La giustizia penale minorile italiana sta attraversando un periodo di grande crisi, come ormai da vario tempo Antigone va denunciando. Il cosiddetto Decreto Caivano del settembre 2023, emanato sulla base di una presunta emergenza criminalità minorile non confermata dai dati, ha stravolto – tanto da un punto di vista concreto quanto da un punto di vista culturale – il sistema codificato nel codice di procedura penale minorile del 1988. Un sistema che l’intera Europa guardava come un modello da imitare per la sua capacità di residualizzare la risposta carceraria e di abbracciare una prospettiva autenticamente educativa, rifuggendo dalla mera punizione.
È per tale motivo che Antigone, insieme a Libera e Defence for Children Italia, ha deciso di promuovere gli Stati Generali della giustizia minorile, un percorso partecipato volto a elaborare proposte concrete di riforma da mettere a disposizione del dibattito pubblico, al fine di richiamare le autorità alle proprie responsabilità istituzionali e di riaffermare un modello fondato su educazione, inclusione e tutela dei diritti.
Gli Stati Generali coinvolgono 427 persone e si articolano in sei tavoli di lavoro
Gli Stati Generali coinvolgono 427 persone (tra cui magistrati, avvocati, accademici, operatori della giustizia minorile, esponenti del terzo settore, parlamentari, garanti dei diritti dei detenuti) e si articolano in sei tavoli di lavoro:: 1. questione giovanile e reazione penale, 2. detenzione minorile, 3. area penale esterna, messa alla prova e comunità minorili, 4. giovani migranti e sistema di giustizia minorile, 5. competenze, organizzazione e risorse, 6. salute a misura di minorenne. I partecipanti, che con entusiasmo hanno scelto di mettere a disposizione le proprie competenze in una situazione critica quale quella che stiamo vivendo, provengono da mondi diversi, arricchendo così ancor più il percorso condiviso: magistratura, università, sanità, avvocatura, servizi sociali, terzo settore, operatori della giustizia minorile. I tavoli di lavoro opereranno attraverso incontri online e momenti di confronto a distanza. Le relazioni finali confluiranno in un documento contenente linee di indirizzo e proposte di riforma che saranno illustrate durante una conferenza conclusiva che si terrà nel mese di novembre 2026 a Roma.
Al 30 aprile 2026 i venti Istituti Penali per Minorenni d’Italia ospitavano 581 giovani detenuti, il 52,5% in più rispetto alla fine del 2022, ultimo anno senza il Decreto Caivano
Diamo dunque uno sguardo alla situazione della giustizia minorile e degli Ipm che gli Stati Generali si trovano oggi ad affrontare.
Al 30 aprile 2026 i venti Istituti Penali per Minorenni d’Italia ospitavano 581 giovani detenuti, il 52,5% in più rispetto alla fine del 2022, ultimo anno senza il Decreto Caivano. Tali numeri sarebbero ben più alti se non fosse per i tanti i trasferimenti verso carceri per adulti di neomaggiorenni che potrebbero permanere in Ipm fino al compimento dei venticinque anni di età, mentre si vedono così bruscamente interrompere ogni percorso educativo. Tali trasferimenti infatti, che il Decreto Caivano ha facilitato in chiave punitiva, sono passati dai 105 del 2022 ai 189 del 2024 e ai 195 del 2025, con un aumento dell’85,7%. La durata media delle permanenze in carcere è anch’essa aumentata, passando dai 145 giorni di prima della pandemia ai quasi 180 del 2025.
La lettura dei dati di flusso ci mostra come il momento dell’introduzione delle nuove norme abbia costituito lo spartiacque che ha portato all’impennata della crescita delle risposte penali restrittive, confermando come tale impennata non sia dovuta a una tendenza all’aumento della criminalità bensì piuttosto all’inasprimento della reazione penale.
Infatti, continuando a considerare il 2022 come termine di paragone, vediamo come nel 2024 gli ingressi in carcere siano cresciuti di quasi il 20%, per poi addirittura diminuire tra il 2024 e il 2025, quando l’effetto del Decreto Caivano era ormai a regime. La medesima cosa è accaduta agli ingressi nelle comunità penali (+19,9% nel 2024 e sostanzialmente stabili l’anno seguente) e nei Centri di Prima Accoglienza (+53,5% e diminuiti l’anno seguente).
La risposta governativa all’aumento della detenzione minorile causata dalle sue stesse politiche si è limitata alla sola espansione della capienza carceraria
La risposta governativa all’aumento della detenzione minorile causata dalle sue stesse politiche si è limitata alla sola espansione della capienza carceraria, confermando l’approccio meramente contenitivo con cui guarda alla giustizia penale. Ben tre Ipm sono stati aperti negli ultimi mesi: il primo a L’Aquila nell’ottobre 2025, messo precipitosamente in funzione nonostante molte aree risultassero ancora inagibili; il secondo inaugurato a Lecce il mese successivo, in un edificio non adeguato allo scopo che presenta spazi ridotti e poco ospitali; il terzo inaugurato a Rovigo nel gennaio 2026, nonostante sia divenuto operativo solo mesi dopo, che ha già registrato proteste da parte dei ragazzi ristretti. Si aggiunge a questo quadro la sezione Ipm aperta all’interno del carcere per adulti della Dozza a Bologna, che ha funzionato dal 24 marzo al 30 settembre 2025 e nella quale sono transitati 52 giovani adulti appartenenti al circuito minorile. Un Ipm imprigionato in un carcere ordinario, che ha rotto, concretamente e simbolicamente, il principio fondamentale della separazione tra giustizia minorile e per adulti.
