormente intrisi di valori.

La soft law internazionale sul carcere e la pena ha influenzato la legislazione nazionale e la giurisprudenza dei singoli paesi. I ripetuti appelli degli organismi internazionali si sono riversati nelle argomentazioni rigorose dei tribunali, sia sovranazionali che nazionali

Quindi: la soft law internazionale sul carcere e la pena ha influenzato la legislazione nazionale e la giurisprudenza dei singoli paesi. I ripetuti appelli degli organismi internazionali si sono riversati nelle argomentazioni rigorose dei tribunali, sia sovranazionali che nazionali. È accaduto spesso per quanto riguarda le Mandela Rules delle Nazioni Unite e le Regole penitenziarie europee del Consiglio d’Europa. Il loro status giuridico è andato ben oltre quello di semplici raccomandazioni.
L’”International Guiding Statement on alternatives to solitary confinement” ha grandi potenzialità di agire contro una pratica, quella dell’isolamento carcerario, che viola la dignità umana e riduce la persona a oggetto. L’IGS propone linee guida per il superamento di tale pratica. Le argomentazioni contro l’isolamento sono di natura legale, etica e sociosanitaria. Tutte derivano dal fatto che l’isolamento è in contrasto con la dignità umana, che costituisce il fondamento di ogni diritto.

L’isolamento è diventato anno dopo anno uno degli aspetti centrali dell’attività dell’Osservatorio di Antigone. Un aspetto capace di offrire una lettura a tutto tondo del modello carcerario, coinvolgendo temi e prospettive complesse e interconnesse

Le nostre linee guida traggono la loro forza dall’osservazione diretta delle carceri, che Antigone e Physicians for Human Rights Israel praticano costantemente. Per riformare il carcere è necessario averne una conoscenza diretta. Nel nostro lavoro quotidiano di monitoraggio delle condizioni di detenzione, ci siamo sempre più resi conto di come i luoghi dove si pratica l’isolamento – formale o di fatto – abbiano bisogno di una particolare attenzione e siano quelli maggiormente a rischio di abusi e violazioni. L’isolamento è diventato anno dopo anno uno degli aspetti centrali dell’attività dell’Osservatorio di Antigone. Un aspetto capace di offrire una lettura a tutto tondo del modello carcerario, coinvolgendo temi e prospettive complesse e interconnesse: la tortura, l’uso della forza, il sistema disciplinare, la custodia cautelare, la salute mentale, la salute in generale, l’autolesionismo, i suicidi, le categorie vulnerabili, le situazioni difficili, la formazione del personale, la garanzia dei diritti fondamentali in ogni forma di vita carceraria. Contrastare l’isolamento significa smontare le derive più brutali e pericolose della privazione della libertà.
Eppure a oggi la soft law internazionale, pur affermando che l’isolamento penitenziario debba essere una misura estrema e limitandolo a un massimo di quindici giorni, lo ammette tra le possibilità (tranne che in casi particolari).
Già dal 1990, nei Basic Principles for the Treatment of Prisoners (Principio 7), le Nazioni Unite hanno invitato a superare l’isolamento come misura punitiva. E in generale gli standard internazionali concordano sul fatto che l’isolamento dovrebbe essere evitato il più possibile. Le fonti più rilevanti in questo senso sono: l’Istanbul Statement on the Use and Effects of Solitary Confinement del 2007, il Rapporto intermedio del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla tortura del 2008, il Rapporto intermedio del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla tortura del 2011, il 21° Rapporto Generale del CPT del 2011, le Mandela Rules delle Nazioni Unite del 2015), le Regole penitenziarie europee che nel 2020 hanno visto revisioni anche proprio su questo tema, il Consensus Statement from the Santa Cruz Summit on Solitary Confinement and Health del 2020. Tutti questi documenti concordano sulla pericolosità dell’isolamento e invitano a usarlo il meno possibile. Ma tuttavia esso viene considerato come una misura irrinunciabile, che può risultare indispensabile per mantenere l’ordine e la sicurezza in carcere. Se il diritto internazionale definisce con chiarezza i limiti negativi (ciò che è vietato), esso manca ancora di una parte propositiva che indichi le strategie sostitutive. L’IGS mira a colmare esattamente questa lacuna, entrando a far parte della soft law internazionale. È con questa idea in mente che Antigone e PHRI hanno lavorato a queste linee guida.
Lo abbiamo fatto adottando un approccio olistico. Il gruppo di lavoro è partito dall’assunto che l’isolamento non possa venire considerato come un fenomeno a sé stante e che il suo uso eccessivo derivi piuttosto da problemi strutturali e da fallimenti sistemici che coinvolgono tanto il sistema penitenziario nel suo complesso quanto i servizi territoriali, come l’uso eccessivo del carcere, l’ingiusta criminalizzazione di gruppi svantaggiati, la carenza di tutele sociosanitarie nella comunità.
Fin dalla seconda metà del secolo scorso, numerosi studi hanno dimostrato i drammatici effetti dannosi dell’isolamento, effetti che annientano la persona colpendone il fisico e la psiche. Su guardiamo alla vita penitenziaria, anche su questa l’isolamento produce i propri danni. È comprovato come esso accresca violenza e aggressività, come moltiplichi il rischio di tortura, come aumenti la recidiva. Le persone isolate per lunghi periodi disimparano la vita sociale, rendendo più arduo il percorso di reingresso nella comunità e minando dunque lo stesso scopo dichiarato della pena detentiva.

