Stranieri

Al 1 gennaio 2026 le persone di cittadinanza straniera regolarmente presenti sul territorio italiano erano 5 milioni e 560 mila, in aumento di 188 mila individui (+3,5%) rispetto all’anno precedente

La situazione detentiva delle persone di origine straniera configura una tematica delicata e che solleva diverse questioni, specie in rapporto alle differenze che corrono tra costoro e le persone detenute italiane. Anzitutto, preme come di consueto partire da valutazioni legate alle persone straniere presenti in Italia. Stando al Report ISTAT recante gli indicatori demografici, pubblicato il 31 marzo 2026, al 1 gennaio 2026 le persone di cittadinanza straniera regolarmente presenti sul territorio italiano erano 5 milioni e 560 mila, in aumento di 188 mila individui (+3,5%) rispetto all’anno precedente, con un’incidenza sulla popolazione totale del 9,4%. La popolazione di cittadinanza italiana al medesimo periodo ammontava a 53 milioni 383 mila unità, in calo di 189 mila individui rispetto al 1 gennaio 2025.

Il dato afferente alle persone straniere non tiene conto del numero sommerso rappresentato da coloro che sono irregolarmente presenti sul territorio. La natura stessa di irregolarità rende complesso ottenere dei numeri precisi rispetto alle relative presenze. Il XXXI rapporto ISMU sulle migrazioni riporta delle stime su tale dato e, in particolare, al 1 gennaio 2025 (ultimo dato disponibile) costoro erano 339 mila circa (il 5,7% del totale degli stranieri presenti in Italia a quella data). Dal Report emerge una contrazione degli irregolari sul territorio tra il 2022 e il 2025 (-3% circa).

Elemento fondamentale del sistema integrazione riguarda l’acquisizione della cittadinanza italiana. Tali acquisizioni (pari a 196 mila nel 2025), stando ai dati ISTAT, sono in riduzione rispetto agli anni precedenti: erano, infatti, 214 mila nel 2023 e 217 mila nel 2024. Probabilmente il calo è da imputare alla nuova normativa in tema di acquisizione della cittadinanza introdotta con il D.L. n. 36/2025 (conv. in L. n. 74/2025) che ha comportato delle restrizioni nell’acquisizione della cittadinanza in base al c.d. iure sanguinis. Le popolazioni che presentano uno scarto maggiore nel numero di acquisizioni sono quelle albanese e marocchina (rispettivamente 26 mila e 23 mila casi); segue la rumena con 16 mila casi.

Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane vi erano 64.412 persone, di cui 20.307 stranieri, pari al 31,5% del totale

Concentrandosi ora sulle presenze di persone straniere all’interno degli istituti penitenziari, al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane vi erano 64.412 persone, di cui 20.307 stranieri, pari al 31,5% del totale. Storicamente, tale percentuale si mantiene piuttosto costante nel tempo, con qualche lieve flessione in diminuzione negli ultimi anni.

Rispetto alla popolazione straniera presente in Italia, facendo riferimento al 1 gennaio 2026, le detenzioni incidono appena per lo 0,4%

Rispetto alla popolazione straniera presente in Italia, facendo riferimento al 1 gennaio 2026, le detenzioni incidono appena per lo 0,4%. Il dato è del tutto in linea con la rilevazione afferente allo scorso anno e con quella afferente al 2024: in entrambi i casi, infatti, l’incidenza delle persone straniere in carcere rispetto alla popolazione libera era dello 0,4%.

La popolazione straniera risulta proporzionalmente più rappresentata nelle aree di condanna non definitiva

Guardando più nello specifico alla posizione processuale, si nota come la popolazione straniera risulta proporzionalmente più rappresentata nelle aree di condanna non definitiva. In particolare, le persone detenute in attesa di primo giudizio, al 30 aprile 2026, erano 9.219, di cui il 37,3% di origine straniera; i condannati non definitivi erano 5.836, di cui il 37,1% stranieri; i condannati in via definitiva erano 49.000, di cui gli stranieri erano il 29,8%; infine, gli internati erano 307 di cui il 22,8% stranieri. Di fatto, percentuali lievemente più alte si riscontrano in relazione alle posizioni processuali che, potenzialmente, potrebbero garantire un collocamento esterno al carcere, in attesa che il giudizio si definisca. Tale aspetto fa emergere un primo tema di rilievo: le persone di origine straniera spesso non hanno né riferimenti stabili sul territorio né sufficienti risorse economiche che garantiscano la possibilità di evitare l’ingresso nel sistema penale e lo Stato non prevede strumenti di sostentamento adeguati per sopperire a tali carenze.