Uno sguardo alle comunità ci dice che al 30 aprile 2026 esse ospitavano 1.358 ragazzi e ragazze dell’area penale (di cui solo 16 erano in comunità pubbliche, mentre gli altri erano accolti dalla rete delle comunità private convenzionate con il Ministero della Giustizia). I Cpa registravano 2 presenze.
L’espansione ha riguardato in generale tutte le misure che compongono il sistema
Se allarghiamo la considerazione oltre i soli servizi residenziali, scopriamo che negli ultimi anni il numero dei minorenni e giovani adulti sottoposti complessivamente a controllo penale – di cui il carcere costituisce solo il vertice più estremo e drammatico – è fortemente cresciuto. Se nel dicembre 2022 i giovani in carico ai servizi della giustizia minorile erano 13.658, alla fine del 2025 avevano raggiunto le 17.027 unità, con un aumento di quasi il 25% in soli tre anni. L’espansione ha riguardato in generale tutte le misure che compongono il sistema.
Tra queste, la messa alla prova è di gran lunga la più applicata. Alla fine di aprile erano 3.525 i giovani che usufruivano dei suoi percorsi, che nella grande maggioranza dei casi erano svolti presso il proprio domicilio (l’82% nel corso dell’anno 2025). Il Decreto Caivano ha costituito un punto di svolta rispetto a tale istituto giuridico, introducendo preclusioni automatiche alla sua concessione in caso di alcuni reati e rinunciando così al principio del superiore interesse del minore che ne guidava l’applicazione lasciando al giudice ogni discrezionalità volta alla valutazione individuale.
A mano a mano che ci si addentra verso misure più contenitive, cresce la percentuale straniera
Uno sguardo ai giovani stranieri nel contesto della giustizia minorile ci conferma un problema risalente che andiamo segnalando da molto tempo: a mano a mano che ci si addentra verso misure più contenitive, cresce la percentuale straniera, che diventa altissima all’interno del carcere nonostante i reati ascritti ai detenuti stranieri siano tendenzialmente di gravità inferiore rispetto a quelli ascritti ai detenuti italiani. Considerando il 2025, gli stranieri costituiscono il 23,14% del totale dei giovani presi in carico dai servizi della giustizia minorile nel corso dell’anno, mentre arrivano al 41,69% dei collocamenti nelle comunità, al 41,98% degli ingressi nei Cpa e al 46,03% degli ingressi negli Ipm. A prescindere dalla gravità del rato commesso, la sovra-rappresentazione degli stranieri cresce con il crescere dell’entità repressiva della misura. L’accesso a misure aperte è per loro più difficile, in quanto il sistema fatica a trovare alternative sostenibili per chi manca di una propria rete famigliare o sociale.
Se questo problema non è affatto recente, è invece una novità degli ultimi anni l’alta percentuale di Minori Stranieri Non Accompagnati. Per quanto riguarda gli Ipm, si è ridotta rispetto al passato la componente europea ed è oggi estremamente marcata quella africana (in particolare dei ragazzi provenienti da Tunisia, Egitto e Marocco). Se nel corso del 2019 il 16,7% degli ingressi nelle carceri minorili ha riguardato ragazzi africani e il 21,29% ragazzi europei non italiani, nel 2025 tali percentuali si sono trasformate del 35,2% e nel 7,1%. Per quanto non si disponga di dati ufficiali sulla condizione di Msna dei giovani detenuti provenienti dal Nord Africa, essa per buona parte è stata riscontrata nel corso delle nostre visite agli Ipm. Questi ragazzi, a causa della crescente carenza di posti esterni di accoglienza, spesso entrano in carcere dopo una vita di strada durante la quale hanno sviluppato serie dipendenze da sostanze. È preoccupante come la gestione di tali dipendenze negli Ipm, così come dei disagi sociali di ragazzi dal passato estremamente duro, si fondi da alcuni anni su un utilizzo spropositato di psicofarmaci. Una pericolosa tendenza alla medicalizzazione che sembra riscontrarsi anche nell’apertura di comunità socioeducative ad alta integrazione sanitaria per giovani del circuito della giustizia minorile portatori di disagio psichico o dipendenze, le quali inevitabilmente isolano i giovani che vi fanno ingresso dal contesto comunitario.
Le scelte di bilancio rispecchiano pienamente il disimpegno del sistema. Tra il 2024 e il 2025 vi è stata infatti una riduzione del 4,5% dell’investimento
Le scelte di bilancio rispecchiano pienamente il disimpegno del sistema. Tra il 2024 e il 2025 vi è stata infatti una riduzione del 4,5% dell’investimento per il Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità (pari a 408.098.359 euro, vale a dire il 3,7% del totale dei fondi destinati al Ministero della Giustizia). La prima delle voci di spessa contratte ha riguardato le politiche di reinserimento. Lo stanziamento per il triennio 2026, 2027, 2028 ha confermato un decremento aggiuntivo dell’1,07%.
Destano infine una grande preoccupazione le due inchieste giudiziarie condotte dalle Procure di Milano e Roma tra il 2024 e il 2026 per le presunte violenze e torture sistemiche ai danni di minorenni detenuti negli Ipm Beccaria e Casal del Marmo, i cui procedimenti penali – nei quali Antigone è presente sin dalle fasi iniziali – sono attualmente in corso.