L’isolamento è ancora ampiamente usato nelle carceri del pianeta per far fronte a tante e differenti situazioni. A volte arriva ad essere uno strumento ordinario di governo dell’istituto, anche nei confronti di categorie vulnerabili, per gestire una popolazione detenuta sempre più caratterizzata da marginalità sociale. La presunta mancanza di alternative rafforza l’idea che esso sia indispensabile

Nonostante questa consapevolezza, l’isolamento è ancora ampiamente usato nelle carceri del pianeta per far fronte a tante e differenti situazioni. A volte arriva ad essere uno strumento ordinario di governo dell’istituto, anche nei confronti di categorie vulnerabili, per gestire una popolazione detenuta sempre più caratterizzata da marginalità sociale. La presunta mancanza di alternative rafforza l’idea che esso sia indispensabile. Poiché tali alternative non sono mai state proposte e presentate in maniera sistemica prima del nostro lavoro. È l’”International Guiding Statement on alternatives to solitary confinement” a mostrare che esse esistono e sono praticabili.
Vi abbiamo lavorato, si badi, insieme a persone che nella vita si sono messe in gioco concretamente sul tema. Il gruppo di lavoro coordinato da Antigone e PHRI per la stesura delle linee guida non ha adottato un approccio puramente teorico, coinvolgendo esclusivamente accademici impegnati a rigettare l’isolamento dalle proprie scrivanie. All’elaborazione dell’IGS ha partecipato ad esempio Rick Raemisch, in passato direttore il sistema penitenziario del Colorado, che è riuscito concretamente a eliminare l’uso dell’isolamento dalle carceri da lui gestite. Divenne direttore quando il suo predecessore fu ucciso da un uomo con problemi psichiatrici che aveva trascorso sette anni in isolamento ed era stato rilasciato direttamente nella comunità, cosa che accade spesso in giro per il mondo. Quando Raemisch arrivò a vietare l’isolamento anche nella struttura che ospitava persone con gravi problemi mentali, si sentì dire che in questo modo avrebbe finito per causare qualche omicidio. Ma i dati dimostrarono il contrario, visto che col tempo gli eventi critici diminuirono di oltre l’80%.
Le organizzazioni della società civile sono attori fondamentali nel sistema internazionale dei diritti umani e nel diritto penitenziario internazionale. Possono ottenere lo status consultivo presso organismi multilaterali, vengono ascoltate dai meccanismi internazionali contro la tortura, fungono da fonti di informazione per gli organismi di monitoraggio, attraverso il contenzioso strategico possono migliorare gli standard internazionali, possono presentare memorie in qualità di amici curiae e atti di intervento nei procedimenti in corso, possono svolgere attività di advocacy a tutti i livelli.
Due organizzazioni della società civile, Antigone e Physicians for Human Rights Israel, hanno deciso di mettere a disposizione dell’intera comunità un testo che aspira a diventare parte della soft law internazionale sul carcere. Agli esperti, alle organizzazioni di società civile, alle autorità nazionali e internazionali – legislatori, amministrazioni penitenziarie, magistratura, organismi di monitoraggio, Treaty-Based Bodies, Special Rapporteurs, Working Groups – abbiamo chiesto l’11 dicembre 2025 di utilizzare, ciascuno secondo le proprie funzioni, le linee guida contenenti alternative all’isolamento, elevandole in tal modo a soft law. Abbiamo anche sollecitato l’istituzione di un gruppo di lavoro sull’isolamento in seno alle Nazioni Unite.

Non vogliamo limitarci al ruolo di semplici osservatori, non vogliamo limitarci ad avere una voce critica, ma vogliamo piuttosto abbracciare un ruolo attivo e proattivo, vogliamo diventare la leva che allarghi gli spazi della democrazia e dei diritti umani. Sotto tale prospettiva, ci auguriamo che l’IGS venga formalmente recepito e integrato nella soft law internazionale

La soft law non è soggetta ai limiti formali delle norme vincolanti. Essa trae forza dalla propria autorevolezza e dalla ragionevolezza dei suoi contenuti. Le organizzazioni della società civile possono e devono svolgere un ruolo di attori internazionali sul piano giuridico e politico. Non vogliamo limitarci al ruolo di semplici osservatori, non vogliamo limitarci ad avere una voce critica, ma vogliamo piuttosto abbracciare un ruolo attivo e proattivo, vogliamo diventare la leva che allarghi gli spazi della democrazia e dei diritti umani. Sotto tale prospettiva, ci auguriamo che l’IGS venga formalmente recepito e integrato nella soft law internazionale, diventando il parametro tecnico vincolante (nei fatti, se non nella forma) per ogni amministrazione penitenziaria che intenda rispettare la dignità umana. Ci auguriamo che l’IGS divenga, nel più breve tempo possibile, lo standard operativo universale per abolire l’isolamento nelle carceri di tutto il mondo.