La nazionalità maggiormente rappresentata in carcere è costituita dalle persone di origine marocchina (4.542 persone pari al 22,4% del totale delle persone straniere)

In relazione alla provenienza geografica, la nazionalità maggiormente rappresentata in carcere è costituita dalle persone di origine marocchina (4.542 persone pari al 22,4% del totale delle persone straniere). Seguono: Tunisia (11,3% del totale degli stranieri); Romania (10,4%); Albania (9,7%); Egitto (5,5%); Nigeria (5,1%); Senegal (2,5%); Algeria (2,4%). Altre nazionalità sono rappresentate in percentuali inferiori al 2%.

La presenza di persone di origine romena in carcere presenta un andamento decrescente nel corso del tempo: tra il 2019 e il 2025 si registra una decrescita pari a quasi l’11%

Tale dato di dettaglio risulta maggiormente interessante laddove paragonato ai flussi migratori che maggiormente hanno interessato e interessano l’Italia. Sempre stando a quanto riportato nel XXXI rapporto sulle migrazioni della Fondazione Ismu, i cui dati più recenti disponibili risalgono al 1 gennaio 2025, la nazionalità più rappresentata in Italia è quella rumena (composta da circa 1 milione e 53 mila persone). Orbene la presenza di persone di origine romena in carcere presenta un andamento decrescente nel corso del tempo: tra il 2019 e il 2025 si registra una decrescita pari a quasi l’11%. Il tasso di detenzione di costoro, al 31 dicembre 2024, è pari ad appena lo 0,1% (nel 2023 era dello 0,2%).

Anche gli albanesi hanno conosciuto una riduzione delle presenze in carcere. Si parla del -18% circa tra il 2019 e il 2025

La nazione europea non comunitaria che si pone al secondo posto per presenze in Italia 1 è costituita dall’Albania, con 360 mila persone circa. Anche gli albanesi hanno conosciuto una riduzione delle presenze in carcere nel tempo, con qualche lieve flessione in aumento negli ultimi anni. Si parla del -18% circa tra il 2019 e il 2025. Rispetto al tasso di detenzione, al 2024 questo si attesta intorno allo 0,5%, in linea con la medesima rilevazione relativa al 2023.

Entrambi gli esempi rappresentano l’esito positivo del lungo percorso di integrazione che ha interessato le due popolazioni: a fronte di una massiccia immigrazione risalente agli anni ’90 e inizio 2000, attualmente costoro hanno legami consolidati nel territorio italiano, hanno costruito nuclei familiari stabili e le seconde generazioni presentano un grado di integrazione piuttosto elevato.

Proseguendo nell’analisi, un’altra nazionalità fortemente presente in Italia, frutto dei nuovi flussi migratori provenienti dal Nord-Africa, è quella marocchina, che al 1 gennaio 2025 conta 377 mila persone circa. Il relativo tasso di detenzione è pari all’1% circa, in linea con quanto rilevato l’anno precedente e in lievissima crescita rispetto agli anni passati. Difatti, la popolazione marocchina in carcere cresce in maniera piuttosto stabile: tra il 2019 e il 2025 vi è stato un incremento pari al 21,4%. Discorso analogo investe la popolazione tunisina, che al 1 gennaio 2025 conta circa 112 mila persone in Italia e il tasso di detenzione si attesta intorno all’1,9%. Qui il processo di integrazione non ha solo subito una decisa battuta d’arresto ma ha invertito la rotta. Tale involuzione è figlia di politiche migratorie marcatamente punitive, che hanno finito per irrigidire la gestione dei flussi, in particolare quelli legati alla complessa realtà della rotta del Mediterraneo.

Entrambe le nazionalità sono decisamente poco presenti in carcere: 183 persone detenute di origine cinese, di cui 20 donne, e 79 di origine filippina, di cui appena 8 donne

Ulteriormente interessante la questione relativa a popolazioni provenienti dell’Est asiatico, come cinesi e filippini, cui corrisponde la presenza di nuclei familiari profondamente radicati e un’integrazione che passa principalmente dall’attività lavorativa. Inoltre, è particolarmente elevata la presenza di donne nel tessuto sociale italiano provenienti da tali Paesi: il 50,6% al 1 gennaio 2025 nel caso della Cina e il 57,8% nel caso delle Filippine. Di contro, entrambe le nazionalità sono decisamente poco presenti in carcere: 183 persone detenute di origine cinese, di cui 20 donne, e 79 di origine filippina, di cui appena 8 donne. Il dato dimostra l’efficacia di un sistema di integrazione che funziona.

Si collocano in una fascia di età tendenzialmente più giovane rispetto alla popolazione detenuta italiana

Per ciò che concerne l’età delle persone recluse di origine straniera, si conferma, coerentemente con gli anni passati, la circostanza che costoro si collocano in una fascia di età tendenzialmente più giovane rispetto alla popolazione detenuta italiana. Infatti, nelle fasce dai 21 ai 24 e dai 25 ai 29 anni, le persone straniere sono rispettivamente il 47,7% e il 49,2%. Superano addirittura la metà nella fascia compresa tra i 18 e i 20 anni, ove gli stranieri sono il 57,5%. Ciò si pone in linea con l’indurimento del sistema penale minorile che, tra le altre cose, ha agevolato il passaggio verso il carcere per adulti dei giovani che compiono 18 anni durante la detenzione. Costoro sono per la maggior parte stranieri, molti dei quali minori non accompagnati, che non riescono ad accedere a misure di accoglienza adeguate e alternative alla detenzione. Di contro, nelle fasce più anziane, dai 50 anni in su, le persone di origine straniera sono appena il 14%.

Le persone straniere commettano principalmente reati contro il patrimonio, pari al 26,4% del totale dei reati commessi da persone straniere

Il fenomeno può essere in parte spiegato in relazione alle condanne maggiormente lunghe che interessano gli italiani, e inoltre alla circostanza che gli stranieri riscontrano notevoli difficoltà nell’accesso a misure alternative o collocamenti domiciliari.

Infatti, rispetto alle tipologie di reato, si evince come le persone straniere commettano principalmente reati contro il patrimonio, pari al 26,4% del totale dei reati commessi da persone straniere. Seguono i reati contro la persona (pari al 22,8%) e i reati in violazione della legge sulle droghe (15,2%). Guardando alle singole fattispecie di reato, sul totale dei reati contro il patrimonio il 29,3% sono commessi da persone straniere; sul totale dei reati contro la persona il 32,3% sono commessi da stranieri. Le percentuali variano moltissimo se invece si guarda ai reati connessi all’associazione di stampo mafioso, ove gli stranieri incidono per il 2,4%; di contro, nell’ambito dei reati connessi alla legge sull’immigrazione, il 91,7% sono commessi da persone straniere.

Tra le condanne all’ergastolo, gli stranieri sono appena il 7,5%

In corrispondenza delle tipologie di reato maggiormente contestate agli stranieri, si riscontra una complessiva tendenza a comminare condanne di durata inferiore. Nello specifico, gli stranieri raggiungono percentuali rappresentative maggiori nelle fasce da 0 a 1 anno (dove sono il 43,7%) e da 2 a 3 anni (40,2%). La rappresentatività cala drasticamente man mano che le condanne crescono. A titolo esemplificativo, nella fascia dai 10 ai 20 anni la percentuale degli stranieri scende al 20%, nella fascia superiore ai 20 anni gli stranieri sono il 12,9%. Tra le condanne all’ergastolo, gli stranieri sono appena il 7,5%.

Lo 0,5% degli stranieri ha un residuo superiore ai 20 anni, l’1% ha una condanna all’ergastolo, il 3% ha un residuo pena compreso tra 10 e 20 anni

Medesimo ragionamento si può seguire guardando ai residui pena. In particolare, sul totale degli stranieri presenti al 31 dicembre 2025, il 22,3% si colloca in un residuo pena compreso tra 1 e 2 anni, il 21,9% nel residuo tra 0 e 1 anno, il 20,4% nella fascia tra 3 e 5 anni. Spostandosi nelle aree con un residuo temporale maggiore, la rappresentatività si riduce: lo 0,5% degli stranieri ha un residuo superiore ai 20 anni, l’1% ha una condanna all’ergastolo, il 3% ha un residuo pena compreso tra 10 e 20 anni. All’interno della singola fascia temporale, si nota che: nell’area compresa tra 0 e 1 anno gli stranieri sono il 40,3%; in quella tra 1 e 2 anni sono il 36,2%; tra 2 e 3 anni sono il 33,3%. Di contro, nelle fasce più elevate la rappresentanza si inverte: nell’area compresa tra 10 e 20 anni gli stranieri sono il 15%, oltre i 20 anni sono il 14%.

Emerge una concentrazione maggiore di persone straniere detenute nel nord del Paese, con Regioni in cui la rappresentanza di costoro è superiore al 50%

Lo scollamento dal territorio e l’assenza di un’adeguata rete di supporto comportano una distribuzione delle persone straniere sul territorio che tende a concentrarsi in determinate zone del Paese. Guardando, infatti, alle presenze su base regionale, al 30 aprile 2026 emerge una concentrazione maggiore di persone straniere detenute nel nord del Paese, con Regioni in cui la rappresentanza di costoro è superiore al 50%: Trentino Alto Adige (62,5%), Liguria (55%), Valle D’Aosta (54,2%), Veneto (53,4%), Emilia Romagna (52,6%).

Sono 46 le carceri ove le persone straniere sono rappresentate in una percentuale superiore o pari al 50%

Spostando lo sguardo verso i singoli istituti penitenziari, sono 46 le carceri ove le persone straniere sono rappresentate in una percentuale superiore o pari al 50%: Piacenza “San Lazzaro” (69,6%), Livorno “Gorgona” (65,8%), Grosseto (65,5%), Porto Azzurro “P. De Santis” (65,4%), Padova (64,2%), Verona “Montorio” (63,8%), Arbus “Is Arenas” (63,2%), Bolzano (63,2%), Trieste (63,1%), Milano “F. Di Cataldo” San Vittore (62,5%), Trento “Spini Di Gardolo” (62,4%), Firenze “Sollicciano” (61,9%), Vigevano (61,9%), Modena (60,5%), Siena (60,5%), Cremona (60%), La Spezia (60%), Alessandria “San Michele” (59,6%), Ravenna (59,5%), Laureana Di Borrello “L. Daga” (59,2%), Pistoia (58,7%), Onani “Mamone” (58,5%), Sanremo (58,4%), Venezia “Santa Maria Maggiore” (57,6%), Mantova (57,1%), Lecco (57%), Perugia “Nuovo Complesso Penitenziario Capanne” (56,5%), Pisa (55,7%), Genova “Marassi” (55,6%), Lauro (55,6%), Bologna “R. D’Amato” (55,2%), Alessandria “G. Cantiello – S. Gaeta” (54,3%), Arezzo (54,3%), Brissogne Aosta (54,2%), Sondrio (53,8%), Biella (53,4%), Firenze “Mario Gozzini” (53,2%), Pavia (53,1%), Busto Arsizio (53%), Padova N.C. (52,6%), Cuneo (52,3%), Pordenone (51,8%), Rieti N.C. (50,9%), Prato (50,8%), Bergamo “Don Fausto Resmini” (50,7%), Lucca (50,6%).

Oltre a molti istituti penitenziari siti nel Nord-Italia, elevata concentrazione si rinviene anche in Sardegna e in carceri destinate tendenzialmente ad attività lavorativa interna, di piccole dimensioni e mal collegate con il resto del territorio (es. Livorno “Gorgona”, Porto Azzurro, Laureana Di Borrello “L. Daga”).

Accesso alla sfera trattamentale

Nell’ambito dei percorsi afferenti al trattamento, emerge che -nel 2025- sono state 60.045 le persone detenute coinvolte in attività di vario tipo. Di queste, 20.004 erano straniere (il 33,3%), dato che si pone in linea con la presenza di persone straniere in carcere. Le attività maggiormente partecipate sono quelle di tipo sportivo (54,2% delle persone straniere); seguono le attività culturali (21,9%) e quelle religiose (15,2%).

Nel secondo semestre del 2025, rispetto ai corsi professionali, sono stati terminati 431 corsi cui hanno partecipato in 5.106 e gli stranieri erano 2.214 (pari al 43,4%). Di questi, i promossi sono stati 4.344 di cui 1.858 stranieri (42,8% dei promossi e 83,9% degli stranieri iscritti). Le persone straniere prediligono corsi di cucina e ristorazione (25,7% degli stranieri iscritti), orientamento al lavoro (19,8%), edilizia (9,2%), igiene e ambiente (7,4%).

4.210 (pari al 48,4%) risultavano iscritte a corsi di alfabetizzazione e apprendimento dell’italiano

Per ciò che concerne i percorsi di istruzione, in relazione all’anno accademico 2025-2026, al 31 dicembre 2025 risultavano iscritte 19.391 persone di cui 8.705 straniere (il 44,9%). Di queste, 4.210 (pari al 48,4%) risultavano iscritte a corsi di alfabetizzazione e apprendimento dell’italiano. Il dato ci consente di comprendere come l’accesso all’istruzione superiore per le persone straniere in carcere sia notevolmente limitato a causa delle barriere di tipo linguistico, oltre che dall’assenza di titoli afferenti all’istruzione primaria equivalente. Da cogliere pertanto positivamente il massiccio accesso a tali percorsi, seppur medesima opportunità andrebbe garantita anche all’esterno. Alla luce di tale dato, si comprende perché, in relazione alle persone detenute iscritte ai corsi universitari, che al 31 dicembre 2025 erano 893, gli stranieri sono appena 99 (l’11,1%).

Al 31 dicembre 2025, su 20.116 persone detenute straniere, i mediatori erano 335, appena 1,67 mediatori ogni 100 detenuti stranieri. Per il Nord Africa i mediatori sono appena 1,41 ogni 100 detenuti e per l’Est Europa 1,12.

Permangono, infine, le criticità legate alla figura dei mediatori culturali. Al 31 dicembre 2025, su 20.116 persone detenute straniere, i mediatori erano 335, appena 1,67 mediatori ogni 100 detenuti stranieri. Di questi, il numero più consistente ha competenze per i paesi del Nord-Africa (118 mediatori) cui seguono: Est Europa (60 mediatori), Medio ed Estremo oriente (55 mediatori). Tuttavia, rapportando tale numero all’effettiva presenza di persone straniere provenienti dal Paese di interesse, si nota come la rappresentanza maggiore sia per le persone detenute provenienti da Medio ed Estremo oriente (3,54 mediatori ogni 100 detenuti). Per il Nord Africa i mediatori sono appena 1,41 ogni 100 detenuti e per l’Est Europa 1,12.

Al 15 aprile 2026, risultavano in carico agli uffici di esecuzione penale esterna 29.816 persone straniere, pari al 20,9% del totale delle persone in carico a tali uffici nella medesima data

Area penale esterna

In relazione all’accesso alle alternative alla detenzione, si nota come la presenza delle persone di origine straniera sia inferiore rispetto a quanto avviene all’interno degli istituti penitenziari. Al 15 aprile 2026, risultavano in carico agli uffici di esecuzione penale esterna 29.816 persone straniere, pari al 20,9% del totale delle persone in carico a tali uffici nella medesima data. Tra costoro, la maggior parte proviene dall’Europa e dall’Africa, rispettivamente il 41,8% (pari a 12.471 persone) e il 37,3% (pari a 11.125 persone). Seguono l’America (11,1%) e l’Asia (9,6%). Minima la percentuale di coloro che provengono dall’Australia, pari ad appena lo 0,1%. Scendendo più nello specifico a guardare il paese di provenienza, la percentuale maggiore è ricoperta da persone di origine marocchina (il 15,3% del totale degli stranieri), cui seguono gli albanesi (13,7%), i romeni (12,6%), i tunisini (6%) e i nigeriani (4,7%); vi sono poi altre nazionalità rappresentate in misura inferiore. Emerge l’assenza di una risposta istituzionale adeguata nel far fronte alle esigenze di tutti: se già gli italiani faticano a trovare uno spazio esterno che possa rappresentare una valida alternativa alla detenzione, per le persone straniere le difficoltà si moltiplicano: assenza di legami stabili sul territorio; burocratizzazione eccessiva rispetto alle procedure di regolarizzazione; restrizione degli spazi di accesso a tali regolarizzazioni. Il tutto contribuisce a creare un senso diffuso di marginalizzazione.

Queste rappresentano il 3,8% del totale dei detenuti stranieri. Rispetto al totale delle donne recluse, le straniere rappresentano il 27,4%

E le donne?

La detenzione femminile costituisce, di per sé, un ambito meno rappresentativo rispetto al sistema penitenziario nel suo complesso. Sul totale delle persone recluse in Italia, infatti, al 30 aprile 2026, le donne erano 2.844, vale a dire il 4,4%. Guardando solo alle detenute di origine straniera, queste rappresentano il 3,8% del totale dei detenuti stranieri. Rispetto al totale delle donne recluse, le straniere rappresentano il 27,4%.

Per ciò che concerne la provenienza di tali donne, la nazionalità maggiormente rappresentata è quella romena, con 196 donne recluse (pari al 25,1% del totale delle donne). Seguono: Nigeria (12,4%), Marocco (7,3%), Bosnia Erzegovina (5,5%), Bulgaria (4%), Brasile (3,2%), Perù (2,9%), Ucraina (2,8%), Albania (2,6%), Cina (2,6%), Repubblica Dominicana (2,6%), Croazia (2,4%), Tunisia (1,7%), Colombia (1,4%), Cuba (1,4%), Polonia (1,4%), Moldavia (1,3%), Serbia (1,3%).

Vi erano infatti 10 italiane e 10 straniere e i bambini presenti erano 12 per le italiane e 12 per le straniere

Circostanza di rilievo riguarda anche la presenza di figli all’interno degli istituti. In totale, al 30 aprile 2026, vi erano 20 donne recluse con figli al seguito, che erano complessivamente 24. Le italiane e le straniere erano presenti esattamente al 50%, così come i figli: vi erano infatti 10 italiane e 10 straniere e i bambini presenti erano 12 per le italiane e 12 per le straniere.

Per ciò che concerne l’esecuzione penale esterna, tra il totale delle persone straniere in carico agli uffici di esecuzione penale esterna, il 10,2% sono donne, pari a 3.052 persone. La maggior parte proviene dall’Europa (53,8% delle donne straniere in esecuzione penale esterna). Seguono l’America (20,1%), l’Africa (17,1%), l’Asia (8,8%) e l’Australia (0,2%).

Numeri tendenzialmente più bassi comportano un minore accesso ad opportunità, sia all’interno che all’esterno del carcere. Nota, infatti, la sostanziale invisibilità dei bisogni specifici delle donne detenute. Se ciò riguarda le detenute in generale, per le detenute di origine straniere si tratta di una problematica che va ad aggiungersi alle analoghe difficoltà degli uomini: problemi afferenti alla regolarizzazione e mancanza di stabili legami con il territorio. Anche sotto tale profilo, occorre rilevare come la persistente assenza di adeguati meccanismi di welfare ha come unico esito l’incremento della precarietà, nonostante vi siano esempi di integrazione virtuosi che hanno ampiamente dimostrato come investire in percorsi inclusivi non sia solo un atto di civiltà, ma una strategia efficace per abbattere la marginalità.

  1. L’analisi non sta volutamente considerando l’Ucraina, che ha una massiccia presenza in Italia dovuta principalmente alla guerra in corso e che presenta un tasso di detenzione irrilevante, se si considera che al 1 gennaio 2025 (stando ai dati forniti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali) gli ucraini in Italia erano circa 392 mila contro appena 216 persone recluse.